ALL’ELAH

Tutti i pomeriggi quando rientro dal lavoro porto i cani a fare un giretto e li porto ai giardinetti ( i Giardi,detti anche dell’Elah, per via della fabbrica che occupava l’area in precedenza). Di solito Marco va lì e vado a dare un’occhiata.

Tutti i giorni ci sono più o meno le stesse persone e le 17,30 è l’orario in cui tutti i ragazzini e i bambini, usciti da scuola, si godono l’oretta d’aria. Ma non solo loro.

Così ho osservato una cosa. La distribuzione negli spazi è più o meno sempre la stessa, c’è una specie di codice muto, sottinteso per cui ci si piazza a seconda delle fasce di età e si migra nelle aree di appartenenza solo una volta giunti all’età giusta.

Nell’angolino estremo a destra, nascosti da un muretto e con due panchine a disposizione ci sono i QPG, quelli più grandi. Arrivano con la moto o con l’auto che a volte lasciano con la musica accesa e di solito sono avvolti da una nube di fumo. Bevono birra e chiacchierano tranquilli. Curano una rosa rossa, piantata nell’aiuola vicino, per ricordare un loro amico scomparso.

Nella parte di corridoio superiore, sotto la balza degli ulivi, all’estrema sinistra stanno i NCNP, né carne né pesce. Ragazzotti in piena adolescenza, di solito alle superiori, dediti anche loro alla birretta ma spesso anche all’estathé. Intorno alla loro panchina abbondano i rifiuti di carta di patatine e cartoni delle pizze. La musica arriva dagli smartphone, spesso è trap.

Se li sorpasso arrivo alle scalette che tornano verso la piazza più grande. Lì sacrificati in un angolo, che poi è un trapezio, incastrati tra una scala e l’altra stanno i NAA, non ancora adolescenti. Bimbetti che aspirano a giocare nella piazza grande, ma non andando ancora alle medie non hanno raggiunto il diritto di partecipare al campionato. Riescono a vedere un campo e una porta in quattro metri quadrati e difendono il loro spazio con le unghie e con i denti.

La piazza principale, occupata centralmente da una grande fontana vuota, costruita apposta per non fare giocare i ragazzini a pallone (ah ah ah) è di uso esclusivo del TM, trienno medie; agognata sin dalle elementari permette gran partitoni, crossando la fontana e cercando il gol tra la scala nord o la scala sud, a seconda della squadra.

A volte questa foga suscita le ire dei VDZ, vecchietti della zona, che pare non trovino altro posto in cui sedersi che non siano le panchine fuori dalla piazza, rischiando pallonate in testa. Ma forse lo fanno apposta: non trovano più cantieri da osservare.

Lo stesso può capitare con le mamme e i papà dei IPP, i più piccoli che occupano gli scivoli della piazzetta sotto la scala Sud. Talvolta una parata mal riuscita lascia passare una palla assassina verso i giochi sottostanti, c’è sempre solo da sperare che la palla perda forza non centrando alcun bambino. Ovvio che le mamme e i papà gridano improperi verso i TM, che si prodigano in ‘scusi, scusi, scusi’ per poi ricominciare a calciare come se non ci fosse un domani!

IPP devono dividere i loro giochi con quelli della ZTM, zona tacchinamento medie. Due panchine e un gioco  a casetta delimitano la zona di quei maschietti che disertano la partitona quotidiana per dedicarsi al tacchinamento.  Dopo aver fatto tutto il giro di solito è lì che becco Marco. Nonostante ciò, quando mi vede se mi vede, mi corre ancora incontro per salutarmi e questo mi fa sorridere.

Il mio giro è completo, ritorno lungo la piazza e passo davanti all’ultimo settore, IVE, la quarta elementare con mamme, che si sono accaparrati il muretto e le panchine intorno all’aiuola più grande; sono ancora troppo piccoli per non stare sotto controllo diretto.

Quando verrà caldo, veramente caldo, i Giardi si svuoteranno e i ragazzini andranno al mare o in piscina per tornare ad animarsi solo dopo il tramonto, con il fresco. Ma piano piano si attuerà la migrazione e con il passare dei mesi gli occupanti di determinate zone  si sposteranno in quella successiva.

Poi verrà il momento che anche per loro gli Elah saranno solo un ricordo d’infanzia, una tappa obbligata che li avrà accompagnati nella loro crescita, una specie di rito del rispetto delle gerarchie.

Noi li vediamo solo giocare, o passare il tempo libero, in realtà anche lì imparano e crescono.

Tutti i bambini e i ragazzi del mondo avrebbero diritto a un loro spazio e al loro tempo per crescere.

E voi ricordate il vostro luogo dell’infanzia e adolescenza?

ALZA GLI OCCHI…DAL TUO SMARTPHONE!

Alza gli occhi dal tuo smartphone e scopri…

L’albero di Giuda

Eccomi di nuovo con un invito a guardarvi intorno.

Questo tipo di post non vuole avere la pretesa di raccontare chissà che, ma piuttosto di esortarvi  a vedere la bellezza di ciò che ci circonda.

La bellezza c’è anche dove parrebbe non esserci.

Lo so che a volte è davvero difficile. Siamo stanchi, nervosi, preoccupati. Ci svegliamo già con il piede sbagliato, arrabbiati di avere giornate una uguale all’altra e arrivare a sera sfiniti. È normale che in alcuni momenti della vita ciò sia inevitabile, ma altre volte può dipendere da noi.

Il mio umore, al mattino, quando vado a prendere il treno non è mai dei migliori. Non amo alzarmi presto e inizio anche a essere un po’ stufa dopo tanti anni di fare la pendolare. Ma al momento non ho alternative, devo lavorare e non posso spostarmi dalla periferia in cui abito.

Però questo periodo dell’anno offre cose belle da vedere. Invece di rimuginare sui brutti pensieri mi guardo in giro e mi accorgo che sono già fioriti quei bellissimi alberi nel posteggio della stazione.

Tempo fa mi sono chiesta cosa fossero. Sembrano alberi di pesco, per il colore rosa acceso della fioritura ma ovviamente non ho mai visto pesche mature nel posteggio! Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che…

Si tratta dell’albero di Giuda. È una leguminosa e i suoi fiori si possono addirittura mangiare!

Si può chiamare anche Siliquastro (nome botanico Cercis siliquastrum). Il suo nome volgare deriva dalla regione della Giudea, nel vicino Oriente, ma pare che vi sia anche una leggenda legata a Giuda Iscariota, da cui far discendere il nome della pianta.

Si narra infatti che Giuda tradì Gesù sotto questo albero, con il famoso bacio,e che poi vinto dal rimorso vi si impiccò.

Di sicuro l’albero di Giuda ha una fioritura che non passa inosservata: i fiori sono rosa scuro, quasi lilla e spuntano direttamente sulla scura corteccia nuda ancor prima delle foglie fino ad avvolgere completamente i rami. Il tempo di fioritura va da marzo ad aprile, quindi in corrispondenza con il periodo pasquale. Perciò le antiche leggende fanno riferimento a questo albero: la fioritura rimanda alla passione di Cristo, i paramenti della liturgia pasquale sono dello stesso colore, le bacche sono di un acceso rosso vivo, ricordando il sangue.

Ho scoperto che questo bellissimo albero viene appositamente utilizzato nei parchi e nei giardini, perché oltre che essere ornamentale, è molto forte. Ha bisogni di pochissima cura ed è molto resistente all’inquinamento atmosferico, rendendolo adatto alle città. Può stare in un clima molto caldo oppure moderatamente freddo, necessitando di davvero poca acqua nelle torride estati.

Cresce lentamente e può arrivare fino a 10 metri.

La curiosità più saliente è che i sui fiori sono edibili. Si possono mettere in insalate o minestre.

Il loro sapore è infatti dolce, ma leggermente acido e contrasta magnificamente con gli altri ingredienti.

