CATTIVI NOI? L’altra faccia della favola

In questi ultimi due anni ho visto molti spettacoli teatrali, di vario genere e mi sono appassionata a questo mondo. Trovo che il teatro sia magico. Ti trasporta in un’altra realtà ma quando ne esci non ne sei mai completamente fuori. Qualcosa ti resta sempre appiccicato addosso e questo è merito degli attori. Quando ne ho la possibilità mi piace intrattenermi a parlare con gli artisti e fare loro domande su cosa li abbia spinti verso il teatro e cosa esso rappresenti per loro. Talvolta, per alcuni, calcare le scene è qualcosa di poco più di un passatempo, magari fatto con passione, ma a livello amatoriale, altre volte è invece pane quotidiano.

Sabato scorso ho avuto il piacere di vedere lo spettacolo ‘Cattivi noi?!? L’altra faccia della favola’ della Compagnia ‘La Corte dei Ratti’, scritto e diretto Teresa Vatavuk.

CATTIVI NOI?
Locandina

La stessa Teresa è interprete insieme a Francesca Margagliano, Chiara Gnecco e Martina Beccaro di questo divertentissimo spettacolo.

Teresa si è divertita a riscrivere le favole e a mostrarci una prospettiva differente. Le cose infatti potrebbero essere andate molto diversamente da come ce le hanno sempre raccontate e i cattivi potrebbero non essere davvero così cattivi.

Il risultato è un’ora e un quarto di esilarante recitazione in cui le quattro attrici si alternano sul palco nella reinterpretazione di alcune tra le favole più famose dando vita ad uno spettacolo unico.

Mi ha davvero colpito di queste bravissime ragazze quanto siano tra di loro diverse e allo stesso tempo complementari. Forse per questo lo spettacolo è brioso e non perde mai né tono né ritmo. Le scenette si susseguono velocemente e quasi quando ci si ritrova alla fine se ne vorrebbe ancora.

Gli applausi sono strameritati.

È stato osservato dal presentatore quanto sia particolare una compagnia di sole donne con attitudine comica e questo mi fa ha fatto riflettere.

Io non credo che la comicità sia appannaggio maschile, credo forse più ad un’abitudine a vedere gli uomini nei panni comici. Forse come in molti altri ambiti le donne soffrono dello stereotipo femminile per cui rivestire alcuni ruoli irriverenti, buffi o ‘abbruttenti’ non sia (stato) consono.

La figura femminile ingabbiata talvolta nell’obbligo di essere ‘piacente’ a tutti costi fatica a trovare spazi dove non deve esserlo per forza. Anzi dove la sua bravura sta nel superare il genere e appropriarsi del mestiere di attore, in questo caso comico.

Teresa, Francesca, Chiara e Martina in questo sono bravissime. Hanno una comicità pulita, mai volgare, fresca e diretta. La loro bravura è nella mimica, nelle battute, nell’interpretazione.

Se vi ho un po’ incuriosito questa è la loro pagina Facebook

https://www.facebook.com/groups/lacortedeiratti/

e questo il loro profilo Instagram

https://www.instagram.com/lacortedeiratti/?hl=it

Potrete rivedere ‘Cattivi noi?!?’ il giorno venerdì  10 maggio alle ore 21 al Teatro Bloser  e ve lo consiglio vivamente, oppure tenervi aggiornati per i nuovi spettacoli in arrivo. Pare che ce ne sia uno divertentissimo in programma per l’estate, per cui…seguitele!

Trovate Teresa anche nella scuola di recitazione Arti’s – Via Palmaria- per bambini e ragazzi e a breve anche corsi per adulti.

Io quasi quasi…un pensierino ce lo faccio. È già da un po’ che ci penso e sta a vedere che questa è la volta buona. Mi hanno davvero convinto!

Grimilde e lo specchio magico- Biancaneve

CATTIVI NOI?

Le sorellastre – Cenerentola

CATTIVI NOI?
Il lupo cattivo- I tre porcelllini

 

CATTIVI NOI?
Dama Gothel- Rapunzel

Il presepe di Manarola

Benvenuti in Paradiso

La gita

Era tanto tempo che volevo portare mio figlio a vedere le Cinque Terre, così ho unito l’occasione di poter vedere il Presepe di Manarola, unico nel suo genere, con una gita in una meta a lui ancora sconosciuta.

Posso però dire che non sarà l’ultima perché le Cinque Terre meritano di essere viste tutte e noi in questa giornata ci siamo concentrati solo su Manarola, a un solo chilometro da Riomaggiore, l’ultima venendo da Genova. Le altre sono: Monterosso, Vernazza e Corniglia.

Per raggiungerla ho deciso di lasciare l’auto a Sesti Levante e proseguire con il treno. Ognuna delle Cinque Terre ha la sua stazione e ci sposta velocemente da una all’altra. Noi siamo scesi alla stazione di Manarola e un lungo tunnel ci ha portato nel centro del paese. Ci siamo diretti subito verso il Presepe. Avevo letto che è il più grande presepe al mondo ma non sapevo bene cosa aspettarmi. Non ho voluto vedere foto o descrizioni. Così quando ho iniziato a scorgere le prime grandi sagome bianche tra i filari di vite, nella collina di fronte, sono rimasta un pochino delusa. Però era già l’ora di pranzo e Marco reclamava da mangiare, così mi sono soffermata nel primo posto che ho incontrato e per mia fortuna si è rivelato eccezionale!

Il pranzo

In via Riccobaldi 1, poco prima della piazza della Chiesa di San Lorenzo (stile gotico, 1338, uno dei monumenti del terriotorio)  ho visto un’insegna allettante ‘Cappun Magro’ che si presenta come Vini&Cucina Artigianale Ligure, all’esterno una lavagna con alcuni piatti tra cui ovviamente il Cappon Magro. Io adoro questo piatto. E’ tipico della cucina ligure delle feste ed è un misto di pesce, verdure e crema di prezzemolo. Una mattonella sapientemente impilata, una fusioni di sapori unica.

Se volete leggere la ricetta o cimentarvi nella preparazione vi metto il LINK della ricetta della mia amica Luisa, dal suo blog Allacciate il grembiule.

Intanto vi mostro l’aspetto del mio meraviglioso piatto, decorato con cozze e ostrica al vapore, giardiniera fatta in casa e acciughe sotto sale, altro must della cucina ligure.

Cappun magro

La ragazza che mi ha servito al tavolo è stata molto cordiale e mi ha anche dato indicazioni sulla composizione del piatto. Trovo che quando si servono piatti della tradizione sia bello illustrarli e poter dire che i prodotti sono locali, come il pane posto alla base, preparato appositamente da un forno del luogo.

Il locale serve anche ‘panini marini’, per chi cerca qualcosa di meno impegnativo, anche take away.

panino marino

Ovviamente abbiamo gradito anche il dolce e non ho potuto non assaggiare una focaccia fatta con sciacchetrà, pinoli e uvetta.

focaccia con sciacchetrà, pinoli e uvetta

Lo Sciacchetrà

Lo Sciacchetrà è un nobile vino passito tipico delle Cinque Terre. Nel tempo ha avuto diversi nomi: vernaccia, amabile, roccese, rinforzato, ma solo verso la fine dell’ottocento ha assunto questo nome.

Il termine deriva da verbo «sciacàa» (schiacciare), utilizzato per indicare l’operazione di pigiatura dell’uva.

Si ottiene da uve a bacca bianca vermentino,bosco e albarola, sovra-maturate, con un metodo di produzione che ne determina l’alta gradazione alcolica, l’inconfondibile profumo e il bel colore ambrato. A causa del territorio scosceso e terrazzato tutte le lavorazioni devono essere fatte a mano e il futuro delle Cinque Terre è anche nella cura del territorio e della difesa dei suoi prodotti unici.

Vini e terrazze

Le Terrazze

Le terrazze su cui sono coltivate le vigne e tra cui sono sparse le sagome del Presepe sono frutto di un lavoro millenario.

Fin dal medioevo, con una lavoro costante e assiduo, il manto boschivo originario è stato sostituito dalle terrazze.

Le rocce furono frantumate in loco, con strumenti modesti e fornirono la base per la conseguente costruzione di muretti a secco che potessero contenere la terra per la coltivazione delle viti. La costruzione dei muretti a secco con arenaria e pietrisco, senza materiali di coesione, è alla base della buona riuscita delle coltivazioni e della tenuta del territorio che è costantemente controllato e mantenuto. La costruzione dei muretti è un arte antica e sapiente e va salvaguardata e tramandata.

Terrazze, viti e presepe di giorno

In questa immagine si può vedere il terrazzamento della Collina delle Tre Croci e la disposizione delle sagome del Presepe.

Il Presepe di Manarola

Quando sono arrivata non sapevo cosa aspettarmi, dalla collina opposta ho visto le grandi sagome bianche e alcune persone vi camminavano in mezzo. Le sagome sono a grandezza d’uomo e rappresentano persone e animali, imbarcazioni e case. Di giorno se ne coglie la grandiosità ma nulla di più.

Ogni 8 dicembre viene inaugurato e dura fino all’incirca alla fine di gennaio, perciò se dopo aver letto l’articolo vi venisse voglia di visitarlo sareste ancora in tempo e forse anche fuori dal maggior afflusso di turisti del periodo natalizio.

L’ideatore del presepe è Mario Andreoli, oggi pensionato, e vi si dedicava dal 1976. In trent’anni ha coperto tutta la collina e nel 2007 è stato inaugurato e subito inserito nel Guinnes dei Primati.

Il presepe è composto da trecento forme, costruite con materiale di riciclo, 8 km di cavi elettrici e 17.000 lampadine alimentate da un impianto fotovoltaico.

Vi rimando alla fine dell’articolo per il presepe illuminato. Inutile dire che è uno spettacolo mozzafiato. Quello che di giorno mi era parso solo grande alla sera, dopo il tramonto, al buio, l’ho trovato stupefacente e anche emozionante. Peccato io non disponga di una buona macchina da fotografare. In mancanza di una buona immagine seguite il mio consiglio: andate a vederlo.

Passeggiando per il paese

Manarola come tutte le cinque terre è aggrappata su una roccia e parte delle sue vie si snodano lungo una montagna.

Manarola, le sue vie

Il borgo si sviluppa lungo un torrente oggi ricoperto, ma prestando attenzione lo si sente scrosciare ovunque e in alcuni punti lo si può scorgere.

Manarola e il suo torrente

Un’altra parte di borgo si posa in un terreno come fosse un anfiteatro naturale che porta fino al mare e le colline sembrano abbracciarlo.

Manarola e il mare

Proseguendo oltre il locale dove abbiamo mangiato si possono imboccare le vie che attraversano tutto il paese in salite, discese e scalette. Ogni tanto la vista sarà sorpresa da una piazzetta, un arco o da un elemento inaspettato.

Manarola e i suoi segreti
Rosa dei venti, piazza Montale

Camminando per le vie scopro targhe dedicate a pittori e scrittori che hanno amato Manarola e le Cinque Terre.

Dicono di lei…

Il pittore Antonio Discovolo, toscano di nascita approda nel 1905 a Manarola e ne dipinge la luce e i colori del mare. Trova a Manarola l’amore e finirà la sua vita a Bonassola.

