SCONFIGGERE IL SILENZIO

  1. Non lasciare che ti ami troppo forte

 

L’8 marzo si avvicina e io ho già iniziato a pensare a quali utili iniziative aderire.

Inutile che vi dica che l’8 marzo è La Giornata Internazionale della Donna che insieme al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, rappresenta un momento di riflessione sullo stato dei diritti politici, economici e sociali delle Donne nel nostro paese e in tutto il mondo.

Ancora oggi, purtroppo, noto a volte commenti volti  a ritenere inutili queste giornate che io invece ritengo tuttora necessarie. Anzi mai come ora bisogna tenere alta la guardia e difendere i diritti acquisiti, non dandoli per scontati, pretendendo parità di genere effettiva, non solo sulla carta, sostenuta da politiche volte a migliorare la condizione della donna in famiglia e in società, incentivando autonomia e autodeterminazione.

Io credo fermamente che uno Stato con donne trattate alla pari, con gli stessi diritti, opportunità di studio e lavoro, ambizioni sociali, economiche e politiche non possa che essere uno stato progredito e migliore di questo. Sì, perché io davvero penso che ci sia ancora tanto da fare.

Tra le varie problematiche che le donne devono affrontare c’è quello delle violenze famigliari, che possono essere di vario genere, da quello fisico, a quello psicologico o economico.  Spesso le violenze continuano anche quando la donna decide di interrompere la relazione e si arriva al fenomeno dello stalking fino al femminicidio. Io lo voglio chiamare così perché è un omicidio di genere. Colpisce esattamente le donne che non sono state al loro posto, in una distorta ottica maschilista.

Non vi scriverò i terribili numeri di tutti questi fenomeni. Credo che siano sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che leggiamo un giornale, dopo un femminicidio, ci riportano i numeri, i dati, le statistiche. Sono tanti, troppi. E ormai i numeri e le stime non fanno quasi più effetto. Io ogni volta, invece, stilerei una lista, di nomi, con le foto delle vittime, e di figli lasciati orfani, di madri e padri che piangono una figlia. Forse farebbe più effetto.

Poi in mezzo a chi fa tante parole ci sono le persone che aiutano.

Nello specifico oggi vi parlo di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mare di Note che con la collaborazione dell’A.M.I. Associazione Musicisti Indipendenti organizzano la terza edizione di SCONFIGGERE IL  SILENZIO- Non lasciare che ti ami troppo forte , manifestazione musicale benefica a favore del Centro Antiviolenza Mascherona.

 

Segnatevi la data! Sabato 3 marzo alle ore 21:00 presso la sede del Mare di Note, che si trova a Voltri, Via delle Fabbriche 12 R.

L’ingresso è a oblazione volontaria e  sarà interamente devoluto al Centro Antiviolenza. Sabato sera sarà presente Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza e delle case per donne vittime di violenza gestite dalla Cooperativa per presentarvi le loro attività.  La sede del centro inoltre, storicamente in Via di Mascherona, cambierà dal giorno 7 marzo e sarà inaugurata alle ore 11 in PIAZZA COLOMBO 3/7. Centralissima. Potete leggere delle iniziative proposte per questa occasione QUI.

Due parole velocissime sull’utilità dei centri antiviolenza. Ovviamente vi consiglio caldamente una visita al loro sito per scoprire tutti i servizi offerti, i progetti  e le attività specifiche che mettono in atto per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

Le mie due parole velocissime le spendo per dirvi che non è tempo sprecato informarsi anche se non è di vostro diretto interesse. Un giorno potreste avere bisogno di sapere cosa potrebbero fare per aiutare una vostra collega, una vostra cara amica, una sorella o la mamma dei compagni di classe di vostro figlio. Spesso le donne non parlano per vergogna. Se vi dovesse capitare che una qualsiasi donna si aprisse e vi dovesse confidare quella che voi riconoscete come violenza, di qualsiasi tipo, non esitate ad aiutarla. Dite loro come possono essere supportate. Non sarà facile, ma fatelo. Tenete presente che il primo passo è sempre quello di riconoscere che chi ci sta facendo male è al nostro fianco, poi però bisogna poter contare su tutta una serie di aiuti che supportino l’allontanamento e le eventuali conseguenze. Il centro fa tutto questo e soprattutto garantisce privacy ed anonimato.

L’altra cosa utile davvero è sostenere chi aiuta.

Quindi non posso che invitarvi a partecipare a questa serata musicale dove artiste cantanti donne si esibiranno e vi renderanno partecipi di questo progetto in cui loro per prime, assieme agli organizzatori, credono molto e in cui continuano ad investire. Sono già al terzo anno di questo progetto. Sosteniamole!

Canteranno Laila Iurilli, che accompagnerà i suoi pezzi al pianoforte, Manuela Abate, Giovanna Pischedda, Federica Lugli, Giulia Donati e Lella and Friends. L’offerta musicale è varia e l’ascolto spazierà tra diversi generi musicali.

Presentano Roberta Parodi e Giovanna Oliveri.

Potrete anche assistere a una dimostrazione di difesa personale di Fulvio Lombardoni.

Ovviamente io vi invito a presenziare alla serata perché tutte le persone citate offrono il loro tempo per un’iniziativa utile e a scopo benefico. La nostra partecipazione sarà gradita e volta ad aiutare davvero chi ha bisogno e magari a prevenire una brutta notizia al notiziario regionale.

Pensateci.

LINK ALL’EVENTO

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PARTE 6

IL SALVATAGGIO

 

Poi, inaspettatamente arriva un messaggio e  il giorno sognato da tutti si concretizza! Finalmente!

In chat:

24/01/17, 14:08 –  Barbara: È stata ritrovata Agnese a Manosque

Appena mi arriva vi mando il numero di telefono della signora che l’ha trovata!