Ecco un esempio di utilizzo:

Marmellata di fiori

Ingredienti

500 grammi di fiori

400 grammi di zucchero

1 bustina di pectina

Succo di mezzo limone

1 litro di acqua

Raccogliere i fiori all’inizio di aprile, prima che si siano schiusi completamente. Mettiamoli in una pentola con l’acqua e portiamo a bollore, mantenendolo per 10 minuti. Lasciamo in infusione per almeno 12 ore e infine filtriamo con un colino a maglie fitte. Aggiungiamo l’equivalente del peso complessivo in zucchero, la pectina e poco succo di limone. Facciamo cuocere fino a quando avrà raggiunto la giusta consistenza.

Ecco, ogni cosa che ci circonda ha una storia. A me piace scoprire queste storie. Non cambieranno la mia vita, ma forse mi strapperanno un sorriso.

E voi? Avete visto un albero di Giuda ultimamente?

CASTAGNATA DI BENEFICENZA A PRA’

Sabato 27 ottobre si terrà a Pra’ l’ottava castagnata di beneficenza.

Pra’ è il mio quartiere, il luogo dove abito e spesso ho scritto di manifestazioni che vi si tengono o di alcune particolarità, come le sue saracinesche dipinte e i suoi murales.

Mi piace scrivere del mio quartiere perché credo che in nessun altro posto di Genova ci sia un così grande e continuo impegno dei commercianti e dei comitati e le occasioni per gli abitanti, di tutte le età, per incontrarsi e fare qualcosa di diverso sono davvero molte. La partecipazione è sempre molto ampia e questo rende giustizia al grande lavoro degli organizzatori.

Il costante impegno dei Civ Pra’ Insieme, del Comitato Valorizzazione Ponente e dell’Associazione Borgo Palmaro, oltre che di tutti i volontari e associazioni sportive, ha infatti regalato per ben sette anni di seguito una lavagna interattiva multimediale  (LIM) alla scuola I.C. Pra’ grazie alle varie edizioni della castagnata autunnale e quest’anno si prefiggono di regalare l’ottava.

Mauro Rossi dona l’assegno del ricavato della castagnata 2017

La giornata sarà piena e ricca di iniziative e vedrà banchetti, esposizioni e dimostrazioni su tutto il territorio che va da Piazza Sciesa fino a Piazza Laura.

Se non siete di Pra’ potete raggiungerci facilmente con il treno, la cui stazione è comodissima e vi permette di arrivare nel cuore della festa o con l’autobus n. 1. Se volete arrivare in auto il parcheggio della stazione è ampio e troverete un posto sicuramente.

Con i recenti lavori di riqualificazione del quartiere possiamo usufruire di  molto spazio pedonale, larghi marciapiedi e comode piazzette dove poter assistere a quanto organizzato nel corso della giornata.

La principale protagonista sarà la caldarrosta! Saranno disponibili due punti cottura, uno sulla piazzetta della Vecchia Stazione, gestito dagli immancabili alpini, l’altro in Piazza Laura, gestito dal Comitato Palmaro. Per un totale di ben 300 kg di castagne!

Se le caldarroste vi mettono sete, potrete contare su un caldo e confortante vin brulé, anche se confidiamo in una giornata frizzante ma soleggiata.

Per chi avesse ancora fame troverete anche le meravigliose Focaccine preparate dal Comitato Valorizzazione Ponente, in Piazza Sciesa.

Castagnata 2017: i tavoli sono pronti!
Castagnata 2017: alpini alla preparazione delle caldarroste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tutta la giornata saranno presenti le bancarelle mercato e gli stand creativi, da via Pra’ fino a Piazza Bignami, la piazza del Comune, ora dotata di un nuovo sbocco a mezzo scalinata con la sottostante Via Pra’.

Dal pomeriggio invece sarà un susseguirsi di dimostrazioni. Le associazioni sono tante e diverse e operano tutte sul territorio. Daranno così dimostrazione delle loro attività e proposte.

A partire dalle 16, in Piazza Sciesa, le seguenti società faranno provare ai bambini le loro attività sportive:

Volare Volley ( pallavolo),  GSD Olimpic 1971 (calcio),  Pattinaggio HP Voltri Mele e Artistic Roller Team. 

Quest’anno sarà presente anche il Club Rebels di Genova che mostrerà e farà provare il gioco del Subbuteo. Chi se lo ricorda? Quel famoso campo da pallone, del formato di un tavolo, di panno verde su cui i piccoli calciatori giocano sospinti da una ‘baccicolata’, ossia una piccola spinta data dal dito indice.

Il Gsd Regina Margherita farà esibire le sue atlete e atleti in ginnastica ritmica e artistica e alle 17.30 la scuola di danza Obiettivo Danza asd Genova mostrerà alcune coreografie di diversi stili.

Si esibiranno anche gli atleti della nuova scuola  #365Martial Arts, specializzata in arti marziali.

Cliccando sui nomi delle singole società vi si apriranno le pagine Facebook delle stesse e potrete avere un anticipo delle loro attività o trovare indirizzo e recapiti.

Lungo tutta la via pedonale, Via Fusinato, si potranno ammirare i quadri prodotti dal Circolo Arci Prisma, che ha sede in Piazza Bignami, circolo culturale che si occupa di pittura e della sua diffusione.

Ammetto che è la prima volta che vedo le loro creazioni e questa manifestazioni servono anche a scoprire possibilità che abbiamo sul territorio e di cui ignoriamo la conoscenza. Se hai una vena artistica perché non informarti?

Inoltre in Via Fusinato si terrà il Concerto della Big Band Colombi, la banda musicale di Pra’, e sarà presente la Giostra della Fantasia per intrattenere i bambini. Loro lo sanno fare bene, da anni sono sul territorio con asilo nido, centri estivi e corsi di ginnastica.

Via Fusinato quando incrocia Via Cordanieri si conclude a ponente con Piazzetta De Cristoforis, e qui potremo ammirare gli allievi della Scuola di restauro che rappresenteranno i laboratori di Restauro del Mobile, Impagliatura, Doratura, Tornitura.

Nella piazza della Stazione vecchia per i bimbi ci saranno zucchero filato e pop corn della Fabbrica dello Show, da gustare mentre guarderanno lo spettacolo itinerante di magia e meraviglia di Jack Bubble.  Bolle di sapone e non solo. I bambini lo adoreranno, ma anche i grandi!

In piazza Bignami potrete assistere alle esibizioni di Zumba della frizzante Babi Fabbri e Silvia della Torre della Palestra i Delfini , potrete guardare ma anche partecipare! Come per ogni Zumba party che si rispetti siete invitati a portare scarpe da ginnastica e shakerare tutto il vostro corpo. La Zumba è davvero molto divertente, facile ed efficace.

Si daranno il cambio con la scuola di ballo Your swing, che tiene corsi a Voltri, Pegli, Arenzano e Genova e insegna a ballare il Lindy hop con simpatia e professionalità. Sulle musiche degli anni ’30 vedrete i ballerini ballare, ridere e divertirsi. Ovviamente potete ballare anche voi!

I bambini troveranno ancora da divertirsi nel parco Dapelo, con la gimkana in bicicletta organizzata dalla Polisportiva Palmarese. Per i migliori sono previsti anche piccoli premi.

Se avete attraversato il parco Dapelo ora vi trovate nella zona di Palmaro e oltre al punto di caldarroste, come già detto in precedenza, in piazza Laura, troverete il truccabimbi di La Fabbrica dello Show e l’esibizione canora di una cantante ‘nostrana’: Elena Lazzari.

Durante tutto il giorno i negozi saranno aperti, ci sono negozi storici e nuove aperture.

I quartieri vanno mantenuti vivi, dobbiamo ricordarci di sostenere le piccole attività del quartiere perché non si parla solo di commercio, ma del mantenimento di un tessuto sociale. Tutto quello che vi ho descritto è possibile solo grazie all’impegno di tutti i negozianti e delle associazioni del territorio; loro vivono grazie ai nostri acquisti, ma rendono il posto in cui viviamo più vivo e piacevole, oltre che sicuro. Senza dimenticare che spesso le manifestazioni in cui si impegnano sono senza scopo di lucro e con fine benefico.

Allora vogliamo contribuire all’acquisto della LIM per la scuola dei nostri ragazzi?

Vi aspettiamo sabato 27 ottobre dalla mattina e per tutto il giorno.

