ALZA GLI OCCHI…DAL TUO SMARTPHONE!

Alza gli occhi dal tuo smartphone e scopri…

L’albero di Giuda

Eccomi di nuovo con un invito a guardarvi intorno.

Questo tipo di post non vuole avere la pretesa di raccontare chissà che, ma piuttosto di esortarvi  a vedere la bellezza di ciò che ci circonda.

La bellezza c’è anche dove parrebbe non esserci.

Lo so che a volte è davvero difficile. Siamo stanchi, nervosi, preoccupati. Ci svegliamo già con il piede sbagliato, arrabbiati di avere giornate una uguale all’altra e arrivare a sera sfiniti. È normale che in alcuni momenti della vita ciò sia inevitabile, ma altre volte può dipendere da noi.

Il mio umore, al mattino, quando vado a prendere il treno non è mai dei migliori. Non amo alzarmi presto e inizio anche a essere un po’ stufa dopo tanti anni di fare la pendolare. Ma al momento non ho alternative, devo lavorare e non posso spostarmi dalla periferia in cui abito.

Però questo periodo dell’anno offre cose belle da vedere. Invece di rimuginare sui brutti pensieri mi guardo in giro e mi accorgo che sono già fioriti quei bellissimi alberi nel posteggio della stazione.

Tempo fa mi sono chiesta cosa fossero. Sembrano alberi di pesco, per il colore rosa acceso della fioritura ma ovviamente non ho mai visto pesche mature nel posteggio! Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che…

Si tratta dell’albero di Giuda. È una leguminosa e i suoi fiori si possono addirittura mangiare!

Si può chiamare anche Siliquastro (nome botanico Cercis siliquastrum). Il suo nome volgare deriva dalla regione della Giudea, nel vicino Oriente, ma pare che vi sia anche una leggenda legata a Giuda Iscariota, da cui far discendere il nome della pianta.

Si narra infatti che Giuda tradì Gesù sotto questo albero, con il famoso bacio,e che poi vinto dal rimorso vi si impiccò.

Di sicuro l’albero di Giuda ha una fioritura che non passa inosservata: i fiori sono rosa scuro, quasi lilla e spuntano direttamente sulla scura corteccia nuda ancor prima delle foglie fino ad avvolgere completamente i rami. Il tempo di fioritura va da marzo ad aprile, quindi in corrispondenza con il periodo pasquale. Perciò le antiche leggende fanno riferimento a questo albero: la fioritura rimanda alla passione di Cristo, i paramenti della liturgia pasquale sono dello stesso colore, le bacche sono di un acceso rosso vivo, ricordando il sangue.

Ho scoperto che questo bellissimo albero viene appositamente utilizzato nei parchi e nei giardini, perché oltre che essere ornamentale, è molto forte. Ha bisogni di pochissima cura ed è molto resistente all’inquinamento atmosferico, rendendolo adatto alle città. Può stare in un clima molto caldo oppure moderatamente freddo, necessitando di davvero poca acqua nelle torride estati.

Cresce lentamente e può arrivare fino a 10 metri.

La curiosità più saliente è che i sui fiori sono edibili. Si possono mettere in insalate o minestre.

Il loro sapore è infatti dolce, ma leggermente acido e contrasta magnificamente con gli altri ingredienti.

Ecco un esempio di utilizzo:

Marmellata di fiori

Ingredienti

500 grammi di fiori

400 grammi di zucchero

1 bustina di pectina

Succo di mezzo limone

1 litro di acqua

Raccogliere i fiori all’inizio di aprile, prima che si siano schiusi completamente. Mettiamoli in una pentola con l’acqua e portiamo a bollore, mantenendolo per 10 minuti. Lasciamo in infusione per almeno 12 ore e infine filtriamo con un colino a maglie fitte. Aggiungiamo l’equivalente del peso complessivo in zucchero, la pectina e poco succo di limone. Facciamo cuocere fino a quando avrà raggiunto la giusta consistenza.

Ecco, ogni cosa che ci circonda ha una storia. A me piace scoprire queste storie. Non cambieranno la mia vita, ma forse mi strapperanno un sorriso.

E voi? Avete visto un albero di Giuda ultimamente?

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Serre di Oncino: i suoi abitanti, il paesaggio, la storia e curiosità.

Dopo la bellissima ma stancante vacanza a Madrid e l’emozionante esperienza a Roma per il Junior Camp, io e Marco avevamo bisogno di un  periodo di relax.

Mi sono così messa alla ricerca di un luogo in montagna, possibilmente fuori dalle mete troppo turistiche  e poco distante da Genova.

Ho chiesto alla mia amica Ivana, che abita a Torino e ha un bel blog. Ricordavo alcuni articoli scritti da lei sui paesi della Valle Po e sulla Transumanza. Se volete vedere belle immagini della zona potete andare a visitare il suo blog, La mia Fotografia!!

Così la mia scelta cade sulla zona dal lei consigliata.

