EAFF JUNIOR TRAINING CAMP ROMA LUGLIO 4-8

ciao Roma

Domenica 8 luglio si è concluso il terzo Junior Camp Europeo della European Amputee Football Federation (EAFF) a cui Marco ha  partecipato per la prima volta in qualità di portiere.

Vi avevo già parlato di questa realtà in un mio precedente articolo di aprile, che potete rileggere QUI, in cui avevo raccontato come siamo entrati in contatto con la nostra Nazionale Amputati e della prevista partecipazione al Camp, ma ora posso tirare le somme e parlare delle impressioni e delle emozioni che abbiamo provato.

Diverse testate giornalistiche e le associazioni stesse hanno dato grande risalto all’importante evento e scritto articoli e fatto interviste e video, ma io vi farò entrare dalla porta di servizio e vi racconterò l’esperienza vissuta sulla nostra pelle. Ovviamente vi inserirò a fine articolo tutti i link degli articoli più belli e più importanti pubblicati sulle testate on line.

Da mamma di un bambino disabile,che ha affrontato negli ultimi due anni un percorso di accettazione della sua condizione, non nascondo che avevo anche dei timori sulla partecipazione di Marco. Temevo che il trovarsi in mezzo alla sola disabilità lo facesse sentire maggiormente ‘diverso’. I percorsi attraverso cui ognuno di noi può elaborare la disabilità, sia dalla nascita o per mezzo di incidente, sono sicuramente diversi e se un adulto può esprimere una volontà, un bambino si affida a noi, genitori, che sicuramente cerchiamo di fare il loro bene ma a volte procediamo per tentativi. Ecco io mi sentivo così, fiduciosa ma timorosa. L’esperienza di Correggio mi aveva indicato la strada, ma ora si giocava la partita importante. Sarebbe stato utile? Bello? Edificante? O controproducente?

Premetto, per chi non conosce Marco, che mio figlio ha una grande predisposizione per il contatto umano, è estroverso e chiacchierone e gli piace cercare di comunicare anche in altre lingue. Perciò confidavo nel fatto che la presenza di bambini provenienti da ben 10 nazioni,di cui tre di lingua inglese, avrebbe stimolato la  sua curiosità e la sua voglia di interagire.

Ebbene il secondo giorno ho avuto la mia risposta e mi si è gonfiato il cuore di gioia alla consapevolezza di aver tentato la giusta strada. Marco mi ha detto così: “Sai cosa c’è di bello, mamma? Che qui nessuno mi chiede cosa ho fatto alla mia mano o cosa mi è successo”.

Avevo fatto centro. La sua disabilità è diventata ‘trasparente’ e nessuno l’ha notata. Nessuno gli ha fatto le noiose domande a cui lui si è stufato di rispondere: “Niente, sono nato così”. Non interessava a nessuno. E a lui non interessava la storia degli altri bambini, li ha visti semplicemente per quello che sono: dei bambini! Non ha guardato cosa mancava loro…ma spesso mi faceva notare le loro caratteristiche.

“Mamma hai visto Will che occhi azzurri che ha?”, “Mamma, quel bambino inglese ha un sorriso dolcissimo, vero?”, “Mamma, quel bambino irlandese sprizza una simpatia con quell’aria pacioccosa!”. Ecco. Questi sono i bambini. Vedono oltre. Cerchiamo di impararlo anche noi.

Certo, questi bambini sono l’esempio vivente della resilienza. Sono andati  lì sul campo a giocare a sfidare qualsiasi pregiudizio che li vorrebbe tristi a guardare gli altri correre. Nessuno di noi può sapere i loro percorsi e non glieli chiederemo, non gli chiederemo in quale modo e in quale momento hanno accettato di non avere una gamba o un braccio, ma li guarderemo e basta. Li vedremo contendersi un pallone con tutta la loro tenacia e determinazione, combattere in maniera molto fisica per rubarsi la palla e infine lanciare la stampella per terra, con stizza, quando perderanno un gol sotto porta.