Nei primi concitati momenti dopo questo messaggio non capiscono davvero bene se l’abbiano presa . Infatti il messaggio arriva da Michela! Ossia colei che l’ha persa, ma Agnese porta una medaglietta con il numero di telefono della mamma di Michela verso cui la fiducia è assai poca e non sanno bene come comportarsi. Poi finalmente arrivano proprio da lei le notizie del ritrovamento e della sua cattura.

24/01/17, 14:42 – Sandrine : È a 71 km da Carcès

24/01/17, 14:58 – Barbara: Fille du propriétaire du Restaurant   LE PATACREPE  a Manosque Les Grandes Terres

 

La sua cattura ha dell’incredibile! Anche se di cattura vera e proprio non si può parlare; infatti Agnese, attirata dall’odore di cibo, è letteralmente caduta in una vasca di olio esausto situata nel retro del ristorante Le Patacrepe, che ne utilizza tantissimo per fare le patatine fritte. Per fortuna il livello non era tanto alto e questo pur impedendo ad Agnese la fuga non l’ha fatta annegare nel liquido vischioso.

La chat è un susseguirsi di “Evviva!! Oddio!! Non ci posso credere…” e anche qualche lacrima si versa dalla felicità. Corinne parte di corsa per andare a recuperarla e ormai è chiaro a tutte che sarà lei la nuova mamma di Agnese . Se l’è guadagnata! Le raccomandazioni perché la cagnolina non tenti di nuovo la fuga si sprecano, ma Agnese è stanca e forse è stufa di correre. Si fa portare a casa senza tentare di liberarsi, si lascia fare il bagno, anche se non troppo convinta ( si ricorda del phon!) e poi si gode un meritato riposo sotto una bella copertina calda.

A vedere le foto di Agnese sana e salva a tutte si scioglie il cuore e davvero non riescono a credere a quella botta di fortuna che ha permesso di prenderla. Se non fosse andata così forse non ci sarebbero mai riuscite!

La cosa davvero pazzesca, che tutte trovano alquanto strana, è che Corinne riferisce di averle dato da mangiare dalle mani del wurstel e che si è lasciata tenere in braccio, quando le notizie che erano giunte dai suoi primi adottanti erano così discordanti: un cane impaurito e scontroso e che nemmeno prendeva il filetto dalle mani!

“Ho corso davvero tanto. Non ne potevo più. Sono così stanca. Quella vasca aveva un buon odore, ma non è stata una buona idea infilarmici dentro. Ho avuto tanta paura. Poi mi hanno tirato fuori e io sono stata ferma, mi hanno tenuto saldamente. E’ venuto un angelo a prendermi, ci siamo guardate negli occhi e ho capito che è lei. Ho corso tanto per arrivare da te, angelo mio. Ora che sei qui con me non scappo più. Buona la pappa che mi dai. Come dici? Wurstel? Si? Devo ricordarla questa parola, sono buoni buoni. Aspetta che mi sistemo meglio qui in braccio a te. Hai un buon odore.  Mi piace, mamma.”

 

Corinne ha dato un nuovo nome alla dolce Agnese, dal quel giorno lei è diventata Bella e condivide la casa di Corinne con altre due cagnoline vecchiette, salvate da eutanasia.

25/01/17, 13:16 – Sandrine : Corinne mi ha detto che non cerca assolutamente di scappare, che non tira nemmeno al guinzaglio,che quando la chiama Bella lei alza gli occhi e la guarda con dolcezza..sta accanto a lei sempre..

Fantastico!!!

 

Bella ora ha una casa, una nuova medaglietta brillante e una mamma super speciale oltre a tante tate che l’hanno amata e sostenuta come non mai!

 

Corinne e Claudine sul posto, Sandrine dall’Italia, tutte gli abitanti dei villaggi francesi incontrati in questo pazzo viaggio su e giù per la regione del Var e tutte le volontarie di Genova e Salerno hanno indubbiamente un cuore immenso. Hanno sofferto un mese e tribolato non poco a sapere la piccola dispersa per una regione immensa e molto vasta, ma i loro sforzi sono stati premiati.

Quello che infatti mi ha portato a scrivere questa storia è la sinergia che si è creata attorno a questa vicenda; non so se sono riuscita a ricreare tutta l’emozione e l’ansia che i protagonisti hanno vissuto. Forse per loro questo racconto sarà riduttivo,ma spero di avervi trasmesso tutta l’energia positiva che si è creata attorno a Bella.

Pensate che da quel giorno se vi trovate a passare dalla creperia LE PATACREPE a Manosque potete trovare la crepe speciale “Bella”. Per tanto tempo  Bella è stata una  star..la star del Var!

Un grazie di cuore a Barbara che mi ha raccontato questa storia fantastica e mi ha permesso di ricostruire tutti gli spostamenti di Bella, fino all’epilogo a sorpresa.

Un grazie enorme a tutte le persone come loro che rendono questo mondo un posto migliore dove vivere.

Ecco i contatti dell’associazione IMPRONTE DA SALVARE

per visitare la loro pagina Facebook  e vedere foto e appelli:

www.facebook.com/improntedasalvareLiguria

http://improntedasalvare.blogspot.it/

per adozioni e informazioni:

Alfonsa 348 5114833

Margherita 342 1544162

[email protected]

Per un aiuto concreto o  per fare la mamma a distanza:

IBAN IT31P0569649540000002136X52

PER IL 5×1000 c.f. 92108000099

Menzione speciale su richiesta della mamma Corinne, per altri due fantastici volontari, che hanno operato con loro sul posto; ecco il messaggio di Corinne, originale e tradotto:

Bonsoir, je vous remercie pour l’histoire de Bella, c’est très touchant ❤ Claudine et moi même aurions aimé que vous mentionnez Mr Claude Luquet et Mme Jacky Luquet dans l’histoire de Bella sur les prochaines parties. Ils ont été présent tous les jours avec nous sur le terrain pour retrouver Bella et continue encore aujourd’hui de prendre de ses nouvelles et de m’acheter des alèses puisque Bella n’est pas propre la nuit. Jusqu’au bout ils étaient présents et depuis le début, alors si vous pouviez les mentionner en soulignant qu’ils étaient là tous les jours, ce serait super 😉 Merci encore, bonne soirée à vous 😗