Dipinto di Discovolo Antonio

Eugenio Montale, poeta e scrittore, Nobel per la letteratura nel 1975 dedica questi versi alle cinque terre:

Riviere

Da: Ossi di seppia, 1925

Riviere,
bastano pochi stocchi d’erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare…

Giovanni Pascoli, XX secolo, poeta

ho nell’anima una gran sementa ideale che non aspetta se non la rugiada delle Cinque Terre per germogliare e poi fruttificare. Sii dunque benefico a questa ricchezza latente. La rugiada puoi mandarla per ferrovia a Borgo a Mozzano per Barga. Io l’aspetto a bocca aperta,

Gerolamo Guidoni, XIX secolo, studioso naturalista

per quanto sterile e incolta sembra questa contrada all’occhio indifferente del viaggiatore, s’egli vorrà però più da vicino considerarla, non mancherà di vedere con maraviglia, quanto l’industria dell’uomo sino da’ più antichi tempi, abbia reso fruttifero di un’immensa quantità di viti e ulivi, quel terreno che abbandonato alla sola natura, non presenterebbe ora che rupi inaccessibili e disabitate.

da’ Nuovo dizionario universale e ragionato di agricoltura, economia’ 

Renato Birolli, XX secolo, pittore, Compie lunghi soggiorni in provincia della Spezia, alle Cinque Terre, località tutte che ispireranno precisi esiti alla sua produzione artistica (Gli incendi)

L’uva è ovunque e pare una faccenda antica

che male venir via quando poi sarà il vino,

fresco e aromatico. giovane come il nostro spirito.

La donna dell’uva, scultura di Antonio Puja, a Punta Bonfiglio

Giacomo Bracelli, XV secolo, storico, diplomatico, intellettuale umanista.

E’ uno spettacolo davvero veder monti non solo scoscesi, ma veri dirupi faticano a passarli a volo, sassosi da non trattenere alcuna umidità, ricoperti da viti così assetate a gracili, da apparire più simili all’edera che non alla vite. Da cui si trae un vino che imbandisce le mense dei re.

Corrado Alvaro, XX secolo, scrittore, giornalista, poeta, sceneggiatore.

La stessa natura del terreno ha costretto il contadino a un ordine architettonico, e la strettezza a un armonia addirittura formale. Così è nelle Cinque Terre. Soin diversi i vini che vi si producono, uno famoso si chiama Sciacchetrà, un nome dritto come uno sparo; è riconoscibile tra mille come è riconoscibile la vita di questa contrada

Il mare

Dal cibo, al presepe, allo Sciacchetrà, alla passeggiata e alle citazioni la protagonista assoluta si direbbe sia la vite e la sua produzione, ma non dimentichiamo che Manarola è terra di mare. Scendiamo così verso la marina e ci avviciniamo al mare che oggi non è uno specchio e spumeggia nel suo infrangersi contro le onde; nel frattempo il cielo si è aperto, il sole ha fatto capolino e ci scalda, ci sta anche un gelato e ci godiamo i tiepidi raggi.

Manarola, onde
Manarola, la marina
Manarola, gozzi

Dalla piazzetta della Marina partono due sentieri, uno si dirige verso Punta Bonfiglio, da dove potrete godere di una bellissima vista su Manarola,

Manarola, panorama

osservare attrezzatura destinata all’uso delle barche

Argano

e il volo dei gabbiani

gabbiano a Manarola

Il sole è ancora alto, ma so dove andare ad aspettare il tramonto. In piazzetta Montale c’è una vista bellissima.

Marco non fa che chiedermi se sono felice perché secondo lui si vede e io davvero mi rendo conto di stare davvero bene. Sì, sono felice.

Tramonto a Manarola, Piazzetta Montale

E quando cala la sera…

Poi alle 17 cala il sole. Si inabissa nel mare in tripudio di colori, in parte mascherati dalle nubi all’orizzonte ma l’emozione è grande. Lo spettacolo della natura mi fa sempre quest’effetto. Il cielo si scurisce e ci dirigiamo verso le terrazzine poste di fronte alla collina Tre Croci per aspettare il buio e vedere finalmente il presepe illuminarsi.

Marco è un po’impaziente, inizia ad essere stanco e si lamenta del fatto che perderemo il treno delle 17.30, ma io come sempre cerco di farlo pazientare e alla fine mi da’ ragione; ne vale la pena. Nono si aspettava che fosse così bello.

Il presepe si accende un po’ per volta a partire dal basso, le sagome sono tutte colorate e si distinguono bene. Brillano nel buio, contro il nero della notte circostante. Finalmente, eccolo, in tutto il suo splendore.

Manarola, presepe

Lo so, così non rende,ma ho voluto mettere la foto solo per dirvi di guardare bene in basso, a destra. Il grande Andreoli ha voluto aggiungere una parola e un simbolo per ricordare la grande tragedia che ha colpito quest’anno la mia città: Genova e un cuore.

Mi sono commossa e tutta la felicità che ho provato durante la giornata si è sciolta in una lacrima.

Vi saluto con un dipinto di Renato Birolli, Incendio alle Cinque Terre, che ricorda le luci del presepe più grande del Mondo.

Incendio alle cinque terre, Birolli

 

LA COLLINA DI SPOON RIVER E LE CANZONI DI ANDRE’

Alcune settimane fa ho avuto la fortuna e il piacere di assistere ad un’intima rappresentazione di un bellissimo spettacolo: La collina di Spoon River e le canzoni di De André.

In un teatro che è un salotto gli attori e la band ci hanno stregato e ammaliato con la loro interpretazione e la loro musica.

Sotto la regia e con l’adattamento di Lazzaro Calcagno lo spettacolo nasce dalla collaborazione del Teatro Il Sipario Strappato di Arenzano e dell’Antico Teatro Sacco di Savona.

Lo spettacolo sarà infatti messo in scena il 12 gennaio alle ore 17.30 e alle 21 all’Antico Teatro Sacco e il Venerdì 18 e sabato 19 gennaio alle ore 21 al Teatro Grande Il Sipario Strappato.

Quando ho deciso di assistere a questa rappresentazione non conoscevo l’Antologia di Spoon River, ma all’epoca di Google basta una ricerca per avere almeno una base di informazione.

L’antologia di Spoon River è una raccolta di poesie in forma libera e ognuna di esse è l’epitaffio di un defunto abitante di un’immaginaria cittadina- Spoon River appunto- che racconta sé stesso; pubblicata tra il 1914 e il 1915 da Edgar Lee Masters è in realtà ispirata ad alcuni dei veri abitanti dei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois che si offesero tantissimo nel leggere le loro vicende e i loro inconfessabili segreti. Difatti nell’antologia i defunti parlano liberamente in prima persona delle loro vite, dei loro peccati e debolezze non avendo più nulla da perdere, poiché giacciono ormai nel cimitero locale.

Nell’edizione finale l’Antologia raccoglie ben 248 personaggi che descrive quasi tutte le categorie e le professioni umane.

Nell’epoca fascista Fernanda Pivano tradusse l’Antologia, innamorandosi dei versi di quel libro all’epoca proibito, pubblicato poi da Einaudi con l’improbabile titolo di Antologia di S.River; la Pivano pagò comunque con la prigione questa audacia, non rinnegandolo mai.

Nel 1970 un giovane Fabrizio De André lesse i versi dell’Antologia e riconoscendosi in alcuni dei personaggi scelse nove poesie e riadattandone il testo, le musicò, con la collaborazione di Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Nacque così il suo quinto album di inediti : “Non al denaro non all’amore né al cielo” . (cliccando sul titolo riproduzione dell’album con Youtube).

Queste le sue parole, sul retro di copertina : «Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»

Nella rappresentazione le anime che parlano si alternano con la riproduzione dal vero dei brani del disco. Le anime sono interpretate dai bravissimi attori Antonio Carlucci, Sara Damonte, Antonella Margapoti e Manuela Salviati  che si avvicendano sul palco, passandosi come testimone un oggetto di uso comune, che si trova sulla scena in un baule. Le anime, gli attori, indossano uno scarno abito bianco, una testimonianza del loro essere ‘fantasmi’, ‘defunti’ e recitano con dolore e passione la loro testimonianza.  Le canzoni di  De Andrè sono riprodotte dal bravissimo Matteo Troilo e dal gruppo London Valour Tribute Band. L’insieme dà vita a uno spettacolo di forte impatto emotivo. I personaggi sono vividi e sinceri e quando l’esternazione del dolore di ognuno di loro diventa musica è quasi impossibile rimanere impassibili. I brani del disco vengono riprodotti tutti e nove, a partire da ‘La collina’, con il refrain ‘dormono, dormono sulla collina’ ripetuto più volte come filo conduttore passando per ‘Il suonatore Jones’ ( libertà, l’ho vista dormire nei campi coltivati… libertà, l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato) e ‘Un Giudice’  (cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura, ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente..) fino a finire con ‘Un ottico’ (non più ottico, ma spacciatore di lenti per improvvisare occhi contenti)  mentre i personaggi parlanti sono in numero maggiore, anche per dare voce ai personaggi femminili che nel disco non avevano avuto spazio. Incontriamo così Aner Clute, la prostituta, Sonia la russa, Minerva Jones, la poetessa e tante altre. Le loro voci ci raccontano la vita in una piccola cittadina rurale, mettendo a nudo le meschinità e la realtà, demistificandola.

attori, regista e band

Lo spettacolo è stato messo in scena per la prima volta per il 70° anniversario della traduzione dell’Antologia e riproposto arricchito e ampliato per commemorare il ventennale della scomparsa di Fabrizio De André, che ricorrerà il giorno 11 gennaio 2019.

Non posso quindi che consigliarvi caldamente questo spettacolo, sia per l’intensità degli attori che per la bravura della Tribute band, di cui ho apprezzato tantissimo voce e violino. In omaggio al giorno del ventennale della morte di Fabrizio De Andrè, la band London Valour (nome che prende spunto da una canzone di Andrè dedicata a una nave affondata davanti a Genova il 9/4/1970)  darà vita alle sue canzoni più belle presso il teatro Bloser venerdì 11 gennaio alle ore 21.

Per vedere lo spettacolo invece:

Sabato 12 gennaio ore 17.30 e ore 21 Teatro Sacco

INFO E PRENOTAZIONI

TEL: 331.77.39.633 – 328.65.75.729 EMAIL: [email protected] 

Venerdì 18 e sabato 19 gennaio (ore 21) – Teatro Grande Il Sipario Strappato

La biglietteria del Teatro Il Sipario Strappato è sempre aperta grazie a  Happyticket

La prevendita è possibile allo Iat di Arenzano

Inutile dirvi che ho scritto l’articolo ascoltando la bella voce di Faber e riscoprendo questo bellissimo album, che fa da colonna sonora a tutto lo spettacolo.

