IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL’ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell’uomo

Ecco come promesso il seguito dell’articolo su Serre di Oncino e la nostra piccola vacanza in montagna.

Questo articolo alla fine contiene una sorpresa, perciò vi chiedo di leggere fino in fondo. E’ lungo ma ci sono tante foto, anzi sono la parte centrale dell’articolo e del piccolo gioco social che vi propongo.

Le bellezze naturali e anche quelle costruite dall’uomo sono parecchie in questa valle e noi abbiamo provato a scoprirle.

Abbiamo così deciso di andare a visitare il Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, posizionato ai piedi del Monviso in una magnifica posizione panoramica a 1417 metri sul livello del mare.
La sua origine pare che risalga all’anno 522, anno nel quale fu costruito un primo pilone in seguito al ritrovamento da parte di un contadino della tomba di San Chiaffredo, le prime notizie documentate della chiesa di San Chiaffredo risalgono invece al 1387.
Purtroppo l’attuale facciata risale al 1902 ed è un brutto rifacimento moderno. L’interno invece è di fattura medioevale e  contiene le reliquie del Santo e una grande quantità di ex voto, che dimostrano quanto il santo sia popolare in questa valle.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Santuario di San Chiaffredo, facciata

Si possono Infatti vedere all’interno della Chiesa tantissimi ex voto in differenti materie e tecniche offerte dai pellegrini.

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Ex voto, dipinto
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Ex voto, campanaccio

È Molto suggestivo fermarsi a guardare la raffigurazione di miracoli attribuiti all’intervento di San Chiaffredo. Alcuni risalgono addirittura ai primi del 900.

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Ex voto, interno del Santuario
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Navata con ex voto

 

Per gli appassionati d’arte si possono trovare anche un affresco del tardo Quattrocento della Madonna con il Bambino Gesù San Chiaffredo e San Costanzo sull’altare Maggiore, mentre nella navata laterale una tela del 1600 raffigurante la Madonna con il bambino Gesù. La festa di San Chiaffredo è il 7 settembre, santo patrono dal 1642 assieme a San Costanzo nella diocesi di Saluzzo.

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Altare Maggiore: Madonna con Bambino , San Chiaffredo e San Costanzo.

All’esterno della chiesa c’è un ceppo di legno con migliaia di chiodi piantati e un martello. Appeso lì accanto un foglio che invita a piantare un altro chiodo in segno di visita al santuario e a fare una piccola offerta per sostenerlo.

Ovviamente non abbiamo esitato e abbiamo piantato il nostro chiodo.

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Chiodo e martello

Lo pianterò come un chiodo in un luogo solido:

egli diverrà come un trono di gloria per la casa di suo padre.

Isaia 22,33

Dopo aver visitato un luogo spirituale ma anche rappresentativo della cultura del luogo decidiamo di dedicarci alla natura.

Abbiamo fatto alcune passeggiate nel bosco dietro Oncino e al Pian del Re per raggiungere la sorgente del Po e più in alto il suggestivo lago Fiorenza,a soli 15 minuti dal Rifugio e mi sono soffermata parecchio a fotografare bellissimi fiori.

Ho mostrato le foto a mia mamma, appassionata di fiori, ma mi ha confessato di non conoscere diverse delle specie che ho fotografato, perciò ho deciso di dedicare un’intera sezione a tutti  i fiori che ho fotografato e che spero di aver correttamente individuato con un app. Ho svolto poi piccole ricerche per dare poche essenziali informazioni su ogni fiore.

Ma prima alcune foto della  passeggiata al bacino, sentiero dietro ad Oncino:

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ruscello montano

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Il bacino

Poi su al Pian del Re:

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E al lago Fiorenza:

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

Ma ecco la meravigliosa galleria di fiori più o meno noti:

Primo fra tutti il Giglio di San Giuseppe, detto anche turco (Hemerocallis Fulva), benché non proprio originario di queste zone è molto frequente sia nei prati che nei giardini ed è molto bello da vedere per il suo spiccato color arancio e la sua altezza.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Giglio di San Giuseppe

Segue in ordine di apparizione nelle mie passeggiate un altro giglio stupendo, mi sono arrampicata su una china per fotografarlo bene.

Il Giglio Martagone (Lilium martagon), può arrivare a un metro di altezza, per quello li ho individuati bene, con fiori di colore rosso intenso, porpora o rosa pallido. Sono raggruppati a tre o quattro per fusto. Io lo trovo bellissimo ed elegante.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
giglio martagone

Nella stessa passeggiata, quindi a 1.200 metri di altezza e in un sottobosco ho visto prima l’Astranzia maggiore, (Astrantia major) un fiore comune,a  dire il vero, ma molto bello, delicato, e poi  il Fiordaliso montano (Cyanus montano),che invece è considerata specie rara. Il suo nome deriva dal greco ”kyanos” (= sostanza di colore blu scuro simile ai lapislazzuli) e si riferisce al colore prevalente dei fiori di questo genere.

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Astranzia maggiore
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Fiordaliso montano

Segue foto del Veratro bianco (Veratrum album) che ho scoperto essere tossico, sia per gli uomini che per gli animali. Può essere alto fino a un metro e mezzo, con foglie verde scuro e fiori a 6 petali, raggruppati.

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Veratro bianco

E poi eccovi un’orchidea selvatica: l’Orchidea di fuchs (Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii), questa pianta si trova soprattutto nelle Alpi, è frequente ma molto bella.

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Orchidea di Fuchs

Per fotografare questa Brunella (Prunella volgaris) mi sono completamente sdraiata per terra perché è davvero piccola ( 5 cm), ma ormai volevo immortalare ogni fiore diverso. Ciò mi è costata la puntura di qualche formica rossa molto cattiva che mi ha lasciato il braccio in fiamme per tutto il pomeriggio! E’ talmente comune che potevo anche evitare, ma ormai…

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Brunella

Con questa bella margheritina (bellis perennis) , in compagnia di insetti, concludo la prima gallery.

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margherita

Il giorno dopo, mercoledì, dopo aver visitato il Santuario ci eravamo diretti al Pian della Regina, a 1.800 metri, punto di partenza per il pian del Re, ma la nebbia la faceva da padrona. Così abbiamo girato un po’ per i prati e abbiamo visto le marmotte e una volpe, con bottino di caccia. Per quelle mi è stato impossibile immortalare: i fiori stanno fermi e sono vicini, gli animali, ahimè, no!

Ho fatto qualche foto e abbiamo rimandato la gita alla Sorgente del Po per una giornata più soleggiata, confidando nella fortuna.

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Pian della Regina
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Garofanino

Questo, pur essendo un fiore semplice, il Garofano  (Dianthus alpinus, in foto), è sempre stato tra i miei preferiti. Amo i garofani in tutte le loro varietà e questi avevano un bel colore acceso. Sono incerta sulla varietà, ma potrei ritenere che fosse la qualità alpina.

Poi esemplari di Borraggine selvatica  e Trifoglio violetto, probabilmente ottimo foraggio per le vacche, ma anche belli a vedersi. Mi pice tanto avvicinarmi ai fiori più piccoli per osservarli nei loro più minuscoli particolari. A volte alcune cose bellissime ci sfuggono per superficialità.

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borraggine selvatica
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trifoglio

Infine questi due fiori dal colore delicato: sembrano cuscini di piume.

L’Ambretta (Knautia arvensis ) e la Piantaggine pelosa (plantago media), anche questi abbastanza comuni nei prati montani.

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ambretta
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piantaggine pelosa

Saranno anche comuni ma sono davvero particolari. Non vanno oltre i 2.000 metri, comunque, quindi al Pian del Re non li troverò.

Quel giorno dopo essere tornata ad Oncino avevo fotografato tutte le rose del paese, che  ho inserito  nell’articolo precedente ma non vi avevo mostrato questo:

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Iperico

E’ una pianta molto resistente, l‘Iperico calicino (hypericum calycinum) di facile coltivazione e propagazione. Il colore giallo intenso è davvero vivace e i suoi stami sono davvero evidenti e divertenti.

Giovedì, giornata piovosa non ci ha permesso grandi passeggiate ma il mio occhio attento ha colto queste tre belle perle.

Sono nell’ordine : Viola del pensiero (Viola tricolor), e pensare che io le ho sempre viste solo in vaso, Borracina bianca ( Sedum album L.),una piccola pianta grassa, e il Semprevivo maggiore, o barba di Giove (Sempervivum tectorum). Quest’ultimo a me piace tantissimo!! si trova fino a 2.800 metri.

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Viola del pensiero
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Borraccina bianca
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Semprevivo maggiore

Gli ultimi due sono fiori particolarmente adatti alle zone alpine e rocciose ed erano perfettamente adattati accanto a muretti a secco e pietre.

Finalmente venerdì è uscito un bel sole e così decidiamo per la gita al Pian del Re che avevamo dovuto rimandare.

Anche in questa occasione ho camminato con lo sguardo un po’ sui monti un po’ nei prati per trovare esemplari che non avessi ancora fotografato e sono stata premiata!

Un altro esemplare di Garofano (Dianthus pavonius Tausch), endemico delle Alpi occidentale presente solo in Liguria e Piemonte, osservato nella torbiera accanto alla Sorgente del Po.

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Garofano pavonio

Poi una Pedicolare, di cui non sono riuscita a capire la varietà perché ne esistono davvero molte.

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Pedicolare

Dopo la passeggiata di circa 15 minuti siamo arrivati al lago Fiorenza ed ecco che ho incontrato la Regina: la Genziana! (Gentiana Acaulis). Splendida col suo calice blu viola e fiera in mezzo al verde.

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Genzianella

Non da meno però questo sgargiante Rododendro Rosso,  (Rhododendron ferrugineum) che condivide il l’appellativo  rosa delle Alpi con il Rododendro peloso, molto simile, ma più diffuso in Lombardia e Dolomiti. È un arbusto sempreverde che raggiunge un’altezza massima di 1,5 m con rami fragili eretti o ascendenti.

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Rododendro rosso

Nonostante la Viola qui sotto possa sembrare uguale a quella di prima, del pensiero, devo affermare che non è così: questa che vedete sotto è un  Viola con sperone o di monte, nome scientifico Viola Calcarata. È una specie alpina, che cresce generalmente tra i 1500 e i 2800 m, su prati e pascoli.

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Viola con sperone

Vi metto accanto le due foto di un fiore che si presenta con due abiti completamente diversi.Quando la app mi ha mostrato lo stesso nome non ci potevo credere, poi a guardare meglio ho dovuto convenire che la forma è la stessa, ma il colore mi aveva trattato in inganno. Probabilmente quella chiara è a uno stadio precedente.

Eccovi la Nigritella Nera (Gymnadenia Nigra), della famiglia delle orchidee. Curiosando nel web potrei essere stata fortunata a vederla perché pare che non sia presente in Italia, mah… io sono sicura.. ho le prove!

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Nigritella nera

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

 

 

Concludo la gallery con questa foto che è stata davvero l’ultima che ho scattato e anche perché mi piace molto. Sono davvero soddisfatta delle mie foto perché sono fatte con uno semplice smartphone Honor , però mi sembra di essere riuscita a cogliere bellezza e diversità di ogni specie ripresa. Mi è piaciuto molto andare alla scoperta dei nomi e delle caratteristiche di ognuno e scoprire che alcuni che sembrano uguali sono diversi e viceversa. Mi spinge sempre la curiosità, la voglia di imparare, anche quando sono argomenti così lontani dal mio quotidiano. Io sono notoriamente una con il pollice nero (le piante con me muoiono) ma a quanto pare la cosa funziona se le lascio nel loro ambiente  e godo delle loro immagini. In questo caso ho avuto l’indice verde…

Eccovi alla fine l’Anemone narcissino (Anemone narcissiflora), una piccola pianta, dai delicati fiori bianchi simili ai narcisi, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Anemone narcissino e sullo sfondo Lago Fiorenza

Spero che questo articolo via sia piaciuto e abbiate il colto il messaggio di guardarvi in giro ogni volta che potete.

I fiori sono dovunque, anche in città spesso nei nostri giardini pubblici. Vi lancio una sfida. Fotografate i fiori che incontrate sul vostro cammino, li cercate con l’app PlantNet, trovate il loro nome e li pubblicate taggandomi sui social.

Su facebook : https://www.facebook.com/tiziana.graziano

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Vi va? giocate con me?

 

TOLEDO, CITTA’ ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE

Sono appena rientrata dalla mia settimana di vacanza a Madrid, con mio figlio Marco.

L’abbiamo desiderata tanto ed è stata all’altezza delle nostre aspettative.