Buonasera, grazie per la storia di Bella, è molto toccante - Claudine e io avremmo voluto che citassi 
il signor Claude Luquet e la signora Jacky Luquet nella storia di Bella, nella prossima parte in arrivo
Sono stati lì ogni giorno con noi a terra per trovare Bella e continuano oggi a chiedere sue notizie 
e comprarmi dei materassini perché Bella ne ha bisogno per la notte.
Fino alla fine erano presenti e fin dall'inizio, quindi se potessi menzionarli 
sottolineando che erano lì ogni giorno, sarebbe fantastico. Grazie ancora e buona serata 

Bella in relax
Bella, oggi

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PARTE 5

GENNAIO, SEMPRE IN FUGA 

Le comunicazioni nel gruppo sono costanti e concitate. Le volontarie sono sempre in contatto tra di loro per non perdere alcun aggiornamento o richiesta di informazione che potrebbe rivelarsi utile alle ricerche.

Ecco alcuni stralci della loro chat:

01/01/17, 21:38 – Sandrine: Comunque ragazze,le persone del posto, del quartiere dove gira,stanno facendo cose straordinarie…pensate che quasi tutti, hanno messo crocchette in una ciotola, più acqua, nel proprio giardino, lasciando il cancello aperto..splendidi.

Per tutta la giornata successiva viene avvistata tra le vigne, ma nulla da fare;  poi se ne torna nel bosco e solo a notte fonda Corinne scrive un messaggio sulla chat che torna a casa e che le ha lasciato del cibo lontano dalla strada. E’ chiaro a tutti che Corinne si è davvero presa a cuore questa vicenda e la sorte di Agnese.

Nei giorni seguenti nuovi avvistamenti.

03/01/17, 15:21 – Sandrine : È nei campi

4/01/17, 18:13 – Sandrine : Quindi…Questo è il riassunto… l’hanno vista due volte… Ad un certo punto, Agnese era tipo in un tombino, Corinne era sopra di un metro con il guinzaglio, ma si è preso una storta alla caviglia e Agnese ne ha approfittato x scappare, poi, visto che hanno fatto delle squadre, scappando si è ritrovata l’altra squadra davanti, ed è entrata in una proprietà, hanno subito chiuso il cancello, chiamato il proprietario,che li ha fatti entrare x cercarla,peccato che dal lato in alto, non c’era recinzione ed è scappata… L’unica cosa è che inizia ad essere stanca, quindi, anche se fa pena, forse diventerà un’arma x chi la cerca,xk mette più tempo a reagire.

Questi sono solo alcuni esempi dei vari messaggi che si scambiano e non c’è mai un attimo di tregua! Le ricerche proseguono incessantemente giorno dopo giorno dopo giorno.

Nel frattempo dall’Italia ci si attiva per fare un bonifico europeo a Corinne per comprare il cibo che sta lasciando disseminato nelle varie zone dove lei si aggira e ovviamente ne occorre parecchio.

E’ già l’8 gennaio ed ecco nuova segnalazione:

08/01 18:03 Claudine: Nous avons eu un signalement sur la commune de Aups (abbiamo una segnalazione dal comune di Aups).

Aups dista 25 chilometri!! Agnese cammina stanca e zoppicante non trova pace e continua a spostarsi percorrendo tantissima strada.

Nel frattempo i media locali, giornali e radio, diffondono la notizia,  attraverso articoli sulle loro pagine Facebook e ad annunci radio. La copertura è totale, tutti allertati e lei…scappa!

 

09/01/17, 18:38 – Sandrine : L’hanno vistaaa. Al domaine de la baume e a tourtour.

09/01/17, 19:40 – Carla: ne fa di strada!

09/01/17, 19:41 – Valentina : E’ una maratoneta!

11/01/17, 21:57 – Sandrine : Agnese è in compagnia di un altro cane,grande,bianco

 

Ed ecco che la nostra Agnese si è trovata anche un amico. Gli avvistamenti con altri cani sono più di uno.

 

11/01/17, 22:23 – Sandrine : Cmq,è scesa…ecco xk nn la vedevano più da giorni in zona sopra Carces..

Eliminate l’avvistamento del domaine de la baume, era scesa verso flassans…forse,passando dalla route du lac, les rogations…

Ma niente da fare, Agnese ora in compagnia di altri cani, forse cani da pastore, cani da fattoria, riesce a trovare cibo e riparo e riesce a sfuggire alla caccia serrata che le stanno dando con ogni mezzo.

13/01/17, 10:54 – Sandrine : Una segretaria di una ditta di trasporti ha fatto pubblicare volantino da distribuire a tutti gli autisti di zona.

La collaborazione della gente del posto è davvero ammirevole e la loro disponibilità è massima. Ha quasi dell’incredibile!

 

“Sono giorni e giorni che girovago. Trovo cibo da tutte le parti e spesso giacigli caldi. Alcuni compagni di corse e di avventure mi aiutano a trovarli. Ovunque vedo umani che cercano di avvicinarsi, ma non so cosa vogliano. Non so più di chi fidarmi. Questa vita da randagia  mi ricorda qualcosa, mi ricorda tanti anni fa, prima di… prima di… prima del nulla. Prima della prigione. Se trovo cibo non è così male essere libera. Certe sere, stanca morta, con il muso sulle zampe annuso questa aria straniera, sento l’ultimo raggio di sole sul pelo, poi mi acciambello e dormo. Le zampe sognano ancora di correre”.

Per parecchi giorni Agnese non si fa più vedere; le ragazze sono disperate e cominciano a temere il peggio.