Apro Airbnb, noto sito di ricerca per case e appartamenti per vacanze e cerco un host che accetti anche i cani, certa che anche loro apprezzeranno le gite in montagna. La mia prenotazione andrà a Da nonna Daniela a Serre di Oncino e quello che mi colpisce nella descrizione dell’alloggio sono “casa totalmente indipendente di recente ristrutturazione con tutti i crismi delle baite alpine e invidiabile vista del Monviso”. Contatto, prenoto, pago. Voilà. Il 10 luglio partiamo: io, Marco , Pico ed Elli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
come arrivare a Oncino

La prima cosa che mi colpisce, poco dopo l’arrivo, è che è come se in questo posto il tempo si fosse fermato. Il paese, Serre, nome antico Lou Sere, è una piccola frazione di Oncino, che è esattamente  sul versante opposto della vallata, al di là del torrente Lenta, e si snoda per poche centinaia di metri sulla strada principale, dopo un’ampia curva, e termina esattamente di fronte alla chiesa di Sant’Anna.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Chiesa di sant’Anna
SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Cartello di Lou Sere, antico nome di Serre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dietro alla chiesa, solo i boschi.

Le testimonianze che ci richiamano al XX secolo sono davvero poche: un tavolino e una sedia di plastica, qualche auto parcheggiata, qualche parabola seminascosta. La rete mobile del mio cellulare non riceve quasi da nessuna parte e, devo essere sincera? Ne sono felice! Avevo bisogno di disintossicarmi dai social, seriamente. In valigia ho messo alcuni libri e sono certa che non mi annoierò.

Conosco Franco, il proprietario della casa in cui alloggerò e scopro che lui abita esattamente nell’altra parte di casa e si rende subito disponibile per qualsiasi nostra necessità. Franco mi piace da subito,a pelle, un sorriso gentile e accogliente. Un viso aperto. Una bella persona. Conosco a poco a poco, in pochissimo tempo, anche gli amici di Franco, Rosangela e Nazareno e capisco che la loro è un’amicizia di lunghissima data, complice il paese che li ha tenuti uniti. Mi raccontano delle loro estati e dei loro inverni, quando ci si lavava i denti alla fontana e non faceva paura uscire con la neve per passare dalla cucina alla camera da letto, poiché le case, qui, hanno le scale esterne e per cambiare ambiente devi uscire!

Rosangela mi ha mostrato molte foto della loro giovinezza e con una punta di nostalgia mista a rimpianto ha sussurrato: “Pensavamo di avere tanto tempo, invece è volato”. Capisco il suo sentimento,che inizia ad essere anche un po’ mio, però sono certa che Serre custodisce ancora tra le sue pietre e le sue case i ricordi delle loro risa e dei bei momenti spensierati. Serre custodisce il segreto delle amicizie durature, quelle vere, sincere, che al giorno d’oggi sono così rare. Noi, abituati all’usa e getta, restiamo meravigliati di fronte alla testimonianza di sentimenti così radicati, amore, amicizia, e anche di fronte all’imperitura resistenza delle pietre, di cui sono fatte le case di Serre e delle sue rose di cui sono adorni tutti gli angoli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Il collage delle rose è composto da me, con tutte le foto che ho scattato ai cespugli di rose. Ero estasiata, ad ogni angolo ce n’è uno.Sono bianche, o rosse, rosa, screziate, cespugli alti fino a tre metri con grappoli di fiori stupendi. Mi hanno detto che sono piante antiche, che sono lì da tempo immemore. Io ho solo scoperto la specie, sono Rose Chinensis, una varietà molto robusta e adatta alle basse temperature, la cui caratteristica è l’ampia varietà di colori e la resistenza, oltre alla durata delle fioriture. Queste pietre e queste rose ci sussurrano il tempo trascorso.

 

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
vecchie case

Se chiudi gli occhi, la sera, ti sembra di vederli, gli abitanti di 50 anni fa, o di 100 anni fa, uscire di casa con il buio e con il ‘lanternin‘ per la ‘Velhà’. La notte avvolge tutto, il buio è totale, la neve è alta, il freddo pungente, ma loro escono dopo cena per fare la Veglia, per socializzare, per ballare con gli zoccoli e cantare.

La Veglia si fa nelle stalle, d’inverno, alla luce dei lumi appesi, le donne lavorano a  maglia o fanno gli scapin (calze) , gli uomini intrecciano ‘La Cabacco‘, gerla per il trasporto del fieno e altro in montagna. I ragazzi fanno all’amore, inteso nel più ben romantico modo di corteggiare la ‘bloundo‘ preferita.

Gli anziani raccontano storie di ‘Masque‘ (streghe) e di ‘Fantine‘, creature mitologiche con sembianza umana femminile, piccole, pelose e con il vezzo di sostituire i loro bambini con quelli delle donne, tranne poi pentirsene e restituirli con un biglietto: “Arlé mielh lou miou brut brut que lou tiou bél bél”, che è abbastanza comprensibile, ma ad ogni modo è il vecchio detto: ‘ogni scarafone è bello a mamma sua’.

Il periodo della Velha era lungo, andava da ottobre a marzo. Il detto recita così: ‘la nouncia maco la Velha’, ‘L’Annunziata  (il 25/3) ha ammazzato la Veglia’. Allora si doveva tornare nei campi o sui monti, a lavorare.

Questo raccontare storie era molto importante per tramandare un’antica tradizione orale e trasmettere il patrimonio culturale delle comunità montane che purtroppo sta per perdersi. Ho letto con piacere tutte questi antichi usi e tradizioni in alcuni libri, trovati sul mio comodino: uno a cura di un’associazione nata per ricordare e trasmettere ai posteri: “Voù Recourdàou”, l’altro di Gianni Aimar, oncinese (scomparso nel 2006) e appassionato dei suoi luoghi di origine e delle sue genti: “Gente di Monviso”, raccolta di articoli comparsi su Corriere di Saluzzo. Tra i vari libri tutti dedicati alla montagna e ai suoi attori inconsapevoli vi è anche questo, Un segno lassù: Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po. La ricerca condotta da Aimar ha permesso di rilevare, nei comuni di Paesana, Crissolo, Oncino e Ostana,  ben 265 opere d’arte fra affreschi, dipinti murali e piloni votivi, alcune delle quali riconducibili al XV-XVI secolo. 