Un’esperienza bellissima, una città indimenticabile nella quale tornerò sicuramente perché mi è rimasta nel cuore e perché ho ancora tante cose da vedere.

Ho amato le case, le loro facciate, le finestre con i balconi decorati da ringhiere in ferro battuto, la loro dignitosa austerità ma non algida, ho amato la pulizia, il decoro e la sicurezza di Madrid. Le strade, i viali e le piazze. Ho girovagato per i quartieri a tutte le ore e ho sempre trovato cortesia e gentilezza. La città offre molto verde e fontane per rinfrescarsi, vista la calura soprattutto nelle ore pomeridiane.

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
tipica calle, parola che significa via
TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Calle nel quartiere La latina
TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Vista dei palazzi vicino al mercato di San Miguel

Madrid va visitata almeno una volta nella vita ma sicuramente va vissuta, come fanno i madrileni. Quindi via alle tapas al mercato di San Miguel, alle sieste, alle passeggiate a mezzanotte con le strade gremite, alla riposo nel Parco del Buon Retiro, alla fresca e dolce sangria.

Dopo alcuni giorni che eravamo in città ho deciso di portare Marco a vedere Toledo, città patrimonio mondiale dell’Unesco.

La cittadina è facilmente raggiungibile dalla stazione di Atocha, che è attigua ai più importanti musei di Madrid:il Prado e il Reina Sofia. Parte un treno ogni ora sin dalle 6.50 delle mattino. Così ci organizziamo per prendere il treno delle 9.20. Ci possiamo tranquillamente arrivare a piedi. Il mio appartamento situato nel multietnico e colorato quartiere Lavapies distava 20 minuti da Atocha e 10 minuti dalla centralissima Plaza Mayor.

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
PLAZA MAYOR: Real Casa della Panaderia e statua equestre di Filippo III

Però c’è anche una comoda Metro che collega tutto in pochi minuti, se non si vuole camminare. Per tre giorni di tarjeta turistica (è proprio una tesserina che vi stampa la macchinetta automatica, presente prima di entrare in ogni stazione) si spendono 18 euro. Dopodiché si può caricare da un solo viaggio in su.

Il nostro treno è diretto e va da Madrid a Toledo in mezz’ora. Uno spettacolo. Giunti alla bella stazione in stile moresco decorata da  torrette e maioliche si deve camminare circa 25 minuti per raggiungere la città che è sopraelevata su un colle di granito e praticamente difesa per 2/3 del suo perimetro dal  fiume Tago che la circonda e per il resto da alte mura e porte impenetrabili che per secoli l’hanno resa inespugnabile. Se non volete camminare con 5 euro i taxi vi portano dalla stazione alla piazza centrale di Toledo.

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Una porta di accesso a Toledo e L’Alcazar
TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Ponte Romanico a Toledo

Toledo è stata abitata sin dalla preistoria e colonizzata da romani, ma nel 554 a.c. divenne capitale visigota della Spagna di allora. Nel 712  vi giunsero i mori, arabi quindi, che trovandovi comunità cristiane ed ebree permisero loro di continuare a professare i loro culti e a  lavorare, facendo così prosperare la città. Questo aspetto della storia di Toledo mi è piaciuto molto e mi ha affascinato; non sempre, quindi, la storia riporta eventi di intolleranza  e soppressione. La storia può insegnare che la convivenza di diverse etnie e religione può essere favorevole e auspicabile.

La città è visitabile a piedi e suggerisco di farlo, magari con una mappa e un itinerario consigliato, per non perdervi qualche tesoro nascosto. Io ho usato la guida del National Geographic che mi è stata più utile di una mappa acquistata in loco.

Da non perdere la Cattedrale, magnifico esempio di gotico spagnolo.

 

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Cattedrale di Toledo

L’Alcazar, antica fortezza di pianta quadrata, imponente e visibile da molto lontano è visitabile entrando a vedere il Museo dell’esercito.

Ho trovato bella e affascinante all’interno, pur nell’estrema semplicità, la Iglesias de San Roman,si entra con pochi euro per visitare il Museo di arte visigota. La chiesa che era originariamente visigota è in stile mudéjar e risale al XII secolo, ma nei secoli seguenti ha subito aggiunte e modifiche: coesistono così colonne romane, archi califfati, affreschi romanici, una cappella plateresca, ossia molto ornata. All’interno vi si trova la storia scritta su tabelloni e molti reperti archeologici. Il maggior interesse è proprio dato dalla molteplicità  di stili.

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Iglesias de San Roman esterno e torre di stile Mudéjar toledano
TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Interno della chiesa: affreschi
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Interno della chiesa: arco
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Cappella maggiore- foto da Wikipedia

Prima di arrivare quasi alla puerta del sol ingresso principale della città , ci si imbatte nella Mezquita del Cristo del La luz, una ex moschea del 999 a.c.

Nella città ve ne erano dieci, questa è l’unica che è rimasta così come era. Un’iscrizione in arabo nei mattoni ne rivela l’identità originaria di moschea, ma nel 1186 Alfonso VI si dice sia stato guidato da una luce che gli fece scoprire un Cristo crocefisso, nascosto e sepolto. Il re lasciò il suo scudo lì con l’iscrizione : “Questo è lo scudo che il re Alfonso VI ha lasciato in questa cappella quando conquistò Toledo, ed il primo masso fu posto qui”.

L’edificio fu poi regalato dal re Alfonso VIII ai Cavalieri dell’ordine di San Giovanni che aggiunsero l’abside e la rinominarono Cappella della Santa Croce (Ermita de la Santa Cruz).

Anche in questo caso vale la pena pagare i pochi euro per l’entrata perché bisogna vedere l’interno e l’esterno dal giardino.

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Colonne snelle e capitelli che sembrano palme che si abbracciano
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Ci sono nove volte tutte differenti che chiudono la moschea. La volta centrale è più alta delle altre e fa da cupola per l’intera struttura.
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Riproduzione del Cristo della Luce, sullo sfondo affreschi romanici
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Quibla: Muro della Moschea, rivolto verso Cordoba
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Iscrizioni, affreschi
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Esterno, abside, costruito nello stesso stile con pietre e mattoncini.
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Esterno, decorazioni
TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Esterno dal giardino. La moschea misura solo 81 mt quadrati.

In così poco spazio si percepisce un senso di grande equilibrio.

All’esterno è stata rinvenuta una vecchia strada romana, larga 5 metri e altri reperti dell’epoca romana. In pochi metri quadri è racchiuso un vero tesoro di storia, architettura e religioni.

All’interno delle mura della città, comunque non grandissima, vi sono  anche due  sinagoghe, una costruita dai Mori per gli ebrei: la Sinagoga de Santa Maria la Blanca, dagli interni candidi.

Per parecchi secoli le tre culture convissero e i commerci proliferarono. Ebbero anche un ruolo molto importante nello sviluppo del mondo occidentale in diversi campi importanti come l’astronomia, la matematica, la medicina, la musica e la letteratura.

Solo nel 1492 l’intolleranza sortì il suo primo effetto con l’espulsione degli ebrei e l’economia ne risentì parecchio. Un altro colpo fu inferto alla città da Filippo II con lo spostamento nel 1561 della corte a Madrid, ma solo nel 1614 gli ultimi discendenti musulmani furono espulsi e l’industria manifatturiera tracollò.

Però a me piace pensarla multietnica e tollerante e ricordarla con le parole benaugurali con cui si è concluso il giro panoramico fatto con il trenino, che consiglio vivamente.

TOLEDO, CITTA' ANTICA E DALLA STORIA IMPORTANTE
Panorama di Toledo

Esse sono :

Salam aleik ( arabo)

Shalom (ebraico)

La paz sea contigo (spagnolo cristiano)

La pace sia con voi.

Quali parole più belle si possono ascoltare?

 

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA’

Alla scoperta dei murales di Pra’

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Il Viaggio

 

Quando comincia la primavera a Pra’ iniziamo ad aspettare gli eventi che si avvincenderanno nel corso dei prossimi mesi. Complice la bella stagione e la presenza di ragazzi molto attivi nel sociale possiamo godere di feste e occasioni per stare insieme, contribuendo anche a buone cause.

Per chi non è del quartiere, che poi è una delegazione di Genova, verso ponente, possono essere comunque diverse le motivazioni per spingersi sin qua e fare una passeggiata.

Abbiamo una lunghissima ciclabile, perfetta per i bambini o per fare jogging, lungo il canale di calma, che è quel ramo di acqua dolce e salata che rimane tra la costa e il terrapieno artificiale del Porto commerciale. Sono almeno 5 chilometri tra andare e tornare, partendo comodamente dalla stazione dove c’è anche un grande posteggio. Vi si possono osservare tantissimi gatti, a metà percorso, ospiti di una colonia felina protetta e anche alcuni esemplari di uccelli migratori e non. Ospite fisso un bellissimo martin pescatore, aironi, avocette e cormorani. Basta armarsi di pazienza, binocolo o macchina fotografica con teleobiettivo.

Lungo il canale di calma si svolgerà il 3 giugno la prossima Regata delle Repubbliche marinare 2018

Ma quello che voglio farvi scoprire oggi è un lato un po’ più nascosto e meno pubblicizzato di Pra’: i suoi murales e le sue saracinesche dipinte.

Scendendo dal treno e salendo verso l’Aurelia, dopo il sottopasso, vi imbatterete nel primo murale visibile. L’imponente riproduzione di un treno a vapore, con i passeggeri che aspettano o si dirigono verso le carrozze. Io l’ho visto nascere. Sono pendolare e tutti i giorni prendo il treno per andare al lavoro. Non era così semplice capire da sotto le impalcature quale fosse il soggetto, anche per la particolare tecnica pittorica dei bravissimi artisti Drina A12 e Giuliogol  Centanaro.

Quando le impalcature sono state tolte e il murale si è mostrato in tutta la sua bellezza io sono rimasta senza parole. I colori, la precisione, la prospettiva, il soggetto e la sua attinenza al luogo, sono stupefacenti. Questo murale si chiama ‘Il viaggio’: da solo  meriterebbe un giretto fino a Pra’.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Particolare del murale ‘Il Viaggio’
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
murale stazione

 

 

 

 

 

 

 

Appena fuori dalla stazione, se costeggiate il murale, voltatevi a sinistra e verso ponente scorgerete una costruzione a forma di due barche rovesciate: quello è il Centro Remiero e su una parete vedrete il primo murale comparso a Pra’ in ordine temporale e sempre commissionato al duo DrinaA12 e Giuliogol, artisti molto conosciuti a ponente, ma anche in tutta Genova e fuori città.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Murale del centro remiero con luna piena

Questo murale si intitola “I figgiuei”e rappresenta due bambini che giocano con una barca a vela e indicano una stella nel cielo. Potevo forse trovare foto migliori di questo dipinto, ma questa l’ho scattata io e mi piaceva il fatto che ci fosse la luna nel cielo, creando una continuità con la stella dipinta.

I due artisti hanno colorato molti muri a ponente e anche un pilone della sopraelevata nell’iniziativa Walk The Line. Potrei sfidarvi a capire quale. Lo stile è inconfondibile! Vi dò un suggerimento, il titolo è ‘Lo scugnizzo’.

La loro base oggi è Magazzino41: il loro nuovo studio dal 15 dicembre 2017, si trova all’interno di una vecchia cartiera, ed è attivo per organizzare esposizioni, workshop, eventi culturali e laboratori, mostre lampo!

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
magazzino 41

 

 

 

 

 

 

Ma tornando a Pra’ potete ammirare un altro loro bellissimo e delicato lavoro fuori dalla Bottega del Goloso, gelateria pasticceria artigianale, che troverete attraversando la strada dopo aver superato prima il Centro Remiero e poi la rotonda San Pietro, verso ponente

Vi trovate su via Prà, all’altezza della vecchia stazione in fase di ristrutturazione.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'

Non so voi, ma io adoro questi due bambini così retrò che mangiano il gelato.

L’opera è visibile da tutti sulla piazzetta antistante la gelateria.

Per proseguire in un ipotetico tour delle saracinesche, che sono state dipinte in un apposito evento chiamato Fusinarte, svoltosi il 28 maggio 2017, vi consiglio di proseguire un poco verso ponente e imboccare la strada leggermente in discesa: Via Barberia, che termina con una piccola scalinata.

Vi troverete così di fronte alla saracinesca del Market Punto Simply decorata dal bravissimo Gusinu.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gusino street art

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'

 

 

 

 

Giovane artista spezzino, vissuto in infanzia sull’isola di Palmaria rimane fortemente influenzato dai colori della natura e ne dipinge tutt’ora frutti e fiori vividi e vibranti. Di sé dice: ‘I miei tratti sono semplici come semplici sono quelli di un bimbo, felice e spensierato’.