(…e il cuore impazzì e non ricordo da quale orizzonte sfumasse la luce…)

copertina del disco

 

 

I macchiaioli, mostra a Genova

I macchiaioli, mostra a Genova
Atrio palazzo della Meridiana

Lungi da me volermi spacciare per intenditrice o critica d’arte, ma in questo campo ho le mie preferenze e una sana curiosità. Penso che la curiosità sia il sano motore della conoscenza e cerco di non perdere occasione per imparare qualcosa.
A volte le nostre città, Genova nel mio caso, offrono piccole mostre facilmente visitabili meno impegnative di un museo o di una pinacoteca. Si può godere di una mostra o di un’esposizione senza essere necessariamente degli esperti. Basta avvicinarsi con lo spirito giusto e magari ci si prende anche gusto. A me è successo così. Ho iniziato molto tardi ad andare per mostre e come spesso capita poi una tira l’altra.
Questa volta ho voluto approfittare della mostra ‘I macchiaioli’ presso Palazzo della Meridiana. La mostra è iniziata il 14 settembre e terminerà il 9 dicembre. Un consiglio che vi posso dare, se fosse la prima volta che vi avvicinate ad una mostra, è di farvi accompagnare da qualcuno di appassionato all’arte o che comunque ne sappia qualcosa. Io ero in compagnia di due amiche più esperte di me e questo è sempre un valore aggiunto. Inoltre non mi vergogno di chiedere, perciò faccio domande senza ritegno. Sappiate che chi sa le cose spesso è ben contento di condividerle.
In questo mio articolo vi esporrò maggiormente come è sviluppata la mostra e darò davvero pochi cenni sul movimento perché potrei togliervi il piacere di andare a visitarla. Pubblico alcune foto, fatte con il cellulare e dove a volte si vedono anche le luci del soffitto riflesse solo per dare un esempio dello svolgimento. A me è piaciuta molto, i quadri non sono moltissimi, circa una cinquantina, ma molto significativi per capire l’evoluzione, le caratteristiche e le varie fasi del movimento.
Innanzitutto si entra nel meraviglioso atrio del Palazzo della Meridiana, posto nell’omonima piazza tra Via Cairoli e Via Garibaldi, e ingresso sito in salita di San Francesco al civico 4. L’atrio è ampiamente decorato e nella parte centrale è ornato da una vetrata a soffitto molto colorata. Il pavimento è in marmo bianco e nero.

I macchiaioli, mostra a Genova
pavimento dell’atrio di Palazzo della Meridiana
I macchiaioli, mostra a Genova
vetrata del soffitto dell’atrio di Palazzo della Meridiana

Si accede alla mostra dall’atrio direttamente e nella prima sala si può vedere un breve video, con la voce narrante di un presunto Telemaco Signorini che espone brevemente nascita e momenti del movimento dei Macchiaioli, così sarcasticamente chiamati nell’ambiente accademico. La culla è Firenze e l’epoca è la meta dell’ottocento. Per motivi storici ben descritti dai tabelloni esposti nelle sale il movimento durò solo fino alla fine degli sessanta. Un ventennio, quindi, nel complesso.
Gli stessi autori mantennero la definizione di Macchiaioli, usata inizialmente con senso dispregiativo, per autodefinirsi in quanto incarnava il loro lavoro in maniera precisa.
La prima sala con il video è anche esposizione delle caricature e ritratti che loro stessi si facevano all’interno del Bar Michelangiolo, loro ritrovo abituale per un decennio, prendendo spunto da quelli che sulle sue mura avevano trovato collocazione. Nel 1893 Telemaco Signorini ne pubblicò una collezione a ricordo degli anni d’oro del Caffè Michelangelo, dove si riunivano tutti gli artiisti e gli intellettuali dell’epoca e da dove partì un certo fermento innovativo. Questo è il contenuto del primo cartellone espositivo, accanto ad una gigantografia di una foto di gruppo con diversi esponenti del movimento dei Macchiaioli.

Dopodiché si accede alla prima vera e propria saletta.

Il cartellone spiega Cos’è la macchia e racconta delle influenze della pittura francese e di artisti come Manet. Si spiega cosa è la scuola di Barbizon, da cui i macchiaioli prenderanno spunto per le loro rappresentazioni en plain air.

Il primo dipinto che ci appare in questa sala è quello sotto riprodotto ed è esempio dell’inizio della pittura macchiaiola.

I macchiaioli, mostra a Genova
Villa Salviati, 1856
Serafino da Tivoli

Le origini della ricerca macchiaiola è il secondo cartellone esplicativo. ‘La macchia è un mezzo per catturare il vero nelle sue più immediate impressioni’. La macchia diventa quindi il fine, non il mezzo. Il dipinto apparirà come un insieme di macchie e differenze di chiari scuro, con poche definizioni. Per gli accademici dell’epoca i loro dipinti erano appunto definiti come ‘appena abbozzati’.

Uno dei fondatori del movimento è Telemaco Signorini, di cui sono esposte diverse opere. Sue furono le opere rifiutate dalla Giuria di un’esposizione nel 1856 per eccesso di chiaroscuro. Il movimento era quindi nato.

Altro esponente importante è Vincenzo Casabianca. Suo è l’ombrellino qui sotto riportato ed utilizzato come immagine del depliant della mostra.

I macchiaioli, mostra a Genova
L’ombrellino
Vincenzo Cabianca 1859

La macchia nasce come strumento per ritrarre la realtà. Non si vuole appositamente descrivere i dettagli che ad occhio nudo non si colgono e si utilizza direttamente il pennello su tela, senza il disegno. Questo dipinto ne è la prova. Si vedono le macchie che determinano le due figure, l’ambiente circostante, vediamo la luce che arriva come un raggio da dietro il dipinto, ma non possiamo vedere i volti ben definiti, o le dita delle mani, le stecche dell’ombrellino.

Gli artisti si trovavano a dipingere insieme e si emozionavano alla vista di macchie di colore visibili ad occhio nudo nell’ambiente circostante.

“Bell’epoca! Bastava la vista di un bucato steso perché il bianco dei panni sul fondo grigio o verde gli facesse andare in frenesia”.

Il soggetto storico e letterario è il pannello che ci aiuta a collocare l’utilizzo dei temi storici all’interno del movimento.

In questa scena romantica di Banti per esempio, l’utilizzo di un tema medioevale in costume  è uno strumento per lo studio della macchia, degli effetti della luce e dei contrasti luminosi.

I macchiaioli, mostra a Genova
Scena romantica
Cristiano Banti

Diversamente invece Silvestro Lega, in questa  sua tela giovanile, mostra la sua vicinanza alla scuola purista , che si rifà al 1300, ma nello stesso tempo inizia a contaminare la sua pittura con il naturalismo europeo. Lega comunque non si allontanerà mai completamente dalla scuola purista e dalle regole della pittura quattrocentesca.

I macchiaioli, mostra a Genova
Tiziano e Irene di Spilimbergo
Silvestro Lega

Tutto ciò viene bel spiegato nel cartellone Il rapporto con l’Accademia e il Purismo: si capisce l’eterogeneità del panorama pittorico dell’epoca e la necessità di rivolgersi ad altri modelli, non volendo considerare i classici come unica fonte di ispirazione, pur rispettandoli.

Altro esempio di rappresentazione realistica di una scena ambientata nel passato è la tavola sotto riportata.

I macchiaioli, mostra a Genova
Dante nel Casentino, 1865
Vincenzo Casabianca

Con L’epopea risorgimentale si spiega cosa avviene durante le guerre di indipendenza e come ciò modifica la pittura. I pittori si buttarono anima  e corpo nelle battaglie e alcuni, come il giovane ventottenne Raffaello Sernesi  vi perirono. Le varie esperienza di battaglia e di incontro con altre realtà fornirono loro spunti per i loro dipinti, dove la guerra però venne rappresentata con temi non eroici o epici, bensì nei suoi momenti di accampamento, riposo, senza ovazione alcuna ad eroi o gesta memorabili. Fattori è uno dei maggiori esponenti di questo tipo di soggetti e il seguente ne è un esempio, nonostante lui fosse tra i pochi mai arruolatosi.

I macchiaioli, mostra a Genova
La lettera al campo
Giovanni Fattori
1873-1875

La sala e il tema successivo approfondiscono i Paesaggi.

Dopo un breve excursus storico del tema del paesaggio nella pittura italiana, il cartellone ci racconta come i macchiaioli si avvinarono ad esso per cogliere frammenti di realtà secondo le istanze della pittura dal vero, facendolo divenire campo di sperimentazione. Ci introduce inoltre l’inizio dell’utlizzo della fotografia, approfondito più avanti.

Alcuni esempi di paesaggi esposti:

I macchiaioli, mostra a Genova
Paesaggio con alberi
Eugenio Cecconi
I macchiaioli, mostra a Genova
Marina con barche e pescatori, 1861
Vincenzo Casabianca

Probabilmente, nonostante il titolo, vi è rappresentato il Lago di Massaciuccoli.

I macchiaioli, mostra a Genova
Strada solitaria
Giovanni Fattori

Dipinta sul coperchio di una scatola di sigari la tavoletta è un bell’esempio di paesaggio dei macchiaioli.  Purtroppo dalla foto non si possono apprezzare le diverse tonalità di verde di cui è ricco il dipinto, motivo per cui vi invito ad andare a vedere la mostra e a cogliere dal vero quanto sto provando a descrivervi.

Il prossimo dipinto, uno dei miei preferiti, può ben essere significativo per capire la connessione tra I macchiaioli e la fotografia.

I macchiaioli, mostra a Genova
Mercato del bestiame 1864 Telemaco Signorini

Agli inizi del 1860, dopo le guerre del Risorgimento, i pittori si ritrovano con rinnovato vigore e dal 1861 si riuniscono in una base comune:  I soggiorni a Castiglioncello. Qui infatti Diego Martelli eredita una casa che diviene quartier generale. Il luogo è di particolare ispirazione agli artisti e vengono prodotte alcune delle opere più importanti.

I macchiaioli, mostra a Genova
Punta Righini- Castiglioncello
Raffaello Sernesi

Anche questo dipinto dal vero è splendido, la foto non rende giustizia.

I macchiaioli, mostra a Genova
I fidanzati
Silvestro Lega

Questo dipinto di Silvestro Lega è nella parte finale della mostra e mai come in questo caso una semplice raffiguarazione non serve  a capire cosa si provi guardandolo. Io ho come avuto l’impressione che le figure fossero sospese nel dipinto. La bambina accucciata sembra venire fuori dal quadro stesso. Quello che dovrebbe essere il soggetto è in realtà defilato, raffigurato di spalle ma non per questo meno importante. L’aria è romantica. Il cielo è rosa. Si avverte una certa languida quiete, ma anche malinconia. Questo mi è piaciuto tanto!

La mostra si conclude con Dopo la macchia.

Firenze entra in crisi economica ed artistica. Verso la fine degli anni 60 il gruppo si disgrega e pur mantenendo buoni rapporti ognuno segue una propria strada, ma alcuni di loro,come Fattori avranno comunque aperto la strada alla ricerca del secolo seguente e ad artisti come Modigliani.

La mostra merita. Non so se la mia stringata descrizione vi ha fatto venire voglia di andare a vederla, ma io me lo auguro. Pur leggendo tutte le didascalie ci vuole solo un’oretta. Il costo è 10 euro  e l’orario dal martedì al venerdì dalle 12 alle 19, sabato e domenica dalle 11 alle 19. Lunedì chiuso.

Per info e prenotazioni gruppi: tel. 0102451996

Per concludere la mia bella giornata, arrivata a Pra’ e scesa dal treno mi hanno regalato un tramonto con i fiocchi, dopo la pioggia…

I macchiaioli, mostra a Genova
Pra’ dopo la pioggia

ASPETTANDO ALEMANTE

Ci siamo. Finalmente è arrivato “quel sabato”, l’ultimo sabato del mese in cui da 16 anni si svolge l’Alemante Festival.

Io lo sapevo che mi sarei trovata davanti a questo spazio bianco e avrei dovuto riempirlo di bellissime parole e sapevo che avrei avuto la sindrome da pagina vuota, una specie di ansia da prestazione perché parlare dell’Alemante, ragazzi, mette un’ansia!