E’ una  testimonianza enorme e anche nel libro da me letto ne denunciava la trascuratezza e l’abbandono. Io vi mostro cosa ho potuto fotografare  a Serre e a Ostana.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Affreschi murali in alta valle Po

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Come vedete in quest’ultimo in alto è dipinta la data: 1864.

Anche questo rimanda senz’altro indietro nel tempo, in quanto è davvero difficile trovare un certo tipo di arte se non nelle chiese, in tempi più moderni. Si può supporre fossero voti.

Al calar della sera tutto si fa silenzioso. La notte avvolge ogni cosa. Si odono solo i malinconici campanacci delle vacche e l’impetuoso fragore del Lenta, primo affluente del Po, in fondo alla gola, e del torrente Frassaia, più vicino. Solo le lucciole, meraviglioso incantesimo naturale che riempie di stelle il sottobosco, illuminano il buio totale, ma girare l’angolo fa paura comunque. Restiamo qui, al silenzio, per scoprire se le nuvole dispettose ci lasciano vedere il maestoso Monviso. Se l’ultimo sbuffo di vapore si toglie potrò vedere il Re in tutta la sua maestosità.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Monviso e nuvole

E finalmente!

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Notturna, Monviso

Ho notato che la gente del Monviso ne parla come se fosse un essere vivente. Lo umanizzano parecchio, affibbiandogli aggettivi come dispettoso, capriccioso, furfante. Questo suo nascondersi e giocare a nascondino con le nuvole lo rende misterioso e affascinante. Ma se il cielo è terso ci appare con tutta la sua maestosità e allora capisco anche le parole di grande rispetto e timore reverenziale che hanno verso di lui.

Il Monviso è il  Re di Pietra.

La montagna è un mondo e il Monviso ne è un simbolo. (cit. Diego Bona, Vescovo di Saluzzo)

Come il Monviso è il re di Pietra, così i sui abitanti sono forti come le pietre, ma cordiali e anche inaspettatamente dolci, da cogliere una rosa da portare sulla tomba di chi non c’è più e si è tanto amato.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Rosa di Serre di Oncino

Sul Monviso vi racconterò questa storia.

Correva l’anno 1478 e Ludovico II, Marchese di Saluzzo, stufo di pagare dazio ai Savoia per le merci che entravano attraverso le Alpi, decise di accordarsi con la Provenza, allora sotto il Re di Napoli Renato D’Angiò  per ‘bucare’ il Colle delle  Traversette a 2.882 mt e creare un tunnel adatto allo scambio delle merci. La prima vera opera di ingegneria in alta montagna.

Nasce così nel 1481 il Buco di Viso ,la Galleria del sale, lunga 75 metri. Doveva essere alta quanto un uomo in groppa a un mulo e larga da poter lasciare passare un asino con due carichi di sale pendenti ai lati. Andata e ritorno. Dalla montagna al mare e viceversa.

Per che sia stato scavato a suon di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto. E comunque ci hanno messo meno loro che a far la metropolitana a Genova!

Per via delle vicissitudini politiche e strategiche il Buco di Viso visse periodi alterni di apertura o di completo abbandono. Tra il 1837 e il 1907 fu mantenuto aperto, seguì un periodo di oblio e bisogna aspettare fino al 1973, data in cui i Lions Club di Torino fecero ripristinare la mulattiera e infine il 1997 in cui l’intera galleria fu ripristinata.

Ad oggi è percorribile interamente.

Così almeno adesso ho capito perché le acciughe sotto sale sono un piatto tipico di queste zone, oltre alla ben nota Polenta, che un detto Oncinese vuole far risalire nell’origine del suo nome alla fusione del Po con il suo primo affluente il Lenta. Sarà vero?

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Piatti tipici: dolce con mirtilli, lardo, antipasto con acciughe salate e salsa verde, formaggetta e salsa rossa, polenta con più condimenti.

La nostra avventura in Alta Valle Po continua…

Leggi il prossimo articolo.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Vecchia Singer, macchina da cucire
SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
testimonianze del tempo che fu… bici arrugginita

LA FORZA DI ALESSIA

Ho conosciuto Alessia qualche anno fa quando ho avuto necessità di lasciare i miei cani in pensione per andare via alcuni giorni.  Mi avevano  parlato molto bene di lei e dei suoi metodi, perciò l’avevo contattata ed ero andata a vedere dove li avrebbe tenuti e a che condizioni. Ovviamente mi aveva convinto e quindi ero partita tranquilla.

Seguendola su Facebook ho iniziato ad interessarmi e a incuriosirmi alle sue varie attività, oltre che ad apprezzarla come persona. Alessia fa davvero tante cose e le fa con un entusiasmo e una forza fuori dal comune. Ammetto che dopo averla incontrata e aver fatto una bella chiacchierata per avere qualche informazione in più la mia stima nei suoi confronti è cresciuta ancor di più.