Ma ecco che ricompare, finalmente, per la gioia e l’emozione di tutti, presso il giardino di un’abitazione dove trova cibo sicuro, ma non si lascia avvicinare. Più passa il tempo più la sua diffidenza si acutizza. Cercano di conquistarla  con del cibo appetibile; i proprietari della casa le mettono in giardino una vecchia cuccia del loro amato cane mancato qualche anno prima, coperte morbide e calde, ma niente da fare, lei mangia e si allontana. Nuovi avvistamenti…si dirige verso un’altra casa abbandonata, dove spesso Claudine e Corinne lasciano cibo. La preoccupazione di tutti è la vicinanza di queste due case  a due strade, la d31 e la d50. Le due donne si appostano ma quando loro arrivano, lei si dilegua.

Dopo alcuni giorni cambia zona e viene avvistata più avanti presso il Parc Animalier les Aigles du Verdon; i guardiaparco si  rivelano molto collaborativi e disponibile, tentano di organizzare dei gruppi, stanno già meditando di installare una telecamera per spiarne i movimenti, ma anche in questo caso lei si allontana prima che riescano a mettere in atto il piano di cattura.

Passano giorni senza alcuna notizia. Le ragazze ormai si sono rassegnate a questi momenti di stasi; in alcune giornate la segnalano diverse volte e in tante occasioni, poi passano giorni interi senza che nessuno la scorga. Ma tutto ciò è davvero snervante. Barbara e le sue amiche subiscono un’altalena di emozioni, passano dall’euforia al pessimismo. Hanno capito che Agnese è ricca di risorse e imprevedibile. Ha sicuramente messo in atto una serie di nozioni imparate negli anni di randagismo, prima di essere accalappiata, e poi c’è l’istinto di sopravvivenza. Ma è anche vero che i pericoli sono tanti e che ogni giornata di silenzio può far presagire il peggio.

 23/01/17, 19:22 Barbara : Buongiorno a tutte. …ci sono news? Avvistamenti? Ormai è quasi un mese che Agnese fa la randagina.

23/01/17, 19:24 – Sandrine : Non osavo scrivervi..

Purtroppo nulla..zero proprio..

23/01/17, 19:25 – Alessandra: Neanche vista? ??

23/01/17, 19:25 –  Barbara : Spunterà

23/01/17, 19:25 –  Barbara : È già capitato

23/01/17, 19:31 – Sandrine : Dall’altra sera vicino al Parc Animalier, più nulla…cmq le persone,continuano cercarla...

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veduta di Aups

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PARTE 4

CHI HA VISTO AGNESE? 

Ed ecco che finalmente arriva il primo avvistamento!! Tutte lo vivono come un evento pazzesco, insperato ed emozionante! Tutta la fatica e l’impegno vengono premiati. E’ il 31 dicembre. Una prima persona riferisce di averla vista  correre lungo una strada provinciale, vicino a un centro abitato. In seguito altre persone confermano la presenza di un cane libero e la convinzione che sia proprio lei nasce da un elemento comune che caratterizza  gli avvistamenti: il cane porta un collarino rosso, quasi fosforescente. C’è chi dice di aver visto un cane nero, chi grigio, chi grigio e bianco. Ma tutti dicono che avesse un collare rosso molto evidente.

Agnese era dunque viva! Erano passati diversi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta in una zona scarsamente abitata, persa tra campi sconfinati. In pieno inverno. Aveva sicuramente dovuto combattere per sopravvivere alla fame, alla sete, al freddo, per non parlare degli animali selvatici. Ma era viva! La gioia nell’apprendere che ce l’avesse fatta era immensa.

Adesso però bisognava prenderla.

Io corro, corro, corro. Finché c’è luce cerco cibo. Vicino alle case, vicino alle strade. Non mi piacciono le strade e il rumore che fanno, ma quelle mi portano al cibo. Il terreno è sempre gelato, l’acqua è ghiacciata, se non mi avvicino alle case finirò per morire. Dormo in buchi sotto gli alberi, in tane abbandonate con il terrore che torni il legittimo proprietario, appallottolata su me stessa per mantenere quel poco di calore che emana il mio corpo. A volte trovo stalle in cui infilarmi, casolari abbandonati, per poi fuggire alle prime luci dell’alba. Ho fame, sempre fame. Devo trovare il cibo. Vedo luci, vedo fumo, vedo case, mi avvicino di soppiatto in cerca di un bidone con avanzi”.

Immediatamente Barbara crea una chat condivisa tra tutte le volontarie attive in questa affannosa ricerca. Le partecipanti sono Barbara, Valentina, che aveva prelevato Agnese a Polla, Carla e Alfonsa, volontarie di Impronte da Salvare, Alessandra, Laura e Miriam, educatrice del canile di Arenzano, infine Sandrine, naturalmente.

Da Facebook si viene a sapere, leggendo i commenti sotto l’appello, che addirittura qualcuno l’ha liberata da un cavo elettrico in cui era rimasta impigliata senza immaginare che fosse un cane perso e che la stessero cercando da giorni; un’altra persona se l’è trovata nel giardino, ma poi si è dileguata. Le informazioni che arrivano parlano di un cane che zoppica e questo preoccupa ulteriormente il gruppo. Ce la farà?

Nel momento stesso in cui viene formata la chat è in corso un nuovo avvistamento lungo la Route de Cotignac, verso Entrecasteaux. E’ molto spaventata e sicuramente tende a correre via se rincorsa, quindi viene consigliato di attirarla con cibo e cercare di chiuderla in luogo chiuso senza però spaventarla ulteriormente. Tenendo conto che le persone che provano a prenderla non sono sicuramente esperti ciò si rivela alquanto difficile!

L’ansia è alle stelle perché è il 31 dicembre, Agnese si trova presso la d22 che è una statale molto trafficata, considerato anche il giorno particolare. L’ultimo dell’anno.

Purtroppo nonostante l’avvistamento Agnese fugge e non si fa prendere. Le volontarie continuano a scriversi fino alla mezzanotte, augurandosi il buon anno nuovo con la speranza che da lì a breve la fuggitiva venga recuperata.

Inizialmente la cagnolina si muove in un triangolo formato da tre paesi: Carcès, Cotignac, Entrecasteaux, distanti tra loro tra gli 8 e 10 km.