L’articolo verrà completato, in seguito,  con alcune foto che sarà mia cura scattare durante l’intera giornata a testimonianza dei vari eventi e dimostrazioni che si svolgeranno.

Ah, dimenticavo se piove ci si vede il sabato successivo, il 3 novembre!

Per una consultazione veloce ecco il programma:

Programma della castagnata

 

ASPETTANDO ALEMANTE

Ci siamo. Finalmente è arrivato “quel sabato”, l’ultimo sabato del mese in cui da 16 anni si svolge l’Alemante Festival.

Io lo sapevo che mi sarei trovata davanti a questo spazio bianco e avrei dovuto riempirlo di bellissime parole e sapevo che avrei avuto la sindrome da pagina vuota, una specie di ansia da prestazione perché parlare dell’Alemante, ragazzi, mette un’ansia!

E invece sono qui e in effetti ancora non so cosa scriverò, ma lo devo fare. So di doverlo e volerlo fare.

La molla finale è stata incontrare Marco, un amico, stamattina alle 6 al bar, vestito da lavoro e senza necessità di spiegazioni gli ho chiesto:

“Vai a lavorare al piazzale?”  e lui: “E’ dalle quattro e mezza che lavoriamo e ha fatto anche una bella ramata di acqua!!”

Poi io, ancora :”Ma sei in ferie?” e lui: ” Sì, sì…” , come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in ferie per fare un lavoro non retribuito durante la notte.

L’Alemante era nella top list degli articoli che volevo scrivere. Ci ho girato attorno dei mesi, facendo anche qualche riferimento qua e là, aspettando di scrivere l’articolo principe del blog. Quello definito cornerstone. E invece…non ne avevo mai il coraggio. Così sono arrivata a due giorni prima senza averlo scritto…

Ma avete idea di cosa sia questa Festa? Di cosa rappresenti per tutti i ragazzi che lo hanno fortemente voluto e che da 16 anni si sbattono perché immancabilmente l’ultimo sabato del mese di giugno noi ci si possa emozionare e tutte le volte stupire di quanto grande sia il loro amore per l’amico Alessandro Mantero? Mi sembrava impossibile poter parlare di tutto quello che si muove attorno a questo Festival, ma lo farò.

Proverò a spiegarvi cos’è e perchè è così importante.

Il 14 luglio del 2002 un sarcoma si porta via un ragazzo di soli 24 anni. Il suo nome era Alessandro Mantero (da cui AleMante) e lo descrivono come un ribelle e testardo, ma simpatico e divertente. Un ragazzo bello che tutte le ‘babbe’ più piccole guardavano ammirate con gli occhi a forma di cuore, come ben ci descrive, nell’articolo del  suo blog, questa ragazza che lo ha conosciuto.

Lui affronta la malattia e le sofferenze della cura con la stessa tenacia e caparbietà con cui aveva affrontato la vita fino a quel momento. Gli amici restano attoniti di fronte alla sua repentina scomparsa e non se ne capacitano, lascia un vuoto assordante intorno a sé che loro fin da subito decidono di riempire con una manifestazione in suo ricordo.

Io non ho conosciuto Alessandro perché non sono originaria di Pra’ e forse non lo avrei nemmeno incrociato sulla mia strada perché ci separano sette anni, ma da quando sono qui è come se lo conoscessi. Come se non se ne fosse mai andato e camminasse sempre al fianco di suo fratello e dei suoi grandi amici. Loro non lo hanno lasciato andare e ce ne trasmettono un ricordo indelebile ogni anno che passa.

Ho appreso della sua storia dal libro ‘Là dove il sole incontra il luna’ di Silvia Laguzzi, che grazie alle testimonianze di chi ha voluto raccontarle chi era Alessandro e perché è nato L’Alemante ha permesso a tutti  di conoscerlo e di capire profondamente quale macchina di solidarietà  enorme si muova tutti gli anni. Il libro è stato stampato nel giugno del 2015 e tutto il ricavato della vendita è devoluto all’associazione  Alemante Friends.

In realtà per capire dovete venire. Davvero. Non vi posso descrivere la magia. C’è un’energia quel giorno, ovunque, che è palpabile. La tensione è alle stelle, si spera che non piova, che tutto vada per il meglio, che il lavoro di tanti volontari di un anno intero non sia vanificato da un inconveniente o un contrattempo. La buona riuscita dell’Alemante è troppo importante per tutti.

L’Alemante è un Festival, una grande Festa all’aperto, organizzata nel parcheggio della stazione di Pra’: detta Fascia di rispetto. Il palco è immenso e vengono disposte migliaia di sedie. Ci sono gli stand per poter mangiare. Tanto tempo fa c’erano solo i focaccini di Crevari, ora la scelta è degna della miglior fiera: Agnolotti del @C.C.R.T di Tagliolo, Salsiccia, Patatine e Hot Dog del Comitato per la Valorizzazione del Ponente – Pra’, Stoccafisso e Baccala’, Birra servita rigorosamente nel bicchiere da riciclare. Lo spettacolo prevede una parte musicale offerta da Emanuele Dabbono, che nel 2010 ha anche regalato una canzone al Festival : Ora giochi ala, scritta appositamente per ricordare Alessandro e Mike from Campo, rapper in genovese, e i Demueluin. Il presentatore è Max Novaresi, accompagnato dalla bella Elizabeth Kinnear, attrice. Quest’anno avremo nuovamente le gradite incursioni della iena Mauro Casciari.

Il resto dello spettacolo è dedicato al Cabaret e sul palco si alternano i migliori comici del panorama genovese, ma non solo, ricco di talenti. Quest’anno il cast è a sorpresa, ma non resteremo sicuramente delusi perché chi sta alla regia e tira le fila di tutti gli artisti è il bravo  Graziano Cutrona, autore televisivo e scrittore, che da anni segue il Festival  e mette, come tutti gli altri artisti , ci tengo a ricordarlo, la sua bravura, il suo lavoro e il suo tempo a completa disposizione senza alcuna forma di remunerazione.

Poi tocca a noi. Tocca a tutti noi partecipare e contribuire con oblazione volontaria all’ingresso e consumando agli stand o acquistando una maglietta ricordo. A quel punto gli sforzi di un anno intero, il sacrificio di tanti amici che da 16 anni vogliono ricordare l’amico con qualcosa di buono, la generosità di tutti quelli che si adoperano regalando il loro lavoro (da chi pulisce la zona i giorni prima, a chi monta stand e tutto il necessario, a chi serve per tutta la sera birra e focaccini, a chi ha scritto, chi canta, chi suona, chi ci fa ridere, tutti ma proprio tutti) ricadono su di noi  e allora dobbiamo, abbiamo l’obbligo morale di aderire alla raccolta fondi per l’obiettivo 2018:

quest’anno l’obiettivo è l’acquisto di un ECOCARDIOGRAFO portatile per i reparti di ematologia, oncologia e tmo del’IRCCS Giannina Gaslini di Genova. Uno strumento utile nella cura dei piccoli pazienti del reparto, indispensabile per non spostare i bimbi dal loro letto.

Nel 2017, leggo dal loro pamphlet distribuito nelle attività commerciali di Pra’ che sostengono l’Alemante, ma visibile anche dal loro sito QUI , hanno raccolto 80.202,20 euro e consegnato ben 14 dispositivi medici o materiale a Gaslini, Croce Azzurra di Borzoli e associazioni. Tutto elencato, tutto documentato. Vi rendete conto dell’enormità della cosa?

Anno dopo anno raccolgono cifre considerevoli e comprano dispositivi medici, ambulanze, culle termiche, materiale. Non fanno mai offerte in denaro. Si pongono un obiettivo e cercano di raggiungerlo, anche grazie al successivo torneo di calcio con annessa pizza al forno a legna.

