È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

Ho letto un libro bellissimo. È il nuovo romanzo di Emanuela Ersilia Abbadessa : ‘È da lì che viene la luce’.

Dopo aver  letto il primo libro della Abbadessa, ‘Capo Scirocco’ ho iniziato a seguire gli aggiornamenti che la scrittrice postava sui social, apprezzando così anche la sua ironia e la sua sagacia. Sempre brillante, sempre tagliente, sempre appropriata.

Sono andata all’incontro con la scrittrice presso la libreria Feltrinelli e durante la presentazione, tenuta da Sara Rattaro, altra scrittrice che amo, ho capito che per me, questo, sarebbe stato un libro diverso. Una frase di Sara mi ha colpito; ha detto che questo è una lettura che nutre. Parlando della necessità di leggere, comunque sempre, ha specificato che libri così fanno la differenza perché lasciano qualcosa. Ed è assolutamente vero. Durante la lettura traspare tutta la cultura di chi scrive. L’amore per l’arte, per la musica, per i libri.

La storia è liberamente ispirata al fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, vissuto a Taormina e famoso per le sue foto di nudi maschili, ispirati alla Grecia. Il periodo del racconto è quello fascista, anno 1932.

L’immagine di copertina è una foto intitolata Caino, scattata da von Gloeden e dalla stessa copertina mi è nata un’idea. La  Abbadessa parlando del suo modo di comporre un romanzo lo descrive come la costruzione di un”architettura’ per le scenografie e l’utilizzo della ‘pittura’ per descrivere personaggi e la storia. L’arte è ovunque in questo libro. Ne è permeata. La fotografia stessa è arte ed è attraverso essa che ciò che potrebbe apparire sconveniente viene purificato.

Purtroppo io non così ferrata in storia dell’arte, così ho avuto bisogno di ricorrere a Google ogni qualvolta  i protagonisti parlavano di arte o vi facevano riferimento. E lo fanno spesso! Ho così conservato tutte le ricerche e ho pensato di condividere le immagini stupende che ho potuto così scoprire.

Vi farò quindi fare un viaggio figurato nell’architettura di questo libro, alternando le immagini artistiche  a quelle dei luoghi dove si aggirano i personaggi del romanzo e ad alcuni oggetti d’epoca presenti. Non vi svelerò molto del contesto in cui si trovano per lasciarvi la curiosità di ritrovare il riferimento durante la lettura. Potrete comodamente leggere il romanzo, salvarvi l’articolo e scorrere le foto che lo compongono, a mano a mano che proseguite.

Prima di tutto, l’ambientazione. La splendida Taormina, dall’antica anima greca.

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Piazza 9 aprile , Taormina

Ho scelto una piazza con una Chiesa perché mi fa pensare a un luogo immutato nel tempo. E poi la Messa è un riferimento costante nel racconto.

Castelmola, oggi nel circuito dei Borghi più belli d’Italia nel romanzo rappresenta il paese di montagna, quello da cui si sale e si scende a piedi.

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Castelmola

Subito all’inizio ci imbattiamo in due eccellenze, due sculture: il Mosè di Michelangelo e  Bacco e veniamo accompagnati all’osservazione della luce e alla sua importanza.

“È il modo in cui si posa sulla materia a rendere viva la pietra”.

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

 

 

 

 

Lo strumento con cui il protagonista, il Barone tedesco  Ludwig von Trier, immortala in auliche immagini i suoi modelli è una macchina fotografica Rolleiflex, ben descritta nelle prime pagine del romanzo e oggetto che scatena la curiosità di Sebastiano Caruso, giovane ragazzo siciliano.

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macchina fotografica Rollefleix

Più avanti nel romanzo fa la sua comparsa anche la Leica

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Leica

Il barone fotografo ovviamente è sempre alla ricerca di luoghi perfetti per i sui sfondi, così ci fa conoscere prima la meravigliosa Isola Bella, la perla del Mediterraneo, con i suoi colori e le sue sfumature di blu e poi ci porta nel sito archeologico di Megara Iblea, antica colonia greca.