Per tutta la giornata del primo gennaio gli avvistamenti continuano. Sono Corinne e Claudine a tentare l’avvicinamento ma anche il problema della lingua non è da sottovalutare! Infatti se si dovessero avvicinare le parlerebbero in francese. Così nasce un’idea! Fare un vocale sul cellulare con la lingua che il cane ha sempre ascoltato: il salernitano. Insomma le studiano davvero tutte per agevolare una possibile cattura.

Nel frattempo maturano un’altra decisione, se la prendono non verrà assolutamente restituita agli adottanti. Infatti il primo volantino scritto da Barbara riporta il loro numero di telefono, ma nonostante qualche telefonata fatta proprio a loro, le uniche per strada a cercare di acciuffarla sono sempre e solo Corinne e Claudine, i cui recapiti telefonici vengono ormai diffusi ovunque come le persone da contattare in caso di avvistamento.

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PARTE 3
AGNESE ARRIVA IN FRANCIA

Nicola porta Agnese a Nizza e la tiene presso di sé alcuni giorni prima di portarla a sua mamma, ma dopo qualche giorno riferisce ad Alfonsa che il cane è terrorizzato, poco socievole e che Agnese in un frangente gli è quasi scappata. Loro pensano si tratti dello choc dell’ulteriore spostamento in auto, di cui probabilmente ha paura perché già dopo la staffetta avevano capito che i mezzi di trasporto le procurano grande disagio. Gli consigliano così di aspettare che sia tranquilla, di parlarle con calma e avere pazienza, insomma di rassicurarla.

Dopo l’ulteriore tragitto da Nizza a Carcès, dopo una settimana, Agnese è irriconoscibile. Le orecchie basse, gli occhi terrorizzati, la coda tra le gambe. Trema. Vive sotto una sedia, rifiutando addirittura il cibo dalle mani. E’ la stessa amica di Alfonsa, Michela, a riferire che non mangia nemmeno il filetto che le porge. Siamo al 19 dicembre.

” Prima mi hanno portato in quell’inferno di rumori, la strada, le macchine, tante persone. Lui mi strattona, mi tira, mi urla ma io non capisco. Il suo odore è forte e a me non piace. Mi ha tirato giù dalla macchina e mi ha colpito perché ho sollevato un labbro mostrando i denti. Mi da la pappa, ma non mi fido. O mi ignora o mi trascina fuori nel caos. Poi mi ha rimesso nella gabbia. Sono arrivata in un posto dove gli odori sono buoni. Ma ho ancora tanta paura e lui ancora è qui intorno. Non viene da me, ma lo so che c’è. Quando arrivo in questa casa sono confusa, sento odori buoni e odori di cane, un cane che non c’ è più, tanti odori che mi stordiscono. Sto un po’ qui, nella tana, poi semmai esco. Fatemi abituare. Non venite sempre, mi spaventate, ora non ho fame. Ho solo paura. Quando lui va via, magari un giretto per la casa lo faccio…”

I messaggi e le telefonate di Michela ad Alfonsa non sono rassicuranti. Dice che la cagnolina non è socievole. Non ringhia, non è cattiva, ma se ne sta rannicchiata sotto il tavolo, non vuole uscire di lì sotto, è sospettosa. Alfonsa inizia a preoccuparsi perché capisce che forse non stanno usando il metodo giusto, così continua a dir loro di avere la pazienza che lei somatizzi tutti questi cambiamenti. Ci vuole solo tempo.

Dopo un paio di giorni la chiamano e le dicono che Agnese è scappata. Si è fiondata fuori la mattina presto, mentre aprivano le persiane di una porta finestra. Hanno provato a prenderla, ma più loro le correvano dietro più lei si allontanava. Lì intorno solo campagne sconfinate, una situazione davvero difficile.  E’ il 27 dicembre.

Corro, corro, corro. L’aria qui fuori è pungente. Tanti gli odori nuovi e sconosciuti. Le unghie si piantano nel terreno gelato e scricchiolano. Non so perché corro tanto veloce, ma sento una gioia immensa. Libera, sono libera. Come tanto tempo fa. Non me lo ricordavo nemmeno più quanto è bello correre.  Corro, corro, corro  finché  inizio ad avere freddo. Fa freddo qui fuori. Ho anche fame. Devo cercare cibo e anche  un riparo. Farà buio tra poco”.

Quando Alfonsa riferisce a Barbara e alle altre dell’evasione di Agnese vanno tutte subito in agitazione. Cercano insieme di dare indicazioni precise su come fare per riprenderla, fare dei percorsi con il cibo, fidelizzarla, spargere volantini con la foto del cane da mettere nelle zone limitrofe, nei negozi, in giro per il comune. Dalla Francia sembrano recepire i consigli, affermano di tentare il tutto per tutto e per i primi giorni riferiscono anche di vederla ogni tanto in lontananza, nei prati. Ma è dicembre, fa molto freddo, la temperatura di notte scende sotto lo zero e non ci sono molte possibilità di sopravvivenza per una cagnolina che ha vissuto quasi tutta la sua vita in un canile.

Dopo alcuni giorni, la famiglia francese si arrende, scrive un messaggio dicendo che non l’hanno più avvistata; inoltre Michela si ritrova sola, il fratello è ripartito, nessuno la aiuta, la mamma ha l’influenza e aggiunge che secondo loro è inutile proseguire nelle ricerche perché è sicuramente morta, per il freddo o aggredita da qualche animale selvatico.

Barbara e le sue amiche sono affrante, si sentono colpevoli di una scelta forse sbagliata e non si vogliono dare per vinte!

Così scrivono un appello in francese con la foto di Agnese, per farne un volantino da pubblicare su Facebook ai gruppi di ricerca di cani, ne esistono diversi, sperando che qualcuno abbia contatti in Francia per farlo arrivare fino a là.