Abita, con il marito Rodolfo, in una casa di legno prefabbricata, su un terreno acquistato nel 2009, sulla strada provinciale del Turchino, località Fado, ed è titolare dell’ Azienda Agricola E Servizi Cinofili “La Castagna”.

Qui, in adeguate strutture, ospita i nostri amici quattro zampe quando abbiamo bisogno di assentarci e vogliamo essere sicuri che siano in buone mani. A condividere la vita e gli spazi vitali della casa ci sono anche quattro cani e due gatti. All’esterno invece vivono due cavalli, un asino e tante galline ovaiole.

 

 

 

 

 

 

Ma come nascono questo lavoro e questa passione?

 

All’età di 19 anni Alessia subisce un pericoloso intervento alla spina dorsale, all’altezza della cervicale, per permetterle di riacquistare la motilità del suo lato sinistro, leso da una costa soprannumeraria che comprimeva il nervo.  L’intervento va bene, nonostante la pericolosità, ma tuttora non ha la completa funzionalità della sua mano sinistra, che non si  chiude completamente e non è pertanto prensile;  cosa che, senza saperlo, non direste davvero mai. Lei fa tutto.

Si sposa all’età di 21 anni e il suo sogno è quello di avere figli, ispirata da quella che lei definisce una super mamma. La mamma per eccellenza. Lavora con Rodolfo nella sua attività, un negozio di macelleria ma lei, poco amante della carne, non riesce ad appassionarsi a  quel lavoro e presto si sente troppo condizionata dallo stare chiusa in quattro mura.

 

Nel frattempo, dopo diversi tentativi e cure, il suo desiderio di avere un figlio si infrange contro una diagnosi senza troppe speranze: endometriosi.

Come moltissime donne Alessia ha scoperto solo in età adulta, e in seguito agli accertamenti della sua parziale sterilità, di soffrire di questa malattia, chiamata anche ‘la malattia silente’. Spesso le ragazzine che soffrono molto si sentono dire che è normale avere cicli dolorosi, fino quasi allo svenimento, ecco, non è così. In questo caso la proverbiale saggezza delle nonne non è stata di grande aiuto imponendo alle donne di soffrire in silenzio e impedendo anche alla medicina di individuare  questa malattia che solo in tempi molto recenti è stata riconosciuta come frequente e molto invalidante. Quando vent’anni fa Alessia ha iniziato a sottoporsi alle prime ricerche diagnostiche l’endometriosi non era ancora conosciuta. Ad oggi si stima che il 10 % delle donne soffra di endometriosi e che approssimativamente, dal 30% a 40% di donne con endometriosi sia sterile. E sono solo stime al ribasso.

L’endometriosi è la presenza di tessuto dell’utero, l’endometrio appunto, in altri punti del corpo della donna, solitamente localizzati vicino all’utero. Questo durante il ciclo può causare dolori addominali molto forti ma con il progredire della malattia i dolori aumentano. Ovviamente esistono diversi gradi di gravità e questa dipende dalla quantità di massa presente in altri organi e dalle zone in cui si trova. Spesso sono colpiti più di un tessuto o di un organo; solo in circa un terzo dei casi le localizzazioni sono uniche. Talvolta si rende necessario un intervento per rimuovere il tessuto estraneo dalle ovaie, dalle pelvi, dal retto, dall’intestino. Di solito è una malattia degenerativa, non se ne va da sola e tende a peggiorare. Per informazioni complete accedete QUI.

Per lei è stato un grande colpo. Infatti inizialmente anche le cure per la fecondazione peggioravano il suo stato di salute e ha così dovuto fare una scelta. Conscia della grande sofferenza a cui sarebbe dovuta andare incontro e anche dell’incertezza del risultato ha preferito rinunciare a cercare un figlio ed è così entrata nella sua vita Earwen, il suo primo cane, una femmina di lupo cecoslovacco.

Earwen è stato un regalo di sua mamma e il motore che ha azionato tutte le successive scelte di questa donna coraggiosa.

Lei è coraggiosa perché combatte tutti i giorni con i dolori della sua malattia. Ci sono giorni, mi ha confessato, che soffre di forti emorragie, aspetta di riprendersi e poi si alza e continua a dedicarsi alle sue attività. Ma sono proprio queste che le permettono di avere un progetto, di avere la forza, anche dopo essere stata male di alzarsi dal letto e darsi da fare.

Lei è coraggiosa perché vuole che se ne parli. Perché condividere il suo stato di salute non lo considera una vergogna e proprio sulla sua pagina Facebook ho potuto vedere il video della bella, e anche lei coraggiosa, Nadia Toffa che dice al mondo “Ho avuto un cancro”. Non c’è ovviamente autocommiserazione in questo tipo di comunicazione, piuttosto un messaggio: ti informo, ti dico cosa ho o ho avuto, non mi devo vergognare e ne possiamo parlare. Credo che far sentire un malato ammalato, non lo aiuti più di tanto ma ascoltarlo, se vuole parlare, e accettare le sue parole sia un grande aiuto psicologico. In più nei confronti di malattie poco conosciute e ancora sotto studio medico il parlarne aumenta per le altre donne la possibilità di compiere un’autodiagnosi, che ovviamente deve sempre essere confermata da esami e medici specialisti, o quantomeno di farsi venire un dubbio e rivolgersi a un ginecologo.