Li ho visti correre, saltare, sudare, ascoltare l’allenatore, lanciarsi sui palloni, giocare sui prati, tirarsi l’acqua addosso e ridere. Stupendi.

Se dovessi dire la cosa che non dimenticherò mai di questa esperienza è l’incessante ticchettio, cadenzato,delle stampelle sui selciati; ma non lo associo a un immagine triste, vedo anzi i 70 bambini correre verso gli spogliatoi, sento “tic, tic, tum”, “tic, tic, tum” provenire da tutte le direzioni e vedo la gioia.

Nel viaggio di ritorno, sul treno, ho dato a Marco il compito di scrivere un tema, per raccontare le sue aspettative, l’esperienza vissuta e cosa gli ha lasciato. Premetto che gli ho chiesto il permesso di pubblicarne un pezzetto, così come tutte le cose che ho riportato, e quindi vi lascio con le impressioni di Marco, dodicenne, portiere under 16 della Nazionale Amputati Italiana.

.All’inizio non avevo capito bene cosa fosse e pensavo fosse una piccola esperienza. Poi, i giorni prima di partire per il Junior Camp, mia mamma me lo ha spiegato bene e ho capito che era una cosa seria e ufficiale.

C’erano dieci nazioni a partecipare, Italia inclusa, tra cui Inghilterra, Irlanda, Germania, Georgia, Grecia, Irlanda, Polonia, Scozia e Turchia.

Per l’Italia eravamo sette di cui tre portieri e quattro giocatori. Sistemati in Hotel di sera c’è stata la cerimonia di apertura dove ci hanno diviso in tre gruppi: gialli, blu e rossi. La fascia d’età dei gialli era dai 5 ai 10 anni, quella dei blu dagli 11 ai 13 e quella rossa dai 14 ai 16.

Ho conosciuto molte persone italiane ma anche straniere e mi è piaciuto molto comunicare in inglese.

La mattina dopo ci siamo svegliati e ci siamo andati ad allenare presso il Centro Sportivo Paralimpico “Tre Fontane”.

Gli allenamenti erano belli tosti ma mi piacevano molto. Ce n’erano due al giorno: uno dalle 9 alle 11 e l’altro dalle 17.30 alle 19.30. Fu così per tre giorni e l’ultimo giorno ero sfinito!

Durante questo Camp ho imparato molte tecniche da portiere nonostante io sia centrocampista nella mia squadra (n.d.a. GSD Olimpic Pra’ Pegliese). Ho imparato tecniche di tuffo, tecniche per bloccare la palla, tecniche d’uscita.

Questi quattro giorni sono stati una bellissima esperienza e ovviamente voglio continuare ad allenarmi e tra quattro anni potrò finalmente giocare nella Nazionale di Calcio Amputati e portare la mia nazione alla gloria (modesto,eh?).

Una cosa divertente è che io ho paura della api e delle vespe e al Tre Fontane c’è l’erba vera, non sintetica, ad un certo punto ero in porta fermo e ne avevo quattro che mi giravano intorno e da una parte ho  sconfitto una mia paura.

Ho omesso l’inizio che raccontava come abbiamo conosciuto la Nazionale e quando gli hanno fatto l’intervista di cui va molto fiero e che quindi riporto QUI.

Concludo invitandovi  a condividere  più possibile questo post per far conoscere questa bella realtà e per far conoscere ad  altri bambini o ragazzi questa possibilità. Marco ha un sogno, lo ha detto, portare il suo paese alla gloria ma occorre una squadra giovanile. Il progetto è appena iniziato, parliamone, informiamoci, portiamo i nostri figli a giocare a calcio.

I nostri giocatori under 16

Infine non dimenticate di tifare Italia ai prossimi mondiali di Messico 2018, dal 24 ottobre al 10 novembre. La nostra Nazionale Italiana Calcio Amputati merita tutto il nostro sostegno e supporto.