E invece sono qui e in effetti ancora non so cosa scriverò, ma lo devo fare. So di doverlo e volerlo fare.

La molla finale è stata incontrare Marco, un amico, stamattina alle 6 al bar, vestito da lavoro e senza necessità di spiegazioni gli ho chiesto:

“Vai a lavorare al piazzale?”  e lui: “E’ dalle quattro e mezza che lavoriamo e ha fatto anche una bella ramata di acqua!!”

Poi io, ancora :”Ma sei in ferie?” e lui: ” Sì, sì…” , come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in ferie per fare un lavoro non retribuito durante la notte.

L’Alemante era nella top list degli articoli che volevo scrivere. Ci ho girato attorno dei mesi, facendo anche qualche riferimento qua e là, aspettando di scrivere l’articolo principe del blog. Quello definito cornerstone. E invece…non ne avevo mai il coraggio. Così sono arrivata a due giorni prima senza averlo scritto…

Ma avete idea di cosa sia questa Festa? Di cosa rappresenti per tutti i ragazzi che lo hanno fortemente voluto e che da 16 anni si sbattono perché immancabilmente l’ultimo sabato del mese di giugno noi ci si possa emozionare e tutte le volte stupire di quanto grande sia il loro amore per l’amico Alessandro Mantero? Mi sembrava impossibile poter parlare di tutto quello che si muove attorno a questo Festival, ma lo farò.

Proverò a spiegarvi cos’è e perchè è così importante.

Il 14 luglio del 2002 un sarcoma si porta via un ragazzo di soli 24 anni. Il suo nome era Alessandro Mantero (da cui AleMante) e lo descrivono come un ribelle e testardo, ma simpatico e divertente. Un ragazzo bello che tutte le ‘babbe’ più piccole guardavano ammirate con gli occhi a forma di cuore, come ben ci descrive, nell’articolo del  suo blog, questa ragazza che lo ha conosciuto.

Lui affronta la malattia e le sofferenze della cura con la stessa tenacia e caparbietà con cui aveva affrontato la vita fino a quel momento. Gli amici restano attoniti di fronte alla sua repentina scomparsa e non se ne capacitano, lascia un vuoto assordante intorno a sé che loro fin da subito decidono di riempire con una manifestazione in suo ricordo.

Io non ho conosciuto Alessandro perché non sono originaria di Pra’ e forse non lo avrei nemmeno incrociato sulla mia strada perché ci separano sette anni, ma da quando sono qui è come se lo conoscessi. Come se non se ne fosse mai andato e camminasse sempre al fianco di suo fratello e dei suoi grandi amici. Loro non lo hanno lasciato andare e ce ne trasmettono un ricordo indelebile ogni anno che passa.

Ho appreso della sua storia dal libro ‘Là dove il sole incontra il luna’ di Silvia Laguzzi, che grazie alle testimonianze di chi ha voluto raccontarle chi era Alessandro e perché è nato L’Alemante ha permesso a tutti  di conoscerlo e di capire profondamente quale macchina di solidarietà  enorme si muova tutti gli anni. Il libro è stato stampato nel giugno del 2015 e tutto il ricavato della vendita è devoluto all’associazione  Alemante Friends.

In realtà per capire dovete venire. Davvero. Non vi posso descrivere la magia. C’è un’energia quel giorno, ovunque, che è palpabile. La tensione è alle stelle, si spera che non piova, che tutto vada per il meglio, che il lavoro di tanti volontari di un anno intero non sia vanificato da un inconveniente o un contrattempo. La buona riuscita dell’Alemante è troppo importante per tutti.

L’Alemante è un Festival, una grande Festa all’aperto, organizzata nel parcheggio della stazione di Pra’: detta Fascia di rispetto. Il palco è immenso e vengono disposte migliaia di sedie. Ci sono gli stand per poter mangiare. Tanto tempo fa c’erano solo i focaccini di Crevari, ora la scelta è degna della miglior fiera: Agnolotti del @C.C.R.T di Tagliolo, Salsiccia, Patatine e Hot Dog del Comitato per la Valorizzazione del Ponente – Pra’, Stoccafisso e Baccala’, Birra servita rigorosamente nel bicchiere da riciclare. Lo spettacolo prevede una parte musicale offerta da Emanuele Dabbono, che nel 2010 ha anche regalato una canzone al Festival : Ora giochi ala, scritta appositamente per ricordare Alessandro e Mike from Campo, rapper in genovese, e i Demueluin. Il presentatore è Max Novaresi, accompagnato dalla bella Elizabeth Kinnear, attrice. Quest’anno avremo nuovamente le gradite incursioni della iena Mauro Casciari.

Il resto dello spettacolo è dedicato al Cabaret e sul palco si alternano i migliori comici del panorama genovese, ma non solo, ricco di talenti. Quest’anno il cast è a sorpresa, ma non resteremo sicuramente delusi perché chi sta alla regia e tira le fila di tutti gli artisti è il bravo  Graziano Cutrona, autore televisivo e scrittore, che da anni segue il Festival  e mette, come tutti gli altri artisti , ci tengo a ricordarlo, la sua bravura, il suo lavoro e il suo tempo a completa disposizione senza alcuna forma di remunerazione.

Poi tocca a noi. Tocca a tutti noi partecipare e contribuire con oblazione volontaria all’ingresso e consumando agli stand o acquistando una maglietta ricordo. A quel punto gli sforzi di un anno intero, il sacrificio di tanti amici che da 16 anni vogliono ricordare l’amico con qualcosa di buono, la generosità di tutti quelli che si adoperano regalando il loro lavoro (da chi pulisce la zona i giorni prima, a chi monta stand e tutto il necessario, a chi serve per tutta la sera birra e focaccini, a chi ha scritto, chi canta, chi suona, chi ci fa ridere, tutti ma proprio tutti) ricadono su di noi  e allora dobbiamo, abbiamo l’obbligo morale di aderire alla raccolta fondi per l’obiettivo 2018:

quest’anno l’obiettivo è l’acquisto di un ECOCARDIOGRAFO portatile per i reparti di ematologia, oncologia e tmo del’IRCCS Giannina Gaslini di Genova. Uno strumento utile nella cura dei piccoli pazienti del reparto, indispensabile per non spostare i bimbi dal loro letto.

Nel 2017, leggo dal loro pamphlet distribuito nelle attività commerciali di Pra’ che sostengono l’Alemante, ma visibile anche dal loro sito QUI , hanno raccolto 80.202,20 euro e consegnato ben 14 dispositivi medici o materiale a Gaslini, Croce Azzurra di Borzoli e associazioni. Tutto elencato, tutto documentato. Vi rendete conto dell’enormità della cosa?

Anno dopo anno raccolgono cifre considerevoli e comprano dispositivi medici, ambulanze, culle termiche, materiale. Non fanno mai offerte in denaro. Si pongono un obiettivo e cercano di raggiungerlo, anche grazie al successivo torneo di calcio con annessa pizza al forno a legna.

Non so se ora che sono arrivata in fondo abbiate capito perché temevo così tanto scrivere questo articolo. Innanzitutto si parla di un ragazzo che non c’è più: un figlio, un fratello, un amico. E’ tremendamente delicato affrontare questo tema e parlare di tutte quelle persone che oggi io conosco e che nel corso di questi 16 anni in modi e momenti diversi mi hanno raccontato qualcosa di Ale o del loro impegno come Alemante Friends. Loro lo fanno col sorriso, lo fanno con una forza incredibile, lo fanno con la voglia di tenere vivo il ricordo di Ale, ma io mi sento un’intrusa. Mi sembra di non essere titolata a parlare di questo meraviglioso incanto a cui assisto ogni anno. La notte si fa magica, le persone arrivano spensierate, mangiano, bevono, ridono tutta la sera, si scherza, si gioca e si raccolgono fondi. Poi arriva il momento che le luci si abbassano, lo schermo si illumina con le immagini di Ale, la chitarra parte, Dabbono intona le prime note di Ora giochi ala e improvvisamente senti la pelle d’oca. Senti che lui è lì. Che non se n’è mai andato e anche se non lo hai mai conosciuto lo saluti con le lacrime agli occhi e ringrazi col cuore tutti i suoi amici che ogni anno permettono a questa magia di accadere.

Venite sabato sera a Pra’, sabato 30 giugno 2018, a farvi rapire da questa magia.

Gli Alemante Friends vi aspettano.

E anche io, che col cuore in gola sono riuscita ad arrivare fino in fondo al mio articolo.

alemante 2018

 

 

 

 

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

INAUGURAZIONE DEL RESTAURO DELLO SCALONE MONUMENTALE, RESTITUITO ALLA DECORAZIONE ORIGINALE DEL 700

Domenica 22 aprile ho avuto la fortuna di presenziare a questa importante giornata in cui si è tagliato il nastro per inaugurare il bellissimo restauro di questo imponente scalone storico che porta dal giardino all’italiana alla Villa Duchessa di Galliera.

In una splendida calda giornata di primavera abbiamo assistito ad un importante evento patrocinato dal Parco Beigua UNESCO Global Geopark  che rappresenta un primo gradino di questa immaginaria scala che porterà a importanti lavori di restauro e manutenzione di tutto il Parco della Villa. L’evento fa parte delle celebrazioni dell’Anno europeo del patrimonio culturale e Il taglio del nastro è stato lasciato alla Squadriglia Aquile dell’AGESCI Genova 7 di Voltri, scout molto attivi nel lavoro di volontariato e pulizia del Parco in vista dell’importante evento.

Proprio mentre a Levante, nei Parchi di Nervi, è appena iniziata Euroflora, anche a Ponente si è voluto mettere l’accento sull’importanza che le Ville Storiche svolgono nel contesto cittadino, arrivando quasi ad auspicare per la prossima primavera un percorso floreale itinerante. Ma questo è un bellissimo sogno, per oggi mi limiterò a riportare tutte le notizie e le curiosità che ho appreso durante i discorsi inaugurali e durante la visita guidata in cui ho scoperto davvero molte cose.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE
taglio del nastro

Premetto che sono molto legata a questa Villa. Quando nel 1985 mi trasferii con la mia famiglia a  Voltri fu da subito una delle mie mete preferite per le gite domenicali e le passeggiate.

Il parco è davvero molto grande; all’epoca alcuni sentieri oggi chiusi per le frane avvenute dopo l’alluvione del 2014 erano aperti e ci voleva davvero tutto il pomeriggio per percorrere i sentieri, arrivare ai prati con i recinti dei daini e salire fino al Santuario delle Grazie. Oggi ho scoperto che sono tre colli per 32 ettari e che la loro riunificazione sotto il Parco storico è avvenuta nel corso del tempo. Invece i sentieri da percorrere sono ben 18 km!

Oggi solo per caso scorrendo Facebook ho notato il post dell’evento fissato per le 15 e ho deciso di partecipare, sicura di scoprire qualcosa di bello.

Ammetto che la popolazione non sia accorsa per assistere al momento istituzionale, ma durante il pomeriggio il parco si è via via riempito di moltissime persone, soprattutto famiglie, che si dirigevano sui prati o a vedere i recinti dei daini e delle caprette, l’attrazione preferita per i bambini.

In realtà la Villa offre moltissimo di più.