Alessia è coraggiosa perché non si fa fermare dalla sua malattia invalidante ma va avanti per la sua strada, ancor più ricca di progetti e iniziative, oltretutto volte ad aiutare gli altri,

Mentre prendevamo il caffè e mi raccontava tutte queste cose io mi domandavo come potesse essere sempre così sorridente e apparire così positiva. Gliel’ho chiesto e la sua risposta è stata tanto sconcertante quanto banale: “Vivo alla giornata”, mi ha detto.

“Quando avevo sei anni- mi ha raccontato- mi sono svegliata nel cuore della notte con il rumore degli schiaffi che mia madre, nel panico, stava dando a mio papà, in coma diabetico. Ho chiamato la Croce e, visto che non arrivava, degli amici che lo hanno subito portato all’Ospedale. Gli ho salvato la vita e le parole che mi disse il medico non le ho mai più dimenticate. Mi disse che dovevo godermi la presenza di mio papà ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Oggi poteva giocare con me, domani poteva non esserci più. Sapevamo che papà fosse malato, ma non avevamo mai immaginato che lo fosse fino a quel punto. Ma lì ho imparato a combattere, a considerare ogni giorno prezioso. Ho imparato ad agire e a non perdere tempo. Tuttora qualcuno mi critica per questo mio modo di essere, ma a me…ha salvato la vita”.

Che dire? Sono parole forti, che arrivano dritte allo stomaco e fanno capire quanta forza e quanta determinazione si nascondano dietro alla sua montagna di ricci ribelli. Alessia è stata coraggiosa anche a sei anni. Eppure se le dici che è una roccia lei ti risponde che ha solo imparato a lottare a non tenere tutto dentro. Solo?

Ansiosa di  imparare a comunicare con il suo cane, Alessia, comincia a frequentare corsi di addestramento e ad approfondire l’argomento che poi l’appassiona così tanto da diventare a sua volta educatrice cinofila e ad approntare una squadra di protezione civile. Il tipo di approccio che le piace è quello di addestratori che per comprendere davvero il carattere ed il comportamento di un cane, così come delle persone, sia assolutamente necessario entrare in contatto, “toccare con mano” le sue emozioni, l’essenza del suo “Io” rispettando la sua natura. Questa è la filosofia di THE DOG PARTNERSHIP, un metodo, anzi uno stile di vita che vanta ormai molti anni di lavoro con cani, anche aggressivi. Niente codici, né protocolli, ma pura e reale empatia e collaborazione tra cane ed uomo e tra umani. 

Nove anni fa, circa, si trasferiscono alla Castagna, lei e il marito, soddisfando così il suo bisogno di stare all’aria aperta e l’avventura comincia.

All’inizio partono con la pensione per cani che poi diventa anche centro di addestramento e ora azienda agricola. Hanno iniziato con le rose, poi i frutti di bosco: more, mirtilli, lamponi e ora uova rigorosamente da galline allevate a terra. Tutto in vendita diretta. L’azienda e i progetti sono in continua espansione e vi assicuro che l’impegno è tanto!!

Il suo primo impegno è la protezione civile: fonda il gruppo Il Branco-nucleo cinofili da soccorso  e riesce nel 2010 ad ottenere uno spazio alla Vetta di Pegli per potersi allenare con i cani. Con il gruppo svolgono diverse esercitazioni su superficie di ricerca di persone disperse, in boschi e spazi aperti. I cani vengono allenati alla ricerca e sono proprio quelli che si attivano quando qualcuno si perde. Alessia ha iniziato anni fa a lavorare con fiducia con la sua Earwen e all’epoca, ora ne 13, le dicevano di lasciar perdere perché il lupo cecoslovacco ha un carattere molto forte ed è un cane difficile, inaddestrabile, sicuramente non indicato per questo tipo di attività, ma lei, con pazienza, ha tirato fuori il meglio di entrambe e ora vanno insieme anche nelle scuole ad insegnare ai bambini quale sia il giusto approccio con un cane. Più volte anche i quotidiani hanno dato spazio al ‘cane’ che insegna ai bambini, perché la pacatezza e la tranquillità di Earwen sono davvero eccezionali.

Da poco è arrivato anche Grappa, cucciolo di pastore tedesco, giovane e vivace, con tanta voglia di imparare e di aiutare! E i progetti continuano: la prossima azione sarà allestire un campo macerie per potersi allenare su questo e poter intervenire nella ricerca di persone anche in caso di crolli e disastri come terremoti e alluvioni.

Mi preme dire che l’allestimento dei campi, l’affitto dei terreni e l’acquisto di strumentazioni e divise, l’addestramento dei cani, i patentini degli stessi per le abilitazioni, la manutenzione  e l’assicurazione del mezzo allestito per trasposto cani e donato dalla Croce Bianca per lo scopo, sono completamente a carico dei volontari che si sostengono con il 5 per mille e con le donazioni di coloro che intendono aiutarli. Pertanto chi fosse interessato ad aiutare Alessia e i suoi compagni nell’allestimento del campo macerie non esiti a contattarla per chiederle, per esempio, di che materiali potrebbe avere bisogno. Potrebbe anche essere un aiuto reciproco, magari a loro servono cose che a voi non occorrono più!

Infine Alessia mi ha raccontato con entusiasmo dell’inizio della collaborazione con il movimento ANPAS, iniziato nell’ottobre  2016: il Branco è il primo gruppo cinofilo di Anpas Liguria.  All’inizio dell’anno per esempio si sono uniti agli amici cinofili Anpas Rosignano e con loro si sono allenati uniti come un’unica squadra . I cani liguri hanno approcciato le macerie ed hanno reso i loro proprietari molti orgogliosi per l’inaspettata agilità di movimentazione sulle macerie.