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Isola Bella, con la bassa marea raggiungibile a piedi
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Megara Iblea

Il barone è benestante e per spostarsi non usa un auto qualunque. Ha un Mercedes Benz. Ma com’erano le auto nel 1930?

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Durante uno dei tanti colloqui tra il barone von Trier e la sua colta governante Elena fanno capolino Dante e Petrarca, Foscolo e Leopardi e a scatenare la curiosità di Ludwig verso la letteratura italiana furono le illustrazioni della Divina Commedia di  Doré. Tenete a mente l’illustrazione che ho scelto per voi, perché la ritroverete nel romanzo.

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Paolo e Francesca, V° canto inferno

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Non vi svelerò in quale punto e perché si parli di questo dipinto di Donghi, ma vista l’importanza che ricopre era d’obbligo cercarlo. Se lo voleste vedere oggi dovreste andare a Venezia, alla Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro.

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Donna al caffè

L’epoca in cui è ambientato il romanzo è quella fascista e alcuni personaggi sono parte attiva del pensiero e dell’azione fascista. In quell’anno, il 1932, si posizionava il monolito di Marmo di Costantino Costantini nel Foro Mussolini, oggi Foro Italico, che fu inaugurato nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della marcia su Roma il 28 ottobre 1932. Lo stadio dei Marmi invece fu inaugurato il 4 novembre dello stesso anno.

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCEÈ DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

I riferimenti artistici si susseguono e a volte ci suggeriscono le sembianze di un personaggio, altre ci aiutano ad immaginare una scena, come se potessimo vederla.

Devo ammettere che di tutto quello che ho finora mostrato non conoscevo nulla, mentre ho ben presente lo sguardo di Davide nel dipinto di Caravaggio e la struggente posa della Pietà di Michelangelo. In entrambi i casi la potenza evocativa delle immagini che ricordavo mi hanno aiutato a vedere la scena descritta, come un film nelle mia testa.

 

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Davide con la testa di Golia, Caravaggio

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Anche durante la presentazione del libro la scrittrice ha citato Via Crociferi a Catania e ne ha parlato come la perfetta scenografia. È la strada più antica di Catania, ricca di Chiese settecentesche  e architettura barocca. Un vero set a cielo aperto.

Ludwig e Elena si trovano ad un certo punto al cospetto dell’imponente Chiesa di San Francesco Borgia, con i suoi ampi scaloni in pietra  e le sue doppie colonne di marmo.

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Chiesa di San Francesco Borgia,
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Via Crociferi a Catania

 

 

 

 

 

 

Arrivata a questo punto ho voluto scegliere alcune foto che, secondo me, potrebbero aver ispirato Emanuela Abbadessa. Le riproduzioni delle foto di Von Gloeden che trovate sul web sono tante, perciò questa è una mia libera interpretazione, un ritrovare alcuni sguardi o alcune pose sapientemente descritte. Infatti nel romanzo i modelli del fotografo hanno un ruolo chiave nell’evolversi degli eventi.

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È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

Ad un certo punto della narrazione avviene una svolta, non completamente inaspettata ma che si preferirebbe non dover affrontare. Gli effetti del pensiero fascista sono arrivati ovunque e anche a Taormina esiste lo squadrismo. Qualcuno troverà su chi sfogare i suoi metodi intolleranti.

Camicie nere, fez, manganelli e spillette appuntate.

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Ma nonostante l’ottusità del pensiero fascista c’è sempre uno spiraglio per far entrare la luce e pensare al bello. Ludwig, in un momento di sconforto, pensa alle sue sculture preferite, pensa alle loro pose e fattezze, alle loro membra e ai loro volti e queste gli comunicano solo bellezza.

‘La bellezza non era mai malata’.

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I prigioni di Michelangelo
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Apollo sauroctono, Prassitele

 

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Aphrodite Cnida, Prassitele

 

 

 

 

 

 

 

 

La città di Palermo e l’immagine del Politeama fanno da sfondo ai pensieri di Alfredo Romano, gerarca fascista, amico di Ludwig e per lui preoccupato

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ed è per questo motivo che trama alle sue spalle organizzando eventi mondani presso la sua abitazione, dove Ludwig si troverà a discorrere con una donna di fronte a questo dipinto di Donghi, La Canzonettista.