Innanzitutto credo sia doveroso ringraziare l’Assessore al Commercio e Turismo Paola Bordilli che con la sua presenza ha testimoniato l’importanza del momento e non ha messo in secondo piano la delegazione di Ponente, rispetto a quella di Levante oggi sotto i riflettori per Euroflora. Anzi si è voluto rafforzare questo filo che unisce tutta Genova, questa idea di una possibile Genova verde che veda nel rilancio di tutte le sue ville storiche una grande possibilità.

Poi ovviamente il resto è dovuto al Comune, al parco del Beigua, alla Sovraintendenza dei beni culturali e a tutte le associazioni di volontariato che stanno facendo grandi sforzi per riportare questa Villa agli splendori iniziali. Presenti e partecipi anche la Sig.ra Francesco Passano, della Sovraintendenza e Claudio Chiarotti, Presidente del Municipio Ponente,

Grandissimo studioso e presenza indispensabile l’Assessore alla Storia, Cultura e Turismo Matteo Frulio, che da anni studia e scopre sempre cose nuove riguardanti la Villa e il Parco, riuscendo così a dare le giuste direttive per i restauri.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Durante il discorso è anche stato anticipato il prossimo evento che si terrà il 26 maggio e che mostrerà i due grandi mosaici di fiori, nel giardino all’italiana, dove ora si possono vedere i prati, composti secondo i disegni originali del 1870 sotto Maria Brignole Sale. Saranno davvero grandi , nove metri per sei e sei metri per tre, e se si pensa che all’epoca lavoravano circa una ventina di giardinieri si può solo immaginare lo sforzo che i volontari compiono per ottenere il miglior risultato e la miglior manutenzione possibile.

L’intento di questo progetto è quello di restituire a questa meravigliosa Villa e al suo Parco la sua nativa dignità internazionale.

Andrea Casalino, presidente Associazione “Sistema Paesaggio” ci introduce alla visita guidata e ci racconta la storia della Villa.

Le origini del Giardino all’italiana risalgono al 1675 quando i Brignole  Sale, già ricca famiglia genovese, acquisiscono i terreni dai Mandillo, debitori nei loro confronti. I Brignole Sale a Genova erano proprietari di Palazzo Bianco e Palazzo Rosso e devono la loro ascesa alle attività commerciali e bancarie sin dal 1500 fino a divenire importanti esponenti e rappresentanti della Repubblica di Genova alla corte del Re Sole.

Difatti i primi progetti del giardino, risalenti al 1706,  non furono sviluppati all’Italiana, ma anzi secondo il gusto barocco dell’epoca che richiamava i fasti francesi, con pergole, viali, siepi, gazebo e una studiata geometria di aiuole, talvolta, fiorite e tenute con cura maniacale a comporre ricchi disegni. Il fulcro di tutta la composizione è il monumentale ninfeo con le conchiglie scolpite nella bottega di Filippo Parodi, importante scultore genovese.

Lo scopo era quello di stupire i nobili ospiti con lo sfarzo.

Lo spiazzo su cui costruire il giardino fu creato da zero, riempiendo la naturale discesa del colle e creando le mura di cinta di sostegno e un sistema nascosto di archi e contrafforti che sostenessero il tutto.

Al posto dell’attuale Villa vi era solo un rustico che  dal 1750 venne ampliato con l’aggiunta delle due ali per farlo diventare una dimora di campagna e a questo punto si evidenziò l’esigenza di poter vedere il giardino dalla Villa e venne quindi ripensato non più coperto ma con bei prati e piante basse e fiori a vista.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Nel 1786 Anton Giulio III, libero da vincoli matrimoniali si sposa per amore con Anna Pieri , conosciuta a Siena all’Università. A Genova la marchesa era nota per la sua grandiosa vita mondana e per i meravigliosi spettacoli che riusciva a organizzare ed è per questo motivo che il marito le fa costruire un edificio con un teatro appositamente per lei: il Palazzotto di Società, adiacente alla Villa, con un Teatro e diverse sale tra cui la Sala da Pranzo, chiamata Sala delle Conchiglie, dove poter intrattenere la nobiltà internazionale: consoli, principi, imperatori ( fu infatti dama di compagnia dell’Imperatrice Maria Luisa d’Austria, moglie di Napoleone). Questa sala è ad oggi ancora unica nel suo genere:le pareti sono rivestite di conchiglie di porcellana, tufo, serpentino e marmo bianco, oltre ai coralli e vetri a forma di conchiglia, sulla parete nord si trovava la fontana. L’effetto doveva essere quello di trovarsi in un ambiente naturale dove la luce si rifletteva sulle decorazioni delle pareti e si amplificava con l’acqua della fontana, richiamando gli scenari del giardino sottostante.

L’importanza attuale di questa costruzione risiede negli affreschi fatti con gli stessi cartoni di quelli di Palazzo Rosso, andati perduti, mentre a Voltri sono tutt’ora visibili e il Teatro in esso contenuto è il più antico ed unico esempio di teatro in Villa rimasto in Liguria.

La Villa nel 1832 ospitò il banchetto di  nozze di Ferdinando II di Borbone, re del regno delle due Sicilie, con Maria Cristina di Savoia, sposatisi nel Santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta.

Non vi viene un po’ di soggezione al pensiero di camminare per gli stessi viali calpestati da Re e Regine e di passeggiare in un Parco che non aveva molto da invidiare a Versailles?

A questo proposito mi viene in mente un passo di un libro di Marco Rinaldi, Centottanta racconti in tre minuti e altre storie, in cui si narra del Doge Lercari che costretto a recarsi a Versailles per i trattati di pace dopo il pesante bombardamento del 1685, obbligato a visitare la reggia, con proposito umiliante, alla domanda di che cosa lo avesse maggiormente stupito di quella giornata, rispose semplicemente : “Mi chi!” ossia :” Io qui!”. Non potevano immaginare i francesi che il Doge era ben abituato ad una città sontuosa e magnificente, che nulla doveva invidiare a Versailles: la nostra bella Genova.

Faccio un passo indietro sulla fortuite cause che hanno permesso il  restauro dello scalone. Difatti la decorazione originale del 1711  è sempre stata coperta da un arbusto rampicante, un ficus, che ad un certo punto ha iniziato a franare rendendo necessario un intervento. Tale pianta ha sì, creato qualche danno, ma allo stesso ha protetto dalle intemperie e dagli agenti atmosferici le decorazioni sottostanti. Con le spiegazioni dello studente in geologia Luca Belzer, che si può basare anche sulle ricerche dei suoi professori effettuate sul progetto CARG (realizzazione di cartografia geologia nazionale su scala) abbiamo scoperto sia quali  pietre sono state utilizzate per il restauro della scala sia importanti nozioni sulla geologia della Villa e del territorio circostante. Luca ha cercato di spiegare  a noi profani con parole semplici e comprensibili importanti nozioni sulla formazione del suolo su cui ci troviamo ( del perché per esempio ogni tanto troviamo conchiglie fossili in posti dove il mare oggi non c’è).

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Per quanto riguarda la ristrutturazione, che più riguarda il tema di oggi, è importante notare la parte bassa di decorazione creata con rocce nere, anzi scarti di fusione degli altoforni della zona di Fabbriche, gergalmente chiamata loppa d’altoforno e formata da colate di ossidi scuri di ferro e manganese, molto simili di aspetto alle formazioni dopo le colate laviche. Da lontano potrebbe sembrare la più pregiata ardesia che però oltre a essere molto costosa è anche molto delicata. Non dimentichiamo che anche  nella ricerca dello sfarzo erano pur sempre genovesi e se si poteva risparmiare male non faceva! Durante la visita guidata non sono mancati altri particolari di evidente riciclo di materiali ed elementi architettonici provenienti da altri siti della città.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Le rocce di decorazione del contorno, posto sotto la balaustra e tutto intorno, sono invece dei carbonati porosi e si è provveduto a sostituire le parti mancanti con una roccia simile. Si può notare la lieve differenza di colore. Più scure le originali, più chiare le nuove.

Interessante invece l’utilizzo della roccia verde a scaglie posta sul muraglione dietro lo scalone, trattasi di serpentino, rocce metamorfiche provenienti dal Faiallo, che proprio per la loro genesi tendono a spaccarsi e e a creare delle scaglie. L’effetto di queste scaglie verdi luccicanti è molto scenografico.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

Tornando invece alla storia della Villa e al suo Parco il suo originale sviluppo era una suddivisione in cinque aree:

  1. Il Giardino all’Italiana, dove l’uomo governa la natura
  2. Il Palazzo e il Palazzotto
  3. L’agrumeto ( le sue arance andavano in dono alle corti europee)
  4. Il bosco roamntico all’inglese, dove il tocco dell’uomo a governare la natura c’è ma non doveva essere evidente
  5. La parte agricola, con diversi poderi dei manenti che gestivano il terreno, mantenendolo pulito, e ne potevano tenere i frutti. I recinti che ora ospitano i daini contenevano le mucche e vi era anche una latteria con rivendita del latte. Negli anni 90, all’epoca delle mie passeggiate c’era un bar nella latteria. Ora quella zona è completamente chiusa e si aspetta di poter porre rimedio alle frane e allo smottamento del terreno. Poco più in là passerà la Gronda e per fortuna  sono riusciti a salvare la zona della Selva Oscura.

Perché la chiamo così?

Quando l’anno scorso ho visitato le bella villa di Pegli mi aveva incuriosito  la storia che l’architetto voleva raccontare, un percorso ben studiato con i  suoi significati. Mi sono chiesta se anche questa Villa avesse questa idea di fondo e ho scoperto che è proprio così! Anzi la Villa di Voltri in questo senso è precedente a quella di Pegli, che è nata a posteriori nel 1846 come parco turistico.

Ebbene l’architetto Emanuele Andrea Tagliafichi  si è ispirato alla Divina Commedia e la zona della latteria che si trova effettivamente in basso in una zona buia (me la ricordo quasi non penetrata dalla luce, da tanto fitti sono gli alberi) simboleggia l’Inferno. Vi si trovava poi  la porta degli Inferi: un’ arco, poi la lonza, ossia una scultura di una fiera oggi conservata all’interno della Villa e una scultura di Dante Alighieri.  Il cammino sui sentieri e un labirinto poi eliminato per sicurezza richiamavano il Purgatorio fino a giungere in Paradiso, simboleggiato dai prati, dalla luce e dal Santuario della Madonna delle Grazie posto in cima, con il suo campanile rialzato in seguito a questo scopo: l’obiettivo finale del percorso.

A questo punto merita un approfondimento la storia dei tre colli su cui è basato il Parco: Castellaro, Givi e San Nicolò.

Uno è quello della Villa e del Giardino, a levante, poi vi è quello del Santuario, acquistato nel 1864 da Maria Brignole Sale De Ferrari, detta Duchessa di Galliera, titolo acquisito dal ricco marito De Ferrari (sì, proprio quello della piazza con la fontana) la quale ne continuò l’uso come pantheon familiare e che poi lo restituì agli antichi proprietari ( I frati cappuccini che vi erano dal 1568 e che  in seguito alle leggi emanate dal regno di Sardegna, ne erano stati allontanati e  vi poterono tornare solo grazie alla Duchessa).