Anche in questo caso preciso che si tratta di normalissime persone con cani talvolta non esattamente indicati per questo tipo di lavoro, come il Beagle, ma questo sta a dimostrare che l’approccio e il metodo utilizzato da Alessia sono davvero speciali e che il feeling che riesce a creare tra il proprietario e il suo cane è eccezionale.

Alessia e altri volontari partecipano a diversi eventi sia su terreno ligure che fuori regione per spiegare come si svolge la ricerca di persone disperse, svolgere percorsi dimostrativi e formativi e piccole esibizioni, spiegare quali razze di cani sono più adatte e che tipo di addestramento debbano fare; a volte sono ospiti  altre organizzano direttamente loro sul territorio per farsi conoscere e avvicinare le persone a questa realtà. Sono infatti alcuni anni che si svolge il Peglinbau, manifestazione genovese, dove è possibile vedere salvataggi in diretta e vivere pienamente in diretta, da vicino a 360 gradi, il mondo cinofilo da salvataggio. E’ una bella ed istruttiva esperienza e quest’anno vi aspetta il 7 e 8 aprile sul lungomare di Pegli, ovviamente con tante iniziative. Ve la consiglio caldamente!

Questa è la locandina dell’anno scorso.

Ecco quello che io intendo con persone speciali. Tutti possiamo essere speciali quando da persone normali facciamo dei nostri problemi e delle nostre difficoltà dei punti di forza trasformandoli in opportunità. E, cosa non da poco, rendendoci utili per gli altri.

Vi indico di seguito il c.f del Branco se volete contribuire con il vostro 5 per mille e vi metto il link per le pagine Facebook della Castagna e del Branco, per curiosare tra i vari post e per mettervi in contatto con lei per richiesta di informazioni e adesioni alle sue attività: potreste scoprire lo spirito del volontario che è in voi!

PAGINA FACEBOOK DEL BRANCO GRUPPO CINOFILO

PAGINA FACEBOOK DELL’AZIENDA AGRICOLA LA CASTAGNA

 

LA VITA, L’AMORE E… I CAVALLI

La Manu e la sua passione, i cavalli.

Manu, la donna che parla ai cavalli

Conosco Emanuela, la Manu, come la chiamiamo noi amiche di vecchia data, da ben trentatrè anni, cioè sin dalla prima superiore. La vita ci ha separato per un bel pezzo poi, come talvolta accade, ci ha fatto rincontrare e ora sono felicissima che lei ne faccia nuovamente parte.

Infatti Cristina, un’amica comune che per lavoro si era trasferita dalla Liguria al basso Piemonte, complice suo figlio appassionato di cavalli aveva casualmente scoperto la sua nuova attività. Lo aveva subito riferito a me e alla Barbara, tutte vecchie compagne di Liceo, per provare a organizzare una rimpatriata. Così ci ritrovammo tutte.

Questo accadeva parecchi anni fa. Dopo quella prima volta ne sono seguite tante altre, ma spesso io, anche da sola, sono tornata nel suo piccolo angolo di Paradiso per sfuggire allo stress e alla frenesia della vita di città, da cui lei è scappata. definitivamente.

La sua è una di quelle storie in cui una scelta radicale sta alla base di tutto ciò che segue.

Per comprendere fino in fondo la sua svolta è necessario sapere che la sua passione per i cavalli si manifesta sin da bambina; già all’età di quattro anni lei ricorda di essere affascinata da loro, a sei prova a farsi portare al maneggio, ma solo all’età di dieci anni riesce finalmente a salire su un cavallo! ‘A metterci gli ischi’, come dice lei.

Nell’età dell’infanzia le è comunque difficile riuscire a frequentare regolarmente delle lezioni, ma non appena ne ha l’opportunità, quindi già ventenne, comincia a recarsi regolarmente nei centri equestri del Basso Piemonte dove è possibile fare passeggiate a cavallo. La passione perseguita sin da bambina invece che spegnersi si alimenta sempre di più fino a quando le viene regalato il suo primo cavallo, Aceto e così ogni suo minuto libero, weekend e vacanza viene dedicato alla cura e al rapporto con il suo cavallo.

Aceto

Manu a quell’epoca viveva in Liguria, dove è nata, e Aceto stava in una pensione in Piemonte, a Montaldeo. La vita di Emanuela, fino a quel momento, era scandita da orari, riunioni di affari, grafici di vendita, telefonate, appuntamenti, agenda e telefonino alla mano, viaggi in auto, sempre in tailleur e ventiquattrore  per gestire la sua attività di rappresentante prima  e responsabile alle vendite, poi, di prodotti per parrucchieri. Quindi un’attività frenetica che le riempiva la giornata, ma comunque soddisfacente e remunerativa.