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE

Se questo dipinto serve a introdurre la visione dei rapporti tra uomini e donne, secondo l’arguta interlocutrice del barone, l’immagine che vi mostro di seguito rappresenta invece le fattezze della donna ideale di Alfredo Romano. Benché non rilevante ai fini della narrazione vi è una forte contrapposizione di figure femminili nel romanzo, con le loro differenti fattezze, caratteristiche e corrispondenze artistiche. L’autrice semina indizi, sta a noi raccoglierli.

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE
Statuina di Capodimonte

E così con l’ultimo richiamo pittorico che vi lascio, una delicata Madonna di Lippi.

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE
Madonna col Bambino e due angeli

Non era mia intenzione svelare troppo della trama e degli avvenimenti narrati, anche perché vi toglierei il piacere di affrontare la lettura che invece va goduta appieno. Spero invece di avervi dato un supporto per poter fare un viaggio dentro a questo bellissimo romanzo.

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO

    IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLOVista di Velva

Si è svolta venerdì 17 agosto  la rassegna letteraria ‘In Velva Litterae: ai margini’, nome dovuto al luogo in cui si è svolta: l’incantevole paesino medioevale Velva, entroterra di Castiglione Chiavarese. Vi rimanderò ad un articolo seguente per i cenni sul luogo e su alcune eccellenze dei suoi dintorni.

Dopo il tragico evento del 14 agosto, giorno in cui è crollato il ponte Morandi e in cui hanno perso la vita 39 persone e la vita di molte famiglie si è interrotta o spezzata ero molto in dubbio sulla partecipazione. Sono rimasta molto colpita e sconvolta da quanto accaduto e tuttora e per molto ancora il mio pensiero andrà lì e alla fatalità per cui ‘non ero io’. La stessa organizzatrice ha rischiato di essere sopra il ponte se un paio di inconvenienti non l’avessero fatta tardare. Per cui l’animo con cui abbiamo affrontato la rassegna non è stato festoso, ma semmai di riflessione. La letteratura e la poesia da sempre affrontano temi come la vita, la morte e il loro significato, e quasi per caso il titolo della rassegna quest’anno era : al limite.

La rassegna è stata organizzata dall’associazione culturale LIBRIDA, patrocinata dal Comune di Castiglione Chiavarese e organizzata da Alessandra Giordano, in arte anche Rosa Johanna Pintus, scrittrice e poetessa, istrionica e vitale.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
Rosa Johanna Pintus

Le presentazioni in programma erano diverse e varie, tutte molto interessanti e intorno alle 20 era previsto un break per cena buffet.

Velva non è un paese molto conosciuto, almeno da noi liguri, perché vi assicuro che tra gli stranieri va per la maggiore. Interessata ad andare a sentire ho dovuto ripiegare per una stanza in un paese vicino perché tutti i bed&breakfast erano pieni, compreso quello di un mio caro amico di vecchia data che ha comunque partecipato con la sua presenza.

E’ un piccolo borgo antico, molto adatto ad una rappresentazione culturale, anche scenografica.

La prima presentazione si è tenuta in una stanza del museo contadino e il professor Fausto Figone ha presentato il suo libro ‘La Fabbrica dei Tubi’, raccontando storia, crescita e declino di una delle più importanti aziende del Tigullio dai primi del ‘900 fino alla sua chiusura negli anni ’80. Localmente la fabbrica era chiamata Tubifera ed è stata tra le prime in Italia a produrre tubi senza saldature.