Guardate la sua galleria, ne resterete stupiti.

 

 

 

 

A questo punto vi trovate in via Airaghi, proseguite su questa via e dirigetevi verso levante, verso la pedonale Via Fusinato.

Appena superato il ponte del fiume San Pietro troverete sulla destra l’agenzia immobiliare SP Pra‘, in Piazzetta de Cristoforis. Guardate il fondo delle loro saracinesche, è sempre opera di Drina A12 e Giuliogol. Bello, vero?

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Nessun posto è bello come casa mia

Da ora in poi sarà tutta una sorpresa.

Meritano una menzione speciale i due vasi posti nella via Fusinato: prima erano bianchi e anonimi (eredità della rambla di via XX, ricordate?), ora  colorati e resi divertenti sempre dal magico duo voltrese, poi  proseguiamo alla scoperta delle ulteriori saracinesche.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Hey, wait for your turn
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
hey, wait for your turn back (black cat)
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
red fish.. ed anagramma
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
red fish.. ed anagramma

Ora proseguiamo in Via Fusinato, ormai pedonale da tanti anni e spesso centro di eventi e mercatini, cuore pulsante di un antico borgo marinaro, ormai poco dedito alla pesca ma di sicuro molto alla socializzazione.

Quasi di fronte uno all’altra le saracinesche della Pizzeria San Pietro e della Fiorista M’ama non M’ama. Stupendi entrambi, di grande impatto visivo, ricchi di colore e dettagli.

L’artista della pizzeria è Shen 2 , mentre l’intensa riproduzione di Frida Khalo della fiorista è sempre opera di Drina A 12 e Giuliogol.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
making of… Frida
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Frida Khalo
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Anche i fiori piangono e noi continuiamo a credere che sia rugiada Jim Morrison

Il negozio M’ama non M’ama appartiene a Barbara Lonati che è stata assieme al consigliere comunale Roberto Ferrando fautrice dell’idea. Coinvolta anche l’architetto Emanuela Caronti, il Collettivo Burrasca e con la collaborazione del C.I.V. Pra’ Insieme e curata da Page Public Art Genova. Dalla loro pagina:

“PAGE nasce a Genova nel Giugno 2013 con l’intento di portare fuori dai consueti circoli culturali l’arte contemporanea, in particolar modo quella pubblica, abituata a interagire con il tessuto sociale del territorio creando reti e sinergie con  le realtà locali (agenti culturali e sociali come gallerie d’arte, teatri, abitanti).

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
San Pietro Pizzeria

Sempre lì accanto possiamo vedere la saracinesca curata per il negozio di ottica e foto “Max” da Ste Tirasso, illustratore, insegnante, autore presso la Bao Publishing, casa editrice di graphic novel e assieme ad altri 7 giovani, facente parte dello studio di illustrazione, fumetto e grafica Rebigo.

Notate la diversità delle opere a seconda della provenienza artistica dell’autore. Sicuramente questa galleria di saracinesche è stata arricchita da questa varietà.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
polaroid

Proseguiamo quindi verso Piazza Sciesa, sempre verso levante, una grande piazza pedonale alberata, sede di numerose feste all’aperto, una tra tutte la prossima festa Profumo de Baxaico, che si terrà nei giorni 18-19-20 maggio con un calendario ricco di eventi, diurni e serali, oltre che stand gastronomici per mangiare l’ottimo pesto di produzione della ditta Bruzzone e Ferrari, già oggetto di un mio articolo, che potete rileggere QUI

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
profummo de baxaico

 

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Ma continuiamo a scoprire le nostre saracinesche.

Poco prima di arrivare appunto in Piazza Sciesa ci troveremo in  uno slargo, una specie di piazzetta, e spiccherà la tentacolare immagine per il negozio di Elettrodomestici Rossi.

Un meraviglioso ‘Kraken’ che si impossessa della tecnologia!

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
La Piovra

 

Quest’opera è dell’artista Web3.

Infine se non ve lo dicesse potreste perdervi la meravigliosa e simpatica opera di Stevo, di cui potete ammirare la galleria Instagram QUI.

Per vedere quindi la saracinesca del Delizia Tabacchi dovrete svoltare a destra poco prima di Piazza Sciesa e vi troverete sulla destra una bella immagine a ‘tema’. Inutile dire che io l’adoro. Chi non ha amato il cartoon Lupin e i suo personaggi? Eccovi Gigen e l’immancabile cicca appesa al labbro…

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gigen
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gigen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia gallery è finita. Io ormai vedo tutti i giorni queste opere che sono una vera galleria a cielo aperto e quasi mi sto abituando, ma l’abitudine alle cose belle non è una cosa buona. Perciò ogni tanto mi fermo a guardarle come se fosse la prima volta. E ogni volta mi stupisco di quanto basti poco per rendere un luogo più piacevole, più vivibile, più bello. Con le buone idee, con la volontà e anche con il rispetto di mantenere intatte queste opere d’arte.

Vi invito a Pra’ a vedere con i vostri occhi, magari in un sabato pomeriggio, nell’ora di chiusura per pausa, per poi fare due passi anche con i negozi aperti, fare un po’ di shopping, mangiare un gelato o un po’ di focaccia, o salire fino alle Serre sul mare che sono a due passi. Anche perché la qualità delle mie foto, fatte con un cellulare, non rende sicuramente merito alla bellezza delle opere viste dal vero.

Ovviamente l’augurio che ci facciamo è che altri negozianti aderiscano all’iniziativa e in futuro facciano decorare le loro saracinesche, rendendo ancor più ricca l’esposizione di opere e l’attrattiva del nostro piccolo borgo.

 

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

INAUGURAZIONE DEL RESTAURO DELLO SCALONE MONUMENTALE, RESTITUITO ALLA DECORAZIONE ORIGINALE DEL 700

Domenica 22 aprile ho avuto la fortuna di presenziare a questa importante giornata in cui si è tagliato il nastro per inaugurare il bellissimo restauro di questo imponente scalone storico che porta dal giardino all’italiana alla Villa Duchessa di Galliera.

In una splendida calda giornata di primavera abbiamo assistito ad un importante evento patrocinato dal Parco Beigua UNESCO Global Geopark  che rappresenta un primo gradino di questa immaginaria scala che porterà a importanti lavori di restauro e manutenzione di tutto il Parco della Villa. L’evento fa parte delle celebrazioni dell’Anno europeo del patrimonio culturale e Il taglio del nastro è stato lasciato alla Squadriglia Aquile dell’AGESCI Genova 7 di Voltri, scout molto attivi nel lavoro di volontariato e pulizia del Parco in vista dell’importante evento.

Proprio mentre a Levante, nei Parchi di Nervi, è appena iniziata Euroflora, anche a Ponente si è voluto mettere l’accento sull’importanza che le Ville Storiche svolgono nel contesto cittadino, arrivando quasi ad auspicare per la prossima primavera un percorso floreale itinerante. Ma questo è un bellissimo sogno, per oggi mi limiterò a riportare tutte le notizie e le curiosità che ho appreso durante i discorsi inaugurali e durante la visita guidata in cui ho scoperto davvero molte cose.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE
taglio del nastro

Premetto che sono molto legata a questa Villa. Quando nel 1985 mi trasferii con la mia famiglia a  Voltri fu da subito una delle mie mete preferite per le gite domenicali e le passeggiate.

Il parco è davvero molto grande; all’epoca alcuni sentieri oggi chiusi per le frane avvenute dopo l’alluvione del 2014 erano aperti e ci voleva davvero tutto il pomeriggio per percorrere i sentieri, arrivare ai prati con i recinti dei daini e salire fino al Santuario delle Grazie. Oggi ho scoperto che sono tre colli per 32 ettari e che la loro riunificazione sotto il Parco storico è avvenuta nel corso del tempo. Invece i sentieri da percorrere sono ben 18 km!

Oggi solo per caso scorrendo Facebook ho notato il post dell’evento fissato per le 15 e ho deciso di partecipare, sicura di scoprire qualcosa di bello.

Ammetto che la popolazione non sia accorsa per assistere al momento istituzionale, ma durante il pomeriggio il parco si è via via riempito di moltissime persone, soprattutto famiglie, che si dirigevano sui prati o a vedere i recinti dei daini e delle caprette, l’attrazione preferita per i bambini.

In realtà la Villa offre moltissimo di più.

Innanzitutto credo sia doveroso ringraziare l’Assessore al Commercio e Turismo Paola Bordilli che con la sua presenza ha testimoniato l’importanza del momento e non ha messo in secondo piano la delegazione di Ponente, rispetto a quella di Levante oggi sotto i riflettori per Euroflora. Anzi si è voluto rafforzare questo filo che unisce tutta Genova, questa idea di una possibile Genova verde che veda nel rilancio di tutte le sue ville storiche una grande possibilità.

Poi ovviamente il resto è dovuto al Comune, al parco del Beigua, alla Sovraintendenza dei beni culturali e a tutte le associazioni di volontariato che stanno facendo grandi sforzi per riportare questa Villa agli splendori iniziali. Presenti e partecipi anche la Sig.ra Francesco Passano, della Sovraintendenza e Claudio Chiarotti, Presidente del Municipio Ponente,

Grandissimo studioso e presenza indispensabile l’Assessore alla Storia, Cultura e Turismo Matteo Frulio, che da anni studia e scopre sempre cose nuove riguardanti la Villa e il Parco, riuscendo così a dare le giuste direttive per i restauri.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Durante il discorso è anche stato anticipato il prossimo evento che si terrà il 26 maggio e che mostrerà i due grandi mosaici di fiori, nel giardino all’italiana, dove ora si possono vedere i prati, composti secondo i disegni originali del 1870 sotto Maria Brignole Sale. Saranno davvero grandi , nove metri per sei e sei metri per tre, e se si pensa che all’epoca lavoravano circa una ventina di giardinieri si può solo immaginare lo sforzo che i volontari compiono per ottenere il miglior risultato e la miglior manutenzione possibile.

L’intento di questo progetto è quello di restituire a questa meravigliosa Villa e al suo Parco la sua nativa dignità internazionale.

Andrea Casalino, presidente Associazione “Sistema Paesaggio” ci introduce alla visita guidata e ci racconta la storia della Villa.

Le origini del Giardino all’italiana risalgono al 1675 quando i Brignole  Sale, già ricca famiglia genovese, acquisiscono i terreni dai Mandillo, debitori nei loro confronti. I Brignole Sale a Genova erano proprietari di Palazzo Bianco e Palazzo Rosso e devono la loro ascesa alle attività commerciali e bancarie sin dal 1500 fino a divenire importanti esponenti e rappresentanti della Repubblica di Genova alla corte del Re Sole.

Difatti i primi progetti del giardino, risalenti al 1706,  non furono sviluppati all’Italiana, ma anzi secondo il gusto barocco dell’epoca che richiamava i fasti francesi, con pergole, viali, siepi, gazebo e una studiata geometria di aiuole, talvolta, fiorite e tenute con cura maniacale a comporre ricchi disegni. Il fulcro di tutta la composizione è il monumentale ninfeo con le conchiglie scolpite nella bottega di Filippo Parodi, importante scultore genovese.

Lo scopo era quello di stupire i nobili ospiti con lo sfarzo.

Lo spiazzo su cui costruire il giardino fu creato da zero, riempiendo la naturale discesa del colle e creando le mura di cinta di sostegno e un sistema nascosto di archi e contrafforti che sostenessero il tutto.

Al posto dell’attuale Villa vi era solo un rustico che  dal 1750 venne ampliato con l’aggiunta delle due ali per farlo diventare una dimora di campagna e a questo punto si evidenziò l’esigenza di poter vedere il giardino dalla Villa e venne quindi ripensato non più coperto ma con bei prati e piante basse e fiori a vista.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Nel 1786 Anton Giulio III, libero da vincoli matrimoniali si sposa per amore con Anna Pieri , conosciuta a Siena all’Università. A Genova la marchesa era nota per la sua grandiosa vita mondana e per i meravigliosi spettacoli che riusciva a organizzare ed è per questo motivo che il marito le fa costruire un edificio con un teatro appositamente per lei: il Palazzotto di Società, adiacente alla Villa, con un Teatro e diverse sale tra cui la Sala da Pranzo, chiamata Sala delle Conchiglie, dove poter intrattenere la nobiltà internazionale: consoli, principi, imperatori ( fu infatti dama di compagnia dell’Imperatrice Maria Luisa d’Austria, moglie di Napoleone). Questa sala è ad oggi ancora unica nel suo genere:le pareti sono rivestite di conchiglie di porcellana, tufo, serpentino e marmo bianco, oltre ai coralli e vetri a forma di conchiglia, sulla parete nord si trovava la fontana. L’effetto doveva essere quello di trovarsi in un ambiente naturale dove la luce si rifletteva sulle decorazioni delle pareti e si amplificava con l’acqua della fontana, richiamando gli scenari del giardino sottostante.