Forza Italia!

Video di presentazione del Camp

Articolo di Repubblica.

Highlights della prima giornata, da pagina Fispes

Articolo di Huffpost

Fispes News 

Video della giornata conclusiva, pagina facebook EAFF 

Sito CIP, News

SuperAbile Inail, sport

 

 

 

SI CORRE VERSO IL MONDIALE E VERSO NUOVE ESPERIENZE: LA NAZIONALE DI CALCIO AMPUTATI ITALIANA

Pronti, posti…via!!

Come è cominciata una bella avventura…

Per raccontare come mai io e Marco ci siamo trovati a partecipare il 29 aprile alla camminata  podistica che si è svolta a Correggio a sostegno delle stampelle azzurre, ossia la Nazionale Calcio Amputati , devo fare un passo indietro nella storia.

Tanti anni fa, dopo essere tornata a casa dall’ospedale con Marco, ho pensato di creare un gruppo Facebook  per cercare persone che fossero affette dalla Sindrome di Vacterl, la stessa con cui è nato Marco e condividere alcune esperienze ed eventuali dubbi.

In questo modo avevo stretto amicizia con Francesca Mazzei, mamma di Francesco Messori, affetto dalla stessa sindrome, oggi grande Capitano e fondatore, a soli 14 anni, della Nazionale Calcio Amputati.

E’ così che io la squadra l’ho vista nascere e ne ho seguito l’evoluzione sin dalle sue prime partite, sempre da casa, virtualmente, a mezzo social.

Io non sono una grande appassionata di calcio, ma seguivo con grande interesse questa Nazionale, quella non sotto i riflettori. Ovviamente essere a mia volta mamma di un bambino con una disabilità motoria mi ha permesso di venirne a conoscenza e di essere molto sensibile al tema.

La Nazionale gioca per la prima volta il 27 aprile 2013 ad Annecy contro la Francia e nel 2014 arriva a partecipare al mondiale in Messico. Un traguardo raggiunto in brevissimo tempo considerate anche le difficoltà logistiche per gli allenamenti.

La partecipazione agli Europei in Turchia nell’ottobre del 2017 e il quinto posto ottenuto valgono la qualificazione diretta ai prossimi Mondiali del 2018, che inizieranno il 24 ottobre.

Potete trovare molti servizi giornalistici, interviste e articoli sulla Nazionale Amputati, se volete approfondire, inserisco alcuni link a fine articolo; ma quello che oggi vi vado a raccontare è qualcosa di diverso e ancora più bello, se possibile.

Quando ho scritto l’articolo su Alessia casualmente siamo finiti a parlare anche di Marco e della sua disabilità, che poi attualmente è limitata ad un arto superiore, e ho scoperto che la Nazionale sarebbe venuta a Genova a febbraio, ad allenarsi presso i campi della Levante C Pegliese di cui è un referente anche il cugino di Alessia, Marco Doragrossa.

Anche la Levante C è un esempio di sport inclusivo e mi riprometto di dedicare a loro un articolo per illustrare i loro vari progetti.

Comunque non mi sono lasciata scappare l’occasione e il 25 febbraio finalmente ho potuto vedere  i miei idoli sul campo. Sì, perché lo dico davvero, loro per me sono fenomenali e io non vedevo l’ora di conoscerli.

E’ stato un attimo che Marco si è trovato in campo con loro, per conoscerli, e Renzo, l’allenatore già gli chiedeva se gli sarebbe piaciuto entrare a far parte della scuola calcio, come portiere. Non immaginate la sorpresa. Io non ero a conoscenza di questo progetto, che prevede la formazione di una scuola calcio per bambini con difficoltà motorie. E’ un progetto ambizioso che in questo momento prosegue il suo cammino grazie a persone fantastiche che credono fermamente in quello che fanno e che stanno spendendo molte  energie affinché questo sogno si realizzi e io ho potuto toccare con mano i primi risultati nel weekend del 28 e 29 aprile.