Fino alla proposta indecente. Nel 2004 il vecchio gestore della Carrata, la pensione dove si trovava Aceto, decise di lasciare la gestione e propose proprio a lei di rilevarla. Manu decide così di fare il grande il passo e dare una svolta alla sua vita. Affitta una casa a Mornese, paese vicino a Montaldeo, e comincia così a dedicarsi anima e corpo, si può davvero dire!, alla sua passione: i cavalli. All’epoca i cavalli in pensione erano davvero pochi e le entrate le permettevano appena di riuscire a gestire la  grande struttura. Tutto quello che a lei importava era che i ‘suoi’ cavalli stessero bene. L’attività poi è diventata, oltre che una semplice luogo per cavalli scuderizzati quale era, un’associazione Sportiva Equestre, basata sui corsi di Equitazione. Così è nato il  Circolo ippico Carrata

Circolo ippico Carrata

Lei per prima ha voluto specializzarsi nella comunicazione non verbale con il cavallo,ossia utilizzando la “lingua” equina, prima mostrando al cavallo che ci si può fidare di lui, poi  ottenendone il pieno rispetto ed infine esercitando una leadership gentile e sicura.

Il cavallo è un animale sociale e in natura è una preda, quindi inizialmente  guardingo e sospettoso rispetto ad un altro essere vivente, come l’uomo, onnivoro, e  in quanto tale potenzialmente pericoloso.

Nel corso di 50 milioni di anni di evoluzione, i cavalli hanno sviluppato delle incredibili capacità in questo tipo di comunicazione il che ne fa dei veri geni naturali nell’arte di relazionarsi; il poter entrare in contatto con loro attraverso questo tipo di comunicazione rende l’approccio più naturale e meno stressante anche per i cavalli stessi, oltre a essere fonte di soddisfazione e beneficio anche per l’uomo.

Così nel tempo Manu si è costruita una solida reputazione, là dove ‘gente dei cavalli’ ce n’era già tanta e ha dovuto piano piano adattare  gli spazi a sua disposizione per ospitare tutti i cavalli che mano a mano le venivano affidati. Ad oggi ne conta ben 32!

Ma la buona reputazione va ben oltre la gestione dei cavalli…

Un simpatico aneddoto che mi ha raccontato riguarda il fieno. Non appena arrivata le sembrò logico andare dai contadini produttori di fieno, prima di recarsi dal commerciante, per vedere se l’acquisto diretto potesse essere più vantaggioso per lei e per loro, ma la diffidenza verso la ‘foresta’ fece sì che tutti le negassero le forniture dirette, obbligandola ad acquistare rincarato il fieno prodotto vicino a lei. Ebbene oggi i produttori glielo scaricano direttamente senza che lei lo chieda, poiché ha tantissimo posto in cui tenerlo e spesso in quantità superiore alla necessità del momento, il che rende magari impossibile il pagamento contestuale a tutti. Ma di fronte a questa obiezione si è sentita rispondere che il fieno da lei è come il denaro sul conto in banca! Una bella soddisfazione per una ‘foresta’!!

Il lavoro comunque è duro. Oltre alle cure quotidiane agli animali, che sono tantissime e suddivise nell’arco della giornata , c’è sempre l’extra: le visite veterinarie, il fabbro per i ferri, la sveglia di notte per il cavallo che sta male, i recinti da sistemare, le stalle da pulire e la loro manutenzione, le piante da tenere a bada e i terreni da tenere a posto. Le faccende burocratiche. I soci, i corsi.

Insomma un gran daffare e mai…uno stacco!

Eppure alla mia domanda se tornerebbe indietro, la sua risposta è stata un ‘no’ deciso. Ama la sua vita, ama la Carrata. Non potrebbe più fare a meno del contatto con la natura, con i suoi adorati cavalli, della libertà che alla fine questa attività le permette, di vivere secondo i ritmi naturali e non quelli scanditi dalle lancette di un orologio. D’estate lavora finché è chiaro, d’inverno il giro fieno va fatto alle 17. Certo che i lati negativi ci sono, lei stessa ammette, come per esempio il lavorare all’esterno con il freddo, a volte sotto la pioggia battente, a volte sotto la neve, con il problema dell’acqua dei beverini che si ghiaccia e le mani che si spaccano, altre volte i danni fatti dalle tempeste di vento,con rami e alberi caduti a terra. Certo, perché la maggior parte dei cavalli sta all’esterno, in grandi paddock, forniti di casette con tettoie e mangiatoie, ma pur sempre tutto lungo una collina!

Altra aspetto per lei insostenibile è, purtroppo, la difficile accettazione della naturale evoluzione della vita del cavallo. I cavalli vivono oltre i 30 anni, ma può capitare che uno dei suoi cavalli scuderizzati arrivi al capolinea, per età, ma a volte anche per patologie, e per lei questo è ogni volta un durissimo colpo. Tanto da avermi confessato che a volte ha pensato di mollare, per questo motivo, ma si tratta ovviamente del dolore del momento che anzi poi si trasforma in tenacia e determinazione per fare sempre meglio e sempre di più.

Le attività del Circolo sono diverse:  oltre ai già citati corsi di comunicazione non verbale, un lavoro quindi costante nel tempo con i suoi allievi, si svolge anche lavoro in piano, monta, ginnasticamento dei cavalli. Poi vengono organizzate passeggiate a cavallo, negli innumerevoli sentieri presenti e trekking anche di più giorni. Dal 2014, con l’introduzione in Italia dall’America del Mountain Trail, di cui lei è stata una dei primi venti giudici, non ha perso occasione per ospitarne delle edizioni. Si tratta di gare svolte a cavallo su percorsi che presentano alcuni ostacoli, come laghetti, tronchi, passerelle, pietre. Non sono gare di velocità bensì di precisione e affiatamento tra cavallo e cavaliere. Recentemente invece ha ospitato una dimostrazione di  attrezzi da lavoro agricolo con bestiame di un’associazione francese ospitando ben 150 agricoltori del Nord Italia interessati a queste vecchie ma nuove modalità di agricoltura.