L’importanza attuale di questa costruzione risiede negli affreschi fatti con gli stessi cartoni di quelli di Palazzo Rosso, andati perduti, mentre a Voltri sono tutt’ora visibili e il Teatro in esso contenuto è il più antico ed unico esempio di teatro in Villa rimasto in Liguria.

La Villa nel 1832 ospitò il banchetto di  nozze di Ferdinando II di Borbone, re del regno delle due Sicilie, con Maria Cristina di Savoia, sposatisi nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta.

Non vi viene un po’ di soggezione al pensiero di camminare per gli stessi viali calpestati da Re e Regine e di passeggiare in un Parco che non aveva molto da invidiare a Versailles?

A questo proposito mi viene in mente un passo di un libro di Marco Rinaldi, Centottanta racconti in tre minuti e altre storie, in cui si narra del Doge Lercari che costretto a recarsi a Versailles per i trattati di pace dopo il pesante bombardamento del 1685, obbligato a visitare la reggia, con proposito umiliante, alla domanda di che cosa lo avesse maggiormente stupito di quella giornata, rispose semplicemente : “Mi chi!” ossia :” Io qui!”. Non potevano immaginare i francesi che il Doge era ben abituato ad una città sontuosa e magnificente, che nulla doveva invidiare a Versailles: la nostra bella Genova.

Faccio un passo indietro sulla fortuite cause che hanno permesso il  restauro dello scalone. Difatti la decorazione originale del 1711  è sempre stata coperta da un arbusto rampicante, un ficus, che ad un certo punto ha iniziato a franare rendendo necessario un intervento. Tale pianta ha sì, creato qualche danno, ma allo stesso ha protetto dalle intemperie e dagli agenti atmosferici le decorazioni sottostanti. Con le spiegazioni dello studente in geologia Luca Belzer, che si può basare anche sulle ricerche dei suoi professori effettuate sul progetto CARG (realizzazione di cartografia geologia nazionale su scala) abbiamo scoperto sia quali  pietre sono state utilizzate per il restauro della scala sia importanti nozioni sulla geologia della Villa e del territorio circostante. Luca ha cercato di spiegare  a noi profani con parole semplici e comprensibili importanti nozioni sulla formazione del suolo su cui ci troviamo ( del perché per esempio ogni tanto troviamo conchiglie fossili in posti dove il mare oggi non c’è).

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Per quanto riguarda la ristrutturazione, che più riguarda il tema di oggi, è importante notare la parte bassa di decorazione creata con rocce nere, anzi scarti di fusione degli altoforni della zona di Fabbriche, gergalmente chiamata loppa d’altoforno e formata da colate di ossidi scuri di ferro e manganese, molto simili di aspetto alle formazioni dopo le colate laviche. Da lontano potrebbe sembrare la più pregiata ardesia che però oltre a essere molto costosa è anche molto delicata. Non dimentichiamo che anche  nella ricerca dello sfarzo erano pur sempre genovesi e se si poteva risparmiare male non faceva! Durante la visita guidata non sono mancati altri particolari di evidente riciclo di materiali ed elementi architettonici provenienti da altri siti della città.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Le rocce di decorazione del contorno, posto sotto la balaustra e tutto intorno, sono invece dei carbonati porosi e si è provveduto a sostituire le parti mancanti con una roccia simile. Si può notare la lieve differenza di colore. Più scure le originali, più chiare le nuove.

Interessante invece l’utilizzo della roccia verde a scaglie posta sul muraglione dietro lo scalone, trattasi di serpentino, rocce metamorfiche provenienti dal Faiallo, che proprio per la loro genesi tendono a spaccarsi e e a creare delle scaglie. L’effetto di queste scaglie verdi luccicanti è molto scenografico.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Tornando invece alla storia della Villa e al suo Parco il suo originale sviluppo era una suddivisione in cinque aree:

  1. Il Giardino all’Italiana, dove l’uomo governa la natura
  2. Il Palazzo e il Palazzotto
  3. L’agrumeto ( le sue arance andavano in dono alle corti europee)
  4. Il bosco roamntico all’inglese, dove il tocco dell’uomo a governare la natura c’è ma non doveva essere evidente
  5. La parte agricola, con diversi poderi dei manenti che gestivano il terreno, mantenendolo pulito, e ne potevano tenere i frutti. I recinti che ora ospitano i daini contenevano le mucche e vi era anche una latteria con rivendita del latte. Negli anni 90, all’epoca delle mie passeggiate c’era un bar nella latteria. Ora quella zona è completamente chiusa e si aspetta di poter porre rimedio alle frane e allo smottamento del terreno. Poco più in là passerà la Gronda e per fortuna  sono riusciti a salvare la zona della Selva Oscura.

Perché la chiamo così?

Quando l’anno scorso ho visitato le bella villa di Pegli mi aveva incuriosito  la storia che l’architetto voleva raccontare, un percorso ben studiato con i  suoi significati. Mi sono chiesta se anche questa Villa avesse questa idea di fondo e ho scoperto che è proprio così! Anzi la Villa di Voltri in questo senso è precedente a quella di Pegli, che è nata a posteriori nel 1846 come parco turistico.

Ebbene l’architetto Emanuele Andrea Tagliafichi  si è ispirato alla Divina Commedia e la zona della latteria che si trova effettivamente in basso in una zona buia (me la ricordo quasi non penetrata dalla luce, da tanto fitti sono gli alberi) simboleggia l’Inferno. Vi si trovava poi  la porta degli Inferi: un’ arco, poi la lonza, ossia una scultura di una fiera oggi conservata all’interno della Villa e una scultura di Dante Alighieri.  Il cammino sui sentieri e un labirinto poi eliminato per sicurezza richiamavano il Purgatorio fino a giungere in Paradiso, simboleggiato dai prati, dalla luce e dal Santuario della Madonna delle Grazie posto in cima, con il suo campanile rialzato in seguito a questo scopo: l’obiettivo finale del percorso.

A questo punto merita un approfondimento la storia dei tre colli su cui è basato il Parco: Castellaro, Givi e San Nicolò.

Uno è quello della Villa e del Giardino, a levante, poi vi è quello del Santuario, acquistato nel 1864 da Maria Brignole Sale De Ferrari, detta Duchessa di Galliera, titolo acquisito dal ricco marito De Ferrari (sì, proprio quello della piazza con la fontana) la quale ne continuò l’uso come pantheon familiare e che poi lo restituì agli antichi proprietari ( I frati cappuccini che vi erano dal 1568 e che  in seguito alle leggi emanate dal regno di Sardegna, ne erano stati allontanati e  vi poterono tornare solo grazie alla Duchessa).

Il terzo colle invece, a ponente, racchiude una storia con un piccolo dramma. Il colle apparteneva alla famiglia Giustiniani, importante e influente famiglia genovese, e vide nascere la storia d’amore tra una giovanissimo Camillo Benso di Cavour, allora solo ventenne, trasferito a Genova, e Anna Schiaffino Giustiniani, nel 1830 solo ventritreenne e già sposata al marchese Stefano Giustiniani, maggiore di lei di sette anni. Quello che oggi è il castello del Belvedere, ristrutturato e riportato al suo fasto, così come ideato nel 1872 dal Rovelli con un bellissimo gioco di cascate, acqua e grotte poste vicino al castello era il loro rifugio d’amore. Pare che Nina, così soprannominata dal Conte di Cavour, ponesse fine alla sua vita a soli 34 anni per le pene di questo amore impossibile. Ne sono testimonianza le diverse lettere d’amore a lui rivolte  e  il suo diario la cui ultima annotazione prima del suicidio è una tragica dichiarazione d’amore. Il colle fu acquistato nel tempo dalla famiglia Brignole Sale ma restano le testimonianze dell’appartenenza alla famiglia Giustiniani.

La storia della Villa segue le vicissitudini della famiglia: alla morte della Duchessa, filantropa e dedita alla beneficenza, nel 1888 la Villa fu lasciata in eredità perpetua all’Opera Pia Brignole Sale.  Dal 1931 è in uso al Comune di Genova, inizialmente in affitto e poi dal 1985 in proprietà tranne il palazzo e l’antistante giardino. La Villa fu occupata dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, con scavi di trincee e collocazione di 26 strutture belliche e bunker dislocate nel bosco, che si possono ancora oggi visitare con appositi tour guidati; nel 1950 il Comune procedette allo sminamento della zona e ad un ripristino del territorio.

Grazie alle Colombiane del 1992 vi fu un importante piano di interventi che fu però vanificato da incuria e vandalismo. Dal 2012 la Villa è nuovamente oggetto di un piano di interventi di restauro, un cammino appunto che con l’inaugurazione dello scalone non vede sicuramente il primo passo, ma la posa di una pietra certamente molto importante. Lo sforzo è evidente ed è collettivo. La prova ne è la presenza delle istituzioni e degli enti presenti nell’odierno evento, sperando che le parole diventino presto una bella realtà.

La visita guidata si è poi conclusa con un rinfresco a base di dolci di Sambuco e tè freddo e un concerto di musiche settecentesche per flauto traverso e violoncello, davanti al ninfeo del giardino.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

L’augurio che si può fare è quello di rivedere questo nostro gioiello del ponente risplendere come agli albori, per riportarci metaforicamente alla corte di Versailles, o nella Selva oscura o timidi testimoni di un grande e tormentato amore, ad ammirare il mare che brilla con gli aranci alle spalle, oppure nella fattoria didattica che si spera di poter creare in casa Borromeo, uno dei poderi agricoli ancora esistenti, con l’auspicio che tutti, di fronte a tanto impegno e sacrificio, portino rispetto alle piante, ai fiori, al Parco, ai suoi sentieri,alle sue grotte e ninfei, ai suoi animali, alle sue meraviglie e a tutto quanto rimesso a nuovo e curato, portando via solo belle immagini immortalate con lo smartphone e possibilmente anche il sacchetto dei propri rifiuti!

 

 

 

Trovate immagini della Villa su INSTAGRAM

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Qui la mappa e seguire un video di un minuto che vi mostra la Villa dall’interno e alcune sue attrazioni:

VIDEO DI 101 GITE DA FARE CON I BAMBINI A GENOVA  E LIGURIA

Ringrazio Andrea Casalino per l’infinita pazienza, durante la visita guidata, nel rispondere a tutte le mie domande e curiosità, nonché Luca Belzer altrettanto gentile  disponibile.

Insomma, ora non avete scuse, un po’ di storia la conoscete, i social ve li ho elencati tutti, vi ho messo i link e potete ammirare in anteprima immagini e filmati, qualunque cosa vi piaccia fare, che sia arte, natura, relax, storia, fotografia qua la troverete!

Allora vi aspetto, perché io ci sarò,  il 26 maggio per l’inaugurazione dei mosaici floreali!

 

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE

Ci sono quegli articoli che ho in mente di scrivere da mesi.

Sono nella mia lista fin dalla creazione del blog e sono solo in attesa del momento giusto.

L’attesa in parte è dovuta alla mia necessità di sentirmi preparata ad affrontare l’argomento, soprattutto se parlo di artisti che esercitano con passione la loro professione, e poi al mio timore reverenziale di non essere all’altezza.

Questo è uno di quelli. Sono mesi che preparo mentalmente questo pezzo e penso che sia giunto il momento di scriverlo per diversi motivi, che più avanti vi spiego.

La prima volta che ho potuto vedere Marco in azione è stato sicuramente sul palco dell’Alemante Festival (noto Festival di beneficenza che si svolge a Pra’ da 15 anni e che vedrà come sempre la nuova edizione a fine giugno)  in un’avventura di Fogna e Campana, interpretazione di due simpatici tossici persi, infestati dai parassiti, il cui modo di dire preferito è “Ma sei fuoooori?”  Alemante 2006, Fogna e Campana 

In realtà Fogna e Campana sono solo una delle manifestazioni artistiche del duo “Soggetti Smarriti”, composto oltre che da Marco Rinaldi anche dall’amico Andrea Possa: insieme una delle migliori espressioni della comicità genovese.