Il progetto è partito ad aprile del 2017, in occasione di  due amichevoli tra  Italia e Polonia, e i bambini di entrambe le nazionalità hanno avuto l’occasione di giocare ed essere allenati dai tecnici delle due squadre.

Quando Marco è stato incluso nel progetto era già in calendario l’evento del 29 aprile pertanto siamo stati invitati a partecipare.

Al nostro arrivo sabato 28 abbiamo trovato una cittadina, Correggio, che si stava preparando ad una bella giornata di festa.

Perché a Correggio? Il quartier generale della squadra si trova lì: Francesco Messori, il capitano è nato lì, così come Renzo Vergnani, CT e Paolo Zarzana, CT in seconda. Fanno inoltre parte dello staff tecnico della Nazionale: Marcello Lusetti, accompagnatore, sempre di Correggio, Gianni Sasso, Ischitano, preparatore atletico e Simone Teso, accompagnatore 2^ allenatore.

Le piazze del paese ospitavano banchetti con le magliette arancioni dell’evento, preparate appositamente per la corsa podistica e con stampato “Si corre verso i Mondiali… con le stampelle azzurre”.

Francesco Messori

Nel corso principale, Corso Mazzini, era stato allestito un campo da calcio 10×15 dove prima della partenza si sono disputate alcune partite dimostrative e dove Marco, dopo un prima sessione di allenamento del sabato, si è messo per la prima volta in gioco in porta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era agitato e preoccupato perché lui gioca a calcio da un anno solamente e nella sua squadra ricopre il ruolo di mediano perciò la modalità ‘portiere’ per lui era completamente nuova. Dovrà sicuramente lavorarci tanto.

 

 

 

Ad accompagnarlo sul campo in queste giornate  in questa occasione c’erano anche Ephrem, grandioso attaccante, Jacopo, altro portiere e Nicolò. Tutti nuovi amici e compagni di questa bella avventura.

Loro sono piccole promesse. Bambini nati con una qualche piccola complicazione, o a cui è accaduto un incidente di percorso, che possono sognare di far parte un domani della Nazionale Italiana, oggi entrata a far parte delle Fispes, dopo un  lungo sostegno avuto dal CSI, e quindi a pieno titolo negli sport paraolimpici.

 

 

 

 

 

Uno degli obbiettivi di questo articolo è divulgare questa notizia, ossia la possibilità per bambini con disabilità motorie di aderire a questo progetto e far parte della scuola  “Un amore per il calcio”; inutile dire che è un’opportunità per i bambini e i ragazzi che si trovano in un ambiente sano, dove la loro disabilità passa inosservata perché è  la normalità e possono vedere i ‘grandi’ compiere evoluzioni in campo degne dei più grandi campioni.

Le occasioni degli incontri sono comunicate di volta in volta ma per adesso è certo l’appuntamento di luglio.

Dal sito della Fispes (16/4/2018):

A Roma a luglio il Junior Camp per bambini di tutta Europa

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Lo scorso weekend a Varsavia, nel corso del Congresso EAFF (Federazione europea del Calcio amputati), è stata assegnata all’Italia l’organizzazione del Junior Camp di calcio per bambini amputati.

Il Camp, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà dal 4 all’8 luglio a Roma presso il Centro preparazione paralimpica del Tre Fontane e accoglierà 80bambini di età compresa tra i 5 ed i 16 anni provenienti da 15 paesi europei.

Il programma, che sarà coadiuvato dal CT della Nazionale italiana Renzo Vergnani e coinvolgerà anche alcuni giocatori azzurri in qualità di tutor, prevede due sessioni di allenamento al giorno.

