I DEVO CHE CI DICIAMO E IL PERDONO CHE CI DOBBIAMO

Stamattina essendo in ferie ho potuto dedicarmi alla mia attività preferita: dormire. Quando dico di aver dormito fino a tardi lo faccio sempre con un po’ di vergogna, come se fosse una colpa.

In verità non mi sento affatto in colpa.

Oggi la mia riflessione è proprio su questo concetto: i sensi di colpa che ci attanagliano e ci fanno vivere male.

Il 9 ottobre sulla mia bacheca Facebook avevo scritto questo post, che in realtà non era così positivo come mio solito, ma rispecchiava lo stato d’animo del momento. Eccolo:

Oggi, a dire il vero, è più una riflessione di fine giornata…
Devo dimagrire, devo mangiare meglio ed eliminare la pizza.
Devo tenere la casa in ordine, pulire, stirare i vestiti non appena li ho lavati.
Devo essere irreprensibile e perfetta. Devo occuparmi di tutto e dare il meglio di me. Devo pensare a lavorare e a non essere di meno del collega della scrivania di fronte. Devo vestirmi adeguata. Devo essere educata, carina e gentile e non rispondere male, anche se se lo meriterebbero.

Devo pensare prima ai doveri, perché quando vuoi la bicicletta poi devi pedalare e non ti viene scontato niente.
Devo lavorare, fare i conti a fine mese, pagare la bolletta, rinunciare a tante cose.
Devo dimostrare più forza perché sono sola. Ma devo dimostrare meno forza sennò sembro troppo autonoma. Devo non esporre troppo i miei pensieri perché c’è subito qualcuno che li può criticare.
Devo sorridere.
Devo mediare, devo perdonare, devo dimenticare, devo abbozzare.
Devo, devo, devo….
Ma da quando… vivere e cercare di essere felici è diventato così difficile?
E soprattutto… perché?

Questo post aveva avuto molto riscontro e diversi commenti. Tutti tendenti a dire che nulla di quanto scritto fosse vero, che i DEVO non esistono. Insomma, siamo sinceri, non è così. Tutti noi viviamo in una condizione sociale in cui le regole sono parte fondamentale della nostra vita. Alcune imposizioni invece ce le mettiamo da soli come convenzioni o status quo.

Quindi il mio pensiero odierno è che è vero che siamo intrisi di obblighi e che talvolta, come quel 9 ottobre, tali doveri ci pesano come macigni e ci schiacciano, ma dobbiamo essere capaci di scrollarceli di dosso e fare quello che ci sentiamo. Almeno per quelli che ci auto imponiamo.

Il mio blog non vuole essere l’apoteosi della felicità a tutti i costi, del pensiero positivo che modifica la realtà; sono falsità. Ci sono eccome i momenti tristi, a volte anche periodi più o meno lunghi, e non c’è pensiero positivo che tenga. Si è tristi e basta. Possiamo accettare quel momento di tristezza come parte della vita, ma per tornare a sentirci meglio dobbiamo perdonare noi stessi. Dobbiamo scrollarci di dosso quel senso di inadeguatezza che sovente ci vogliono accollare. Nessuno è più manipolabile di chi si sente in colpa. Liberiamoci da questa catena. Stamattina ho dormito fino a mezzogiorno. Ebbene sì, lo urlo ai quattro venti. Continuo anche a mangiare ciò che mi piace, anche dopo le abbuffate natalizie, e se qualcuno mi sta antipatico non lo saluto perché devo. Tiro dritta. Non faccio gli auguri se non ne ho voglia, non mi complimento se non mi sembra il caso, non mi sento in colpa per qualsiasi errore io abbia commesso. Semmai ci faccio i conti con i miei errori. Me li coccolo, perché senza quelli non sarei ciò che sono. E i miei errori si chiamano esperienza. Nulla più.

Vivo la mia vita tesa a stare bene. A procurarmi gioia e felicità. A fare esperienze positive da ricordare. Lo stesso scrivere questo blog è per me fonte di grande felicità perché faccio una cosa che amo. Scrivere e comunicare.

E  allora perdoniamoci. Perdoniamo noi stessi e non guardiamo indietro. Non permettiamo mai a nessuno di dirci come dobbiamo vivere, chi dobbiamo essere o cosa dobbiamo pensare.

Essere noi stessi sarà la nostra più grande fonte di felicità.

Questo è il mio augurio per l’anno che deve venire. A tutti voi.