Lavorano in coppia dal 1991. Saliti sul palco per caso, per una convention aziendale, con il loro pezzo “Bentornato Colombo”, hanno consolidato la loro appartenenza alla tradizionale comicità ligure con la partecipazione nel 1994 al Festival Nazionale del Cabaret e non ne sono più sono scesi raccogliendo successi e contando ormai più di 2.000 spettacoli, dal vivo e in televisione.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Andrea e Marco, agli esordi

La loro forza è quella di prendere spunto dall’attualità e farne satira, alternandosi tra di loro con un veloce ‘botta e risposta’ e concludendo uno le frasi dell’altro. Ne esce uno show sempre  frizzante, attuale, senza sosta e con battute esilaranti. Comunque alcuni cavalli di battaglia si riascoltano con piacere e fanno sempre ridere anche se li abbiamo già sentiti tante volte e di solito sono quelli che prendono in giro la nostra amata Genova e la nostra ‘genovesità’. Vedete lo sketch che inserisco QUI!

Un bel giorno, gli artisti, si sa, non sono mai sazi di palco e applausi, hanno deciso di ritagliarsi uno spazio tutto loro. Mi sembra di vederli Marco e Andrea, Lastrico e Andrea di Marco a confabulare attorno ad un tavolo di un bar, e in quattro e quattr’otto a tirar giù l’idea di base di uno degli spettacoli più divertenti e alternativi di Genova: i Bruciabaracche.

Sono ormai quattro anni che ogni venerdì ci fanno divertire a suon di battute e sketch divertenti e ogni volta lo spettacolo è diverso e ospita altri comici di Zelig e Colorado, oltre che ad alcuni abitué che potete leggere nella locandina qui sotto. A questo proposito vi invito a vedere la loro pagina Facebook e  a partecipare alla serata speciale che si terrà il mercoledì 16 maggio 2018 al Politeama Genovese. Il divertimento è assicurato!!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
locandina Bruciabaracche al Politeama

Certo che bisogna ammettere non hanno tenuto fede al loro nome di battesimo!! Infatti pare che Bruciabaracche sia un modo per indicare chi ‘arriva, fa, brega e imbelina e poi scappa’ , chi comincia e non finisce, chi è poco affidabile, quindi. Non è il loro caso; amano definirsi ‘cialtroni’, ma questa loro autoironia ce li fa amare ancora di più. Sono un’adorabile costante della comicità genovese, ormai.

Nello specifico il mio articolo di oggi però si occupa di Marco Rinaldi, che ho appunto conosciuto prima sotto forma di comico, poi ho potuto apprezzare come narratore e scrittore e infine,ma non ultimo, come persona eccezionale.

Ho infatti scoperto solo in seguito che Marco oltre a far parte del duo comico e del mondo del Cabaret parallelamente inseguiva il suo sogno di raccontare storie. E ho anche scoperto che lo sa fare molto bene.

Sono partita partecipando nel 2016 al crowdfunding per il suo libro ‘Centottanta, racconti in tre minuti e altre storie’ e andando ad ascoltare le ‘Storie Superbe’, narrazione di una sezione del libro Centottanta, che tratta di fatti reali e curiosità sulla nostra città, Genova.

Benché questo sia il quarto dei suoi libri contiene il racconto ‘Opizzino’, che forse è all’origine del suo amore per la narrazione e della ricerca e scoperta dei fatti che narra. Immaginiamo allora un giovane Marco, che tempo addietro, forse proprio in gioventù, si incuriosisce per una lapide di marmo inserita sulla facciata di un palazzo in Via San Siro che riportava:

Opizzino D’Alzate tiranno

per impeto di popolo

qui perdeva lo stato e la vita

1436

Non avendo il web a disposizione  pur di sapere cosa si celasse dietro a tale scritta inizia una personale ricerca e comincia a tirare giù libri e tomi dagli scaffali delle biblioteche.

Ispirato a suo tempo dal monologo sulla tragedia del Vajont di Marco Paolini, incoraggiato dal regista Lazzaro Calcagno, direttore del Sipario Strappato di Arenzano, con cui aveva già lavorato, approfondisce le sue ricerche sui personaggi e sugli eventi legati alla storia di Genova, forte del fatto che la nostra città vanta, unica al mondo, dei libri speciali: gli Annali della Repubblica di Genova, ossia una trascrizione fedele e minuziosa di tutto ciò che accadeva tra le mura (e fuori, per mano dei genovesi) per scriverne una sua personale versione da narrare (quello che diventerà Storie Superbe).

Ma il destino volle che in una delle sue visite in biblioteca si imbattesse in un grosso tomo in due volumi contenente racconti in prima persona della Resistenza a Genova, Medaglia d’Oro al Valor Militare e nello scorrere l’indice delle persone coinvolte nei fatti lesse proprio quello di suo nonno, partigiano.

Nasce così ‘Cenere’, suo primo libro edito nel 2011 e più volte rappresentato, anche nelle scuole.

La storia del nonno è compresa nel libro e narra di un ‘piccolo episodio, che ha valore immenso’ e ovviamente per lui che l’ha sempre sentita raccontare in famiglia donarcela è un grande piacere e onore.

Vi confesso che ho assistito ad una narrazione di Cenere ed è estremamente emozionante. I racconti sono reali e lui è bravissimo, il modo in cui li espone, i tempi, le espressioni, i movimenti: tutto ti trasporta lì, nell’aprile del 1945 a trattenere il fiato con suo nonno, allora giovanissimo, a San Simone, o a fare il tifo per Machine Giver, eroe di Cornigliano, o ad avere l’affanno con Renato, il Maratoneta di Uscio. Alla fine la lacrima all’occhio non l’avevo solo io, e meno male! sennò mi sarei sentita la solita sciocca sentimentale.

Nel 2014 esce , Verdeoro, in cui coniuga altre due passioni, lo sport, il calcio, e la musica. Anche in questo caso la modalità è la stessa. Cercare, trascrivere e narrare piccole, apparentemente insignificanti storie, e renderle uniche. Quello che fa Marco con questi racconti è scovare il lato umano di certe storie e cercare di trasmetterci emozione. Che sia un calcio di punizione, la composizione di una celebre canzone, una finale di mondiale o un orfano scappato da una fattoria lager lui trasforma tutto in narrazione leggera, a  volte scanzonata, a volte commovente. E te la fa rivivere.

Potreste scoprire come è nata questa canzone, per esempio (ascoltatela almeno fino al minuto 1,30!) e da quando ho letto la storia a mio figlio e gli ho fatto ascoltare la canzone ogni tanto sento che se la canticchia.

Nel 2015, sempre insieme a Lazzaro Calcagno, assembla alcune storie scovate durante la stesura di Cenere, con alcune testimonianze e altre storie di eccellenze femminili e scrive Mimose, spesso rappresentato sui palchi per l’otto marzo, Giornata Internazionale della Donna, per ricordare le caratteristiche comuni di alcune donne eccezionali, ma bagaglio anche di tante di noi: coraggio, determinazione e altruismo. Troverete le storie della partigiana Alice di Campomorone, di Analia, figlia di desaparecidos argentini, di Rosa Maria, una suora venuta dalla Liguria per conoscere nell’altra parte del mondo un famoso bandito, di una donna coraggiosa che salva bambini nell’epoca nazista: Irene Sandler e tante altre ancora. Ognuna di queste storie ruberà un pezzetto del vostro cuore.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
I suoi libri

Non compare nella mia foto l’ultimo libro del 2018, Stravagando, raccolta dei suoi racconti riguardanti la musica con alcuni pezzi inediti, perché non è ancora in mio possesso, anche se ho potuto leggere la stesura in anteprima!

Fa parte di questi racconti tutta la sezione narrativa Sir Paul , spettacolo teatrale dedicato al baronetto Paul McCartney, in cui il suo lato umano viene narrato ed esaltato insieme alle sue qualità musicali.

Trovate comunque tutte le notizie e il link per comprare i libri di cui vi ho parlato, oltre che al calendario di tutti i prossimi  appuntamenti in cui potrete vederlo, in una delle sue diverse vesti da comico e narratore sul suo sito www.marcorinaldi.biz.

Ma eccomi alla parte finale che è stata la molla che mi ha spinto a scrivere finalmente questo articolo, era ora!

Marco sta scrivendo un nuovo libro!

Sta raccogliendo le avventure di Fogna e Campana, coadiuvato dall’amico Andrea, e anche diverse testimonianze di colleghi e personaggi dello spettacolo che confermeranno una cosa pazzesca: Fogna e Campana esistono davvero! I nostri simpatici amici tossici vivono così di vita propria e si possono fregiare dell’amicizia di diversi VIP, scopriremo come e perché…e io sono molto curiosa, a  dire il vero. Troveremo inoltre foto e dialoghi, sì, i loro dialoghi surreali, a completare questa biografia del duo di storditi. Ma simpatici.

Potete partecipare al crowdfunding e prenotare già la vostra copia, ecco l’indirizzo:

PRENOTA LA TUA COPIA!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Fogna e Campana

Renato Zero, nella sua canzone ‘Infiniti Treni’, prima traccia dell’album Soggetti Smarriti, (casualità di un titolo), canta  ‘Le occasioni sono treni, infiniti treni’. Da quella prima volta sul palco sono passati ormai quasi vent’anni e si può dire che l’occasione ha fatto l’uomo… attore; Rinaldi ha deciso di dedicare ora, dopo anni condivisi con un’altra attività, tutto il suo tempo alla sua professione di narratore, scrittore e attore. Quando un sogno diventa realtà.

L’articolo è finito, ma nonostante tutto mi resta una curiosità, a cui spero mi verrà data risposta.

Ma dei due soggetti in foto, chi è Fogna e chi è Campana?

Spero che il nuovo libro mi chiarisca il dubbio e spero di essere stata all’altezza nel raccontarvi perché sono diventata una fan di Marco Rinaldi, un talento tutto  genovese.

 

Le immagini dell’articolo sono tratte dal web.

BOLOGNA INASPETTATA

Io e Marco nel primo weekend del mese ci siamo concessi una gita a Bologna.

Io c’ero già stata anni fa ma ricordo giusto il classico giretto in Piazza maggiore e le Torre degli Asinelli, Marco non c’era mai stato.

Per me è una soddisfazione andare in giro per città con lui perché ha una curiosità infinita e vuole vedere tutto. Così prima di partire mi devo sempre premunire di guide e di fare ricerche su internet per scovare curiosità e luoghi inediti.

Ovviamente non scampo al Tour classico, comprensivo di salita sulla Torre, che per mia sfortuna ha una scala di legno aperta  e così mi faccio quasi 500 gradini e 100 metri in salita e discesa pietrificata dalla paura. Ma Marco non ha avuto pietà. Però la vista merita.

BOLOGNA INASPETTATA
Panorama dalla Torre degli Asinelli
BOLOGNA INASPETTATA
Panorama dalla Torre degli Asinelli- Basilica di San Petronio e piazza Maggiore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono più che certa che conosciate la maggior parte delle cose da vedere a Bologna e che sappiate che si mangia molto bene. Per questo ho scelto solo due, anzi tre, cose molto particolari da raccontarvi.

Molto vicino alla Piazza Maggiore, in Via Clavature 8/10, c’è una piccola Chiesa, La Chiesa di Santa Maria della Vita, oggi facente parte del percorso monumentale Genius Bononiae.Musei della città.

La mia guida consigliava di entrare per osservare il “Compianto del Cristo morto” modellato nella seconda metà del ‘400 da Niccolò dell’Arca. Io non sono un’intenditrice di arte quindi non sapevo cosa aspettarmi ma quello che mi sono trovata davanti mi ha lasciato senza parole.

Una scultura a  grandezza naturale, composta dalla figura di Gesù, morto giacente nel mezzo, smunto, con la bocca socchiusa e con la testa reclinata, e attorno al suo corpo, in posizione semicircolare, altre sei figure, con espressione di grande dolore e strazio. Opera prima dell’artista Niccolò d’Apulia, detto dell’Arca per un’altra opera da lui realizzata, trasmette in ogni raffigurazione la tragicità della morte di Gesù, elemento di novità per l’epoca. Infatti era abitudine raffigurare il dolore in maniera più composta e nella stessa Bologna, da allora, si è utilizzata l’immagine di questa Maria, straziata dal dolore, come similitudine di bruttezza, («la par omna dal Mari d’la Vetta») e si minacciavano i bambini capricciosi di essere portati al cospetto delle donne scolpite, quasi fossero streghe ((«At port’ al vadr al burdi!»).

 

BOLOGNA INSPETTATA
Gesù nel Compianto del Cristo morto

Ciò non deve stupire perché all’epoca il complesso scultoreo non fu affatto apprezzato proprio per questa tipicità e solo in epoche successive si poté apprezzare lo sforzo compiuto dallo scultore per renderla tragica e reale.