Il terzo colle invece, a ponente, racchiude una storia con un piccolo dramma. Il colle apparteneva alla famiglia Giustiniani, importante e influente famiglia genovese, e vide nascere la storia d’amore tra una giovanissimo Camillo Benso di Cavour, allora solo ventenne, trasferito a Genova, e Anna Schiaffino Giustiniani, nel 1830 solo ventritreenne e già sposata al marchese Stefano Giustiniani, maggiore di lei di sette anni. Quello che oggi è il castello del Belvedere, ristrutturato e riportato al suo fasto, così come ideato nel 1872 dal Rovelli con un bellissimo gioco di cascate, acqua e grotte poste vicino al castello era il loro rifugio d’amore. Pare che Nina, così soprannominata dal Conte di Cavour, ponesse fine alla sua vita a soli 34 anni per le pene di questo amore impossibile. Ne sono testimonianza le diverse lettere d’amore a lui rivolte  e  il suo diario la cui ultima annotazione prima del suicidio è una tragica dichiarazione d’amore. Il colle fu acquistato nel tempo dalla famiglia Brignole Sale ma restano le testimonianze dell’appartenenza alla famiglia Giustiniani.

La storia della Villa segue le vicissitudini della famiglia: alla morte della Duchessa, filantropa e dedita alla beneficenza, nel 1888 la Villa fu lasciata in eredità perpetua all’Opera Pia Brignole Sale.  Dal 1931 è in uso al Comune di Genova, inizialmente in affitto e poi dal 1985 in proprietà tranne il palazzo e l’antistante giardino. La Villa fu occupata dai tedeschi nella seconda guerra mondiale, con scavi di trincee e collocazione di 26 strutture belliche e bunker dislocate nel bosco, che si possono ancora oggi visitare con appositi tour guidati; nel 1950 il Comune procedette allo sminamento della zona e ad un ripristino del territorio.

Grazie alle Colombiane del 1992 vi fu un importante piano di interventi che fu però vanificato da incuria e vandalismo. Dal 2012 la Villa è nuovamente oggetto di un piano di interventi di restauro, un cammino appunto che con l’inaugurazione dello scalone non vede sicuramente il primo passo, ma la posa di una pietra certamente molto importante. Lo sforzo è evidente ed è collettivo. La prova ne è la presenza delle istituzioni e degli enti presenti nell’odierno evento, sperando che le parole diventino presto una bella realtà.

La visita guidata si è poi conclusa con un rinfresco a base di dolci di Sambuco e tè freddo e un concerto di musiche settecentesche per flauto traverso e violoncello, davanti al ninfeo del giardino.

VILLA DUCHESSA DI GALLIERA, UN GIOIELLO A PONENTE

L’augurio che si può fare è quello di rivedere questo nostro gioiello del ponente risplendere come agli albori, per riportarci metaforicamente alla corte di Versailles, o nella Selva oscura o timidi testimoni di un grande e tormentato amore, ad ammirare il mare che brilla con gli aranci alle spalle, oppure nella fattoria didattica che si spera di poter creare in casa Borromeo, uno dei poderi agricoli ancora esistenti, con l’auspicio che tutti, di fronte a tanto impegno e sacrificio, portino rispetto alle piante, ai fiori, al Parco, ai suoi sentieri,alle sue grotte e ninfei, ai suoi animali, alle sue meraviglie e a tutto quanto rimesso a nuovo e curato, portando via solo belle immagini immortalate con lo smartphone e possibilmente anche il sacchetto dei propri rifiuti!

 

 

 

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Qui la mappa e seguire un video di un minuto che vi mostra la Villa dall’interno e alcune sue attrazioni:

VIDEO DI 101 GITE DA FARE CON I BAMBINI A GENOVA  E LIGURIA

Ringrazio Andrea Casalino per l’infinita pazienza, durante la visita guidata, nel rispondere a tutte le mie domande e curiosità, nonché Luca Belzer altrettanto gentile  disponibile.

Insomma, ora non avete scuse, un po’ di storia la conoscete, i social ve li ho elencati tutti, vi ho messo i link e potete ammirare in anteprima immagini e filmati, qualunque cosa vi piaccia fare, che sia arte, natura, relax, storia, fotografia qua la troverete!

Allora vi aspetto, perché io ci sarò,  il 26 maggio per l’inaugurazione dei mosaici floreali!

 

IL SOGNO DI GIULIA

C’era una volta una Principessa…

guerriera!

IL SOGNO DI GIULIA
PRINCIPESSA GUERRIERA

I miei articoli finora hanno preso spunto da persone che stanno realizzando un sogno ed è spesso proprio quello che mi ha spinto a parlare di loro. Ho raccontato di cantanti, scrittori, artisti, narratori, persone che hanno creduto nei loro sogni e oggi perseguono il loro obiettivo, persone che hanno mollato le loro vite precedenti per impegnarsi in qualcosa in cui credevano veramente. Persone vere.

Ebbene oggi vi voglio parlare di una Principessa. Ma quello che vi devo raccontare è che lei non vuole affatto fare la Principessa!

Il 14 settembre del 2010 nasce Giulia, quarta nata e unica femmina di mamma Laura. Viene immediatamente eletta Principessa della casa e ad adorarla oltre alla mamma ci sono i suoi tre fratelli, Matteo, Samuele e Andrea, oggi rispettivamente di  18, 15 e 12 anni e due meravigliosi nonni.

La coccolano, e la viziano anche un po’, perché la loro Principessa parte nella vita un po’ svantaggiata ma lei non se ne cura mica tanto! Giulia è una bambina coraggiosa, piena di vitalità, con gli occhi scuri, i capelli neri e la faccia da furbetta, ha una bella parlantina e il suo sogno non è di fare la Principessa, ma di tagliare i capelli corti alla maschietto e poter essere Batman. Costruisce case con i Lego  e le piacerebbe giocare  a pallavolo. Il suo sogno è di avere tanti sogni e di poter crescere con essi.

Non lo so, a dire il vero, se Giulia potrà mai giocare a pallavolo, ma tante cose che ora sembrano impossibili forse si potranno avverare. Questa è la sua storia.

Giulia è nata con la sindrome di Vacterl, una sindrome multi malformativa, che io conosco bene perché anche mio figlio ne è affetto. Il nome della malattia è un acronimo delle iniziali dei seguenti sintomi:

SINTOMI COMUNI:
V – Vertebral anomalies – Anomalie della colonna vertebrale
A – Anal atresia – Atresia anale
C – Cardiovascular anomalies – Anomalie cardiovascolari
T – Tracheoesophageal fistula – Fistole tracheoesofagee
E – Esophageal atresia – Atresia esofagea
R – Renal & Radius anomalies – Anomalie ai reni e al radio (osso)
L – Preaxial limb – Articolazione preassiale (di fronte o presso l’asse centrale dell’articolazione).

I bambini che ne vengono dichiarati affetti presentano almeno tre delle malformazioni sopra elencate. Ogni caso è a sé, ogni bambino è un caso singolare e unico, con livelli di gravità differenti. E’ una malattia rara che colpisce un solo bambino su 5.000. La cura è quasi sempre solo chirurgica, quando si può intervenire e non sempre completamente risolutiva. Le malformazioni sono congenite, ossia si presentano alla nascita ma non dipendono da difetti genetici. Non sono ancora chiare le cause e la ricerca non fa grandi progressi in questo senso.

Ma, chiariamo, ai genitori interessa poco sapere il perché i propri figli siano nati così, ma piuttosto cercano di sapere come si può migliorare la vita del proprio figlio.

Giulia ha già subito diversi interventi, volti a ricostruire la parte finale del suo intestino, il retto, e questo aspetto deve essere costantemente monitorato e se il caso, rivisto. Per lei i controlli sono continui.

Mamma Laura si è affidata per i primi tre interventi al Gaslini di Genova, dove risiede, poi ha preferito seguire il Dott. Alessio Pini Prato, che conosce bene la bambina, diventato nel frattempo direttore  di Chirurgia Pediatrica presso l’ Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ad Alessandria . In questa sede, durante il ricovero del mese scorso, il Dott. Pini Prato ha fatto visitare Giulia per le sue problematiche alla colonna vertebrale dal primario di Ortopedia, il quale però, vista la gravità, ha consigliato una visita con il Dott. Marco Carbone, che opera all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste ed è considerato tra i più esperti sulla colonna.

Laura mi ha confessato, e io la capisco, lo so cosa intende, che in alcuni momenti della vita è come se non avesse visto le gravi malformazioni alla schiena di Giulia. Giulia è minuta, piccolina, da vestita non si nota poi così tanto. Poi lei è forte, è un drago, fa tutto, è un uragano di energia … e non lo diresti che … se non si interviene rischia di morire.

La Principessa guerriera Giulia ha un’armatura troppo rigida a sostenerla, le vertebre della sua colonna sono malformate o fuse, è affetta da una grave scoliosi e le sue costole, malformate anch’esse, comprimono cuore e polmone. Ah, per uno strano scherzo del destino il suo cuore si trova a destra, anziché a sinistra. Giulia si piega su sé stessa e bisogna impedirlo.

Mamma Laura si è trovata il mese scorso di fronte  a questa diagnosi tanto dura quanto reale e non ha avuto scelta. Deve far operare Giulia alla schiena. Per forza.

Giulia, che non sta ferma un attimo,  ancora non sa che non potrà camminare per parecchio tempo. Prima di operarla alla colonna, con impianto di piastre tra le vertebre, dovrà subire una pratica medica chiamata Halo traction, che dovrebbe rendere la sua colonna più flessibile. Le applicheranno alla testa una specie di corona fissa che con un sistema di pesi le terrà la schiena in trazione. Dovrà stare sulla sedia a rotelle e non si potrà alzare o camminare. Solo dopo un tempo variabile tra i 30 e i 45 giorni potranno valutare l’intervento.

Lo credo bene, io, che Giulia non vuole fare la Principessa! Tenetevela la corona! Lei vuol essere un supereroe, ma io sono certa che sarà entrambe le cose.

IL SOGNO DI GIULIA
esempio di Halo Traction

Ora, voi vi starete chiedendo perché vi sto scrivendo tutto questo. Capisco che possa non sembrare una cosa bella, visto il tema del mio blog, ma vi prego seguitemi fino in fondo.

Io conosco Laura, conosco Giulia, i suoi fratelli hanno fatto vacanze con mio figlio. So cosa stanno vivendo e mi sono venute le lacrime a leggere cosa dovrà passare Giulia. Poi ho pensato a Laura, agli altri suoi tre figli, alla sua situazione e mi sono domandata cosa potessi fare per aiutarla.Io da solo posso fare ben poco, però, ho pensato, so scrivere. Ho pensato di aiutarla così. Dove non arrivo da sola possiamo arrivarci in tanti.

Laura ha un impiego part time in un supermarket, ha già utilizzato i 24 mesi di permesso 104 per seguire Giulia nei vari interventi e nelle complicazioni che per forza di cose si susseguono con bambini con patologie diverse che abbassano il sistema immunitario. Dovrà usufruire di permessi di maternità retribuiti solo parzialmente, assentandosi quindi per parecchi mesi dal lavoro. Le difficoltà economiche sono dietro l’angolo, lo immaginate, vero?

Dovrà stabilirsi a Trieste per molti mesi, tutti quelli che saranno necessari,  e la sua unica preoccupazione dovrebbe essere quella di poter sorridere a Giulia, starle accanto e tenerle la mano quando ne avrà bisogno. Io vorrei che Laura potesse dedicare tutte le sue forze e le sue energie alla sua bambina, perché è vero che Giulia è forte ed è una vera guerriera ma quello che la aspetta supera l’immaginazione di una bambina e ha bisogno della sua mamma.

