CERCASI AGNESE DISPERATAMENTE

La storia  della cagnolina Agnese, in viaggio dall’Italia alla Francia

PARTE 1

IL DURO LAVORO DEL VOLONTARIO CINOFILO

Questa è una storia vera. Cercherò di raccontarvela con tutto il pathos con cui l’hanno vissuta i tanti protagonisti perché è davvero emozionante.  Forse in alcuni punti l’immaginazione mi ha preso un po’ la mano, ma concedetemelo, sembra un racconto di Dickens e dovevo dare voce alla vera eroina della storia: Agnese.

Per capire pienamente come sono andate le cose devo prima spiegarvi come funziona il meccanismo delle adozioni dei cani del Sud.

I canili del Sud Italia, per diverse motivazioni che non sto qui ad elencare, sono tanti, davvero pieni zeppi di cani e spesso sovraffollati. I cani “ospitati”, per così dire, variano per età, da cuccioli a vecchissimi, taglia, colori, sesso, indole, provenienza, talvolta possono essere di razza. Li accomuna una cosa. Sono di nessuno. Anzi, no, sono dei comuni dove sono stati accalappiati, ma questo non garantisce loro la certezza di un’adozione, anzi.

Infatti solo i cani più fortunati, anche qui  un eufemismo, sono collocati in canili dove è possibile per alcuni volontari del posto andare a vederli, fotografarli, dar loro un nome per scrivere appelli da pubblicare ovunque sul web.

Tanti cani, invece, non usciranno mai. Rinchiusi in canili lager, dove per i volontari non è possibile entrare e  dove loro resteranno invisibili a vita.

Ma questa è un’altra storia.

Io stessa ho due cani, prelevati da due canili differenti, uno di Caserta e uno di Avellino, pertanto conosco perfettamente tutto l’iter.

Il processo di adozione di un cane dal Sud è fatto di vari passaggi e tanto lavoro da parte dei volontari.

La mia amica Barbara è, qui a Genova, uno dei tanti ponti di comunicazione tra le volontarie del sud e le volontarie del nord e collabora con una associazione  “Impronte da Salvare”, che fa capo a Margherita. L’Associazione ha la sua sede a Varazze e poi si avvale della collaborazione di due strutture tra cui la principale è quella del Canile di Arenzano, dove vengono collocati alcuni cani selezionati per dar loro visibilità e speranza di adozione. Intorno all’Associazione ci sono diversi responsabili, tra cui Alfonsa che è una delle volontarie protagoniste di questa avventura. I volontari sono tanti e ognuno ha un compito: si occupano di appelli, di fare mercatini per raccolta fondi, di banchetti per raccogliere cibo, fanno stalli per casi urgenti, controlli prima e dopo l’affido ma soprattutto si recano al canile per seguire i loro amati ospiti.

Quindi, come funziona: Valentina, una delle diverse volontarie operanti sul comune di Salerno e che agisce in collaborazione con “Impronte da salvare”, va al canile di Polla; per fortuna non è tra i peggiori dei tanti esistenti perché lì le permettono di entrare e i cani sono trattati bene.  Fa un giro tra i box, guarda i cani e li valuta anche caratterialmente. Si accovaccia per terra accanto a loro per una grattatina di orecchie. Solo così può riuscire  a creare un contatto, a sperare in uno scodinzolio che la attiri, o a conquistare la fiducia di uno più restio, ma non per questo meno meritevole di una casa e di una famiglia che lo ami.

In una di queste visite Valentina ha adocchiato una cagnolina, da lei poi battezzata Agnese. Aspetto spettinato, bianca e nera, orecchie cadenti e occhi nocciola. Una simpatica spinoncina. Agnese ha fatto di tutto per farsi notare da Valentina: le scodinzolava, le leccava mani, le saltava addosso.

Scegli me, scegli me. Lo so che siamo tanti in questo box, ma guarda me. Lo so che quando guardi uno di noi, poi lo porti via da qui. Tu hai un buon odore, mi fido di te. Sono tanti anni che sto qua dentro. Portami via.

Così Valentina ha fatto le foto, le ha inviate a Barbara che a sua volta ha chiesto il permesso all’Associazione di poterla ospitare ad Arenzano e insieme hanno deciso di dare un’opportunità a quella buffa cagnetta. Sembrerà strano ma questo passaggio è molto delicato. Le persone hanno molti pregiudizi e preconcetti sui possibili cani da adottare: certi colori, certe taglie, certe caratteristiche non sono gradite. Quindi questa scelta è cruciale. Le volontarie inoltre si autotassano e pagano tutto: quelle al sud si sobbarcano tutta la prima fase di lavoro di prelevamento dal canile e preparazione del cane alla partenza, con eventuali vaccini se non ancora presenti e sterilizzazione quando è necessaria. L’Associazione invece cerca di coprire le spese di viaggio, chiamata in gergo staffetta, che porta il cane verso il luogo di stallo. Da quel momento in poi è a carico suo e riceverà tutte le cure del caso. Vi pare poco? Tutto questo è volontariato; si conta poi sulla sensibilità del futuro adottante per un’offerta che aiuti a poter continuare questa attività davvero dispendiosa.

Se la scelta del cane non è stata quella giusta il rischio è che lo stallo duri tanto, pesando così economicamente e soprattutto negando a quel cane e ad altri, successivi, la speranza di un’adozione.

continua…

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