BOLOGNA INASPETTATA
Compianto del Cristo morto in Chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna

La scultura è ad oggi considerata un verocapolavoro della scultura quattrocentesca per la drammaticità e la forza che trasmette.

Lo stesso D’Annunzio rimase ammutolito quando capitò nella chiesa per ascoltare musica sacra e vide inaspettatamente la scultura.

Subito a a sinistra troviamo Giuseppe d’Arimatea, inginocchiato con il martello in mano e la tenaglia nella cintura. Fu lui a chiedere a Pilato il corpo di Cristo e lo depose nella tomba che aveva predisposto per sè.

A seguire vi è Maria di Giuseppe, discepola di Gesù e madre di Giovanni l’Evangelista, che si trova a sinistra della Madonna, che con le mani poste sulle cosce quasi ne ghermisce le carni dalla disperazione. Poi troviamo la Madonna a mani giunte, che piange, il volto trasfigurati dal dolore e dal pianto.

BOLOGNA INASPETTATA
Madonna nel Compianto del Cristo morto di Niccolò dell’Arca

Accanto alla Vergine il più composto San Giovanni Evangelista, al centro della scena, che piange sommesso, il volto contenuto nel palmo della mano. La sua figura al centro quasi spezza e riequilibra il senso di tragicità trasmesso dalle figure femminile che sono di grande impatto.

Troviamo, infatti subito dopo alla sua sinistra, Maria di Cleofa e Maria Maddalena, in atteggiamenti ancor più disperati di quelli della madre di Gesù.

BOLOGNA INASPETTATA
Maria di Cleofa
BOLOGNA INASPETTATA
Maria Maddalena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Entrambe sono raffigurate con un urlo dipinto sul volto. Lo strazio si coglie in ogni loro movimento. E di questo si può parlare perché lo scultore ha ben reso l’arretrare disperato con le mani protese quasi a farsi schermo e a rifiutare l’accaduto di Maria di Cleofa e il giungere di corsa, trafelato, ai piedi di Gesù  di Maria Maddalena.

E’ proprio quest’ultima che mi ha colpito maggiormente. Mentre l’insieme è comunque abbastanza statico, benché pietrificato dal dolore, quello di Maria Maddalena è ancor più  tragicamente trasmesso da questa corsa, resa evidente dal movimento delle sue vesti, del copricapo, dall’incedere della sua gamba sinistra. Sembra quasi di sentirla gridare, disperata, che è arrivata troppo tardi.

Sono rimasta seduta ad osservare in silenzio il gruppo scultoreo, come se fosse una scena teatrale, per alcuni minuti e vi assicuro che non si può non uscirne scossi.

Rimanendo nel religioso l’altra particolarità che merita un’approfondimento è la Chiesa di San Luca.

BOLOGNA INASPETTATA
Chiesa di San Luca

Peccato che abbiamo scelto di andarci di sabato che era leggermente nuvoloso.

La Chiesa si trova sul Colle della Guardia ed è legata al culto dell’immagine della Beata Vergine di S.Luca e la sua costruzione risale al 1700, in sostituzione di una precedente chiesa quattrocentesca.

Ad ogni modo pur con il tempo nuvoloso abbiamo goduto dal terrazzino panoramico della cupola della vista del Reno, di Casalecchio del Reno e dei monti e dei colli innevati tutt’attorno, fino a Modena, e del centro storico della città. Il vento aveva spazzato via le nuvole basse e la vista era splendida. Cento gradini ma questa volta al chiuso!

La particolarità di questa chiesa, molto cara ai bolognesi, è che sin dal sua costruzione, solevano recarsi a piedi, per espiazione dei peccati fino in cima al colle; ma nel tempo il sentiero per inerpicarsi, inizialmente in piano e poi in salita per due chilometri, tendeva a cancellarsi e a essere troppo impervio e impraticabile.

Così, come già fatto con la Basilica di San Petronio costruita interamente con i fondi dei cittadini, si sono autotassati e hanno costruito il portico più lungo del mondo. Avete capito bene, del mondo!

E’ un portico coperto di quasi 4 km (3796 mt) che parte dalla Porta Saragozza, in centro città, passa per l’Arco del Meloncello, da cui iniziano i 2,4 Km in salita fino al Santuario. E’ composto da 666 arcate, numero simbolico rappresentante il demonio, che si dipartono dalla città fino ai piedi del Santuario, come se fosse un serpente, schiacciato appunto dal piede della Madonna. Le arcate sono intervallate da 15 cappelle e su ognuna di essa vi sono una o due targhe di voto o di commemorazione di cittadini che hanno contribuito al restauro per ringraziare la Madonna o per lasciare un a persona cara nelle Sue amorevoli mani.

Io e Marco, che non abbiamo peccati da espiare, abbiamo preso un comodo trenino che parte da Piazza Maggiore della CityBoExpress  e se avete poco tempo, o poco fiato, ve lo consiglio. Inoltre una guida con auricolare vi spiega e racconta la storia del Santuario. In un’ora vi porta sul Colle e poi, come abbiamo fatto noi, potete fare un paio di km a piedi, in discesa. Oltretutto quei due km sono i più interessanti e panoramici e in discesa, esentati dalla fatica, vi permettono di cogliere i cambi di prospettiva della vista e la dinamica del percorso.

BOLOGNA INASPETTATA
l’ultimo tratto del portico prima di accedere al Santuario
BOLOGNA INASPETTATA
vista del santuario dall’ultimo tratto del portico
BOLOGNA INASPETTATA
portici di san luca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’ascolto della visita guidata ho potuto ascoltare la leggenda di Teocle, che narra come la Bizantina Icona della Madonna con bambino potrebbe essere giunta fino al Santuario  e della tradizione del pellegrinaggio delle Sacra figura che si ripete ogni anno, dal Santuario fino alla Basilica di San petronio, per ricordare il “miracolo della pioggia”, ossia di quando l’ingresso del’immagine della  Vergine nella città fece interrompere delle incessanti piogge primaverili che rischiavano di rovinare i raccolti. Era il 5 luglio 1433 e da allora il Pellegrinaggio si svolge tutti gli anni. Rigorosamente a piedi.

Infine io e Marco, dopo aver ripreso il trenino all’altezza dell’Arco del Meloncello per farci riportare in centro,  ci siamo messi alla ricerca di un’altra curiosità bolognese.

I canali di Bologna.

Nelle varie ricerche fatte on line prima di partire veniva segnalata questa particolarità, i canali nascosti, la piccola Venezia, da andare a scovare.

Bologna è sempre stata una città d’acqua ma la maggior parte dei canali sono stati interrati negli anni ’50. Ultimamente si sta riscoprendo e rivalutando, anche dal punto di vista turistico, questa sua “natura acquatica” e per chi avesse più tempo esiste anche una app che si chiama Canali di Bologna e vi porta alla scoperta di tutte i segreti dell’antico sistema di vie d’acqua nascoste sotto la città.

Noi ci siamo limitati alle vedute cittadine, piccoli scorci che compaiono tra una via e una finestra rubata ad un muro, tutte viste che sono state da poco aperte per permettere di far conoscere questo lato ancora ‘inaspettato’ per un turista a Bologna.

Ecco le immagini.

BOLOGNA INASPETTATA
Canale di Bologna- Via Piella
BOLOGNA INASPETTATA
Canale di Bologna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine, se volete provare un’emozione da dodicenni, difficili da stupire, ma questa volta ci sono riuscita!,  quando vi trovate in Piazza Maggiore, dando le spalle alla Basilica di San Petronio, procedete fin sotto il Voltone di Palazzo del Podestà; vi troverete in un quadrato, un crocevia. Ci sono quattro angoli, ebbene ponetevi a coppie faccia al muro a due angoli opposti e parlate sottovoce. Vedete che succede.

Con questo spero di aver acceso la vostra curiosità!

Grazie per la lettura.

 

 

 

ALESSIA RAMUSINO

COMPOSITRICE AUTRICE CANTANTE, INGUARIBILE ROMANTICA

alessia ramusino
Io e Alessia, di rosso vestite

Vi sarete accorti leggendo gli articoli del mio blog che spesso sono collegati tra loro, come gli anelli di una catena. Per raccontarvi delle cose belle io prendo spunto dalla mia vita, dalle mie conoscenze e da quello che mi capita mentre mi osservo in giro in cerca di cose belle.

Alessia mi è capitata e ho capito subito che sarebbe stata una cosa bella.

L’ho conosciuta in un giorno speciale a pranzo dalla nostra amica comune Emanuela, di cui vi ho già parlato nel mio articolo LA VITA, L AMORE E … I CAVALLI.

 

Alessia ha presso Il Circolo Ippico Carrata il suo amato Marcò, un cavallo ovviamente, con il quale trascorre ore spensierate a contatto con la natura, dove si ricarica e da dove attinge anche spunto, oltre che energia.

alessia ramusino
Alessia e Marcò

Appena l’ho conosciuta ho intuito la sua forte personalità e il suo carisma, che trasmette anche attraverso la sua indomita chioma riccia e fulva e i suoi bellissimi occhi verdi. Ma non è solo la bellezza che ti colpisce in lei, piuttosto, la sua passione e la sua determinazione. Il suo essere solare. Così mi sono incuriosita e ho iniziato ad interessarmi al suo lavoro; al suo lavoro artistico ovviamente che lei svolge con amore e dedizione. Questo per me la rende speciale. Come mi è già successo di scrivere chi insegue i propri sogni e li trasforma in realtà è già vincitore. E spesso i protagonisti delle mie storie sono per questo speciali. Curiosando nel suo Twitter ho trovato proprio la frase :“The future belongs to those who believe in the beauty of their dreams…“, Il futuro appartiene a coloro i quali credono nella bellezza dei loro sogni. Direi che dice tutto.

Alessia compone testi e musica sin dall’età di 11 anni, senza aver studiato musica. E’ autodidatta. L’amore per le note e per le parole è arrivato e lei lo ha coltivato in compagnia di una chitarra e dell’ascolto di tanta buona musica di diversi generi. Inoltre è fornita di una voce calda  e potente con la quale può esprimere ciò che scrive.

Il suo sito ci dice che è compositrice, scrittrice e cantante e un’inguaribile romantica. Sempre dal suo Twitter : “Non c’è modo migliore di conoscere un cantautore che dalla sua musica”. Quindi vi accompagnerò in un immaginario tour alla scoperta di Alessia e delle sue canzoni.

Ma come è stata la sua vita fino ad ora? Non esattamente una vita comune e forse è stato proprio  questo ad averla resa particolarmente aperta, attenta e sensibile.

Il principio. Nata a Genova, già all’età di 20 giorni comincia il suo giro per il mondo grazie al lavoro del papà geologo.

Passano dall’Iran alla Turchia, dalla Grecia all’ Egitto, dalla Spagna all’ Inghilterra e alla Francia, fino in Tunisia, Marocco e Stati Uniti. Un poutpourri di razze, usi, costumi e tradizioni che la arricchiscono e la aiutano a trovare e ad esprimere quelle emozioni e quei messaggi che oggi ritroviamo nei suoi testi e nelle sue musiche. La scelta della lingua inglese è un ponte per unire tutto ciò, un mezzo che le serve per esprimere la sua internazionalità. Simbolico però l’utilizzo della parola araba Yallah, nell’omonima canzone, che significa ‘come on, ‘forza’, per esortare il mondo a prendere coscienza e a scuotersi sul tema della violenza sulle donne. Scritta pensando a Melania Rea, una delle molte vittime di femminicidio, la canzone è uscita il giorno 8 marzo 2017, Giornata Internazionale della Donna, con un video a forte impatto emotivo girato nel Museo  di Sant’Agostino a Genova.

Le parole finali recitano come un mantra ‘Respect and Love’, rispetto e amore, concetti che dovremmo sempre ricordare nei rapporti con gli altri esseri umani e che qui assumono il più profondo significato dell’essenziale in un rapporto di coppia, fino a estendersi a tutto l’Universo femminile.

Ad un anno di distanza Alessia, con la partecipazione e il supporto di Arianna Viscogliosi, assessore alla pari opportunità di Genova e vari rappresentanti di Associazioni di difesa delle donne insieme a tante donne comuni come me, cantando la sua Yallah, ha dato vita al Flash Mob Cento Donne Vestite di Rosso. Il colpo d’occhio di noi tutte, vestite completamente di rosso, che scendiamo i gradini del Pantheon del Cimitero di Staglieno ricorda una cascata di sangue, un fiume impetuoso che rammenta a tutti l’emergenza della violenza sulle Donne. Una marcia calma ma decisa, autorevole, che si ferma per chiedere a gran voce Respect and Love. Ma il rosso dei nostri abiti racconta anche la passione, l’audacia e  l’energia vitale che ci rappresenta in quanto portatrici di vita, un auspicio di buona fortuna come lo è in Cina, un pensiero di compassione per la religione Buddhista e un augurio benefico per l’Antico Egitto. Anche in questo caso l’Internazionalità di Alessia ci aiuta a dare diverse chiavi di lettura a interpretare la simbologia, senza che essa debba essere per forza univoca.