Non so se ora che sono arrivata in fondo abbiate capito perché temevo così tanto scrivere questo articolo. Innanzitutto si parla di un ragazzo che non c’è più: un figlio, un fratello, un amico. E’ tremendamente delicato affrontare questo tema e parlare di tutte quelle persone che oggi io conosco e che nel corso di questi 16 anni in modi e momenti diversi mi hanno raccontato qualcosa di Ale o del loro impegno come Alemante Friends. Loro lo fanno col sorriso, lo fanno con una forza incredibile, lo fanno con la voglia di tenere vivo il ricordo di Ale, ma io mi sento un’intrusa. Mi sembra di non essere titolata a parlare di questo meraviglioso incanto a cui assisto ogni anno. La notte si fa magica, le persone arrivano spensierate, mangiano, bevono, ridono tutta la sera, si scherza, si gioca e si raccolgono fondi. Poi arriva il momento che le luci si abbassano, lo schermo si illumina con le immagini di Ale, la chitarra parte, Dabbono intona le prime note di Ora giochi ala e improvvisamente senti la pelle d’oca. Senti che lui è lì. Che non se n’è mai andato e anche se non lo hai mai conosciuto lo saluti con le lacrime agli occhi e ringrazi col cuore tutti i suoi amici che ogni anno permettono a questa magia di accadere.

Venite sabato sera a Pra’, sabato 30 giugno 2018, a farvi rapire da questa magia.

Gli Alemante Friends vi aspettano.

E anche io, che col cuore in gola sono riuscita ad arrivare fino in fondo al mio articolo.

alemante 2018

 

 

 

 

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA’

Alla scoperta dei murales di Pra’

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Il Viaggio

 

Quando comincia la primavera a Pra’ iniziamo ad aspettare gli eventi che si avvincenderanno nel corso dei prossimi mesi. Complice la bella stagione e la presenza di ragazzi molto attivi nel sociale possiamo godere di feste e occasioni per stare insieme, contribuendo anche a buone cause.

Per chi non è del quartiere, che poi è una delegazione di Genova, verso ponente, possono essere comunque diverse le motivazioni per spingersi sin qua e fare una passeggiata.

Abbiamo una lunghissima ciclabile, perfetta per i bambini o per fare jogging, lungo il canale di calma, che è quel ramo di acqua dolce e salata che rimane tra la costa e il terrapieno artificiale del Porto commerciale. Sono almeno 5 chilometri tra andare e tornare, partendo comodamente dalla stazione dove c’è anche un grande posteggio. Vi si possono osservare tantissimi gatti, a metà percorso, ospiti di una colonia felina protetta e anche alcuni esemplari di uccelli migratori e non. Ospite fisso un bellissimo martin pescatore, aironi, avocette e cormorani. Basta armarsi di pazienza, binocolo o macchina fotografica con teleobiettivo.

Lungo il canale di calma si svolgerà il 3 giugno la prossima Regata delle Repubbliche marinare 2018

Ma quello che voglio farvi scoprire oggi è un lato un po’ più nascosto e meno pubblicizzato di Pra’: i suoi murales e le sue saracinesche dipinte.

Scendendo dal treno e salendo verso l’Aurelia, dopo il sottopasso, vi imbatterete nel primo murale visibile. L’imponente riproduzione di un treno a vapore, con i passeggeri che aspettano o si dirigono verso le carrozze. Io l’ho visto nascere. Sono pendolare e tutti i giorni prendo il treno per andare al lavoro. Non era così semplice capire da sotto le impalcature quale fosse il soggetto, anche per la particolare tecnica pittorica dei bravissimi artisti Drina A12 e Giuliogol  Centanaro.

Quando le impalcature sono state tolte e il murale si è mostrato in tutta la sua bellezza io sono rimasta senza parole. I colori, la precisione, la prospettiva, il soggetto e la sua attinenza al luogo, sono stupefacenti. Questo murale si chiama ‘Il viaggio’: da solo  meriterebbe un giretto fino a Pra’.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Particolare del murale ‘Il Viaggio’
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
murale stazione

 

 

 

 

 

 

 

Appena fuori dalla stazione, se costeggiate il murale, voltatevi a sinistra e verso ponente scorgerete una costruzione a forma di due barche rovesciate: quello è il Centro Remiero e su una parete vedrete il primo murale comparso a Pra’ in ordine temporale e sempre commissionato al duo DrinaA12 e Giuliogol, artisti molto conosciuti a ponente, ma anche in tutta Genova e fuori città.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Murale del centro remiero con luna piena

Questo murale si intitola “I figgiuei”e rappresenta due bambini che giocano con una barca a vela e indicano una stella nel cielo. Potevo forse trovare foto migliori di questo dipinto, ma questa l’ho scattata io e mi piaceva il fatto che ci fosse la luna nel cielo, creando una continuità con la stella dipinta.

I due artisti hanno colorato molti muri a ponente e anche un pilone della sopraelevata nell’iniziativa Walk The Line. Potrei sfidarvi a capire quale. Lo stile è inconfondibile! Vi dò un suggerimento, il titolo è ‘Lo scugnizzo’.

La loro base oggi è Magazzino41: il loro nuovo studio dal 15 dicembre 2017, si trova all’interno di una vecchia cartiera, ed è attivo per organizzare esposizioni, workshop, eventi culturali e laboratori, mostre lampo!

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
magazzino 41

 

 

 

 

 

 

Ma tornando a Pra’ potete ammirare un altro loro bellissimo e delicato lavoro fuori dalla Bottega del Goloso, gelateria pasticceria artigianale, che troverete attraversando la strada dopo aver superato prima il Centro Remiero e poi la rotonda San Pietro, verso ponente

Vi trovate su via Prà, all’altezza della vecchia stazione in fase di ristrutturazione.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'

Non so voi, ma io adoro questi due bambini così retrò che mangiano il gelato.

L’opera è visibile da tutti sulla piazzetta antistante la gelateria.

Per proseguire in un ipotetico tour delle saracinesche, che sono state dipinte in un apposito evento chiamato Fusinarte, svoltosi il 28 maggio 2017, vi consiglio di proseguire un poco verso ponente e imboccare la strada leggermente in discesa: Via Barberia, che termina con una piccola scalinata.

Vi troverete così di fronte alla saracinesca del Market Punto Simply decorata dal bravissimo Gusinu.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gusino street art

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'

 

 

 

 

Giovane artista spezzino, vissuto in infanzia sull’isola di Palmaria rimane fortemente influenzato dai colori della natura e ne dipinge tutt’ora frutti e fiori vividi e vibranti. Di sé dice: ‘I miei tratti sono semplici come semplici sono quelli di un bimbo, felice e spensierato’.

Guardate la sua galleria, ne resterete stupiti.

 

 

 

 

A questo punto vi trovate in via Airaghi, proseguite su questa via e dirigetevi verso levante, verso la pedonale Via Fusinato.

Appena superato il ponte del fiume San Pietro troverete sulla destra l’agenzia immobiliare SP Pra‘, in Piazzetta de Cristoforis. Guardate il fondo delle loro saracinesche, è sempre opera di Drina A12 e Giuliogol. Bello, vero?

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Nessun posto è bello come casa mia

Da ora in poi sarà tutta una sorpresa.

Meritano una menzione speciale i due vasi posti nella via Fusinato: prima erano bianchi e anonimi (eredità della rambla di via XX, ricordate?), ora  colorati e resi divertenti sempre dal magico duo voltrese, poi  proseguiamo alla scoperta delle ulteriori saracinesche.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Hey, wait for your turn
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
hey, wait for your turn back (black cat)
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
red fish.. ed anagramma
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
red fish.. ed anagramma

Ora proseguiamo in Via Fusinato, ormai pedonale da tanti anni e spesso centro di eventi e mercatini, cuore pulsante di un antico borgo marinaro, ormai poco dedito alla pesca ma di sicuro molto alla socializzazione.

Quasi di fronte uno all’altra le saracinesche della Pizzeria San Pietro e della Fiorista M’ama non M’ama. Stupendi entrambi, di grande impatto visivo, ricchi di colore e dettagli.