A questo proposito appunto mi sono spesso domandata dove trovi le forze e le energie per fare tutto!

Difatti non si è accontentata di gestire il Circolo Ippico, con tutto quanto sopra già descritto, e di sicuro ho dimenticato qualcosa,  ma avuta l’occasione nel 2015 di prendere in affitto anche la Cascina annessa ai terreni del Circolo non ci ha pensato due volte e coadiuvata nella gestione dal suo compagno Mirko, titolare di azienda agricola, e dalla sua famiglia hanno così iniziato l’attività dell’Agriturismo Cascina Carrata.

Ecco con questo il quadro si fa completo. Già prima amavo andare a Montaldeo, in certe giornate calde estive, per vedere i cavalli tranquilli nei loro paddock, andare a fare due passi tra di loro o salutare quelli nelle stalle, rilassarmi seduta sulla panchina di legno, di fronte alla Club House, sotto le fronde fitte degli alberi che portano frescura, a fare due chiacchiere con lei o con i soci di passaggio che portano la frutta fresca ai loro cavalli o che li riportano dopo le passeggiate, ma ora la motivazione è doppia!

La Cascina è davvero splendida, con un fienile ad archi nella parte soprastante che la rende romantica, l’aia sul retro, raccolta e protetta per lasciare i bambini giocare e i tavoli fuori per mangiare d’estate. D’inverno invece calde stufe a legna riscaldano l’ambiente, per non parlare delle ottime pietanze tutte artigianali e del buon vino piemontese. Ma ciò che scalda il cuore, davvero, è l’ambiente, famigliare e rilassato. Motivo per cui ci ho anche passato un Natale in cui ero sola e mi sono davvero sentita in famiglia, e non solo grazie a lei, ma anche alle splendide persone che in quel giorno erano al tavolo con me.

La cascina e i suoi abitanti sono anche stati set di un bellissimo video musicale, ma di questo ve ne parlerò un’altra volta!

Cascina Carrata
Cascina Carrata

Comunque giusto per farvi venire l’acquolina in bocca le pietanze della cucina sono formate da antipasti di verdure di ‘quello che dà l’orto’, salumi, formaggetta di capra fatta in proprio con il latte delle loro caprette, primi sempre impastati in casa, io consiglio vivamente i taglierini con ragù rustico! Tutti gli ortaggi, le verdure, i legumi e la frutta (fichi, albicocche, ciliege, amarene) sono di produzione propria, le carni per i secondi selezionate da aziende agricole locali, così come il vino. I dolci sempre tutti prodotti in casa  e buonissimi: meringata, semifreddi, panna cotta, crostate. Date un’occhiata alla loro pagina Facebook: sono aperti solo venerdì sera, sabato e domenica.

E poi… pensavate fosse tutto qui, eh? Invece no!

Recentemente, in seguito a ristrutturazione è anche disponibile una casa vacanze, nel corpo centrale della Cascina, dotata di 12 posti letto, con tutto il necessario per trascorrere una settimana nelle colline dell’Ovadese. Perfetta per trascorrere un periodo di relax, o per dedicarvi all’approccio con i cavalli, o come base per passeggiate nel Parco Capanne di Murcarolo e gite nel circondario, in cerca delle Cantine del Territorio del Gavi.

In tutto questo contesto l’estate scorsa ho fatto trascorrere a mio figlio una settimana verde, dove si è potuto cimentare con la cura del cavallo e lezioni quotidiane, la scoperta dell’orto e dei suoi prodotti, dalla terra alla tavola, lezioni di cucina, dove si preparavano la loro colazione a base di crostate e torte. Ha fatto passeggiate nei boschi e bagni nei Laghi della Lavagnina, tutto all’aperto e senza cellulare! Non che lui ne abusi, ma l’esperienza è stata sicuramente edificante, nonostante al suo ritorno mi abbia confessato che ‘si lavorava duro!’. Non è sicuramente abituato ai ritmi della campagna e soprattutto della Manu!

Perché vi ho raccontato tutto questo? Prima di tutto per farvi conoscere e apprezzare quella fantastica donna della mia amica che con un colpo di spugna ha cancellato una vita cittadina per dedicarsi alla sua passione più grande. Una vita di sacrifici e tanta fatica, ma un’immensa soddisfazione. Come dice lei, ma senza la connotazione negativa: “Dalle stelle alle stalle”. E’ una delle persone più positive e ‘toste’ che io conosca.

E poi per invogliarvi, magari questa primavera, o in una calda giornata estiva, a fare un salto là. Poco più di un quarto d’ora dal casello di Ovada e vi troverete immersi in uno splendido ambiente naturale, dove staccare la spina almeno per una giornata. Ah, niente tacchi o scarpe eleganti, se volete fare due passi tra i cavalli una bella scarpa comoda e che si possa sporcare, sennò che gusto c’è?

Magari ci si vede tutti a Pasqua, che ne dite?

Le indicazioni per arrivare e telefonare le trovate tutte sulle pagine Facebook che ho linkato nell’articolo, ma a scanso di equivoci ve le scrivo anche qui sotto :

Via Cascina Carrata 23 (26,26 km)

15060 Montaldeo
Highlights info row image
347 441 4807
Orari di apertura: 19:30 – 23:00 (dal venerdì alla domenica)