IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL’ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell’uomo

Ecco come promesso il seguito dell’articolo su Serre di Oncino e la nostra piccola vacanza in montagna.

Questo articolo alla fine contiene una sorpresa, perciò vi chiedo di leggere fino in fondo. E’ lungo ma ci sono tante foto, anzi sono la parte centrale dell’articolo e del piccolo gioco social che vi propongo.

Le bellezze naturali e anche quelle costruite dall’uomo sono parecchie in questa valle e noi abbiamo provato a scoprirle.

Abbiamo così deciso di andare a visitare il Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, posizionato ai piedi del Monviso in una magnifica posizione panoramica a 1417 metri sul livello del mare.
La sua origine pare che risalga all’anno 522, anno nel quale fu costruito un primo pilone in seguito al ritrovamento da parte di un contadino della tomba di San Chiaffredo, le prime notizie documentate della chiesa di San Chiaffredo risalgono invece al 1387.
Purtroppo l’attuale facciata risale al 1902 ed è un brutto rifacimento moderno. L’interno invece è di fattura medioevale e  contiene le reliquie del Santo e una grande quantità di ex voto, che dimostrano quanto il santo sia popolare in questa valle.

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Santuario di San Chiaffredo, facciata

Si possono Infatti vedere all’interno della Chiesa tantissimi ex voto in differenti materie e tecniche offerte dai pellegrini.

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Ex voto, dipinto
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Ex voto, campanaccio

È Molto suggestivo fermarsi a guardare la raffigurazione di miracoli attribuiti all’intervento di San Chiaffredo. Alcuni risalgono addirittura ai primi del 900.

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Ex voto, interno del Santuario
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Navata con ex voto

 

Per gli appassionati d’arte si possono trovare anche un affresco del tardo Quattrocento della Madonna con il Bambino Gesù San Chiaffredo e San Costanzo sull’altare Maggiore, mentre nella navata laterale una tela del 1600 raffigurante la Madonna con il bambino Gesù. La festa di San Chiaffredo è il 7 settembre, santo patrono dal 1642 assieme a San Costanzo nella diocesi di Saluzzo.

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Altare Maggiore: Madonna con Bambino , San Chiaffredo e San Costanzo.

All’esterno della chiesa c’è un ceppo di legno con migliaia di chiodi piantati e un martello. Appeso lì accanto un foglio che invita a piantare un altro chiodo in segno di visita al santuario e a fare una piccola offerta per sostenerlo.

Ovviamente non abbiamo esitato e abbiamo piantato il nostro chiodo.

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Chiodo e martello

Lo pianterò come un chiodo in un luogo solido:

egli diverrà come un trono di gloria per la casa di suo padre.

Isaia 22,33

Dopo aver visitato un luogo spirituale ma anche rappresentativo della cultura del luogo decidiamo di dedicarci alla natura.

Abbiamo fatto alcune passeggiate nel bosco dietro Oncino e al Pian del Re per raggiungere la sorgente del Po e più in alto il suggestivo lago Fiorenza,a soli 15 minuti dal Rifugio e mi sono soffermata parecchio a fotografare bellissimi fiori.

Ho mostrato le foto a mia mamma, appassionata di fiori, ma mi ha confessato di non conoscere diverse delle specie che ho fotografato, perciò ho deciso di dedicare un’intera sezione a tutti  i fiori che ho fotografato e che spero di aver correttamente individuato con un app. Ho svolto poi piccole ricerche per dare poche essenziali informazioni su ogni fiore.

Ma prima alcune foto della  passeggiata al bacino, sentiero dietro ad Oncino:

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ruscello montano

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Il bacino

Poi su al Pian del Re:

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E al lago Fiorenza:

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Ma ecco la meravigliosa galleria di fiori più o meno noti:

Primo fra tutti il Giglio di San Giuseppe, detto anche turco (Hemerocallis Fulva), benché non proprio originario di queste zone è molto frequente sia nei prati che nei giardini ed è molto bello da vedere per il suo spiccato color arancio e la sua altezza.