Giovedì eravamo 100 donne, la prossima volta potremmo essere ancora cento, poi mille, poi diecimila. La marcia è cominciata e non si fermerà. E la musica sarà il suo veicolo.

ALESSIA RAMUSINO
PHOTO BY PAOLA LEONE

Alessia viene descritta dalle sue amiche come una persona con un cuore grande, corretta, intelligente e piena di entusiasmo. Crede in quello che fa e ci mette cuore e anima. Un vulcano di energia positiva. La sua musica parla per lei.

Nell’estate del 2016 dopo aver trascorso una settimana a Montaldeo, presso il Circolo Ippico Carrata, e aver osservato la vita di Emanuela e della sua famiglia ha scritto e composto la bellissima canzone “A perfect life”, un inno alla vita, facendo seguire un video altrettanto bello girato in Cascina Carrata, con i suoi veri protagonisti. Manu, suo marito, i suoi figli, i cavalli, gli amici, la natura, il sole al tramonto… Guardatelo, perché ne vale la pena.

Sempre del 2016 possiamo ascoltare la bella ballata, I had a Wood, mentre del 2017 On and On,  dove canta il lento progredire della vita, inarrestabile, ma che ci insegna sempre qualcosa. Il passato può tornare, ma ci troverà comunque diversi. Più forti grazie alle difficoltà,ai nostri  sforzi, ai successi, alle canzoni e alle lacrime: queste le sue parole per descrivere il testo.

Le ultime composizioni, tutte quelle fin qui descritte, ci regalano senz’altro un’Alessia più matura, più riflessiva e più introspettiva rispetto ai suoi primi lavori. Basta leggere il testo di What I am per capirlo, un testo prettamente autobiografico che arriva alla fine, ma soprattutto all’inizio a ben vedere, di un preciso percorso musicale e di vita. Continuiamo nella scoperta…

Come già detto si avvicina giovanissima alla musica e inizia a comporre a soli 11 anni. L’adolescenza porta con sé le prime problematiche, trasformando la sua longilinea figura in quel futuro corpo di donna che a 15 anni è vissuto come un fardello,  Alessia preferisce così trascorrere il suo tempo in compagnia della sua chitarra e delle canzoni di Barbra Streisand. Il resto del mondo fuori.Canta e suona le sue canzoni fino a impararle tutte a memoria. Si esercita tutti i giorni e ha anche l’occasione di fare un provino, grazie a uno zio lungimirante, ma la famiglia di Alessia non condivide questa ipotetica svolta artistica e la osteggia. Così Alessia prosegue gli studi; ma la musica continua a intrufolarsi prepotentemente nella sua vita e grazie alle sorelle che la iscrivono a un concorso canoro, vince e  ha l’opportunità di cantare piano bar con un chitarrista. Si misura così con il pubblico e con la musica dal vivo, pur non sentendosi del tutto soddisfatta Tutta gavetta.

A 19 anni, in seguito a un provino, viene scelta per “Domenica in”, ma è obbligata a rifiutare e continua il suo percorso di studi. Si laurea.

Eppure la musica non esce mai dalla sua vita. Grazie alla sorella maggiore che si occupava di Feste di rievocazione storica inizia a girare cantando musica rinascimentale. Ma anche quello non è nelle sue corde.

A 28 anni incide un Cd di Natale, Christmas Colours per un’azienda di colori industriali di Genova e lo stesso viene venduto con il Secolo XIX riscuotendo anche un bel successo. Tutti si chiesero chi fosse quella bella cantante, forse americana?, dal nome Alicia Hurt. Grazie a questo slancio approda  a Canale 5, arrivando a firmare musiche per colonne sonore di fiction, una è contenuta nel suo primo album Iris Fields, raccolta di 11 inediti, e altri sono usciti come singoli. Quello sembrava essere il momento della svolta. Quello tanto atteso. Invece non sempre la vita riserva quello che ci aspettiamo e dopo tante promesse e belle parole i progetti non trovano un seguito. Così, non rassegnata, ma quasi certa che la musica non possa rappresentare il suo futuro si dedica alla sua attività manageriale che sta andando a gonfie vele e si dedica a quella.

Come spesso capita, poi, la vita ci mette lo zampino e la sottopone a diverse prove personali, anche pesanti, quelle che forse poi lei ci canta oggi e che l’hanno fatta crescere e maturare. Ma la vita toglie e dà e  mette sul suo cammino una persona fantastica, Giorgio Tani. Il suo unico vero produttore.  Con la sua BMA Music ha prodotto il primo CD “An Incurable Romantic”  e i singoli a seguire (cercateli tutti sul suo canale YouTube, io ho adorato ‘Gibigianna’).

ALESSIA RAMUSINO
ALESSIA E LA CHITARRA- FOTO DAL SITO UFFICIALE

Yallah è stato l’ultimo loro progetto comune, poi anche Giorgio l’ha lasciata, venendo a mancare i primi di gennaio del 2017. Per Alessia questo brano rimane così carico di tanti sentimenti ed emozioni e l’otto marzo, al Cimitero di Staglieno, dopo il Flash Mob, parlando di lui, e indicando la sua tomba, ho visto i bellissimi occhi di Alessia riempirsi di lacrime e la sua voce rompersi. Certamente Giorgio le lascia un’eredità importante. La fiducia in se stessa, la voglia di continuare, di non mollare, di continuare a sfidarsi e a mettersi alla prova. La sicurezza di non lasciare più la musica perché quella è la sua strada. Magari non sarà l’unica della sua vita, magari ne percorrerà altre, per periodi più o meno lunghi, ma tornerà sempre a lei. Alla musica. Continuerà a cercare la poesia che è dentro di lei per metterla su carta, nelle parole, e sul pentagramma, nelle note.

Oggi Alessia ha altri progetti, la sua nuova  etichetta è  Fabbrica Musicale , di cui vi avevo già parlato come editore del libro Gattonando. Speriamo quindi che la volontà di investire nei talenti nostrani continui e di poter sentire la voce e la musica di Alessia in molte altre occasioni e con nuovi e importanti brani.

Sono certa che la marcia delle donne vestite di rosso non si fermerà e sentirete ancora parlare di lei, e di noi: le donne che chiedono a gran voce Rispetto e Amore.

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ESTRATTO DI TEMPO

Il secondo brano estratto dal CD Contatto dei Simon Dietzsche

Sabato 3 marzo, ho avuto l’onore di partecipare alla registrazione e al backstage della registrazione del video del secondo brano, dopo ‘Non Nevica’, dal Cd Contatto dei Simon Dietzsche : Estratto di Tempo.

Vi avevo già parlato di questo gruppo italiano di musica indipendente e per chi avesse bisogno di un ripasso o di conoscerli meglio vi metto il link QUI.

ESTRATTO DI TEMPO è la terza traccia del CD e il tema del testo è l’incomunicabilità nella coppia.

Ecco il testo:

Stavolta tocca noi

capire perché siamo qui

senza speranza

Immagini sbiadite e poi

l’orgoglio dietro troppi si

L’eterna danza

La tua vita non ha senso

se non vuoi guardarti dentro

prenditi un estratto di tempo

ché non sei il bersaglio al centro

Sì tu stai qui ora

so che ci sei ora

Se ritieni possa ancora

ritornare l’armonia dei cuori

fatti avanti

Senza freni spinge e affiora

l’inquietudine di corpi impuri

di nuovo amanti

La tua vita non ha senso

se non vuoi guardarti dentro

prenditi un estratto di tempo

ché non sei il bersaglio al centro

Sì tu stai qui ora

so che ci sei ora.

Su questo testo i creatori del video, la SAGITTA PRODUCTION, giovani ragazzi sanremesi, hanno voluto raccontare la storia di una coppia che ha perso la capacità di comunicare, fondamentale in una coppia, e che poi si ritrova.

Il testo esorta a non considerarsi il centro del mondo e ad ascoltare le esigenze di chi ci sta accanto; prendendosi il tempo necessario per ascoltare se stessi e la persona che condivide la vita con noi.

Devo ammettere che a parte la profondità del testo mi sono molto divertita a stare sul set e ad entrare in azione al “CIAK! SI GIRA!!”

I registi hanno girato diverse scene del gruppo sul palco e altre scene con il pubblico, noi comparse appunto, che balla sulla musica di ESTRATTO DI TEMPO. Oltretutto il brano è molto orecchiabile, pertanto il nostro cantare e ballare era reale e partecipato!

Erano presenti anche i due attori che interpretano la coppia protagonista, Christian e Valentina, artisti con idee e progetti  davvero belli di cui vi parlerò in un altro articolo. Come ho già avuto modo di constatare cercare le cose belle mi fa inciampare in altrettante cose belle. E’ una catena, che ho davvero intenzione di seguire per vedere fin dove mi porterà!

Le scene più divertenti da girare sono state quelle di un ‘fermo immagine’ in cui se ho capito bene, il tempo si ferma e tutto gira attorno alla coppia che ‘ritrova l’armonia dei cuori’. Era davvero difficile mantenere tutti la stessa posizione, fermi immobili, cantanti e pubblico, ma speriamo di essere riusciti a collaborare nel migliore dei modi. Avremo modo di constatarlo a lavoro finito e pubblicato.

Sono davvero curiosa di vedere il videoclip finito perché ovviamente quello che ho potuto vedere io è solo una piccola parte e altre scene sarebbero state girate in  location diverse, per raccontare la vita della coppia.

Vi allego un po’ di foto della giornata di riprese e non appena il Video sarà pronto non mancherò di segnalarvelo. Come già detto in precedenza potete acquistare Contatto su Itunes o Spotify, oppure da DiscoClub in Via San Vincenzo a Genova.

ESTRATTO DI TEMPO
REGISTI IN AZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTRATTO DI TEMPO
RIPRESE SUL BASSISTA, PAOLO BORA TANSI
ESTRATTO DI TEMPO
FERDINANDO, VOCE, E MICHELE PEDEMONTE ALLE TASTIERE
ESTRATTO DI TEMPO
I SIMON DIETZSCHE SUL PALCO
ESTRATTO DI TEMPO
CHRISTIAN E VALENTINA, GLI ATTORI PROTAGONISTI
ESTRATTO DI TEMPO
ANDREA RIGO, CHITARRISTA
ESTRATTO DI TEMPO
PAOLO GALLEANO, BATTERISTA

SCONFIGGERE IL SILENZIO

  1. Non lasciare che ti ami troppo forte

 

L’8 marzo si avvicina e io ho già iniziato a pensare a quali utili iniziative aderire.

Inutile che vi dica che l’8 marzo è La Giornata Internazionale della Donna che insieme al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, rappresenta un momento di riflessione sullo stato dei diritti politici, economici e sociali delle Donne nel nostro paese e in tutto il mondo.

Ancora oggi, purtroppo, noto a volte commenti volti  a ritenere inutili queste giornate che io invece ritengo tuttora necessarie. Anzi mai come ora bisogna tenere alta la guardia e difendere i diritti acquisiti, non dandoli per scontati, pretendendo parità di genere effettiva, non solo sulla carta, sostenuta da politiche volte a migliorare la condizione della donna in famiglia e in società, incentivando autonomia e autodeterminazione.

Io credo fermamente che uno Stato con donne trattate alla pari, con gli stessi diritti, opportunità di studio e lavoro, ambizioni sociali, economiche e politiche non possa che essere uno stato progredito e migliore di questo. Sì, perché io davvero penso che ci sia ancora tanto da fare.

Tra le varie problematiche che le donne devono affrontare c’è quello delle violenze famigliari, che possono essere di vario genere, da quello fisico, a quello psicologico o economico.  Spesso le violenze continuano anche quando la donna decide di interrompere la relazione e si arriva al fenomeno dello stalking fino al femminicidio. Io lo voglio chiamare così perché è un omicidio di genere. Colpisce esattamente le donne che non sono state al loro posto, in una distorta ottica maschilista.

Non vi scriverò i terribili numeri di tutti questi fenomeni. Credo che siano sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che leggiamo un giornale, dopo un femminicidio, ci riportano i numeri, i dati, le statistiche. Sono tanti, troppi. E ormai i numeri e le stime non fanno quasi più effetto. Io ogni volta, invece, stilerei una lista, di nomi, con le foto delle vittime, e di figli lasciati orfani, di madri e padri che piangono una figlia. Forse farebbe più effetto.