L’artista della pizzeria è Shen 2 , mentre l’intensa riproduzione di Frida Khalo della fiorista è sempre opera di Drina A 12 e Giuliogol.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
making of… Frida
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Frida Khalo
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Anche i fiori piangono e noi continuiamo a credere che sia rugiada Jim Morrison

Il negozio M’ama non M’ama appartiene a Barbara Lonati che è stata assieme al consigliere comunale Roberto Ferrando fautrice dell’idea. Coinvolta anche l’architetto Emanuela Caronti, il Collettivo Burrasca e con la collaborazione del C.I.V. Pra’ Insieme e curata da Page Public Art Genova. Dalla loro pagina:

“PAGE nasce a Genova nel Giugno 2013 con l’intento di portare fuori dai consueti circoli culturali l’arte contemporanea, in particolar modo quella pubblica, abituata a interagire con il tessuto sociale del territorio creando reti e sinergie con  le realtà locali (agenti culturali e sociali come gallerie d’arte, teatri, abitanti).

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
San Pietro Pizzeria

Sempre lì accanto possiamo vedere la saracinesca curata per il negozio di ottica e foto “Max” da Ste Tirasso, illustratore, insegnante, autore presso la Bao Publishing, casa editrice di graphic novel e assieme ad altri 7 giovani, facente parte dello studio di illustrazione, fumetto e grafica Rebigo.

Notate la diversità delle opere a seconda della provenienza artistica dell’autore. Sicuramente questa galleria di saracinesche è stata arricchita da questa varietà.

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
polaroid

Proseguiamo quindi verso Piazza Sciesa, sempre verso levante, una grande piazza pedonale alberata, sede di numerose feste all’aperto, una tra tutte la prossima festa Profumo de Baxaico, che si terrà nei giorni 18-19-20 maggio con un calendario ricco di eventi, diurni e serali, oltre che stand gastronomici per mangiare l’ottimo pesto di produzione della ditta Bruzzone e Ferrari, già oggetto di un mio articolo, che potete rileggere QUI

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
profummo de baxaico

 

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Ma continuiamo a scoprire le nostre saracinesche.

Poco prima di arrivare appunto in Piazza Sciesa ci troveremo in  uno slargo, una specie di piazzetta, e spiccherà la tentacolare immagine per il negozio di Elettrodomestici Rossi.

Un meraviglioso ‘Kraken’ che si impossessa della tecnologia!

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
La Piovra

 

Quest’opera è dell’artista Web3.

Infine se non ve lo dicesse potreste perdervi la meravigliosa e simpatica opera di Stevo, di cui potete ammirare la galleria Instagram QUI.

Per vedere quindi la saracinesca del Delizia Tabacchi dovrete svoltare a destra poco prima di Piazza Sciesa e vi troverete sulla destra una bella immagine a ‘tema’. Inutile dire che io l’adoro. Chi non ha amato il cartoon Lupin e i suo personaggi? Eccovi Gigen e l’immancabile cicca appesa al labbro…

LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gigen
LE SARACINESCHE E I MURALES DI PRA'
Gigen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia gallery è finita. Io ormai vedo tutti i giorni queste opere che sono una vera galleria a cielo aperto e quasi mi sto abituando, ma l’abitudine alle cose belle non è una cosa buona. Perciò ogni tanto mi fermo a guardarle come se fosse la prima volta. E ogni volta mi stupisco di quanto basti poco per rendere un luogo più piacevole, più vivibile, più bello. Con le buone idee, con la volontà e anche con il rispetto di mantenere intatte queste opere d’arte.

Vi invito a Pra’ a vedere con i vostri occhi, magari in un sabato pomeriggio, nell’ora di chiusura per pausa, per poi fare due passi anche con i negozi aperti, fare un po’ di shopping, mangiare un gelato o un po’ di focaccia, o salire fino alle Serre sul mare che sono a due passi. Anche perché la qualità delle mie foto, fatte con un cellulare, non rende sicuramente merito alla bellezza delle opere viste dal vero.

Ovviamente l’augurio che ci facciamo è che altri negozianti aderiscano all’iniziativa e in futuro facciano decorare le loro saracinesche, rendendo ancor più ricca l’esposizione di opere e l’attrattiva del nostro piccolo borgo.

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA

IL MAKE UP PUO’ FARTI BELLA, MA NON DEVE FARTI FINTA, questa la filosofia di chi mi ha insegnato i primi rudimenti di make-up e che ho sposato appieno.

Questo blog è sicuramente un diario personale, come un viaggio tra le mie esperienze, le persone che conosco e che ho conosciuto, le mie passioni e le mie aspirazioni.

In un’occasione sono stata accusata di avere troppi interessi, di saltare da una cosa all’altra, di non fermarmi mai abbastanza. A parte che non è vero, trovo però che il cambiamento sia una cosa buona  e ci sono state occasioni in cui dopo essermi avvicinata a un’arte, ad uno sport o ad un interesse me ne sono allontanata, dopo che mi era sembrato d’aver assorbito tutto quello che mi serviva in quel momento. Per esempio è stato così con il Tai Chi, una splendida arte marziale, che mi è stata uitile in un periodo particolare della mia vita per ritrovare equilibrio. Non è solo un’arte marziale, è uno stile di vita, un modo di pensare ed essere e io in quel momento non ero pronta per continuare a studiarla e ad applicarmi. Nulla esclude che io non ci ritorni. O che ci scriva anche un bell’articolo.

Non è stato così con la danza. Mi ci sono avvicinata che ero già grande, a 24 anni, priva di tutte le basi della danza classica che tanto aiutano. Ho  però trovato nella danza contemporanea un modo per  esprimere  me stessa e mi ci sono dedicata per dieci anni, fino a che non è nato Marco. In seguito  varie problematiche mi hanno impedito di ritornarci, ma ammetto che mi manca. Dopo aver provato il palco, ti manca per tutta la vita. Anche qui un’idea per scrivere un articolo ce l’ho.

In questo mio peregrinare di passioni ad un certo punto della mia vita ho voluto lasciare spazio ad un interesse che coltivo da sempre ma che avevo voglia di approfondire.

Il Make up. Nella mia costante ricerca della bellezza è un’argomento immancabile. Ovviamente normalmente quando parlo di bellezza nel blog mi riferisco a quell’insieme di cose che possono farci stare bene: può essere un’amicizia, un’amore, una passione, la musica, l’arte, leggere, il teatro, il mare, la montagna…ognuno avrà i suoi riferimenti e questi possono anche essere mutevoli nel tempo ma l’importante è che ci facciano stare bene. Che allontanino la negatività e che ci facciano assaporare la meraviglia della vita.

Il make-up può sembrare un argomento frivolo, ma non volete considerare l’effetto che può avere sul nostro umore sapere di avere una faccia stanca, magari le occhiaie e con solo dieci minuti far sparire tutto e sembrare più fresche? Certo, se siamo giù di corda può non bastare questo, ma vi assicuro che uscire indossando il sorriso migliore è un buon antidoto e se sul sorriso abbiamo steso un bel rossetto brillante ci possiamo sentire più allegre e più predisposte alle cose belle (magari un bell’incontro, no?).

Ovviamente non voglio semplificare, per carità, ci sono situazioni in cui non si ha nemmeno voglia di lavarsi i capelli o di alzarsi dal divano, ma in una normale giornata malinconica un buon make-up può risollevare l’animo.

Ah, e comunque sappiate che modelle, strafighe e stragnocche e instagrammate  abusano di photoshop, perciò state serene. Truccatevi il giusto e siate voi stesse.

Fin da ragazzina mi chiudevo nel bagno e cercavo di replicare i make up delle pubblicità di Cioé, quelli multicolor, con il giallo, il rosso e l’azzurro, ma non ho mai pensato che potesse essere una professione. Adoravo anche fare le mie lunghe unghie tutte colorate e con gli stuzzicadenti facevo disegnini floreali e lettere giapponesi. Un precorritrice della moda più sfrenata attuale.