Fortunatamente l’espediente funziona e un paio di ragazze contattano Barbara. Una di queste abita vicino ad Antibes e si chiama Val, in autonomia decide di  contattare Nicola. Le parole dell’uomo sono molto dure, quasi sprezzanti, e lasciano intendere che Agnese non fosse il cane che si erano aspettati di ricevere. Era troppo terrorizzata secondo lui. Pertanto esorta questa ragazza, anche in malo modo, a non disturbarlo più perché tanto non c’era più niente da fare.

Nel frattempo un’altra francese, di nome Sandrine, sposata con un italiano e quindi abitante in Italia, molto attiva nei gruppi di ricerca francesi dà la sua disponibilità ad aiutare e inizia ad essere molto propositiva con i passaggi da seguire. Si mette in contatto con la prima ragazza, Val, che aveva parlato con Nicola, ma proprio per il suo modo anche un po’ autoritario, che farà di Sandrine il fulcro dell’organizzazione, le due donne entrano in conflitto e Val abbandona il gruppo. Da  questo momento Sandrine, anche per la proprietà della lingua, prende in mano la situazione e si dà un gran daffare. Il suo aiuto si rivelerà prezioso e indispensabile. L’appello quindi viene inoltrato immediatamente a tutti i Comuni limitrofi, Vigili, canili, associazioni della zona. Tra i tanti che leggono questo accorato appello vi è una donna, Claudine abitante proprio a Carcès che si offre di aiutarla nelle ricerche in loco, accompagnata dalla sua amica Corinne. Parte così un volantinaggio a tappeto su tutta la zona, negozi, case, persone , non solo di Carcès ma di tutto il circondario.

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il primo volantino

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PARTE 2

AGNESE ESCE DAL CANILE DI POLLA

Arriva così il giorno che Valentina va a prelevare Agnese e la porta a casa sua. La tiene qualche giorno tranquilla in casa, la lava e la coccola. La prepara per la staffetta  e quando è tutto pronto la mette nel trasportino adatto ai viaggi; la saluta augurandole buon viaggio e buona vita.

Qui è tutto buio, ho paura, c’è un rumore assordante. Ci sono altri cani e anche gatti. Sono ore e ore che sono chiusa in questa gabbia. Ma perché quella ragazza così carina non mi ha fatto stare con lei? Mi piacevano le sue coccole, mi è piaciuto il bagnetto. Un po’ meno quel mostro che sparava aria calda, ma la pappa era buona. Avevo anche le copertine calde per dormire. Le coccole. E’ tutto buio, qui. Non so cosa succede, ho paura…

Finalmente Agnese arriva in Liguria e viene portata ad Arenzano, al canile, visitata e coccolata. Le volontarie lo sanno che questi viaggi sono faticosi e stressanti per i cani, ma sono necessari per poter offrire loro un’adozione dignitosa.

Agnese ha un box tutto suo, con cuccia al coperto, coperte pulite e pappa buona e le ragazze vanno tutti i giorni per portarla fuori e accertarsi che stia bene. Agnese dimostra buon carattere, in effetti, ed è socievole, ottimo presupposto per un’adozione. C’è però un piccolo ostacolo: l’età presunta giù in canile, 3 anni, è sbagliata; Agnese è molto più anziana, ne ha circa 8, per cui la ricerca della famiglia interessata potrebbe essere un po’ più lunga; i volontari,però, non si perdono d’animo, sono sicuri che arriverà anche per lei il grande giorno!

Non è male qui. Mi piace. Se scodinzolo mi grattano le orecchie. Se salto e metto le zampe addosso a qualcuno non mi urlano, ma mi parlano con voce dolce. La pappa arriva tutti i giorni e ho anche una bella pallina. Però quello vestito di verde che mi ha tirato su la coda e infilato i bastoncini in gola e nelle orecchie è brutto. Non mi piacciono quelli che hanno quell’odore. Non mi piacciono gli uomini. Mi ricorda quella volta che… non ci pensare. Ora sono qui… e non si sta male qui.

Barbara ha scritto  così un accorato appello da condividere sulla pagina Facebook dell’associazione per far conoscere Agnese e cercare così una mamma per lei.

Nelle successive settimane un paio di persone chiedono di Agnese ma come sospettavano il fattore età è un deterrente. Agnese resta nel suo box, tranquilla ma un po’ triste. Una certa esuberanza mostrata all’inizio si è trasformata in una quieta rassegnazione.

Così quando una cara amica di Alfonsa, Michela , le chiede un cagnolino tranquillo e anche non più giovanissimo per sua mamma che abita in Francia,alla quale è morto il suo cane, tutte ritengono sia arrivata la fantastica occasione per Agnese.

La signora abita in una grande casa rurale a Carces, nel Var, entroterra della Costa azzurra, e ha tantissimo spazio intorno all’abitazione. La casa è in mezzo al verde, in una zona molto tranquilla. Agnese può andare a stare molto, molto bene. Finalmente amata e coccolata da una mamma. Una mamma tutta sua.

Prima di dare un cane in adozione, passaggio di solito obbligatorio, c’è la visita preaffido. Alcuni volontari si preoccupano di verificare fisicamente che le condizioni in cui il cane sarà tenuto siano adeguate. Non dimentichiamo che sono cani che hanno sofferto molto e hanno bisogno di una famiglia che li ami, non di finire alla catena o piazzati in cucce esterne in giardini senza possibilità di stare in famiglia.

In questo caso discutono molto del fatto che in tale occasione è impossibile fare questo tipo di controllo, sia prima che dopo, come sono solite fare per verificare che il cane si trovi bene nella sua nuova famiglia; ma Alfonsa conosce questa amica da anni, è veterinaria, anche se non praticante, molto disponibile a dare qualsiasi tipo di informazione, invia foto della casa, i messaggi sono rassicuranti e scrive che la aspettano con ansia. Hanno avuto diversi cani e non sono quindi a digiuno di comportamento canino. La fiducia verso questa famiglia conosciuta e stimata è massima.

Così predispongono i documenti per l’espatrio.