La presentazione è stata accompagnata dalla visione di belle fotografie d’epoca che ci hanno mostrato i cambiamenti di Sestri levante, le nuove costruzioni dovute all’adeguamento della città alla nuova realtà e soprattutto ci hanno mostrato il lato umano, aspetto su cui il libro stesso punta molto. Difatti benché sia consistente la parte meramente tecnica del racconto è altrettanto importante il tessuto sociale in cui si inserì la fabbrica. Nel momento di massimo impiego la fabbrica occupava circa 2.500 persone ed erano per lo più tutti uomini della valle. Il libro perciò lascia ampio spazio alle storie umane, raccogliendo testimonianze e frammenti di vita vissuta. Lo stesso Prof. Figone ha lavorato per diversi anni nella F.I.T, dopo essere uscito dalla scuola professionale che preparava i giovani all’impiego in tale ambito.

Fausto Figone, nato a Varese Ligure, ha al suo attivo diversi titoli che trattano le stesse tematiche sociali storiche, ambientate nel Comune di Castiglione Chiavarese, di cui è stato anche  Assessore alla Cultura e Sindaco.

Per proseguire nelle presentazioni ci siamo quindi spostati di locali dove ci attendevano le scrittrici, Sergia Monleone e Isabella Nicora che si sono presentate a vicenda.

Sergia Monleone e Isabella Nicora

Sergia Monleone presentava il suo noir, ‘Palaseomnost, le inchieste del commissario Primo Miraggio’, lasciandoci con molta curiosità sulla doppia inchiesta del commissario su traffico di organi e una strana agenzia matrimoniale. Tutto raccontato anche  attraverso riflessioni personali tratte dalla movimentata vita famigliare del protagonista. Edizioni Liberodiscrivere. Questo è il secondo libro dell’autrice, seguito di ‘Primo Miraggio’, nel quale possiamo conoscere il protagonista e la sua storia.

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Copertina di Paleseomnost

Durante la presentazione sono state lette alcune pagine rappresentative del romanzo, quelle cosiddette della svolta dell’indagine. Ma è chiaro che non che resti che leggerlo per sapere cosa accadrà!

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Anna Scelzo legge i brani scelti dai libri presentati

Ugualmente abbiamo ascoltato la lettura di pagine scelte da ‘Il cavallo a dondolo’ di Isabella Nicora, storia di amore e di ludopatia. Un tema purtroppo scottante  e di tragica attualità di questi tempi. La protagonista è una donna, che ha già alle sue spalle diverse sofferenze e che si trova ad affrontare questo dramma proprio nella sua famiglia. Le pagine lette erano molto toccanti e ci lasciavano intendere l’enorme peso e tragedia nella vita della ragazza.

Isabella Nicora nasce come pittrice, ha infatti curato e creato la copertina del suo libro con una creazione originale, e ha iniziato a dedicarsi alla scrittura dalla nascita del nipotino, iniziando con le favole per poi spostarsi su un pubblico adulto.

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Il cavallo a dondolo, copertina

Terminate queste presentazioni ci siamo diretti sullo spiazzo antistante il Museo Contadino, per assistere ad una drammatica rappresentazione.

Il romanzo ‘Semi di Guerriglia’ di Camilla Ferroni, è una distopia, ossia una storia di fantascienza ambientata in un (non così tanto) ipotetico futuro, dove una milizia dittatoriale ha preso il potere nell’emisfero boreale, dopo una guerra tra i due emisferi. Un brano iniziale del suo romanzo è stato letto da Alessandra Giordano e messo in scena d Danilo Mantegna e una sua allieva, con una battaglia ju-jitsu con la katana.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
Semi di Guerriglia, rappresentazione di brano con lotta ju jitsu

Siamo così catapultati nel romanzo, in un futuro apocalittico, quando il protagonista, facente parte della milizia incontra una ribelle e c’è uno scontro. La battaglia con le  spade, la musica di sottofondo, la voce di Alessandra e lo spazio esterno, con tutti i boschi come cornice ci hanno trasportato in un’altra dimensione. Geniale Alessandra che ha collocato questa scena in una piazzetta con la vista sui monti e sul verde in quanto il mondo vegetale, manipolato geneticamente, è parte fondamentale di questo romanzo.