Se seguite il mio blog, o ci siete capitati per caso, avrete notato che ho dei temi, dei fili conduttori e questi sono i sogni, le persone speciali e la solidarietà. Mi piace pensare che vorrete seguirmi e aiutarmi in questa richiesta di solidarietà; lo sapete com’è, basta poco, davvero, il costo di un caffè o due, di una colazione al bar, di un pacchetto di sigarette e soprattutto con il passaparola. Condividete, inviate ad amici, postate su Facebook. Mettete sui gruppi. Non si tratta di una catena. Si tratta del sogno di una bambina. Non fermate questo sogno. Io sono qui per garantirvi in ogni momento che quello che farete andrà a buon fine.

Perciò ve lo chiedo davvero con il cuore, aiutiamo mamma Laura e la sua Principessa Giulia.

DI SEGUITO VI INSERISCO IL CONTATTO FACEBOOK DI LAURA , per contattarla via messanger se volete.

MAMMA LAURA

e del Gruppo di supporto dove vengono condivise le notizie riguardanti Giulia, è un gruppo chiuso, dovrete chiederne l’ammissione.

IL SOGNO DI GIULIA

DI SEGUITO IL NUMERO DELLA SUA CARTA POSTEPAY  per fare una donazione subito.

5333 1710 5167 5870

IBAN IT27B0760105138274302374310

LAURA MUSA

Preciso che l’articolo viene pubblicato nel mese di aprile 2018 e Giulia verrà ricoverata prima ad Alessandria, il 20 maggio, per i controlli relativi all’ultimo intervento di ricostruzione dell’ano, dopodiché a fine maggio si dirigeranno a Trieste. La maggior necessità di aiuto si concentrerà da primi di maggio ai successivi mesi estivi, pertanto la tempestività sarà fondamentale. Per chi poi inizierà a seguire l’evoluzione del sogno di Giulia potrà avere i contatti direttamente con la sua mamma e con il gruppo creato.

IL SOGNO DI GIULIA
Pallavolo lo posso fare…

 

 

 

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE

Ci sono quegli articoli che ho in mente di scrivere da mesi.

Sono nella mia lista fin dalla creazione del blog e sono solo in attesa del momento giusto.

L’attesa in parte è dovuta alla mia necessità di sentirmi preparata ad affrontare l’argomento, soprattutto se parlo di artisti che esercitano con passione la loro professione, e poi al mio timore reverenziale di non essere all’altezza.

Questo è uno di quelli. Sono mesi che preparo mentalmente questo pezzo e penso che sia giunto il momento di scriverlo per diversi motivi, che più avanti vi spiego.

La prima volta che ho potuto vedere Marco in azione è stato sicuramente sul palco dell’Alemante Festival (noto Festival di beneficenza che si svolge a Pra’ da 15 anni e che vedrà come sempre la nuova edizione a fine giugno)  in un’avventura di Fogna e Campana, interpretazione di due simpatici tossici persi, infestati dai parassiti, il cui modo di dire preferito è “Ma sei fuoooori?”  Alemante 2006, Fogna e Campana 

In realtà Fogna e Campana sono solo una delle manifestazioni artistiche del duo “Soggetti Smarriti”, composto oltre che da Marco Rinaldi anche dall’amico Andrea Possa: insieme una delle migliori espressioni della comicità genovese.

Lavorano in coppia dal 1991. Saliti sul palco per caso, per una convention aziendale, con il loro pezzo “Bentornato Colombo”, hanno consolidato la loro appartenenza alla tradizionale comicità ligure con la partecipazione nel 1994 al Festival Nazionale del Cabaret e non ne sono più sono scesi raccogliendo successi e contando ormai più di 2.000 spettacoli, dal vivo e in televisione.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Andrea e Marco, agli esordi

La loro forza è quella di prendere spunto dall’attualità e farne satira, alternandosi tra di loro con un veloce ‘botta e risposta’ e concludendo uno le frasi dell’altro. Ne esce uno show sempre  frizzante, attuale, senza sosta e con battute esilaranti. Comunque alcuni cavalli di battaglia si riascoltano con piacere e fanno sempre ridere anche se li abbiamo già sentiti tante volte e di solito sono quelli che prendono in giro la nostra amata Genova e la nostra ‘genovesità’. Vedete lo sketch che inserisco QUI!

Un bel giorno, gli artisti, si sa, non sono mai sazi di palco e applausi, hanno deciso di ritagliarsi uno spazio tutto loro. Mi sembra di vederli Marco e Andrea, Lastrico e Andrea di Marco a confabulare attorno ad un tavolo di un bar, e in quattro e quattr’otto a tirar giù l’idea di base di uno degli spettacoli più divertenti e alternativi di Genova: i Bruciabaracche.

Sono ormai quattro anni che ogni venerdì ci fanno divertire a suon di battute e sketch divertenti e ogni volta lo spettacolo è diverso e ospita altri comici di Zelig e Colorado, oltre che ad alcuni abitué che potete leggere nella locandina qui sotto. A questo proposito vi invito a vedere la loro pagina Facebook e  a partecipare alla serata speciale che si terrà il mercoledì 16 maggio 2018 al Politeama Genovese. Il divertimento è assicurato!!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
locandina Bruciabaracche al Politeama

Certo che bisogna ammettere non hanno tenuto fede al loro nome di battesimo!! Infatti pare che Bruciabaracche sia un modo per indicare chi ‘arriva, fa, brega e imbelina e poi scappa’ , chi comincia e non finisce, chi è poco affidabile, quindi. Non è il loro caso; amano definirsi ‘cialtroni’, ma questa loro autoironia ce li fa amare ancora di più. Sono un’adorabile costante della comicità genovese, ormai.

Nello specifico il mio articolo di oggi però si occupa di Marco Rinaldi, che ho appunto conosciuto prima sotto forma di comico, poi ho potuto apprezzare come narratore e scrittore e infine,ma non ultimo, come persona eccezionale.

Ho infatti scoperto solo in seguito che Marco oltre a far parte del duo comico e del mondo del Cabaret parallelamente inseguiva il suo sogno di raccontare storie. E ho anche scoperto che lo sa fare molto bene.

Sono partita partecipando nel 2016 al crowdfunding per il suo libro ‘Centottanta, racconti in tre minuti e altre storie’ e andando ad ascoltare le ‘Storie Superbe’, narrazione di una sezione del libro Centottanta, che tratta di fatti reali e curiosità sulla nostra città, Genova.

Benché questo sia il quarto dei suoi libri contiene il racconto ‘Opizzino’, che forse è all’origine del suo amore per la narrazione e della ricerca e scoperta dei fatti che narra. Immaginiamo allora un giovane Marco, che tempo addietro, forse proprio in gioventù, si incuriosisce per una lapide di marmo inserita sulla facciata di un palazzo in Via San Siro che riportava:

Opizzino D’Alzate tiranno

per impeto di popolo

qui perdeva lo stato e la vita

1436

Non avendo il web a disposizione  pur di sapere cosa si celasse dietro a tale scritta inizia una personale ricerca e comincia a tirare giù libri e tomi dagli scaffali delle biblioteche.

Ispirato a suo tempo dal monologo sulla tragedia del Vajont di Marco Paolini, incoraggiato dal regista Lazzaro Calcagno, direttore del Sipario Strappato di Arenzano, con cui aveva già lavorato, approfondisce le sue ricerche sui personaggi e sugli eventi legati alla storia di Genova, forte del fatto che la nostra città vanta, unica al mondo, dei libri speciali: gli Annali della Repubblica di Genova, ossia una trascrizione fedele e minuziosa di tutto ciò che accadeva tra le mura (e fuori, per mano dei genovesi) per scriverne una sua personale versione da narrare (quello che diventerà Storie Superbe).

Ma il destino volle che in una delle sue visite in biblioteca si imbattesse in un grosso tomo in due volumi contenente racconti in prima persona della Resistenza a Genova, Medaglia d’Oro al Valor Militare e nello scorrere l’indice delle persone coinvolte nei fatti lesse proprio quello di suo nonno, partigiano.

Nasce così ‘Cenere’, suo primo libro edito nel 2011 e più volte rappresentato, anche nelle scuole.

La storia del nonno è compresa nel libro e narra di un ‘piccolo episodio, che ha valore immenso’ e ovviamente per lui che l’ha sempre sentita raccontare in famiglia donarcela è un grande piacere e onore.

Vi confesso che ho assistito ad una narrazione di Cenere ed è estremamente emozionante. I racconti sono reali e lui è bravissimo, il modo in cui li espone, i tempi, le espressioni, i movimenti: tutto ti trasporta lì, nell’aprile del 1945 a trattenere il fiato con suo nonno, allora giovanissimo, a San Simone, o a fare il tifo per Machine Giver, eroe di Cornigliano, o ad avere l’affanno con Renato, il Maratoneta di Uscio. Alla fine la lacrima all’occhio non l’avevo solo io, e meno male! sennò mi sarei sentita la solita sciocca sentimentale.

Nel 2014 esce , Verdeoro, in cui coniuga altre due passioni, lo sport, il calcio, e la musica. Anche in questo caso la modalità è la stessa. Cercare, trascrivere e narrare piccole, apparentemente insignificanti storie, e renderle uniche. Quello che fa Marco con questi racconti è scovare il lato umano di certe storie e cercare di trasmetterci emozione. Che sia un calcio di punizione, la composizione di una celebre canzone, una finale di mondiale o un orfano scappato da una fattoria lager lui trasforma tutto in narrazione leggera, a  volte scanzonata, a volte commovente. E te la fa rivivere.

Potreste scoprire come è nata questa canzone, per esempio (ascoltatela almeno fino al minuto 1,30!) e da quando ho letto la storia a mio figlio e gli ho fatto ascoltare la canzone ogni tanto sento che se la canticchia.

Nel 2015, sempre insieme a Lazzaro Calcagno, assembla alcune storie scovate durante la stesura di Cenere, con alcune testimonianze e altre storie di eccellenze femminili e scrive Mimose, spesso rappresentato sui palchi per l’otto marzo, Giornata Internazionale della Donna, per ricordare le caratteristiche comuni di alcune donne eccezionali, ma bagaglio anche di tante di noi: coraggio, determinazione e altruismo. Troverete le storie della partigiana Alice di Campomorone, di Analia, figlia di desaparecidos argentini, di Rosa Maria, una suora venuta dalla Liguria per conoscere nell’altra parte del mondo un famoso bandito, di una donna coraggiosa che salva bambini nell’epoca nazista: Irene Sandler e tante altre ancora. Ognuna di queste storie ruberà un pezzetto del vostro cuore.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
I suoi libri

Non compare nella mia foto l’ultimo libro del 2018, Stravagando, raccolta dei suoi racconti riguardanti la musica con alcuni pezzi inediti, perché non è ancora in mio possesso, anche se ho potuto leggere la stesura in anteprima!

Fa parte di questi racconti tutta la sezione narrativa Sir Paul , spettacolo teatrale dedicato al baronetto Paul McCartney, in cui il suo lato umano viene narrato ed esaltato insieme alle sue qualità musicali.

Trovate comunque tutte le notizie e il link per comprare i libri di cui vi ho parlato, oltre che al calendario di tutti i prossimi  appuntamenti in cui potrete vederlo, in una delle sue diverse vesti da comico e narratore sul suo sito www.marcorinaldi.biz.