Crescendo mi sono fermata alla classica matita nera, eyeliner, mascara e lucidalabbra. Per molto tempo non ci ho più pensato. Poi mi è capitata l’occasione, su quei siti di acquisti di gruppo, di trovare un corso di make up, per sé stessi, cioè per imparare a truccarsi al meglio. Erano quattro serate. Purtroppo per vari problemi ho potuto farne solo due e mi è rimasta la voglia di imparare, anche perché lì ho scoperto di non sapere tante cose, o di darle per scontate. Così ho iniziato a guardare tutti i video di Clio Make up, diventata famosa per aver aperto un canale Youtube dove poco alla volta ha insegnato le basi per truccarsi fino a replicare dei make up interi davvero impegnativi. Vabbè, lei ora è ricca. Ha azzeccato in pieno il tempo e il modo. Tant’è non mi bastava, così sono riuscita ad entrare in contatto con la truccatrice che aveva svolto il primo corso, la bravissima Cinzia De Benedetto,  e sono riuscita con lei ad imparare tutte le basi per un buon trucco correttivo. Ossia il trucco di tutti i giorni, con le varianti sera, occasione speciale e matrimonio.

Mi sono divertita moltissimo e ho imparato cose che non dimenticherò mai più, anche se per essere una buona truccatrice ci vuole tanta tanta pratica e molti anni di gavetta.

Io per ora mi sono divertita a dare consigli alle amiche, a truccarle per qualche occasione speciale e anche per qualche servizio fotografico.

Mi è capitato infatti parlando con Ivana , un’amica blogger che fa foto bellissime, di dirle che mi sarebbe piaciuto truccare una sua modella. Detto fatto.

Inoltre devo anche ammettere che è grazie a due amiche blogger che è nato questo blog, una è Ivana, l’altra è Luisa Orizio, del blog Allacciate il grembiule!. Entrambe mi hanno molto incoraggiato e le ringrazio di cuore.

Nell’occasione del contest #prainfoto di cui vi ho parlato nel mio articolo dedicato al pesto che potete rileggere QUI mi ha confessato di aver avuto una bella idea e mi ha invitato a presentarmi con la borsa trucco a casa sua il sabato pomeriggio seguente. Non vedevo l’ora!

E’ stato molto bello truccare Ilaria, giovane ragazza di Pra’ dai grandissimi occhi verdi. Anche se all’inizio non avevo la più pallida idea di chi avrei dovuto truccare mi sono lanciata immediatamente con un’idea precisa in mente. Puntare sugli occhi e sulla semplicità.  E’ bastato fare una buona base, con fondotinta, correttore e cipria, un leggero contouring per dare profondità al viso e puntare sul marron glacee e bronzo per gli occhi, sfumando senza appesantire. Ilaria è così giovane che basta poco per esaltare la sua bellezza. Le labbra le ho contornate e riempite con rossetto dalla tinta naturale, un tocco di gloss, per far brillare e mi raccomando, non tralasciate mai le sopracciglia!! Sono la cornice dei nostri occhi e basta poco per definirle e renderle più armoniche. Provate anche solo con un pennellino diagonale e con un ombretto della stessa tinta dei vostri capelli. Vedrete la differenza!

Ivana con le sue foto ha fatto un ottimo lavoro, ma ammetto che il make up ha svolto il suo ruolo. Ebbene sì, sono anche molto modesta! Scherzi a parte, è stata una gran soddisfazione.

Di seguito alcune foto di quella bella giornata e anche il link dell’articolo originale del Blog della mia amica: La Mia Fotografia!

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
Base e occhi , fatti
IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
passiamo alle labbra

 

 

 

 

 

 

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
rossetto con il pennellino

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
il risultato finale
IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
I fiori di basilico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
I fiori di basilico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL MAKE UP TI FA BELLA, MA NON FINTA
Un’altro bellissimo scatto di Ilaria,
foto di Ivana Cleo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ARTICOLO I FIORI DI BASILICO DI IVANA

Tutte le foto sono gentilmente concesse da Ivana Motto Cleo.

 

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE

Ci sono quegli articoli che ho in mente di scrivere da mesi.

Sono nella mia lista fin dalla creazione del blog e sono solo in attesa del momento giusto.

L’attesa in parte è dovuta alla mia necessità di sentirmi preparata ad affrontare l’argomento, soprattutto se parlo di artisti che esercitano con passione la loro professione, e poi al mio timore reverenziale di non essere all’altezza.

Questo è uno di quelli. Sono mesi che preparo mentalmente questo pezzo e penso che sia giunto il momento di scriverlo per diversi motivi, che più avanti vi spiego.

La prima volta che ho potuto vedere Marco in azione è stato sicuramente sul palco dell’Alemante Festival (noto Festival di beneficenza che si svolge a Pra’ da 15 anni e che vedrà come sempre la nuova edizione a fine giugno)  in un’avventura di Fogna e Campana, interpretazione di due simpatici tossici persi, infestati dai parassiti, il cui modo di dire preferito è “Ma sei fuoooori?”  Alemante 2006, Fogna e Campana 

In realtà Fogna e Campana sono solo una delle manifestazioni artistiche del duo “Soggetti Smarriti”, composto oltre che da Marco Rinaldi anche dall’amico Andrea Possa: insieme una delle migliori espressioni della comicità genovese.

Lavorano in coppia dal 1991. Saliti sul palco per caso, per una convention aziendale, con il loro pezzo “Bentornato Colombo”, hanno consolidato la loro appartenenza alla tradizionale comicità ligure con la partecipazione nel 1994 al Festival Nazionale del Cabaret e non ne sono più sono scesi raccogliendo successi e contando ormai più di 2.000 spettacoli, dal vivo e in televisione.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Andrea e Marco, agli esordi

La loro forza è quella di prendere spunto dall’attualità e farne satira, alternandosi tra di loro con un veloce ‘botta e risposta’ e concludendo uno le frasi dell’altro. Ne esce uno show sempre  frizzante, attuale, senza sosta e con battute esilaranti. Comunque alcuni cavalli di battaglia si riascoltano con piacere e fanno sempre ridere anche se li abbiamo già sentiti tante volte e di solito sono quelli che prendono in giro la nostra amata Genova e la nostra ‘genovesità’. Vedete lo sketch che inserisco QUI!

Un bel giorno, gli artisti, si sa, non sono mai sazi di palco e applausi, hanno deciso di ritagliarsi uno spazio tutto loro. Mi sembra di vederli Marco e Andrea, Lastrico e Andrea di Marco a confabulare attorno ad un tavolo di un bar, e in quattro e quattr’otto a tirar giù l’idea di base di uno degli spettacoli più divertenti e alternativi di Genova: i Bruciabaracche.

Sono ormai quattro anni che ogni venerdì ci fanno divertire a suon di battute e sketch divertenti e ogni volta lo spettacolo è diverso e ospita altri comici di Zelig e Colorado, oltre che ad alcuni abitué che potete leggere nella locandina qui sotto. A questo proposito vi invito a vedere la loro pagina Facebook e  a partecipare alla serata speciale che si terrà il mercoledì 16 maggio 2018 al Politeama Genovese. Il divertimento è assicurato!!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
locandina Bruciabaracche al Politeama

Certo che bisogna ammettere non hanno tenuto fede al loro nome di battesimo!! Infatti pare che Bruciabaracche sia un modo per indicare chi ‘arriva, fa, brega e imbelina e poi scappa’ , chi comincia e non finisce, chi è poco affidabile, quindi. Non è il loro caso; amano definirsi ‘cialtroni’, ma questa loro autoironia ce li fa amare ancora di più. Sono un’adorabile costante della comicità genovese, ormai.

Nello specifico il mio articolo di oggi però si occupa di Marco Rinaldi, che ho appunto conosciuto prima sotto forma di comico, poi ho potuto apprezzare come narratore e scrittore e infine,ma non ultimo, come persona eccezionale.

Ho infatti scoperto solo in seguito che Marco oltre a far parte del duo comico e del mondo del Cabaret parallelamente inseguiva il suo sogno di raccontare storie. E ho anche scoperto che lo sa fare molto bene.

Sono partita partecipando nel 2016 al crowdfunding per il suo libro ‘Centottanta, racconti in tre minuti e altre storie’ e andando ad ascoltare le ‘Storie Superbe’, narrazione di una sezione del libro Centottanta, che tratta di fatti reali e curiosità sulla nostra città, Genova.

