VIAGGIANDO SUL TRENO

Sul treno di fronte a me ci sono un uomo, forse meglio dire un ragazzo, sulla trentina e un altro uomo che ha sicuramente passato la sessantina. Fianco a fianco.
‘Ragazzo’ ha un cellulare in mano e cuffie supertecnologiche sulle orecchie. Sta leggendo qualcosa: sullo schermo mi pare di vedere la pagina di un libro o di un articolo. Indossa una borsa a tracolla, da lavoro, bella, in pelle ed è vestito in maniera casual elegante. Forse va al lavoro.

‘Uomo adulto’ ha una vecchio giornalino di enigmistica in mano, pagine consunte, e una matita. Fa il sudoku. Ha gli occhiali sul naso. Sulla punta del naso, precisamente. Polo azzurra consumata e pantaloni kaki. Indossa scarponi da montagna e uno zaino è appoggiato sul sedile accanto a me. Forse va a fare un trekking.

Sono così diversi. Eppure fanno la stessa cosa. Ingannano il tempo. Lo riempiono con qualcosa di loro gradimento. Sono molto concentrati e non si accorgono nemmeno di me che di sottecchi li guardo, li studio. Scrivo.

In quello che fanno, così diametralmente opposto, non c’è un giusto e uno sbagliato. Non c’è un modo migliore di stare in treno e di intrattenersi.

E poi ci sono io, che il mio tempo lo passo osservando. Ma non giudicando. Io non li conosco, non so chi siano, non so dove vadano, non so se siano brave o cattive persone. Ho solo guardato e notato alcuni particolari e li ho messi in correlazione tra di loro. Mi ha colpito la loro diversità così vicina. Il loro occupare uno spazio comune pur in maniera così differente. Mi ha anche colpito il loro isolamento. Due mondi a sé stanti, ma non in collisione.
Arrivati alla stazione Brignole siamo scesi e ognuno è andato per la propria strada.
Ecco, c’è spazio per tutti.
Direi.
Anche per me, impertinente, che sfrutto le vite altrui per scrivere storielle.