IL LIMITE

Una riflessione sul limite di sopportazione.

Il limite di sopportazione, in un qualsiasi rapporto, in caso di incomprensioni o problemi è un fattore assolutamente personale. Come la soglia del dolore, ognuno l’ha diversa. Così il limite di sopportazione. Quante volte ci troviamo a pensare che in una data situazione, a noi estranea, noi non sopporteremmo un minuto di più? E poi magari ciò non è vero, perché in realtà ne abbiamo sopportato di peggio. Nemmeno noi sappiamo qual è il nostro limite, in partenza. Lo scopriamo vivendo.

Il dizionario dà due differenti versioni del verbo sopportare. Alcune situazioni non possiamo fare altro che sopportarle perché sfuggono al nostro controllo. E’ il caso numero uno. Dove sopportare significare tollerare, adattarsi. Resistere. Da ciò essere resilienti.

Il caso due implica invece che potremmo sottrarci alla pena o al disturbo che ci affligge. Difatti in questa accezione sopportare è sinonimo di patire, subire. Da ciò ne discende che dipende da noi decidere quando far cessare la sofferenza. Di solito entrano in gioco molti fattori che ci impediscono di prendere delle decisioni. Sia sul lavoro, che in amicizia o in un rapporto di coppia, ma ovviamente tutto ruota attorno alla relazione tra sopportazione e beneficio. O presunto tale. Perché dobbiamo avere la percezione di un beneficio per rimanere in una situazione tossica.

Personalmente mi fanno sorridere le affermazioni secondo cui le coppie una volta duravano di più perché si aggiustava invece che buttare. Le relazioni non sono oggetti.

C’è un’usanza giapponese che sostiene che la tazza rotta e aggiustata sia più preziosa. Infatti attraverso un procedimento sofisticato che prende il nome di “tecnica Kintsugi” si rimettono insieme tutti i cocci con una resina fa da collante mista a oro, argento o platino. La tazza così rappresenterebbe la vita e i cambiamenti che essa porta, mostrando con fierezza le difficoltà che ha dovuto, appunto, sopportare.

Però è anche vero che a volte a quella tazza è impossibile riattaccare tutti i pezzi. Voi berreste da una tazza che fa acqua da tutte le parti?

Ci sono volte in cui aggiustare è impossibile. Il limite è personale. Personalmente credo e ritengo che il giusto limite sia quello del rispetto, della fiducia  e della  propria dignità. Decaduti quelli la tazza è irrimediabilmente da gettare.

Precedente LA MEMORIA Successivo È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE