LA COLONNA SONORA

LA COLONNA SONORA

Sto ascoltando Spotify, con le cuffiette, dal cellulare. La playlist è una selezione proposta dalla app in base ai miei like e preferiti.
Io sono notoriamente smemorata ma la potenza evocativa della musica e di certi brani è davvero potente.

Mi trovo a provare emozioni forti ascoltando le canzoni una dopo l’altro perché sto facendo un viaggio nel tempo e per ogni brano ‘mi vedo’ esattamente in un luogo preciso. Come se fossi lì, come se fosse allora. È davvero notevole. Così con Halo, di Beyoncé, sono in un bar sul mare ad Ascea Marina. Uno dei quei bar costruiti sulle palafitte e il sole entra da tutte le pareti, che sono vetrate. Il mare brilla. È un luglio bellissimo. È il 2008.
Passa Frozen e sono a Siena. In un bar. Il video appare per la prima volta e io mi fermo incantata a vedere Madonna con lunghi capelli neri che diventa un levriero e poi uno stormo di corvi. Sono con un uomo che amo e sono felice.

LA COLONNA SONORA
Di nuovo Madonna, questa volta con Hung up. Sono in una stanza d’ospedale al Gaslini. Il cd è appena uscito e io ascolto senza fine, a ripetizione, questa canzone nelle giornate interminabili. È il 2005, Marco è appena nato e io sono felice che sia ancora vivo.
Bum! Mambo n° 5. MI trovo in un locale Brasiliano, è una serata con i colleghi. Ricordo ancora come sono vestita. Gonna nera corta con spacco e maglia rossa. Sono spensierata. Lì in mezzo, in tempi ancora non sospetti c’è il padre di mio figlio.
Ancora. Voulez coucher avec moi, 1987, remake di Sabrina Salerno, sono sedicenne, nella mia cameretta bianca e rosa e la ascolto con il walkman, pensando al ragazzo che mi ha registrato e regalato la cassetta. L’ho consumata quella cassetta a furia di sentirla.
E poi What a feeling, Irene Cara, colonna sonora di Flashdance e mi vedo nella palestra delle medie, per un corso di danza che non ho mai potuto finire perché mio padre, per un ritardo, non mi ci fece più andare. Era il 1983. Non un bel periodo da ricordare a dire il vero.

Balzo in avanti di 30 anni: 2013, quell’anno sono vissuta di musica pop. Ognuna delle hits mi ricorda un momento.

Ora sto aspettando il prossimo pezzo. Sono curiosa di sapere dove e ‘quando’ mi porterà. Vedo la mia vita come un film. Una pellicola consumata, con i bordi traforati sulla stringa nera laterale.

LA COLONNA SONORA

Posso mandare avanti e indietro e io sono sempre lì. L’attrice protagonista. A volte il regista mi ha sorpreso con eventi inattesi ma posso dire di avere sempre scelto le scene principali o di essermi adattata ad alcuni ciak inaspettati. Una cosa è certa. Amo la mia colonna sonora. E come alcuni sapori ti riportano a momenti sepolti nella memoria così alcune canzoni, come un flashback ti catapultano in un luogo e in un tempo passati.
Lascio scorrere il mio film e mi godo la trama. Spero solo in un lieto fine. Sono romantica, io.

LA COLONNA SONORA

LA COLLINA DI SPOON RIVER E LE CANZONI DI ANDRE’

Alcune settimane fa ho avuto la fortuna e il piacere di assistere ad un’intima rappresentazione di un bellissimo spettacolo: La collina di Spoon River e le canzoni di De André.

In un teatro che è un salotto gli attori e la band ci hanno stregato e ammaliato con la loro interpretazione e la loro musica.

Sotto la regia e con l’adattamento di Lazzaro Calcagno lo spettacolo nasce dalla collaborazione del Teatro Il Sipario Strappato di Arenzano e dell’Antico Teatro Sacco di Savona.

Lo spettacolo sarà infatti messo in scena il 12 gennaio alle ore 17.30 e alle 21 all’Antico Teatro Sacco e il Venerdì 18 e sabato 19 gennaio alle ore 21 al Teatro Grande Il Sipario Strappato.

Quando ho deciso di assistere a questa rappresentazione non conoscevo l’Antologia di Spoon River, ma all’epoca di Google basta una ricerca per avere almeno una base di informazione.

L’antologia di Spoon River è una raccolta di poesie in forma libera e ognuna di esse è l’epitaffio di un defunto abitante di un’immaginaria cittadina- Spoon River appunto- che racconta sé stesso; pubblicata tra il 1914 e il 1915 da Edgar Lee Masters è in realtà ispirata ad alcuni dei veri abitanti dei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield nell’Illinois che si offesero tantissimo nel leggere le loro vicende e i loro inconfessabili segreti. Difatti nell’antologia i defunti parlano liberamente in prima persona delle loro vite, dei loro peccati e debolezze non avendo più nulla da perdere, poiché giacciono ormai nel cimitero locale.

Nell’edizione finale l’Antologia raccoglie ben 248 personaggi che descrive quasi tutte le categorie e le professioni umane.

Nell’epoca fascista Fernanda Pivano tradusse l’Antologia, innamorandosi dei versi di quel libro all’epoca proibito, pubblicato poi da Einaudi con l’improbabile titolo di Antologia di S.River; la Pivano pagò comunque con la prigione questa audacia, non rinnegandolo mai.

Nel 1970 un giovane Fabrizio De André lesse i versi dell’Antologia e riconoscendosi in alcuni dei personaggi scelse nove poesie e riadattandone il testo, le musicò, con la collaborazione di Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Nacque così il suo quinto album di inediti : “Non al denaro non all’amore né al cielo” . (cliccando sul titolo riproduzione dell’album con Youtube).

Queste le sue parole, sul retro di copertina : «Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.»

Nella rappresentazione le anime che parlano si alternano con la riproduzione dal vero dei brani del disco. Le anime sono interpretate dai bravissimi attori Antonio Carlucci, Sara Damonte, Antonella Margapoti e Manuela Salviati  che si avvicendano sul palco, passandosi come testimone un oggetto di uso comune, che si trova sulla scena in un baule. Le anime, gli attori, indossano uno scarno abito bianco, una testimonianza del loro essere ‘fantasmi’, ‘defunti’ e recitano con dolore e passione la loro testimonianza.  Le canzoni di  De Andrè sono riprodotte dal bravissimo Matteo Troilo e dal gruppo London Valour Tribute Band. L’insieme dà vita a uno spettacolo di forte impatto emotivo. I personaggi sono vividi e sinceri e quando l’esternazione del dolore di ognuno di loro diventa musica è quasi impossibile rimanere impassibili. I brani del disco vengono riprodotti tutti e nove, a partire da ‘La collina’, con il refrain ‘dormono, dormono sulla collina’ ripetuto più volte come filo conduttore passando per ‘Il suonatore Jones’ ( libertà, l’ho vista dormire nei campi coltivati… libertà, l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato) e ‘Un Giudice’  (cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura, ve lo rivelan gli occhi e le battute della gente..) fino a finire con ‘Un ottico’ (non più ottico, ma spacciatore di lenti per improvvisare occhi contenti)  mentre i personaggi parlanti sono in numero maggiore, anche per dare voce ai personaggi femminili che nel disco non avevano avuto spazio. Incontriamo così Aner Clute, la prostituta, Sonia la russa, Minerva Jones, la poetessa e tante altre. Le loro voci ci raccontano la vita in una piccola cittadina rurale, mettendo a nudo le meschinità e la realtà, demistificandola.

attori, regista e band

Lo spettacolo è stato messo in scena per la prima volta per il 70° anniversario della traduzione dell’Antologia e riproposto arricchito e ampliato per commemorare il ventennale della scomparsa di Fabrizio De André, che ricorrerà il giorno 11 gennaio 2019.

Non posso quindi che consigliarvi caldamente questo spettacolo, sia per l’intensità degli attori che per la bravura della Tribute band, di cui ho apprezzato tantissimo voce e violino. In omaggio al giorno del ventennale della morte di Fabrizio De Andrè, la band London Valour (nome che prende spunto da una canzone di Andrè dedicata a una nave affondata davanti a Genova il 9/4/1970)  darà vita alle sue canzoni più belle presso il teatro Bloser venerdì 11 gennaio alle ore 21.

Per vedere lo spettacolo invece:

Sabato 12 gennaio ore 17.30 e ore 21 Teatro Sacco

INFO E PRENOTAZIONI

TEL: 331.77.39.633 – 328.65.75.729 EMAIL: [email protected] 

Venerdì 18 e sabato 19 gennaio (ore 21) – Teatro Grande Il Sipario Strappato

La biglietteria del Teatro Il Sipario Strappato è sempre aperta grazie a  Happyticket

La prevendita è possibile allo Iat di Arenzano

Inutile dirvi che ho scritto l’articolo ascoltando la bella voce di Faber e riscoprendo questo bellissimo album, che fa da colonna sonora a tutto lo spettacolo.

(…e il cuore impazzì e non ricordo da quale orizzonte sfumasse la luce…)

copertina del disco

 

 

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE

Ci sono quegli articoli che ho in mente di scrivere da mesi.

Sono nella mia lista fin dalla creazione del blog e sono solo in attesa del momento giusto.

L’attesa in parte è dovuta alla mia necessità di sentirmi preparata ad affrontare l’argomento, soprattutto se parlo di artisti che esercitano con passione la loro professione, e poi al mio timore reverenziale di non essere all’altezza.

Questo è uno di quelli. Sono mesi che preparo mentalmente questo pezzo e penso che sia giunto il momento di scriverlo per diversi motivi, che più avanti vi spiego.

La prima volta che ho potuto vedere Marco in azione è stato sicuramente sul palco dell’Alemante Festival (noto Festival di beneficenza che si svolge a Pra’ da 15 anni e che vedrà come sempre la nuova edizione a fine giugno)  in un’avventura di Fogna e Campana, interpretazione di due simpatici tossici persi, infestati dai parassiti, il cui modo di dire preferito è “Ma sei fuoooori?”  Alemante 2006, Fogna e Campana 

In realtà Fogna e Campana sono solo una delle manifestazioni artistiche del duo “Soggetti Smarriti”, composto oltre che da Marco Rinaldi anche dall’amico Andrea Possa: insieme una delle migliori espressioni della comicità genovese.

Lavorano in coppia dal 1991. Saliti sul palco per caso, per una convention aziendale, con il loro pezzo “Bentornato Colombo”, hanno consolidato la loro appartenenza alla tradizionale comicità ligure con la partecipazione nel 1994 al Festival Nazionale del Cabaret e non ne sono più sono scesi raccogliendo successi e contando ormai più di 2.000 spettacoli, dal vivo e in televisione.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Andrea e Marco, agli esordi

La loro forza è quella di prendere spunto dall’attualità e farne satira, alternandosi tra di loro con un veloce ‘botta e risposta’ e concludendo uno le frasi dell’altro. Ne esce uno show sempre  frizzante, attuale, senza sosta e con battute esilaranti. Comunque alcuni cavalli di battaglia si riascoltano con piacere e fanno sempre ridere anche se li abbiamo già sentiti tante volte e di solito sono quelli che prendono in giro la nostra amata Genova e la nostra ‘genovesità’. Vedete lo sketch che inserisco QUI!

Un bel giorno, gli artisti, si sa, non sono mai sazi di palco e applausi, hanno deciso di ritagliarsi uno spazio tutto loro. Mi sembra di vederli Marco e Andrea, Lastrico e Andrea di Marco a confabulare attorno ad un tavolo di un bar, e in quattro e quattr’otto a tirar giù l’idea di base di uno degli spettacoli più divertenti e alternativi di Genova: i Bruciabaracche.

Sono ormai quattro anni che ogni venerdì ci fanno divertire a suon di battute e sketch divertenti e ogni volta lo spettacolo è diverso e ospita altri comici di Zelig e Colorado, oltre che ad alcuni abitué che potete leggere nella locandina qui sotto. A questo proposito vi invito a vedere la loro pagina Facebook e  a partecipare alla serata speciale che si terrà il mercoledì 16 maggio 2018 al Politeama Genovese. Il divertimento è assicurato!!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
locandina Bruciabaracche al Politeama

Certo che bisogna ammettere non hanno tenuto fede al loro nome di battesimo!! Infatti pare che Bruciabaracche sia un modo per indicare chi ‘arriva, fa, brega e imbelina e poi scappa’ , chi comincia e non finisce, chi è poco affidabile, quindi. Non è il loro caso; amano definirsi ‘cialtroni’, ma questa loro autoironia ce li fa amare ancora di più. Sono un’adorabile costante della comicità genovese, ormai.

Nello specifico il mio articolo di oggi però si occupa di Marco Rinaldi, che ho appunto conosciuto prima sotto forma di comico, poi ho potuto apprezzare come narratore e scrittore e infine,ma non ultimo, come persona eccezionale.

Ho infatti scoperto solo in seguito che Marco oltre a far parte del duo comico e del mondo del Cabaret parallelamente inseguiva il suo sogno di raccontare storie. E ho anche scoperto che lo sa fare molto bene.

Sono partita partecipando nel 2016 al crowdfunding per il suo libro ‘Centottanta, racconti in tre minuti e altre storie’ e andando ad ascoltare le ‘Storie Superbe’, narrazione di una sezione del libro Centottanta, che tratta di fatti reali e curiosità sulla nostra città, Genova.

Benché questo sia il quarto dei suoi libri contiene il racconto ‘Opizzino’, che forse è all’origine del suo amore per la narrazione e della ricerca e scoperta dei fatti che narra. Immaginiamo allora un giovane Marco, che tempo addietro, forse proprio in gioventù, si incuriosisce per una lapide di marmo inserita sulla facciata di un palazzo in Via San Siro che riportava:

Opizzino D’Alzate tiranno

per impeto di popolo

qui perdeva lo stato e la vita

1436

Non avendo il web a disposizione  pur di sapere cosa si celasse dietro a tale scritta inizia una personale ricerca e comincia a tirare giù libri e tomi dagli scaffali delle biblioteche.

Ispirato a suo tempo dal monologo sulla tragedia del Vajont di Marco Paolini, incoraggiato dal regista Lazzaro Calcagno, direttore del Sipario Strappato di Arenzano, con cui aveva già lavorato, approfondisce le sue ricerche sui personaggi e sugli eventi legati alla storia di Genova, forte del fatto che la nostra città vanta, unica al mondo, dei libri speciali: gli Annali della Repubblica di Genova, ossia una trascrizione fedele e minuziosa di tutto ciò che accadeva tra le mura (e fuori, per mano dei genovesi) per scriverne una sua personale versione da narrare (quello che diventerà Storie Superbe).

Ma il destino volle che in una delle sue visite in biblioteca si imbattesse in un grosso tomo in due volumi contenente racconti in prima persona della Resistenza a Genova, Medaglia d’Oro al Valor Militare e nello scorrere l’indice delle persone coinvolte nei fatti lesse proprio quello di suo nonno, partigiano.

Nasce così ‘Cenere’, suo primo libro edito nel 2011 e più volte rappresentato, anche nelle scuole.

La storia del nonno è compresa nel libro e narra di un ‘piccolo episodio, che ha valore immenso’ e ovviamente per lui che l’ha sempre sentita raccontare in famiglia donarcela è un grande piacere e onore.

Vi confesso che ho assistito ad una narrazione di Cenere ed è estremamente emozionante. I racconti sono reali e lui è bravissimo, il modo in cui li espone, i tempi, le espressioni, i movimenti: tutto ti trasporta lì, nell’aprile del 1945 a trattenere il fiato con suo nonno, allora giovanissimo, a San Simone, o a fare il tifo per Machine Giver, eroe di Cornigliano, o ad avere l’affanno con Renato, il Maratoneta di Uscio. Alla fine la lacrima all’occhio non l’avevo solo io, e meno male! sennò mi sarei sentita la solita sciocca sentimentale.

Nel 2014 esce , Verdeoro, in cui coniuga altre due passioni, lo sport, il calcio, e la musica. Anche in questo caso la modalità è la stessa. Cercare, trascrivere e narrare piccole, apparentemente insignificanti storie, e renderle uniche. Quello che fa Marco con questi racconti è scovare il lato umano di certe storie e cercare di trasmetterci emozione. Che sia un calcio di punizione, la composizione di una celebre canzone, una finale di mondiale o un orfano scappato da una fattoria lager lui trasforma tutto in narrazione leggera, a  volte scanzonata, a volte commovente. E te la fa rivivere.

Potreste scoprire come è nata questa canzone, per esempio (ascoltatela almeno fino al minuto 1,30!) e da quando ho letto la storia a mio figlio e gli ho fatto ascoltare la canzone ogni tanto sento che se la canticchia.

Nel 2015, sempre insieme a Lazzaro Calcagno, assembla alcune storie scovate durante la stesura di Cenere, con alcune testimonianze e altre storie di eccellenze femminili e scrive Mimose, spesso rappresentato sui palchi per l’otto marzo, Giornata Internazionale della Donna, per ricordare le caratteristiche comuni di alcune donne eccezionali, ma bagaglio anche di tante di noi: coraggio, determinazione e altruismo. Troverete le storie della partigiana Alice di Campomorone, di Analia, figlia di desaparecidos argentini, di Rosa Maria, una suora venuta dalla Liguria per conoscere nell’altra parte del mondo un famoso bandito, di una donna coraggiosa che salva bambini nell’epoca nazista: Irene Sandler e tante altre ancora. Ognuna di queste storie ruberà un pezzetto del vostro cuore.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
I suoi libri

Non compare nella mia foto l’ultimo libro del 2018, Stravagando, raccolta dei suoi racconti riguardanti la musica con alcuni pezzi inediti, perché non è ancora in mio possesso, anche se ho potuto leggere la stesura in anteprima!

Fa parte di questi racconti tutta la sezione narrativa Sir Paul , spettacolo teatrale dedicato al baronetto Paul McCartney, in cui il suo lato umano viene narrato ed esaltato insieme alle sue qualità musicali.

Trovate comunque tutte le notizie e il link per comprare i libri di cui vi ho parlato, oltre che al calendario di tutti i prossimi  appuntamenti in cui potrete vederlo, in una delle sue diverse vesti da comico e narratore sul suo sito www.marcorinaldi.biz.

Ma eccomi alla parte finale che è stata la molla che mi ha spinto a scrivere finalmente questo articolo, era ora!

Marco sta scrivendo un nuovo libro!

Sta raccogliendo le avventure di Fogna e Campana, coadiuvato dall’amico Andrea, e anche diverse testimonianze di colleghi e personaggi dello spettacolo che confermeranno una cosa pazzesca: Fogna e Campana esistono davvero! I nostri simpatici amici tossici vivono così di vita propria e si possono fregiare dell’amicizia di diversi VIP, scopriremo come e perché…e io sono molto curiosa, a  dire il vero. Troveremo inoltre foto e dialoghi, sì, i loro dialoghi surreali, a completare questa biografia del duo di storditi. Ma simpatici.

Potete partecipare al crowdfunding e prenotare già la vostra copia, ecco l’indirizzo:

PRENOTA LA TUA COPIA!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Fogna e Campana

Renato Zero, nella sua canzone ‘Infiniti Treni’, prima traccia dell’album Soggetti Smarriti, (casualità di un titolo), canta  ‘Le occasioni sono treni, infiniti treni’. Da quella prima volta sul palco sono passati ormai quasi vent’anni e si può dire che l’occasione ha fatto l’uomo… attore; Rinaldi ha deciso di dedicare ora, dopo anni condivisi con un’altra attività, tutto il suo tempo alla sua professione di narratore, scrittore e attore. Quando un sogno diventa realtà.

L’articolo è finito, ma nonostante tutto mi resta una curiosità, a cui spero mi verrà data risposta.

Ma dei due soggetti in foto, chi è Fogna e chi è Campana?

Spero che il nuovo libro mi chiarisca il dubbio e spero di essere stata all’altezza nel raccontarvi perché sono diventata una fan di Marco Rinaldi, un talento tutto  genovese.

 

Le immagini dell’articolo sono tratte dal web.

SCONFIGGERE IL SILENZIO

  1. Non lasciare che ti ami troppo forte

 

L’8 marzo si avvicina e io ho già iniziato a pensare a quali utili iniziative aderire.

Inutile che vi dica che l’8 marzo è La Giornata Internazionale della Donna che insieme al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, rappresenta un momento di riflessione sullo stato dei diritti politici, economici e sociali delle Donne nel nostro paese e in tutto il mondo.

Ancora oggi, purtroppo, noto a volte commenti volti  a ritenere inutili queste giornate che io invece ritengo tuttora necessarie. Anzi mai come ora bisogna tenere alta la guardia e difendere i diritti acquisiti, non dandoli per scontati, pretendendo parità di genere effettiva, non solo sulla carta, sostenuta da politiche volte a migliorare la condizione della donna in famiglia e in società, incentivando autonomia e autodeterminazione.

Io credo fermamente che uno Stato con donne trattate alla pari, con gli stessi diritti, opportunità di studio e lavoro, ambizioni sociali, economiche e politiche non possa che essere uno stato progredito e migliore di questo. Sì, perché io davvero penso che ci sia ancora tanto da fare.

Tra le varie problematiche che le donne devono affrontare c’è quello delle violenze famigliari, che possono essere di vario genere, da quello fisico, a quello psicologico o economico.  Spesso le violenze continuano anche quando la donna decide di interrompere la relazione e si arriva al fenomeno dello stalking fino al femminicidio. Io lo voglio chiamare così perché è un omicidio di genere. Colpisce esattamente le donne che non sono state al loro posto, in una distorta ottica maschilista.

Non vi scriverò i terribili numeri di tutti questi fenomeni. Credo che siano sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che leggiamo un giornale, dopo un femminicidio, ci riportano i numeri, i dati, le statistiche. Sono tanti, troppi. E ormai i numeri e le stime non fanno quasi più effetto. Io ogni volta, invece, stilerei una lista, di nomi, con le foto delle vittime, e di figli lasciati orfani, di madri e padri che piangono una figlia. Forse farebbe più effetto.

Poi in mezzo a chi fa tante parole ci sono le persone che aiutano.

Nello specifico oggi vi parlo di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mare di Note che con la collaborazione dell’A.M.I. Associazione Musicisti Indipendenti organizzano la terza edizione di SCONFIGGERE IL  SILENZIO- Non lasciare che ti ami troppo forte , manifestazione musicale benefica a favore del Centro Antiviolenza Mascherona.

 

Segnatevi la data! Sabato 3 marzo alle ore 21:00 presso la sede del Mare di Note, che si trova a Voltri, Via delle Fabbriche 12 R.

L’ingresso è a oblazione volontaria e  sarà interamente devoluto al Centro Antiviolenza. Sabato sera sarà presente Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza e delle case per donne vittime di violenza gestite dalla Cooperativa per presentarvi le loro attività.  La sede del centro inoltre, storicamente in Via di Mascherona, cambierà dal giorno 7 marzo e sarà inaugurata alle ore 11 in PIAZZA COLOMBO 3/7. Centralissima. Potete leggere delle iniziative proposte per questa occasione QUI.

Due parole velocissime sull’utilità dei centri antiviolenza. Ovviamente vi consiglio caldamente una visita al loro sito per scoprire tutti i servizi offerti, i progetti  e le attività specifiche che mettono in atto per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

Le mie due parole velocissime le spendo per dirvi che non è tempo sprecato informarsi anche se non è di vostro diretto interesse. Un giorno potreste avere bisogno di sapere cosa potrebbero fare per aiutare una vostra collega, una vostra cara amica, una sorella o la mamma dei compagni di classe di vostro figlio. Spesso le donne non parlano per vergogna. Se vi dovesse capitare che una qualsiasi donna si aprisse e vi dovesse confidare quella che voi riconoscete come violenza, di qualsiasi tipo, non esitate ad aiutarla. Dite loro come possono essere supportate. Non sarà facile, ma fatelo. Tenete presente che il primo passo è sempre quello di riconoscere che chi ci sta facendo male è al nostro fianco, poi però bisogna poter contare su tutta una serie di aiuti che supportino l’allontanamento e le eventuali conseguenze. Il centro fa tutto questo e soprattutto garantisce privacy ed anonimato.

L’altra cosa utile davvero è sostenere chi aiuta.

Quindi non posso che invitarvi a partecipare a questa serata musicale dove artiste cantanti donne si esibiranno e vi renderanno partecipi di questo progetto in cui loro per prime, assieme agli organizzatori, credono molto e in cui continuano ad investire. Sono già al terzo anno di questo progetto. Sosteniamole!

Canteranno Laila Iurilli, che accompagnerà i suoi pezzi al pianoforte, Manuela Abate, Giovanna Pischedda, Federica Lugli, Giulia Donati e Lella and Friends. L’offerta musicale è varia e l’ascolto spazierà tra diversi generi musicali.

Presentano Roberta Parodi e Giovanna Oliveri.

Potrete anche assistere a una dimostrazione di difesa personale di Fulvio Lombardoni.

Ovviamente io vi invito a presenziare alla serata perché tutte le persone citate offrono il loro tempo per un’iniziativa utile e a scopo benefico. La nostra partecipazione sarà gradita e volta ad aiutare davvero chi ha bisogno e magari a prevenire una brutta notizia al notiziario regionale.

Pensateci.

LINK ALL’EVENTO

MAX LO BUONO, ARTISTA POLIEDRICO

« Al mondo esiste una sola cosa peggiore dell’essere oggetto di conversazione, ed è il non essere oggetto di conversazione »

aforisma di apertura del romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde

 

Quando decido di scrivere un articolo su un artista la domanda che mi pongo sempre è: “Perché è una cosa bella?”

Ovviamente guardando le foto dell’artista che vi sto per presentare, la risposta potrebbe sembrare scontata e banale; ma non è così, malpensanti!

Max Lo Buono Foto di Raffaella Sottile

Max Lo buono è sicuramente un bel ragazzo ma oggi voglio farvi fare un immaginario tour nel suo lavoro e nelle sue molteplici capacità artistiche.

Infatti lo scopo del mio blog è quello di trovare notizie divertenti, riflessioni positive, azioni benefiche oppure, come in questo caso, artisti che mi abbiano trasmesso energia positiva e per questo motivo voglio farveli conoscere.

Vi è un altro motivo: mi piace molto sponsorizzare gli artisti nostrani e  far conoscere ad altri il loro lavoro e la loro passione. Genova è una città ostica, avara di complimenti, che quasi si vergogna di supportare chi lavora in essa e per essa. Io no. Amo la mia città e adoro scoprire i suoi talenti nascosti, anche se Max si sta scoprendo bene, direi.

Come e quando ho conosciuto Max Lo Buono? Per caso, direi.

Poiché io sono notoriamente molto curiosa, una sera di tre anni fa guardando “l’Eredità” sono rimasta colpita da un concorrente ligure, di professione musicista. Così l’ho cercato su Facebook (il potere dei social nel nostro secolo) e gli ho chiesto l’amicizia per poter scoprire un po’ di più della sua attività.

Tre anni fa le notizie su di lui non erano tantissime, ma a partire da quell’anno la sua carriera musicale, a livello produttivo ha sicuramente avuto un’impennata.

Nel 2014 avreste trovato su You Tube il video del suo brano “Sei la fine del mondo” , una pizzica in chiave rock che trovate QUI   A me piace molto, sia il brano che il video.

Ma è nel 2015 che finalmente esce il suo album “Tutto Molto Dandy”, il cui titolo rispecchia esattamente quanto lui mostra di se’ stesso in chiave molto ironica. Anche se l’opinione che ho di lui è che sia dannatamente serio in ciò che fa, ma che sfrutti l’autoironia come cavallo di battaglia. Una specie di cavallo di Troia con cui ci conduce alla scoperta del suo lavoro.

Tutto Molto Dandy
prodotto da Ettore Diliberto per ET-Team/Fermenti Vivi, distribuito da Aereostella

Ovviamente questo è solo il momento in cui ha l’occasione di raccogliere i frutti di tanto lavoro. Il lavoro di  molti anni.

Si avvicina alla musica all’età di 13 anni, alle medie, con un primo approccio alla chitarra; ma solo nell’epoca delle scuole superiori fonda la sua prima band e si dedica anche al canto e al ballo.

In realtà, scoprirò venerdì sera 19 gennaio, al suo concerto, il suo primo vero approccio musicale  è stato con il mandolino del nonno, a cui ha dedicato la canzone “La cravatta di Domenica”,  e che possiamo notare riprodotto nello sfondo della copertina del suo album, ovvia citazione del romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Seguono quindi dall’epoca universitaria in poi diverse attività, sempre legate al mondo della musica e che talvolta lo vedono non davanti alla macchina da presa ma dietro, in qualità di videomaker; nella composizione di musiche per cortometraggi e nelle esibizioni con la sua compagna artistica , Emy Guerrisi ,ora anche produttrice.

Come hanno detto all’apertura del concerto di Venerdì, Max sembra essere più conosciuto fuori dalla sua città natale che in essa. Infatti dal  2015  all’estate 2017 si è esibito in apertura dei concerti di Eugenio Finardi e Cristiano De Andrè, e ha preso parte come cantante e corista a importanti eventi con la partecipazione di Mogol, insieme alle Custodie Cautelari, dividendo il palco con grandi chitarristi come Stef Burns, Maurizio Solieri, Ricky Portera, Cesareo (Elio e le Storie Tese), Gogo Ghidelli, Luigi Schiavone, Giuseppe Scarpato, Luca Colombo, Giacomo Castellano, Mario Schillirò, Matt Backer, Bicio Leo.

A ottobre 2017 ha partecipato alla 31° edizione  di Sanremo Rock.

Quindi quando ho visto che si sarebbe esibito proprio a Genova ho deciso di approfittare dell’occasione e  venerdì 19 gennaio sono andata a Teatro Carignano, splendida cornice, per sentire lui, finalmente dal vivo, e la band Radiostar, di Torino.

Non sono rimasta delusa. Max è davvero molto bravo e tiene il palco molto bene, le sue canzoni dal vero sono anche meglio, con l’accompagnamento vocale di Emy Guerrisi e dell’ottima band che lo supportava, composta da Salvatore Bazzarelli, Nicola Denti, Pier Bernardi e Leonardo Cavalca.

La scaletta, oltre ad alcune cover, prevedeva in apertura l’immancabile “Sono solo timido”, pezzo pop, estratto come primo singolo dall’album. Il brano è anche stato selezionato da Radio Deejay per il concorso “Deejay on Stage”.

Ascoltatela e guardate il video, in cui Max emula alcuni grandi della musica, e non solo,  QUI

Il pezzo è davvero orecchiabile e dopo averlo ascoltato canticchierete il ritornello.

Il pezzo successivo che abbiamo ascoltato è  “Il malinteso”, che racconta di quando l’amore frega anche un grande seduttore; sostiene non sia autobiografica, chissà?!

Anche questa potete ascoltarla QUI

Quando ha introdotto la canzone “Inevitabilmente follia” ha raccontato di averla scritta seguendo il consiglio di chi gli suggeriva una melodia più semplice, con poche variazioni e solo quattro accordi, stile ‘Sole, cuore, amore’. Io non me ne intendo, non so se è riuscito nell’intento, ma il pezzo è godibilissimo. Lo trovate nell’album.

Uno dei miei brani preferiti è però “Signor Direttore”, che io definirei pop-rock-funky e dissacrante! Il tema è quello del lavoro interinale e della pessima vita del dipendente in esso impiegato.

Seguivano i già citati “La cravatta di domenica”, brano melodico,  e “Sei la fine del mondo”.

La serata di venerdì sera è stata possibile anche grazie a Carlo Barbero, promotore di musica anche attraverso l’associazione culturale FaRe Musica a  cui vi suggerisco di dare un’occhiata perchè il programma di eventi è vasto e ricco e bisogna smetterla di dire che non c’è mai niente da fare!!

locandina di venerdì 19 gennaio

 

Spero di avervi incuriosito almeno un pochino; io non mi sono dilungata molto, ma se volete leggere e sapere di più su Max Lo Buono potete cercare informazioni dettagliate sul suo sito MLB , sul suo canale You Tube QUI , oppure mettere like alla sua pagina Facebook Max Lo Buono Cantautore , perchè tanto, visto che ‘semo de Zena’ vi assicuro che è gratis e rimarrete anche aggiornati sulle ultime news.

Oh, che poi se diventa famosissimo, non ditemi che io non ve lo avevo detto! Ad ogni modo un po’ di sano campanilismo non guasta mai…

Comunque, e con questo concludo, per venerdì sera Max aveva promesso Prosecco ai partecipanti al concerto e Prosecco è stato! Dovessi fare una scommessa direi che non scorre sangue genovese nelle sue vene!

“Un battito di arte ci salverà” (cit. da “Quelli come noi”) guarda il video

Le foto e le immagini sono tutte tratte dal suo sito e dalla pagina Facebook, dove possibile con citazione della fonte.

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