Ma eccomi alla parte finale che è stata la molla che mi ha spinto a scrivere finalmente questo articolo, era ora!

Marco sta scrivendo un nuovo libro!

Sta raccogliendo le avventure di Fogna e Campana, coadiuvato dall’amico Andrea, e anche diverse testimonianze di colleghi e personaggi dello spettacolo che confermeranno una cosa pazzesca: Fogna e Campana esistono davvero! I nostri simpatici amici tossici vivono così di vita propria e si possono fregiare dell’amicizia di diversi VIP, scopriremo come e perché…e io sono molto curiosa, a  dire il vero. Troveremo inoltre foto e dialoghi, sì, i loro dialoghi surreali, a completare questa biografia del duo di storditi. Ma simpatici.

Potete partecipare al crowdfunding e prenotare già la vostra copia, ecco l’indirizzo:

PRENOTA LA TUA COPIA!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Fogna e Campana

Renato Zero, nella sua canzone ‘Infiniti Treni’, prima traccia dell’album Soggetti Smarriti, (casualità di un titolo), canta  ‘Le occasioni sono treni, infiniti treni’. Da quella prima volta sul palco sono passati ormai quasi vent’anni e si può dire che l’occasione ha fatto l’uomo… attore; Rinaldi ha deciso di dedicare ora, dopo anni condivisi con un’altra attività, tutto il suo tempo alla sua professione di narratore, scrittore e attore. Quando un sogno diventa realtà.

L’articolo è finito, ma nonostante tutto mi resta una curiosità, a cui spero mi verrà data risposta.

Ma dei due soggetti in foto, chi è Fogna e chi è Campana?

Spero che il nuovo libro mi chiarisca il dubbio e spero di essere stata all’altezza nel raccontarvi perché sono diventata una fan di Marco Rinaldi, un talento tutto  genovese.

 

Le immagini dell’articolo sono tratte dal web.

ESTRATTO DI TEMPO

Il secondo brano estratto dal CD Contatto dei Simon Dietzsche

Sabato 3 marzo, ho avuto l’onore di partecipare alla registrazione e al backstage della registrazione del video del secondo brano, dopo ‘Non Nevica’, dal Cd Contatto dei Simon Dietzsche : Estratto di Tempo.

Vi avevo già parlato di questo gruppo italiano di musica indipendente e per chi avesse bisogno di un ripasso o di conoscerli meglio vi metto il link QUI.

ESTRATTO DI TEMPO è la terza traccia del CD e il tema del testo è l’incomunicabilità nella coppia.

Ecco il testo:

Stavolta tocca noi

capire perché siamo qui

senza speranza

Immagini sbiadite e poi

l’orgoglio dietro troppi si

L’eterna danza

La tua vita non ha senso

se non vuoi guardarti dentro

prenditi un estratto di tempo

ché non sei il bersaglio al centro

Sì tu stai qui ora

so che ci sei ora

Se ritieni possa ancora

ritornare l’armonia dei cuori

fatti avanti

Senza freni spinge e affiora

l’inquietudine di corpi impuri

di nuovo amanti

La tua vita non ha senso

se non vuoi guardarti dentro

prenditi un estratto di tempo

ché non sei il bersaglio al centro

Sì tu stai qui ora

so che ci sei ora.

Su questo testo i creatori del video, la SAGITTA PRODUCTION, giovani ragazzi sanremesi, hanno voluto raccontare la storia di una coppia che ha perso la capacità di comunicare, fondamentale in una coppia, e che poi si ritrova.

Il testo esorta a non considerarsi il centro del mondo e ad ascoltare le esigenze di chi ci sta accanto; prendendosi il tempo necessario per ascoltare se stessi e la persona che condivide la vita con noi.

Devo ammettere che a parte la profondità del testo mi sono molto divertita a stare sul set e ad entrare in azione al “CIAK! SI GIRA!!”

I registi hanno girato diverse scene del gruppo sul palco e altre scene con il pubblico, noi comparse appunto, che balla sulla musica di ESTRATTO DI TEMPO. Oltretutto il brano è molto orecchiabile, pertanto il nostro cantare e ballare era reale e partecipato!

Erano presenti anche i due attori che interpretano la coppia protagonista, Christian e Valentina, artisti con idee e progetti  davvero belli di cui vi parlerò in un altro articolo. Come ho già avuto modo di constatare cercare le cose belle mi fa inciampare in altrettante cose belle. E’ una catena, che ho davvero intenzione di seguire per vedere fin dove mi porterà!

Le scene più divertenti da girare sono state quelle di un ‘fermo immagine’ in cui se ho capito bene, il tempo si ferma e tutto gira attorno alla coppia che ‘ritrova l’armonia dei cuori’. Era davvero difficile mantenere tutti la stessa posizione, fermi immobili, cantanti e pubblico, ma speriamo di essere riusciti a collaborare nel migliore dei modi. Avremo modo di constatarlo a lavoro finito e pubblicato.

Sono davvero curiosa di vedere il videoclip finito perché ovviamente quello che ho potuto vedere io è solo una piccola parte e altre scene sarebbero state girate in  location diverse, per raccontare la vita della coppia.

Vi allego un po’ di foto della giornata di riprese e non appena il Video sarà pronto non mancherò di segnalarvelo. Come già detto in precedenza potete acquistare Contatto su Itunes o Spotify, oppure da DiscoClub in Via San Vincenzo a Genova.

ESTRATTO DI TEMPO
REGISTI IN AZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ESTRATTO DI TEMPO
RIPRESE SUL BASSISTA, PAOLO BORA TANSI
ESTRATTO DI TEMPO
FERDINANDO, VOCE, E MICHELE PEDEMONTE ALLE TASTIERE
ESTRATTO DI TEMPO
I SIMON DIETZSCHE SUL PALCO
ESTRATTO DI TEMPO
CHRISTIAN E VALENTINA, GLI ATTORI PROTAGONISTI
ESTRATTO DI TEMPO
ANDREA RIGO, CHITARRISTA
ESTRATTO DI TEMPO
PAOLO GALLEANO, BATTERISTA

SCONFIGGERE IL SILENZIO

  1. Non lasciare che ti ami troppo forte

 

L’8 marzo si avvicina e io ho già iniziato a pensare a quali utili iniziative aderire.

Inutile che vi dica che l’8 marzo è La Giornata Internazionale della Donna che insieme al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, rappresenta un momento di riflessione sullo stato dei diritti politici, economici e sociali delle Donne nel nostro paese e in tutto il mondo.

Ancora oggi, purtroppo, noto a volte commenti volti  a ritenere inutili queste giornate che io invece ritengo tuttora necessarie. Anzi mai come ora bisogna tenere alta la guardia e difendere i diritti acquisiti, non dandoli per scontati, pretendendo parità di genere effettiva, non solo sulla carta, sostenuta da politiche volte a migliorare la condizione della donna in famiglia e in società, incentivando autonomia e autodeterminazione.

Io credo fermamente che uno Stato con donne trattate alla pari, con gli stessi diritti, opportunità di studio e lavoro, ambizioni sociali, economiche e politiche non possa che essere uno stato progredito e migliore di questo. Sì, perché io davvero penso che ci sia ancora tanto da fare.

Tra le varie problematiche che le donne devono affrontare c’è quello delle violenze famigliari, che possono essere di vario genere, da quello fisico, a quello psicologico o economico.  Spesso le violenze continuano anche quando la donna decide di interrompere la relazione e si arriva al fenomeno dello stalking fino al femminicidio. Io lo voglio chiamare così perché è un omicidio di genere. Colpisce esattamente le donne che non sono state al loro posto, in una distorta ottica maschilista.

Non vi scriverò i terribili numeri di tutti questi fenomeni. Credo che siano sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che leggiamo un giornale, dopo un femminicidio, ci riportano i numeri, i dati, le statistiche. Sono tanti, troppi. E ormai i numeri e le stime non fanno quasi più effetto. Io ogni volta, invece, stilerei una lista, di nomi, con le foto delle vittime, e di figli lasciati orfani, di madri e padri che piangono una figlia. Forse farebbe più effetto.

Poi in mezzo a chi fa tante parole ci sono le persone che aiutano.

Nello specifico oggi vi parlo di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mare di Note che con la collaborazione dell’A.M.I. Associazione Musicisti Indipendenti organizzano la terza edizione di SCONFIGGERE IL  SILENZIO- Non lasciare che ti ami troppo forte , manifestazione musicale benefica a favore del Centro Antiviolenza Mascherona.

 

Segnatevi la data! Sabato 3 marzo alle ore 21:00 presso la sede del Mare di Note, che si trova a Voltri, Via delle Fabbriche 12 R.

L’ingresso è a oblazione volontaria e  sarà interamente devoluto al Centro Antiviolenza. Sabato sera sarà presente Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza e delle case per donne vittime di violenza gestite dalla Cooperativa per presentarvi le loro attività.  La sede del centro inoltre, storicamente in Via di Mascherona, cambierà dal giorno 7 marzo e sarà inaugurata alle ore 11 in PIAZZA COLOMBO 3/7. Centralissima. Potete leggere delle iniziative proposte per questa occasione QUI.

Due parole velocissime sull’utilità dei centri antiviolenza. Ovviamente vi consiglio caldamente una visita al loro sito per scoprire tutti i servizi offerti, i progetti  e le attività specifiche che mettono in atto per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

Le mie due parole velocissime le spendo per dirvi che non è tempo sprecato informarsi anche se non è di vostro diretto interesse. Un giorno potreste avere bisogno di sapere cosa potrebbero fare per aiutare una vostra collega, una vostra cara amica, una sorella o la mamma dei compagni di classe di vostro figlio. Spesso le donne non parlano per vergogna. Se vi dovesse capitare che una qualsiasi donna si aprisse e vi dovesse confidare quella che voi riconoscete come violenza, di qualsiasi tipo, non esitate ad aiutarla. Dite loro come possono essere supportate. Non sarà facile, ma fatelo. Tenete presente che il primo passo è sempre quello di riconoscere che chi ci sta facendo male è al nostro fianco, poi però bisogna poter contare su tutta una serie di aiuti che supportino l’allontanamento e le eventuali conseguenze. Il centro fa tutto questo e soprattutto garantisce privacy ed anonimato.

L’altra cosa utile davvero è sostenere chi aiuta.

Quindi non posso che invitarvi a partecipare a questa serata musicale dove artiste cantanti donne si esibiranno e vi renderanno partecipi di questo progetto in cui loro per prime, assieme agli organizzatori, credono molto e in cui continuano ad investire. Sono già al terzo anno di questo progetto. Sosteniamole!

Canteranno Laila Iurilli, che accompagnerà i suoi pezzi al pianoforte, Manuela Abate, Giovanna Pischedda, Federica Lugli, Giulia Donati e Lella and Friends. L’offerta musicale è varia e l’ascolto spazierà tra diversi generi musicali.

Presentano Roberta Parodi e Giovanna Oliveri.

Potrete anche assistere a una dimostrazione di difesa personale di Fulvio Lombardoni.

Ovviamente io vi invito a presenziare alla serata perché tutte le persone citate offrono il loro tempo per un’iniziativa utile e a scopo benefico. La nostra partecipazione sarà gradita e volta ad aiutare davvero chi ha bisogno e magari a prevenire una brutta notizia al notiziario regionale.

Pensateci.

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