Poi in mezzo a chi fa tante parole ci sono le persone che aiutano.

Nello specifico oggi vi parlo di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mare di Note che con la collaborazione dell’A.M.I. Associazione Musicisti Indipendenti organizzano la terza edizione di SCONFIGGERE IL  SILENZIO- Non lasciare che ti ami troppo forte , manifestazione musicale benefica a favore del Centro Antiviolenza Mascherona.

 

Segnatevi la data! Sabato 3 marzo alle ore 21:00 presso la sede del Mare di Note, che si trova a Voltri, Via delle Fabbriche 12 R.

L’ingresso è a oblazione volontaria e  sarà interamente devoluto al Centro Antiviolenza. Sabato sera sarà presente Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza e delle case per donne vittime di violenza gestite dalla Cooperativa per presentarvi le loro attività.  La sede del centro inoltre, storicamente in Via di Mascherona, cambierà dal giorno 7 marzo e sarà inaugurata alle ore 11 in PIAZZA COLOMBO 3/7. Centralissima. Potete leggere delle iniziative proposte per questa occasione QUI.

Due parole velocissime sull’utilità dei centri antiviolenza. Ovviamente vi consiglio caldamente una visita al loro sito per scoprire tutti i servizi offerti, i progetti  e le attività specifiche che mettono in atto per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

Le mie due parole velocissime le spendo per dirvi che non è tempo sprecato informarsi anche se non è di vostro diretto interesse. Un giorno potreste avere bisogno di sapere cosa potrebbero fare per aiutare una vostra collega, una vostra cara amica, una sorella o la mamma dei compagni di classe di vostro figlio. Spesso le donne non parlano per vergogna. Se vi dovesse capitare che una qualsiasi donna si aprisse e vi dovesse confidare quella che voi riconoscete come violenza, di qualsiasi tipo, non esitate ad aiutarla. Dite loro come possono essere supportate. Non sarà facile, ma fatelo. Tenete presente che il primo passo è sempre quello di riconoscere che chi ci sta facendo male è al nostro fianco, poi però bisogna poter contare su tutta una serie di aiuti che supportino l’allontanamento e le eventuali conseguenze. Il centro fa tutto questo e soprattutto garantisce privacy ed anonimato.

L’altra cosa utile davvero è sostenere chi aiuta.

Quindi non posso che invitarvi a partecipare a questa serata musicale dove artiste cantanti donne si esibiranno e vi renderanno partecipi di questo progetto in cui loro per prime, assieme agli organizzatori, credono molto e in cui continuano ad investire. Sono già al terzo anno di questo progetto. Sosteniamole!

Canteranno Laila Iurilli, che accompagnerà i suoi pezzi al pianoforte, Manuela Abate, Giovanna Pischedda, Federica Lugli, Giulia Donati e Lella and Friends. L’offerta musicale è varia e l’ascolto spazierà tra diversi generi musicali.

Presentano Roberta Parodi e Giovanna Oliveri.

Potrete anche assistere a una dimostrazione di difesa personale di Fulvio Lombardoni.

Ovviamente io vi invito a presenziare alla serata perché tutte le persone citate offrono il loro tempo per un’iniziativa utile e a scopo benefico. La nostra partecipazione sarà gradita e volta ad aiutare davvero chi ha bisogno e magari a prevenire una brutta notizia al notiziario regionale.

Pensateci.

LINK ALL’EVENTO

VIOLA SI RACCONTA: QUANDO NASCE UN’AMORE

Oggi è il 14 febbraio, San Valentino, la festa degli innamorati. Mi sono anche un po’ informata e ho scoperto che contrariamente a quanto si creda la festa non nasce come una semplice furbata commerciale, ma anzi come festa religiosa. Infatti il Valentino che si ricorda è un santo martire cristiano, noto per il messaggio di amore che porta. Averlo poi abbinato all’amore romantico è stato un passaggio successivo. Bisogna però dire che questa ricorrenza affonda le sue radici nei più antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco, i Lupercalia.  Nel 496 d.c  l’allora papa Gelasio I volle porre fine a questi riti e cristianizzare la festa.

Ogni volta che si intromette la Chiesa noi donne ci rimettiamo!! Da Papa Gelasio I in poi ci siamo dovute accontentare di un biglietto o di una rosa, mentre all’epoca romana avremmo goduto della vista di bei giovanotti nudi, spalmati di grasso,devoti al selvatico Fauno Luperco, che procedevano per strada battendo il terreno con strisce di pelle di capre e all’occorrenza anche le donne che si facevano incontro e offrivano ventre e mani, per favorire la fertilità. Cioè, roba che anche Christian Grey potrebbe impallidire!

Vabbè, la Chiesa si è intromessa e addio bei fusti nudi.

Poi ci si è messo Geoffrey Chaucer, alla fine del 1300, che ha scritto “Il parlamento degli Uccelli”, non ridete!, poema onirico nel quale gli uccelli, i volatili, si riuniscono in un Consiglio e discutono su come accoppiarsi, ma non riescono a mettersi d’accordo. Poi interviene la Natura e lascia alle femmine la scelta, ne segue così è un tripudio di cinguettii e voli gioiosi. Le coppie si sono formate. Chaucer colloca questo risveglio dell’amore nella data di San Valentino e associa Cupido al Santo, condannandoci così nei secoli a seguire a festeggiare questa ricorrenza romantica.

Detto ciò, io oggi non avevo un articolo pronto per San Valentino perciò ho deciso di regalarvi il brano che segue, tratto da mio libro “Viola e i tempi del verbo essere”. Dal brano estratto  si capisce che alcune cose sono già successe, ma Viola finalmente scopre di essere innamorata e lo dice alla sua migliore amica. Spero vi faccia piacere.

BUON SAN VALENTINO!!

 

CAPITOLO II

APRILE 2000- SETTEMBRE 2000

Il passato prossimo

 

 

Era un bellissimo sabato pomeriggio di fine maggio. C’era qualche primula e viola selvatica nei prati. Si incamminarono lungo un sentiero che, partendo da casa di Viola e costeggiando casette di campagna e chiesine piccole piccole, giungeva in grandi prati e piccoli boschi dove poter far correre Brownie, il cane meticcio di Viola.

Barbara la guardava di sottecchi, con i suoi bellissimi occhi azzurri col taglio da gatta, e con un sorrisetto furbo, che solo lei sapeva fare. Sollevava un angolo solo delle labbra, il destro e nella guancia le si formava una fossetta impercettibile. Le dava un aria da bimba birichina, una piccola peste.

Viola ancora non si decideva a spifferare tutto e la teneva sulle spine.

“Allora, mi vuoi spiegare cosa succede?”, chiese Barbara, curiosissima.

Viola allora la guardo dritta negli occhi e confessò:

“Barbara, è tutto un casino… mi sono innamorata…” Barbara spalancò la bocca in un rotondo perfetto e disse solo: “Nooo!!”.

E poi: “Dai, dai racconta”.

Così Viola le raccontò della macchinetta del caffè, della dichiarazione, dei messaggini e del primo bacio e della prima volta e della seconda e di come andando avanti aveva capito che non era solo sesso, ma di come invece si era sentita un tutt’uno con quell’uomo. Di come aveva sentito le loro anime vicine in un caldo pomeriggio d’amore sul divano.

Barbara guardava sempre l’amica con un misto di stupore e di incredulità. Non sempre riusciva a credere che ciò che le stava raccontando fosse vero, anche se era abituata alle cose pazzesche che le succedevano. Che poi, non che fossero così strane, ma capitavano tutte a lei. Una dopo l’altra!

Così provò a ribattere, per punzecchiarla: “Vabbé, ma, magari, è come quell’altra volta, con quello là. Te lo fai due o tre volte poi capisci che non ne vale la pena e lasci perdere”, e si riferiva a un fatto accaduto anni prima, quando era ancora solo fidanzata con Massimo. Aveva preso una sbandata, bella forte, aveva trasgredito una sola volta e poi era tornata sui suoi passi, temendo di perdere il fidanzato. Da lì in poi aveva invece iniziato a costruire il suo futuro con Massimo, perché aveva trovato finalmente il primo vero lavoro fisso e l’estate seguente avevano comprato casa.

Ma questa volta la sua risposta fu: “No, Babi, davvero, stavolta è diverso. E comunque non è questa la cosa fondamentale, cioè, non fraintendermi, innamorarsi di nuovo, o forse per la prima volta in questo modo è qualcosa di indescrivibile, ma non è questo il punto principale, no, no…” e lasciò la frase in sospeso, poi continuò seria seria: “Lo sai come sono fatta, se sento di essere davvero innamorata di Luca, allora non posso più essere innamorata di Massimo, e sai una cosa?”.

“Eh?”.

“Forse non lo sono più da tanto tempo e non me ne ero accorta, ci voleva uno scossone per farmelo capire, dovevo aprire gli occhi e ora l’ho fatto. Credo che penserò seriamente di lasciare Massimo, qualsiasi cosa succeda”.

Barbara era sconvolta; capiamoci non per moralismo, anzi! Lei aveva avuto un fidanzato storico, con il quale era stata dieci anni, cioè come Viola dall’estate della seconda liceo in poi. Ma poi aveva capito che il matrimonio non era per lei. Però non lo aveva lasciato, non ne aveva avuto il coraggio. Aveva fatto tanto che si era fatta mollare, lo aveva portato alla disperazione e finalmente era giunto il giorno in cui lui le aveva detto: “Forse è meglio che ci lasciamo” e lei con un sospiro, leggermente trattenuto, aveva risposto: “Eh, sì, forse sì…” e le era scesa anche una lacrima. Ma non era una lacrima falsa, era davvero di dolore, per non essere riuscita a credere fino in fondo in sé stessa. Così da quel momento aveva iniziato ad avere qualche piccola storiella, mai importante, mai troppo coinvolgente, e non appena si profilava all’orizzonte questa possibilità, lei… fuggiva. Così era felicemente single e disinibita. Se uno le piaceva le bastava sbattere un po’ le ciglia, scuotere i capelli biondissimi sempre profumati e tutti le cadevano ai piedi. Aveva davvero fascino da vendere.

Così in questa occasione non fu la scappatella extraconiugale a farla rimanere attonita ma questa determinazione che lesse nella voce e negli occhi di Viola di mandare all’aria il matrimonio. Viola che butta per aria il matrimonio! Che manda al diavolo Massimo! Ma crollava un’istituzione! Viola che si era battuta contro tutto e contro tutti per poter stare con lui, Viola che aveva costruito il suo futuro con lui giorno dopo giorno, lavoro dopo lavoro, avevano comprato e ristrutturato la casa insieme, lo aveva aiutato a superare tutte le sue insicurezze, lo aveva aiutato nel lavoro e nella vita. Era stata per lui un faro e una guida. E ora a poco più di un anno dal matrimonio e nemmeno quattro di convivenza lo voleva mollare?

“Ma, Viola, sei sicura di quello che dici? Ti senti? Stai dicendo che vuoi lasciare Massimo? Dopo tutto quello che hai fatto? Tutto quello che hai passato? Ora che hai un bel lavoro, una bella casa e sei tranquilla? Ma cosa ti manca?”.

“L’amore, cara Barbara, mi manca l’amore… e nemmeno lo sapevo. È finita ormai. Devo solo pensarci bene e decidere come fare”.

Barbare scuoteva la testa: “Tu mi stupisci sempre. E poi non so come fai. Come puoi essere così sicura. E se ti stai sbagliando? Butti all’aria tutta la tua vita solo per un batticuore”.

“Io ti capisco, Barbara, vista da fuori sembrerà una pazzia, e forse anch’io non sono ancora così sicura, ma mi sento così… triste e infelice. Mi sembra di vedere solo per la prima volta lo squallore della mia vita” e qui Barbara la guardò con uno sguardo interrogativo che Viola, immersa nei suoi pensieri, non colse. Si era leggermente tradita. Nemmeno Barbara, la sua migliore amica, sapeva tutto e questa parola stonava con ciò che poteva sapere lei. Ma non osò domandare. Era la sua amica e confidente, ma non morbosamente curiosa, e se c’era qualcosa che Viola non le aveva detto, allora significava che non glielo voleva dire, e andava bene così. Non sempre bisogna conoscere ogni piccolo dettaglio per poter avere il quadro d’insieme.

 

Se vuoi saper cosa succede prima e dopo lo trovi QUI

Viola e i tempi del verbo essere