C’è una strana eccitazione quando parlano con me. Qualcosa deve accadere. Parlano, parlano ma io non capisco. Non so se mi piace tutta questa agitazione.  Mi hanno messo un collare rosso. Loro sono felici. Io non so. Ora che mi stavo abituando e che avevo imparato a conoscere tutti i rumori e gli odori. Sono spaventata e confusa.

Finalmente, come accordi, arriva il giorno del suo prelevamento. E’ il 15 di dicembre. La sua prima destinazione sarà Nizza, presso la casa del fratello di Michela, perché per Natale è prevista una riunione di famiglia e sarà quindi Nicola a portare Agnese fino a Carces.

Le volontarie commosse, baciano la cagnolina sul musetto peloso e la rassicurano. Aiutano Nicola a sistemarla nel trasportino in macchina e come sempre trattengono una lacrima quando un loro protetto se ne va. Sanno che è giusto così, ma l’emozione è sempre grande.

No, no, no… perché mi mandano via? Perché mi mettono qui? Il rumore è forte. Non ci voglio stare chiusa qui. Quanto ci devo stare? Non  mi piace questo odore. E’ l’odore di quelli che mi picchiano. E’ l’odore di quelli con il bastone, delle pietre. Delle urla. Non voglio stare vicino a questo essere umano. Ho paura. Tanta paura.

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Da Polla a Carcès

 

CERCASI AGNESE DISPERATAMENTE

La storia  della cagnolina Agnese, in viaggio dall’Italia alla Francia

PARTE 1

IL DURO LAVORO DEL VOLONTARIO CINOFILO

Questa è una storia vera. Cercherò di raccontarvela con tutto il pathos con cui l’hanno vissuta i tanti protagonisti perché è davvero emozionante.  Forse in alcuni punti l’immaginazione mi ha preso un po’ la mano, ma concedetemelo, sembra un racconto di Dickens e dovevo dare voce alla vera eroina della storia: Agnese.

Per capire pienamente come sono andate le cose devo prima spiegarvi come funziona il meccanismo delle adozioni dei cani del Sud.

I canili del Sud Italia, per diverse motivazioni che non sto qui ad elencare, sono tanti, davvero pieni zeppi di cani e spesso sovraffollati. I cani “ospitati”, per così dire, variano per età, da cuccioli a vecchissimi, taglia, colori, sesso, indole, provenienza, talvolta possono essere di razza. Li accomuna una cosa. Sono di nessuno. Anzi, no, sono dei comuni dove sono stati accalappiati, ma questo non garantisce loro la certezza di un’adozione, anzi.

Infatti solo i cani più fortunati, anche qui  un eufemismo, sono collocati in canili dove è possibile per alcuni volontari del posto andare a vederli, fotografarli, dar loro un nome per scrivere appelli da pubblicare ovunque sul web.

Tanti cani, invece, non usciranno mai. Rinchiusi in canili lager, dove per i volontari non è possibile entrare e  dove loro resteranno invisibili a vita.

Ma questa è un’altra storia.

Io stessa ho due cani, prelevati da due canili differenti, uno di Caserta e uno di Avellino, pertanto conosco perfettamente tutto l’iter.

Il processo di adozione di un cane dal Sud è fatto di vari passaggi e tanto lavoro da parte dei volontari.

La mia amica Barbara è, qui a Genova, uno dei tanti ponti di comunicazione tra le volontarie del sud e le volontarie del nord e collabora con una associazione  “Impronte da Salvare”, che fa capo a Margherita. L’Associazione ha la sua sede a Varazze e poi si avvale della collaborazione di due strutture tra cui la principale è quella del Canile di Arenzano, dove vengono collocati alcuni cani selezionati per dar loro visibilità e speranza di adozione. Intorno all’Associazione ci sono diversi responsabili, tra cui Alfonsa che è una delle volontarie protagoniste di questa avventura. I volontari sono tanti e ognuno ha un compito: si occupano di appelli, di fare mercatini per raccolta fondi, di banchetti per raccogliere cibo, fanno stalli per casi urgenti, controlli prima e dopo l’affido ma soprattutto si recano al canile per seguire i loro amati ospiti.

Quindi, come funziona: Valentina, una delle diverse volontarie operanti sul comune di Salerno e che agisce in collaborazione con “Impronte da salvare”, va al canile di Polla; per fortuna non è tra i peggiori dei tanti esistenti perché lì le permettono di entrare e i cani sono trattati bene.  Fa un giro tra i box, guarda i cani e li valuta anche caratterialmente. Si accovaccia per terra accanto a loro per una grattatina di orecchie. Solo così può riuscire  a creare un contatto, a sperare in uno scodinzolio che la attiri, o a conquistare la fiducia di uno più restio, ma non per questo meno meritevole di una casa e di una famiglia che lo ami.

In una di queste visite Valentina ha adocchiato una cagnolina, da lei poi battezzata Agnese. Aspetto spettinato, bianca e nera, orecchie cadenti e occhi nocciola. Una simpatica spinoncina. Agnese ha fatto di tutto per farsi notare da Valentina: le scodinzolava, le leccava mani, le saltava addosso.

Scegli me, scegli me. Lo so che siamo tanti in questo box, ma guarda me. Lo so che quando guardi uno di noi, poi lo porti via da qui. Tu hai un buon odore, mi fido di te. Sono tanti anni che sto qua dentro. Portami via.

Così Valentina ha fatto le foto, le ha inviate a Barbara che a sua volta ha chiesto il permesso all’Associazione di poterla ospitare ad Arenzano e insieme hanno deciso di dare un’opportunità a quella buffa cagnetta. Sembrerà strano ma questo passaggio è molto delicato. Le persone hanno molti pregiudizi e preconcetti sui possibili cani da adottare: certi colori, certe taglie, certe caratteristiche non sono gradite. Quindi questa scelta è cruciale. Le volontarie inoltre si autotassano e pagano tutto: quelle al sud si sobbarcano tutta la prima fase di lavoro di prelevamento dal canile e preparazione del cane alla partenza, con eventuali vaccini se non ancora presenti e sterilizzazione quando è necessaria. L’Associazione invece cerca di coprire le spese di viaggio, chiamata in gergo staffetta, che porta il cane verso il luogo di stallo. Da quel momento in poi è a carico suo e riceverà tutte le cure del caso. Vi pare poco? Tutto questo è volontariato; si conta poi sulla sensibilità del futuro adottante per un’offerta che aiuti a poter continuare questa attività davvero dispendiosa.