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Giglio di San Giuseppe

Segue in ordine di apparizione nelle mie passeggiate un altro giglio stupendo, mi sono arrampicata su una china per fotografarlo bene.

Il Giglio Martagone (Lilium martagon), può arrivare a un metro di altezza, per quello li ho individuati bene, con fiori di colore rosso intenso, porpora o rosa pallido. Sono raggruppati a tre o quattro per fusto. Io lo trovo bellissimo ed elegante.

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giglio martagone

Nella stessa passeggiata, quindi a 1.200 metri di altezza e in un sottobosco ho visto prima l’Astranzia maggiore, (Astrantia major) un fiore comune,a  dire il vero, ma molto bello, delicato, e poi  il Fiordaliso montano (Cyanus montano),che invece è considerata specie rara. Il suo nome deriva dal greco ”kyanos” (= sostanza di colore blu scuro simile ai lapislazzuli) e si riferisce al colore prevalente dei fiori di questo genere.

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Astranzia maggiore
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Fiordaliso montano

Segue foto del Veratro bianco (Veratrum album) che ho scoperto essere tossico, sia per gli uomini che per gli animali. Può essere alto fino a un metro e mezzo, con foglie verde scuro e fiori a 6 petali, raggruppati.

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Veratro bianco

E poi eccovi un’orchidea selvatica: l’Orchidea di fuchs (Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii), questa pianta si trova soprattutto nelle Alpi, è frequente ma molto bella.

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Orchidea di Fuchs

Per fotografare questa Brunella (Prunella volgaris) mi sono completamente sdraiata per terra perché è davvero piccola ( 5 cm), ma ormai volevo immortalare ogni fiore diverso. Ciò mi è costata la puntura di qualche formica rossa molto cattiva che mi ha lasciato il braccio in fiamme per tutto il pomeriggio! E’ talmente comune che potevo anche evitare, ma ormai…

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Brunella

Con questa bella margheritina (bellis perennis) , in compagnia di insetti, concludo la prima gallery.

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margherita

Il giorno dopo, mercoledì, dopo aver visitato il Santuario ci eravamo diretti al Pian della Regina, a 1.800 metri, punto di partenza per il pian del Re, ma la nebbia la faceva da padrona. Così abbiamo girato un po’ per i prati e abbiamo visto le marmotte e una volpe, con bottino di caccia. Per quelle mi è stato impossibile immortalare: i fiori stanno fermi e sono vicini, gli animali, ahimè, no!

Ho fatto qualche foto e abbiamo rimandato la gita alla Sorgente del Po per una giornata più soleggiata, confidando nella fortuna.

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Pian della Regina
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Garofanino

Questo, pur essendo un fiore semplice, il Garofano  (Dianthus alpinus, in foto), è sempre stato tra i miei preferiti. Amo i garofani in tutte le loro varietà e questi avevano un bel colore acceso. Sono incerta sulla varietà, ma potrei ritenere che fosse la qualità alpina.

Poi esemplari di Borraggine selvatica  e Trifoglio violetto, probabilmente ottimo foraggio per le vacche, ma anche belli a vedersi. Mi pice tanto avvicinarmi ai fiori più piccoli per osservarli nei loro più minuscoli particolari. A volte alcune cose bellissime ci sfuggono per superficialità.

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borraggine selvatica
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trifoglio

Infine questi due fiori dal colore delicato: sembrano cuscini di piume.

L’Ambretta (Knautia arvensis ) e la Piantaggine pelosa (plantago media), anche questi abbastanza comuni nei prati montani.

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ambretta
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piantaggine pelosa

Saranno anche comuni ma sono davvero particolari. Non vanno oltre i 2.000 metri, comunque, quindi al Pian del Re non li troverò.

Quel giorno dopo essere tornata ad Oncino avevo fotografato tutte le rose del paese, che  ho inserito  nell’articolo precedente ma non vi avevo mostrato questo:

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Iperico

E’ una pianta molto resistente, l‘Iperico calicino (hypericum calycinum) di facile coltivazione e propagazione. Il colore giallo intenso è davvero vivace e i suoi stami sono davvero evidenti e divertenti.