Benché questo sia il quarto dei suoi libri contiene il racconto ‘Opizzino’, che forse è all’origine del suo amore per la narrazione e della ricerca e scoperta dei fatti che narra. Immaginiamo allora un giovane Marco, che tempo addietro, forse proprio in gioventù, si incuriosisce per una lapide di marmo inserita sulla facciata di un palazzo in Via San Siro che riportava:

Opizzino D’Alzate tiranno

per impeto di popolo

qui perdeva lo stato e la vita

1436

Non avendo il web a disposizione  pur di sapere cosa si celasse dietro a tale scritta inizia una personale ricerca e comincia a tirare giù libri e tomi dagli scaffali delle biblioteche.

Ispirato a suo tempo dal monologo sulla tragedia del Vajont di Marco Paolini, incoraggiato dal regista Lazzaro Calcagno, direttore del Sipario Strappato di Arenzano, con cui aveva già lavorato, approfondisce le sue ricerche sui personaggi e sugli eventi legati alla storia di Genova, forte del fatto che la nostra città vanta, unica al mondo, dei libri speciali: gli Annali della Repubblica di Genova, ossia una trascrizione fedele e minuziosa di tutto ciò che accadeva tra le mura (e fuori, per mano dei genovesi) per scriverne una sua personale versione da narrare (quello che diventerà Storie Superbe).

Ma il destino volle che in una delle sue visite in biblioteca si imbattesse in un grosso tomo in due volumi contenente racconti in prima persona della Resistenza a Genova, Medaglia d’Oro al Valor Militare e nello scorrere l’indice delle persone coinvolte nei fatti lesse proprio quello di suo nonno, partigiano.

Nasce così ‘Cenere’, suo primo libro edito nel 2011 e più volte rappresentato, anche nelle scuole.

La storia del nonno è compresa nel libro e narra di un ‘piccolo episodio, che ha valore immenso’ e ovviamente per lui che l’ha sempre sentita raccontare in famiglia donarcela è un grande piacere e onore.

Vi confesso che ho assistito ad una narrazione di Cenere ed è estremamente emozionante. I racconti sono reali e lui è bravissimo, il modo in cui li espone, i tempi, le espressioni, i movimenti: tutto ti trasporta lì, nell’aprile del 1945 a trattenere il fiato con suo nonno, allora giovanissimo, a San Simone, o a fare il tifo per Machine Giver, eroe di Cornigliano, o ad avere l’affanno con Renato, il Maratoneta di Uscio. Alla fine la lacrima all’occhio non l’avevo solo io, e meno male! sennò mi sarei sentita la solita sciocca sentimentale.

Nel 2014 esce , Verdeoro, in cui coniuga altre due passioni, lo sport, il calcio, e la musica. Anche in questo caso la modalità è la stessa. Cercare, trascrivere e narrare piccole, apparentemente insignificanti storie, e renderle uniche. Quello che fa Marco con questi racconti è scovare il lato umano di certe storie e cercare di trasmetterci emozione. Che sia un calcio di punizione, la composizione di una celebre canzone, una finale di mondiale o un orfano scappato da una fattoria lager lui trasforma tutto in narrazione leggera, a  volte scanzonata, a volte commovente. E te la fa rivivere.

Potreste scoprire come è nata questa canzone, per esempio (ascoltatela almeno fino al minuto 1,30!) e da quando ho letto la storia a mio figlio e gli ho fatto ascoltare la canzone ogni tanto sento che se la canticchia.

Nel 2015, sempre insieme a Lazzaro Calcagno, assembla alcune storie scovate durante la stesura di Cenere, con alcune testimonianze e altre storie di eccellenze femminili e scrive Mimose, spesso rappresentato sui palchi per l’otto marzo, Giornata Internazionale della Donna, per ricordare le caratteristiche comuni di alcune donne eccezionali, ma bagaglio anche di tante di noi: coraggio, determinazione e altruismo. Troverete le storie della partigiana Alice di Campomorone, di Analia, figlia di desaparecidos argentini, di Rosa Maria, una suora venuta dalla Liguria per conoscere nell’altra parte del mondo un famoso bandito, di una donna coraggiosa che salva bambini nell’epoca nazista: Irene Sandler e tante altre ancora. Ognuna di queste storie ruberà un pezzetto del vostro cuore.

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
I suoi libri

Non compare nella mia foto l’ultimo libro del 2018, Stravagando, raccolta dei suoi racconti riguardanti la musica con alcuni pezzi inediti, perché non è ancora in mio possesso, anche se ho potuto leggere la stesura in anteprima!

Fa parte di questi racconti tutta la sezione narrativa Sir Paul , spettacolo teatrale dedicato al baronetto Paul McCartney, in cui il suo lato umano viene narrato ed esaltato insieme alle sue qualità musicali.

Trovate comunque tutte le notizie e il link per comprare i libri di cui vi ho parlato, oltre che al calendario di tutti i prossimi  appuntamenti in cui potrete vederlo, in una delle sue diverse vesti da comico e narratore sul suo sito www.marcorinaldi.biz.

Ma eccomi alla parte finale che è stata la molla che mi ha spinto a scrivere finalmente questo articolo, era ora!

Marco sta scrivendo un nuovo libro!

Sta raccogliendo le avventure di Fogna e Campana, coadiuvato dall’amico Andrea, e anche diverse testimonianze di colleghi e personaggi dello spettacolo che confermeranno una cosa pazzesca: Fogna e Campana esistono davvero! I nostri simpatici amici tossici vivono così di vita propria e si possono fregiare dell’amicizia di diversi VIP, scopriremo come e perché…e io sono molto curiosa, a  dire il vero. Troveremo inoltre foto e dialoghi, sì, i loro dialoghi surreali, a completare questa biografia del duo di storditi. Ma simpatici.

Potete partecipare al crowdfunding e prenotare già la vostra copia, ecco l’indirizzo:

PRENOTA LA TUA COPIA!

MARCO RINALDI, UN TALENTO TUTTO GENOVESE
Fogna e Campana

Renato Zero, nella sua canzone ‘Infiniti Treni’, prima traccia dell’album Soggetti Smarriti, (casualità di un titolo), canta  ‘Le occasioni sono treni, infiniti treni’. Da quella prima volta sul palco sono passati ormai quasi vent’anni e si può dire che l’occasione ha fatto l’uomo… attore; Rinaldi ha deciso di dedicare ora, dopo anni condivisi con un’altra attività, tutto il suo tempo alla sua professione di narratore, scrittore e attore. Quando un sogno diventa realtà.

L’articolo è finito, ma nonostante tutto mi resta una curiosità, a cui spero mi verrà data risposta.

Ma dei due soggetti in foto, chi è Fogna e chi è Campana?

Spero che il nuovo libro mi chiarisca il dubbio e spero di essere stata all’altezza nel raccontarvi perché sono diventata una fan di Marco Rinaldi, un talento tutto  genovese.

 

Le immagini dell’articolo sono tratte dal web.

IL BASILICO E IL PESTO DI PRA’

L’oro verde. Sua maestà il basilico.

foto di Martina Melis
IIC Scuola Secondaria Villa Ratto

Questo pezzo a dire la verità non era previsto. L’idea mi è venuta ascoltando Marco raccontarmi con tanto entusiasmo la visita all’azienda agricola  Serre sul Mare fatta con la scuola. Continuava a dirmi cosa aveva imparato e quanto gli fosse piaciuto. Così mentre lui mi spiegava il mio cervello elaborava un bel post! Caso vuole che il compito di Marco fosse proprio quello di raccogliere gli appunti pertanto questo sarà un articolo scritto a quattro mani. Non potevo farmi sfuggire l’occasione di avere notizie veritiere, puntuali e fresche fresche! La sua collaborazione sarà determinante.

Sul perché parlare del Basilico e del Pesto, inutile dirlo. Non vi capita mai di avere una giornata pessima, ma che davanti a un fumante piatto di gnocchi al pesto tutto sembri svanire? Il potere del cibo, del buon cibo, è quasi curativo. Il profumo di un piatto casalingo che sobbolle sui fornelli o di una torta nel forno metterebbe di buon umore chiunque.

E poi il basilico è un prodotto D.O.P. e per Pra’ un vero orgoglio, il più rinomato della Liguria.