Camilla si presenta come una persona timida e riservata ma quando parla del suo romanzo, delle motivazioni che l’hanno spinta a scriverlo e dei suoi significati si accende e si anima. Lo trovate in versione digitale.

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Camilla Ferroni

Una menzione speciale a Danilo Mantegna e alla sua giovane allieva che ci hanno mostrato un esempio dell’attività che l’associazione DAS- Difesa Arte Spirito, svolge in quartieri più disagiati per dare ai ragazzi uno sbocco sportivo e l’insegnamento della disciplina.

A seguire i bambini di Velva ci hanno allietato con la rappresentazione di un laboratorio teatrale, mettendo in scena una favola scritta da Alida Maria Olivetta. La fiaba racconta di una fabbrica di giocattoli che utilizza gli stessi per scopi bellici, ma sono gli stessi giochi, interpretati dai bravissimi bambini a ribellarsi a questo loro destino, togliendosi le bombe di cui erano imbottiti  e a cercare invece bambini bisognosi di un gioco per svago.

A questo punto è stata offerta una cena, preparata sul luogo, che ci ha dato modo di riposare e rinfrancarci senza doverci spostare da Velva.

Accanto alla zona buffet la pittrice Francesca Bellati ha messo in mostra le sue opere, delicati acquarelli di paesaggi e ritratti. Ho approfittato della sua postazione temporanea per far fare un ritratto a Marco, che contro le mie aspettative si è reso disponibile, e Francesca ne ha colto sguardo ed espressione. Francesca è di Genova ed è pittrice, potete contattarla dal suo profilo fb e dare un’occhiata al suo blog e alle foto di alcuni  suoi lavori che ho scattato ieri.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
opere di Francesca Bellati

Dopo il break ci siamo diretti sulla piazza della Chiesa, di fronte all’oratorio dove era allestito un palco. La prima presentazione era quella del mio romanzo, ‘Viola e i tempi del verbo essere’, storia che ho scritto per convogliare le emozioni che mi hanno sopraffatta dopo la nascita di mio figlio, nato gravemente malformato e che ha combattuto tra la vita e la morte. E’ nata così la storia di una donna moderna, forte ma fragile. Ho tratteggiato attraverso diversi flashback temporali, i tempi del verbo essere, la sua storia difficile fino all’interrogativo: la nostra vita è destino o il frutto delle nostre scelte? Nel romanzo sono trattati anche temi forti come la violenza famigliare e le relazioni sentimentali vissute fino al limite. Ringrazio Alessandra per l’opportunità che mi ha dato in questo importante contesto.

A seguire Alessandra  ha presentato il suo libro ‘Brandelli Blu Mare’, edito con lo pseudonimo Rosa Johanna Pintus, con la collaborazione di Ibrahima Diallo, rifugiato della Guinea. Il libro nasce come una raccolta di testimonianze dirette raccolte da ragazzi che hanno sfidato le prigioni libiche e il mare per trovare una vita più dignitosa, tra cui lo stesso Ibrahima. Alessandra ci ha spiegato come in Guinea non esista democrazia e vi sia un forte assoggettamento alla Francia e alle sue politiche economiche.

Presente alla manifestazione e  invitato a portare la sua testimonianza c’era invece un’altro ragazzo della Guinea , Oumar Barry che ha cantato una canzone rap nella sua lingua natìa e ci ha fatto emozionare per la sua bella voce e la musicalità della stessa.

Alessandra Giordano, insegnante, ha scritto diversi libri le cui tematiche  principali sono le persone e i quartieri disagiati in cui vivono. Infatti in ‘Frammenti in Fiore’ ci racconta l’età dell’adolescenza, romanzo corale con protagonisti alcuni  ragazzini del Cep di Pra’ e in ‘In un posto sbagliato’ ci offre la descrizione di una realtà urbana poco conosciuta. e dei suoi abitanti.