Giovedì, giornata piovosa non ci ha permesso grandi passeggiate ma il mio occhio attento ha colto queste tre belle perle.

Sono nell’ordine : Viola del pensiero (Viola tricolor), e pensare che io le ho sempre viste solo in vaso, Borracina bianca ( Sedum album L.),una piccola pianta grassa, e il Semprevivo maggiore, o barba di Giove (Sempervivum tectorum). Quest’ultimo a me piace tantissimo!! si trova fino a 2.800 metri.

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Viola del pensiero
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Borraccina bianca
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Semprevivo maggiore

Gli ultimi due sono fiori particolarmente adatti alle zone alpine e rocciose ed erano perfettamente adattati accanto a muretti a secco e pietre.

Finalmente venerdì è uscito un bel sole e così decidiamo per la gita al Pian del Re che avevamo dovuto rimandare.

Anche in questa occasione ho camminato con lo sguardo un po’ sui monti un po’ nei prati per trovare esemplari che non avessi ancora fotografato e sono stata premiata!

Un altro esemplare di Garofano (Dianthus pavonius Tausch), endemico delle Alpi occidentale presente solo in Liguria e Piemonte, osservato nella torbiera accanto alla Sorgente del Po.

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Garofano pavonio

Poi una Pedicolare, di cui non sono riuscita a capire la varietà perché ne esistono davvero molte.

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Pedicolare

Dopo la passeggiata di circa 15 minuti siamo arrivati al lago Fiorenza ed ecco che ho incontrato la Regina: la Genziana! (Gentiana Acaulis). Splendida col suo calice blu viola e fiera in mezzo al verde.

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Genzianella

Non da meno però questo sgargiante Rododendro Rosso,  (Rhododendron ferrugineum) che condivide il l’appellativo  rosa delle Alpi con il Rododendro peloso, molto simile, ma più diffuso in Lombardia e Dolomiti. È un arbusto sempreverde che raggiunge un’altezza massima di 1,5 m con rami fragili eretti o ascendenti.

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Rododendro rosso

Nonostante la Viola qui sotto possa sembrare uguale a quella di prima, del pensiero, devo affermare che non è così: questa che vedete sotto è un  Viola con sperone o di monte, nome scientifico Viola Calcarata. È una specie alpina, che cresce generalmente tra i 1500 e i 2800 m, su prati e pascoli.

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Viola con sperone

Vi metto accanto le due foto di un fiore che si presenta con due abiti completamente diversi.Quando la app mi ha mostrato lo stesso nome non ci potevo credere, poi a guardare meglio ho dovuto convenire che la forma è la stessa, ma il colore mi aveva trattato in inganno. Probabilmente quella chiara è a uno stadio precedente.

Eccovi la Nigritella Nera (Gymnadenia Nigra), della famiglia delle orchidee. Curiosando nel web potrei essere stata fortunata a vederla perché pare che non sia presente in Italia, mah… io sono sicura.. ho le prove!

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Nigritella nera

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

 

 

Concludo la gallery con questa foto che è stata davvero l’ultima che ho scattato e anche perché mi piace molto. Sono davvero soddisfatta delle mie foto perché sono fatte con uno semplice smartphone Honor , però mi sembra di essere riuscita a cogliere bellezza e diversità di ogni specie ripresa. Mi è piaciuto molto andare alla scoperta dei nomi e delle caratteristiche di ognuno e scoprire che alcuni che sembrano uguali sono diversi e viceversa. Mi spinge sempre la curiosità, la voglia di imparare, anche quando sono argomenti così lontani dal mio quotidiano. Io sono notoriamente una con il pollice nero (le piante con me muoiono) ma a quanto pare la cosa funziona se le lascio nel loro ambiente  e godo delle loro immagini. In questo caso ho avuto l’indice verde…

Eccovi alla fine l’Anemone narcissino (Anemone narcissiflora), una piccola pianta, dai delicati fiori bianchi simili ai narcisi, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Anemone narcissino e sullo sfondo Lago Fiorenza

Spero che questo articolo via sia piaciuto e abbiate il colto il messaggio di guardarvi in giro ogni volta che potete.

I fiori sono dovunque, anche in città spesso nei nostri giardini pubblici. Vi lancio una sfida. Fotografate i fiori che incontrate sul vostro cammino, li cercate con l’app PlantNet, trovate il loro nome e li pubblicate taggandomi sui social.

Su facebook : https://www.facebook.com/tiziana.graziano

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e taggate con #fioriovunque #unacosabellaalgiorno

Vi va? giocate con me?

 

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Serre di Oncino: i suoi abitanti, il paesaggio, la storia e curiosità.

Dopo la bellissima ma stancante vacanza a Madrid e l’emozionante esperienza a Roma per il Junior Camp, io e Marco avevamo bisogno di un  periodo di relax.

Mi sono così messa alla ricerca di un luogo in montagna, possibilmente fuori dalle mete troppo turistiche  e poco distante da Genova.

Ho chiesto alla mia amica Ivana, che abita a Torino e ha un bel blog. Ricordavo alcuni articoli scritti da lei sui paesi della Valle Po e sulla Transumanza. Se volete vedere belle immagini della zona potete andare a visitare il suo blog, La mia Fotografia!!

Così la mia scelta cade sulla zona dal lei consigliata.

Apro Airbnb, noto sito di ricerca per case e appartamenti per vacanze e cerco un host che accetti anche i cani, certa che anche loro apprezzeranno le gite in montagna. La mia prenotazione andrà a Da nonna Daniela a Serre di Oncino e quello che mi colpisce nella descrizione dell’alloggio sono “casa totalmente indipendente di recente ristrutturazione con tutti i crismi delle baite alpine e invidiabile vista del Monviso”. Contatto, prenoto, pago. Voilà. Il 10 luglio partiamo: io, Marco , Pico ed Elli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
come arrivare a Oncino

La prima cosa che mi colpisce, poco dopo l’arrivo, è che è come se in questo posto il tempo si fosse fermato. Il paese, Serre, nome antico Lou Sere, è una piccola frazione di Oncino, che è esattamente  sul versante opposto della vallata, al di là del torrente Lenta, e si snoda per poche centinaia di metri sulla strada principale, dopo un’ampia curva, e termina esattamente di fronte alla chiesa di Sant’Anna.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Chiesa di sant’Anna
SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Cartello di Lou Sere, antico nome di Serre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dietro alla chiesa, solo i boschi.

Le testimonianze che ci richiamano al XX secolo sono davvero poche: un tavolino e una sedia di plastica, qualche auto parcheggiata, qualche parabola seminascosta. La rete mobile del mio cellulare non riceve quasi da nessuna parte e, devo essere sincera? Ne sono felice! Avevo bisogno di disintossicarmi dai social, seriamente. In valigia ho messo alcuni libri e sono certa che non mi annoierò.

Conosco Franco, il proprietario della casa in cui alloggerò e scopro che lui abita esattamente nell’altra parte di casa e si rende subito disponibile per qualsiasi nostra necessità. Franco mi piace da subito,a pelle, un sorriso gentile e accogliente. Un viso aperto. Una bella persona. Conosco a poco a poco, in pochissimo tempo, anche gli amici di Franco, Rosangela e Nazareno e capisco che la loro è un’amicizia di lunghissima data, complice il paese che li ha tenuti uniti. Mi raccontano delle loro estati e dei loro inverni, quando ci si lavava i denti alla fontana e non faceva paura uscire con la neve per passare dalla cucina alla camera da letto, poiché le case, qui, hanno le scale esterne e per cambiare ambiente devi uscire!

Rosangela mi ha mostrato molte foto della loro giovinezza e con una punta di nostalgia mista a rimpianto ha sussurrato: “Pensavamo di avere tanto tempo, invece è volato”. Capisco il suo sentimento,che inizia ad essere anche un po’ mio, però sono certa che Serre custodisce ancora tra le sue pietre e le sue case i ricordi delle loro risa e dei bei momenti spensierati. Serre custodisce il segreto delle amicizie durature, quelle vere, sincere, che al giorno d’oggi sono così rare. Noi, abituati all’usa e getta, restiamo meravigliati di fronte alla testimonianza di sentimenti così radicati, amore, amicizia, e anche di fronte all’imperitura resistenza delle pietre, di cui sono fatte le case di Serre e delle sue rose di cui sono adorni tutti gli angoli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Il collage delle rose è composto da me, con tutte le foto che ho scattato ai cespugli di rose. Ero estasiata, ad ogni angolo ce n’è uno.Sono bianche, o rosse, rosa, screziate, cespugli alti fino a tre metri con grappoli di fiori stupendi. Mi hanno detto che sono piante antiche, che sono lì da tempo immemore. Io ho solo scoperto la specie, sono Rose Chinensis, una varietà molto robusta e adatta alle basse temperature, la cui caratteristica è l’ampia varietà di colori e la resistenza, oltre alla durata delle fioriture. Queste pietre e queste rose ci sussurrano il tempo trascorso.

 

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
vecchie case

Se chiudi gli occhi, la sera, ti sembra di vederli, gli abitanti di 50 anni fa, o di 100 anni fa, uscire di casa con il buio e con il ‘lanternin‘ per la ‘Velhà’. La notte avvolge tutto, il buio è totale, la neve è alta, il freddo pungente, ma loro escono dopo cena per fare la Veglia, per socializzare, per ballare con gli zoccoli e cantare.

La Veglia si fa nelle stalle, d’inverno, alla luce dei lumi appesi, le donne lavorano a  maglia o fanno gli scapin (calze) , gli uomini intrecciano ‘La Cabacco‘, gerla per il trasporto del fieno e altro in montagna. I ragazzi fanno all’amore, inteso nel più ben romantico modo di corteggiare la ‘bloundo‘ preferita.

Gli anziani raccontano storie di ‘Masque‘ (streghe) e di ‘Fantine‘, creature mitologiche con sembianza umana femminile, piccole, pelose e con il vezzo di sostituire i loro bambini con quelli delle donne, tranne poi pentirsene e restituirli con un biglietto: “Arlé mielh lou miou brut brut que lou tiou bél bél”, che è abbastanza comprensibile, ma ad ogni modo è il vecchio detto: ‘ogni scarafone è bello a mamma sua’.

Il periodo della Velha era lungo, andava da ottobre a marzo. Il detto recita così: ‘la nouncia maco la Velha’, ‘L’Annunziata  (il 25/3) ha ammazzato la Veglia’. Allora si doveva tornare nei campi o sui monti, a lavorare.

Questo raccontare storie era molto importante per tramandare un’antica tradizione orale e trasmettere il patrimonio culturale delle comunità montane che purtroppo sta per perdersi. Ho letto con piacere tutte questi antichi usi e tradizioni in alcuni libri, trovati sul mio comodino: uno a cura di un’associazione nata per ricordare e trasmettere ai posteri: “Voù Recourdàou”, l’altro di Gianni Aimar, oncinese (scomparso nel 2006) e appassionato dei suoi luoghi di origine e delle sue genti: “Gente di Monviso”, raccolta di articoli comparsi su Corriere di Saluzzo. Tra i vari libri tutti dedicati alla montagna e ai suoi attori inconsapevoli vi è anche questo, Un segno lassù: Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po. La ricerca condotta da Aimar ha permesso di rilevare, nei comuni di Paesana, Crissolo, Oncino e Ostana,  ben 265 opere d’arte fra affreschi, dipinti murali e piloni votivi, alcune delle quali riconducibili al XV-XVI secolo. 

E’ una  testimonianza enorme e anche nel libro da me letto ne denunciava la trascuratezza e l’abbandono. Io vi mostro cosa ho potuto fotografare  a Serre e a Ostana.

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Affreschi murali in alta valle Po

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Come vedete in quest’ultimo in alto è dipinta la data: 1864.

Anche questo rimanda senz’altro indietro nel tempo, in quanto è davvero difficile trovare un certo tipo di arte se non nelle chiese, in tempi più moderni. Si può supporre fossero voti.

Al calar della sera tutto si fa silenzioso. La notte avvolge ogni cosa. Si odono solo i malinconici campanacci delle vacche e l’impetuoso fragore del Lenta, primo affluente del Po, in fondo alla gola, e del torrente Frassaia, più vicino. Solo le lucciole, meraviglioso incantesimo naturale che riempie di stelle il sottobosco, illuminano il buio totale, ma girare l’angolo fa paura comunque. Restiamo qui, al silenzio, per scoprire se le nuvole dispettose ci lasciano vedere il maestoso Monviso. Se l’ultimo sbuffo di vapore si toglie potrò vedere il Re in tutta la sua maestosità.

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Monviso e nuvole

E finalmente!

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Notturna, Monviso

Ho notato che la gente del Monviso ne parla come se fosse un essere vivente. Lo umanizzano parecchio, affibbiandogli aggettivi come dispettoso, capriccioso, furfante. Questo suo nascondersi e giocare a nascondino con le nuvole lo rende misterioso e affascinante. Ma se il cielo è terso ci appare con tutta la sua maestosità e allora capisco anche le parole di grande rispetto e timore reverenziale che hanno verso di lui.

Il Monviso è il  Re di Pietra.

La montagna è un mondo e il Monviso ne è un simbolo. (cit. Diego Bona, Vescovo di Saluzzo)

Come il Monviso è il re di Pietra, così i sui abitanti sono forti come le pietre, ma cordiali e anche inaspettatamente dolci, da cogliere una rosa da portare sulla tomba di chi non c’è più e si è tanto amato.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Rosa di Serre di Oncino

Sul Monviso vi racconterò questa storia.

Correva l’anno 1478 e Ludovico II, Marchese di Saluzzo, stufo di pagare dazio ai Savoia per le merci che entravano attraverso le Alpi, decise di accordarsi con la Provenza, allora sotto il Re di Napoli Renato D’Angiò  per ‘bucare’ il Colle delle  Traversette a 2.882 mt e creare un tunnel adatto allo scambio delle merci. La prima vera opera di ingegneria in alta montagna.

Nasce così nel 1481 il Buco di Viso ,la Galleria del sale, lunga 75 metri. Doveva essere alta quanto un uomo in groppa a un mulo e larga da poter lasciare passare un asino con due carichi di sale pendenti ai lati. Andata e ritorno. Dalla montagna al mare e viceversa.

Per che sia stato scavato a suon di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto. E comunque ci hanno messo meno loro che a far la metropolitana a Genova!

Per via delle vicissitudini politiche e strategiche il Buco di Viso visse periodi alterni di apertura o di completo abbandono. Tra il 1837 e il 1907 fu mantenuto aperto, seguì un periodo di oblio e bisogna aspettare fino al 1973, data in cui i Lions Club di Torino fecero ripristinare la mulattiera e infine il 1997 in cui l’intera galleria fu ripristinata.

Ad oggi è percorribile interamente.

Così almeno adesso ho capito perché le acciughe sotto sale sono un piatto tipico di queste zone, oltre alla ben nota Polenta, che un detto Oncinese vuole far risalire nell’origine del suo nome alla fusione del Po con il suo primo affluente il Lenta. Sarà vero?

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Piatti tipici: dolce con mirtilli, lardo, antipasto con acciughe salate e salsa verde, formaggetta e salsa rossa, polenta con più condimenti.

La nostra avventura in Alta Valle Po continua…

Leggi il prossimo articolo.

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Vecchia Singer, macchina da cucire
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testimonianze del tempo che fu… bici arrugginita