Se la scelta del cane non è stata quella giusta il rischio è che lo stallo duri tanto, pesando così economicamente e soprattutto negando a quel cane e ad altri, successivi, la speranza di un’adozione.

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improntedasalvare

 

 

 

UN GIORNO DA VOLONTARIA ALLA GIGI GHIROTTI

La mia cara amica Simonetta Bocchi, ha raccolto l’invito a raccontarmi la sua esperienza come volontaria presso l’associazione Gigi Ghirotti.
Spero di farlo nel migliore dei modi perché l’argomento è delicato e merita di essere trattato con tatto.

In Italia le persone che svolgono attività di volontariato sono 6,63 milioni di cui più di 4 milioni in organizzazioni (dati Istat).
Una di queste è l’Associazione Gigi Ghirotti, nata nel 1984 per aiutare i malati di tumore, inizialmente solo a domicilio, adesso anche presso due Hospice: uno a Bolzaneto, l’altro ad Albaro per un totale di  30 posti letto. L’assistenza, in ogni caso, è assolutamente gratuita.

Esistono sul nostro territorio diversi presidi: Corso Europa, Prà, Bogliasco, Sori, Recco, Camogli Pieve Ligure, dove ci si può recare per farmaci, assistenza medica e supporto psicologico.

Dal 1994 l’Associazione  assiste anche malati di AIDS e dal 2008  i malati di SLA e si sostiene in parte con contribuzione ASL, ma anche con donazioni, lasciti, eventi di beneficenza e manifestazioni.

I volontari sono fondamentali per l’associazione e ricoprono diverse cariche da amministrative a gestionali.
Simonetta si reca nell’ Hospice di Albaro una volta a settimana per tre ore, nel momento della cena per portare aiuto e sollievo ai malati e alle loro famiglie.

“NON ABBIATE PAURA DI DISTURBARE” è la frase che si può leggere sulla parete dell’Hospice.

Perché raccontare questa cosa, in un blog che parla di positività e cose belle?
Purtroppo lo possiamo immaginare che chi occuperà quei letti potrebbe non tornare a casa, che attorno a quei letti ci sono mariti, mogli, figli,o chissà fratelli o genitori, con lo sguardo di chi sa che la persona amata potrebbe affrontare il suo ultimo viaggio.

Non sempre è così perché possono anche essere effettuati ricoveri di sollievo, per, appunto, sollevare la famiglia del malato dalla cura continua, spesso frustrante e stancante. Inoltre le strutture sono fornite di adeguati  sussidi per poter stare anche all’aria aperta e muoversi con maggior libertà, rispetto ad abitazioni di residenza in cui le barriere architettoniche non permettono libertà di movimento.
In ogni caso il volontario può fare la differenza, tra l’asettico ospedale e la struttura dove puoi sentirti come a casa.
Ognuna di queste persone ha una storia da raccontare e, quando sono in grado di farlo, avere qualcuno che li ascolti può essere una cosa bellissima sia per chi la narra, sia per chi la ascolta. Simonetta si sente arricchita da questi racconti, queste vite consegnate a lei come tesori. E come potrebbe non esserlo?
A volte si crea un rapporto di contatto tra il malato e il volontario e quando volano baci e sorrisi per la richiesta di un tovagliolo soddisfatta, significa che non c’è solo riconoscenza ma anche un filo sottile, invisibile, labile che si è instaurato.
Ovvio che non è una cosa facile; il compito del volontario è fornire una cortese assistenza, con empatia, ma dovrebbe non affezionarsi; l’animo umano vuole, però, che in alcuni casi l’affinità prevalga e allora anche quando il letto di quella persona che, tra i tanti volontari, ricordava proprio il suo nome rimarrà vuoto, ci sarà il momento di sconforto, la presa di coscienza dell’ineluttabile ma anche la consapevolezza di aver donato qualcosa. Ma non solo. Anche quella di portarsi a casa qualcosa, in fondo al cuore, dove cerchiamo di mettere le cose belle che riusciamo a trovare, anche quando sono nascoste e fragili come fiori tra le rocce.

Concludo dicendo che si è appena conclusa la mostra fotografica “Passione, Cura e Amore” che si è tenuta presso il Palazzo Ducale di Genova e quello che vorrei sottolineare è proprio lo spirito con cui il fotografo ha  voluto rappresentare il lavoro ‘sul campo’: foto comunque serene, rappresentanti momenti di conforto, persone in cura ma sorridenti. Non è mostrata una malattia cruenta e triste, ma anche se in tutta la sua fragilità, in un ambiente familiare.

Questo è il motivo per cui anche questo articolo può entrare a pieno titolo nelle mie cose belle: la sintesi delle cure palliative, così come scritto sulla loro pagina Facebook è “C’è ancora molto da fare quando non c’è più niente da fare” e a ben pensarci si può adattare a qualsiasi situazione di vita.

Ci tengo a dire che questa è semplicemente una testimonianza di una persona che presta il suo tempo per fare del bene e portare sollievo. Simonetta ha un senso di riconoscimento personale verso l’Associazione e la fa stare bene svolgere la sua attività di volontariato, la fa sentire in famiglia.

Qualsiasi omissione o imprecisione spero mi verrà perdonata.

Per info:

www.gigighirotti.it

[email protected]

https://www.facebook.com/AssociazioneGigiGhirottiOnlusGenova/

tel +39 010 5222000
tel +39 010 518362
fax +39 010 355206

per donare il 5 per mille, in sede di dichiarazione dei redditi:

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