Dopo abbiamo avuto il piacere di ascoltare la chitarra e le poesie di Roberto Marzano, che si autodefinisce bidello giulivo: questo fa di professione, ma per diletto e passione gioca con le parole e le note, in una maniera inaspettata e divertente, a tratti irriverente. L’ecletticità di Roberto non può essere raccontata, ne’ le sue poesie descritte, bisogna ascoltarle e godere dei giochi di parole e delle allitterazioni che tolgono e danno significato allo stesso tempo. Curiosate sulle sue pagine Facebook, collegate al suo profilo principale, ne vedrete delle belle!

Tra le due rappresentazioni di Roberto, abbiamo assistito alla lettura con annessa coreografia danzata di tre bellissime poesie di Francesco Brunetti, scrittore e poeta. Si definisce estemporaneo, non segue trame o canovacci ma si lascia ispirare dalla parola e dai fatti contingenti.

Sulle parole di Lola, splendida poesia, toccante e aspra, tratta  da AISEOPOESIA  (2013) Alessandra ha danzato e Oumar ha inserito pezzi rap. La sera aveva ormai lasciato spazio alla notte, il cielo color indaco e lo spicchio di luna brillava alto. L’atmosfera era magica e ci siamo lasciati trascinare dalla ritmicità delle parole e dalle immagini che dipingevano per noi.

Queste le prime parole della poesia:

Mi presento: Lola, ballerina di flamenco,

scuola di danza mai iniziata, cominciò prima la vita.

Nutrita di latte e canto flamenco,

cresciuta tra nacchere e mosse di anche,

donna di sogni consunti.

E il ritmo della poesia incalza come un flamenco, appunto, fino all’epilogo, tragico.

Da ‘Strane idee’ del 2010 il poeta ha selezionato per noi il componimento ‘Al Principio era il buio’ per poi concludere con il toccante ‘Adamo’, dove forti sono risuonate le parole e ci hanno scavato l’anima, e riempito  di lacrime gli occhi riportandoci con il pensiero alla nostra amata Genova. Strano come parole scritte in passato ci riportino a eventi appena accaduti.

Ecco alcuni versi:

Adamo non si è mai pentito/e tu invano gli hai scavato l’anima./ Il sangue ancor macchia la pietra assassina /Ascoltando il verbo mi ci riconosco….la terra trema,tuona,si fende, rovina/ l’ urlo urge e deflagra mentre crolla il muri

 

Per concludere con un sorriso l’organizzatrice ha voluto far recitare la più leggera poesia, ma dal significato chiaro e semplice, di Roberto Marzano, ‘Downlove: l’amore ai tempi di Facebook’. Che vi pubblico intera, su sua gentile concessione.

DOWNLOVE

Ti prego taggami
lungo la schiena un browser
copia ed incollami
i file tuoi nell’anima
tesoro mio modificami
sarò il tuo umile server
il tuo disco fisso
la perdizione in bluetooth
piccolo mouse che non fugge
sta connesso ed anela
a loggare i tuoi giga
ammorbidendo il firewall…
Ma il downlove non si avvia
non resettarmi la ram
forse il software è obsoleto
s’imporrebbe un upload
ma amor mio mi accontento
di un pdf anche piccolo
un media player d’annata
un viaggio su google earth
basta che tu mi dia
la tua mail od un brivido
un sorriso zippato
e che clicchi “mi piace”
condivida il mio post
ma fa presto se no
mi si arresta il sistema
e davvero non so
se poi mi riavvierò…

Con ringraziamenti e saluti la rassegna si è conclusa e torniamo tutti a casa arricchiti di parole, pensieri, suoni e immagini.

Leggendo il post di un amico su Facebook ho riflettuto sulla bellezza. Il suo pensiero era abbastanza disfattista, esprimeva una certa riluttanza a credere che la bellezza salverà il mondo. Come spesso ci capita di leggere e di dire, tra l’altro. Pur condividendo in un certo senso le sue parole, che estendevano all’intera società la possibilità di salvarsi grazie alla bellezza, non al singolo individuo che la pratica, io però preferisco continuare a pensare che la bellezza potrebbe non salvare il mondo, ma che lo rende nel frattempo un posto decisamente migliore in cui vivere.

Anche se fosse solo l’effimera illusione di una sera.