La visita scolastica si è svolta presso l’azienda “Le Serre sul Mare-il Pesto di Pra’” di Bruzzone&Ferrari, in salita R.Ascherio 3a, dove sono ubicate le serre stesse. L’azienda, infatti, è anche fattoria didattica e in tal senso si pone come obbiettivo quello di far conoscere alle nuove generazioni i valori contadini, l’amore per il proprio territorio e il rispetto dello stesso, pur utilizzando nuove tecnologie.

La storia del basilico.

La piantina ha origini asiatiche/africane e in quei luoghi si trova anche selvatico, nel corso della storia le sementi sono giunte in Europa e in Italia sin dal 350 a.c., fino a trovare la loro ambientazione ottimale proprio in Liguria, per le condizioni microclimatiche. Le piantine che vengono coltivate in questa zona non superano mai i 10/15 cm di altezza, per questo motivo le foglie restano sempre piccole e delicate, e così il suo sapore. Il basilico si trova anche in altre zone di Italia ma l’aroma delle sue foglie è decisamente più forte e talvolta vira alla menta; la pianta può raggiungere addirittura i 60 cm di altezza!

Nell’antichità era considerata una pianta sacra, già gli Egiziani la usavano come balsamo per i defunti, i Galli ne permettevano la raccolta solo dopo un rito di purificazione, mentre sia i Greci che i Romani erano convintissimi che, per far crescere una sana piantina, occorresse seminarla, accompagnando l’operazione con insulti e maledizioni.

Processo di seminazione.

Ai ragazzi hanno spiegato che come prima cosa bisogna mettere le sementi assieme alla terra in una formina tipo ‘muffin’,  dopodiché queste tortine vengono messe nella seminatrice. Questa macchina posiziona le porzioni di terra e semi in ‘teglie’ e le annaffia.

Piantine di basilico
foto di Martina Melis

Queste ‘teglie’ vengono poste su carrelli che ne contengono diverse decine a strati e portate nella cella di germinazione che è una stanza buia, a 30 gradi di temperatura e con alta umidità, perché nei primi due o tre giorni ciò è essenziale per la crescita. L’umidità è fondamentale in questa prima fase ancor più che dopo, nelle serre.

 

Le serre.

Le serre, posizionate su terreno a terrazze, esposte al sole, sono dotate di un computer per tenere sempre sotto controllo temperatura e umidità. La temperatura impostata è di 32 gradi e se si alza troppo automaticamente si aprono le porte delle serre, se invece è troppo bassa mette in funzione il riscaldamento. La serra tiene le piantine di basilico al sicuro dai batteri, soprattutto dalla Pronofola , batterio africano che può uccidere il basilico. Il terreno utilizzato deve essere argilloso. La permanenza delle piantine all’interno delle serre è di una settimana, dopodiché si procede alla raccolta. I ragazzi hanno misurato le piantine giunte a fine ciclo di crescita verificando che non superassero i 15 cm. Dopo la raccolta si procede all’impacchettamento manuale di un bel mazzo di basilico, con la carta a contenere la terra e le radici, il tutto stretto con un elastico. Il famoso ‘muffin’ è diventato un profumatissimo ‘bouquet’ verde brillante!

Foto di Martina Melis

Storia delle serre dell’azienda.

La storia di queste serre risale già al 1827. Nel 1920 le serre producevano anche pomodori e altri ortaggi, ma nel 1950 erano già esclusivamente dedicate al basilico. La raccolta avveniva manualmente da sdraiati, su tavole di legno. Oggigiorno invece si utilizza un attrezzo agricolo che preleva le piantine meccanicamente.

 

E ora facciamo un buon pesto GENOVESE, mi raccomando NON “alla genovese”

Perché questa distinzione? Perché con la dicitura “alla genovese” troverete a volte in commercio delle salse a base di basilico, ma non necessariamente con gli stessi ingredienti previsti dal Consorzio del Pesto Genovese, nato per tutelare la ricetta originale e la qualità degli ingredienti.

Gli ingredienti contemplati dal Consorzio sono solo sette:

Per condire una pasta per 4 persone vi serviranno : tre bei mazzetti di basilico, ovviamente genovese dop

Poi è fondamentale avere l’aglio italiano (il pesto deriva infatti dall’agliata-salsa a base d’aglio e aceto utilizzata nella repubblica marinara di Genova ) nella quantità da voi desiderata, la ricetta ne prevede 1 spicchio, ma potete diminuirne la quantità;

i pinoli, rigorosamente italiani, due cucchiai;

olio extravergine di oliva, possibilmente della riviera ligureche dà fragranza, mezzo bicchiere;

i formaggi grattugiati, nella proporzione di un terzo di pecorino, 2 cucchiai, e due terzi di parmigiano reggiano e grana padano dop, 6 cucchiai;

infine sale marino grosso italiano, qualche grano.

Fu Giovanni Ratto, noto gastronomo dell’epoca, nel 1965 a scrivere per primo la ricetta del pesto nella sua opera, La Cuciniera genovese, benché le sue origini siano parecchio più antiche.

Per  ottenere un’ottima salsa come una volta vi servirà un bel mortaio di marmo di Carrara con il pestello di legno, come quello in foto.

“Colori, sapori e tradizioni” Foto di Giusy Ferrari

Il mortaio era il frullino di una volta; oggi si può usare il frullatore, ma il rischio è di scaldare troppo le delicate foglioline e alterarne il sapore, così adoperatelo pure ma con attenzione.

Quindi se avete la fortuna di possedere un mortaio prendetelo e iniziate mettendoci dentro l’aglio e pestatelo, poi aggiungete i pinoli e amalgamateli con l’aglio. A questo punto  mettete le foglie, belle pulite e asciutte  e il sale che ha una funzione antiossidante, mantenendo il colore verde vivo delle foglie. Pestare roteando il mortaio e aggiungere l’olio a filo. Mescolare il tutto finché diventa cremoso. Completare con i formaggi grattugiati e il pesto è pronto!

Inutile a dirsi, se non avete il mortaio, o il tempo potete acquistare il vostro pesto già bello fatto nei migliori supermercati della città, oppure acquistarlo on line_clicca qui

Devo ammettere che mentre io e Marco scrivevamo questo articolo sono rimasta colpita dalla quantità di cose che non sapevo. E’ stata per me occasione per approfondire. L’azienda è molto presente sul territorio e questa iniziativa con la scuola lo dimostra in pieno. A Pra’ ci sono giornate intere dedicate alla famosa piantina e al pesto, dove si possono degustare i piatti, ascoltare curiosità e vedere dal vero come fare una perfetta cremosa salsa di pesto con il mortaio. In queste occasioni ho anche assaggiato ‘birra al basilico’ e ‘gelato al basilico’. Non mancherò di fare un articolo apposta nelle prossime giornate dedicate.

A settembre ho anche partecipato a un contest fotografico, promosso proprio dall’azienda “Il Pesto di Pra’”; per prendervi parte  era sufficiente postare sui social foto scattate a Pra’ con l’hashtag #prainfoto; le mie foto, semplici scatti fatti con smartphone, sono state selezionate per la fase finale, ma giustamente hanno vinto immagini splendide tratte da veri fotografi, tra cui una della mia amica blogger Ivana che potete vedere QUI. La sera della premiazione è stata bellissima: tutte le foto sono state esposte nelle serre e le foto vincitrici sono state mostrate a tutti, stampate in formato grande e donate ai loro creatori, fra gli applausi di tutti. E’ seguito un piacevole rinfresco sulla terrazza, offerto dall’azienda, a base di torte di verdure genovesi, focaccia e le immancabili trofie al pesto, vino bianco e canestrelli per finire. Il tutto accompagnato dalla musica di Nino Durante, noto musicista e scrittore di Pra’ e da uno splendido tramonto, con il sole che si tuffava rosso dietro i monti a ponente.

Guarda il video del contest #prainfoto

Non c’è che dire, abitare a Pra’, ha i suoi bei lati positivi!

Grazie a Marco Guzzonato per gli appunti e alla sua compagna di classe Martina Melis per avermi fornito alcuni scatti presenti nell’articolo.

Al prossimo post!