Il Congresso EAFF ha fatto anche il punto sullo stato dell’arte del Calcio amputati a livello europeo e mondiale, e sui percorsi di sviluppo della disciplina per gli anni a venire.

La Federazione europea conta sul sostegno di Respect, il programma di responsabilità sociale della UEFA e ha come obiettivo primario la diffusione del Calcio amputati in altri paesi del vecchio continente e, per quelli aderenti, la nascita di una Champions League e di una Europa League per club che dovranno prendere forma entro il 2021.

Il Presidente FISPES Sandrino Porru, presente al Congresso, dichiara: “Sono felice dell’esordio federale negli organi internazionali e sono ancora più orgoglioso dell’impegno che abbiamo preso per l’organizzazione del Junior Camp che, da subito, ci rende protagonisti. Quest’evento farà da trampolino di lancio per attrarre bambini e giovani amputati che vogliano avvicinarsi al Calcio amputati con lo scopo di reclutare nuovi atleti e facilitare la costituzione di nuove squadre diffuse su tutto il territorio nazionale. La nostra presenza dentro l’EAFF è importante per legittimare un percorso che, grazie all’ottimo spirito di gruppo tra tutti i paesi europei, vuole puntare al futuro ingresso della disciplina all’interno di quelle attualmente annoverate nel Comitato Paralimpico Internazionale (IPC)”.

Quindi si parte per Roma!!

Ho avuto modo di parlare con alcuni sostenitori del progetto, tra cui la Onlus “Un amore per la vita” e mi ha davvero stupito la loro dedizione e passione. Tutti coloro che sono interessati anche solo minimamente sono entusiasti e credono fino in fondo nel valore di questo progetto. Uno sport inclusivo, uno sport per tutti, uno sport che fa bene e in questo caso dedicato a  bambini e ragazzi.

Giovani a cui si può dare un sogno, ma soprattutto una bellissima realtà fatta di persone vere e positive, di belle iniziative di condivisione. E io ne ho avuto un breve assaggio in loro compagnia.

Sono tornata a casa euforica, ricca di emozioni e felicità. Attorno a me ho percepito solo positività.

Perciò mai come in questo caso vi chiedo il passaparola, condividete il link, via Facebook, Twitter, via whatsapp. Si cercano giovani talenti!

Se siete interessati al progetto potete contattare :

Renzo Vergnani – Cell. 373 7158225

o inviare una mail a:

[email protected]

Ovviamente vale anche se siete interessati come sponsor o sostenitori!!

Gli sponsor della scuola “Un amore per il calcio” sono:

art4sport associazione onlus che aiuta i bambini portatori di protesi di arto a integrarsi attraverso lo sport. Ispirata alla storia di Bebe Vio. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 94127050261

amore per la vita onlus , associazione che opera prevalentemente sulle adozioni a distanza. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 90041760415

Insuperabili onlus, scuola calcio per bambini con disabilità, Per sostenerli

Beneficiario: ASSOCIAZIONE INSUPERABILI ONLUS
Iban: IT49T0521601098000000082649
Banca Credito Valtellinese Filiale Corso Unione Sovietica, 231 Torino
Causale: erogazione liberale a sostegno progetto Insuperabili scuole calcio per ragazzi disabili

 

Per conoscere meglio la storia di Francesco Messori e la formazione della Nazionale potete acquistare il libro scritto a due mani da Francesca Mazzei e Francesco Zarzana: ‘La tifosa di “Messi”‘ il cui ricavato è devoluto a sostegno della Nazionale Italiana Calcio Amputati.

Lo trovate a questo indirizzo a 13,50 euro!! Io l’ho letto ed è molto emozionante, ve lo consiglio ovviamente!

Questo articolo invece è di una Correggese che ha un blog di viaggi e ha dedicato un post al suo concittadino: Francesco Messori: c’è un’Italia che andrà ai Mondiali

VIDEO RAI DUE ‘I FATTI VOSTRI’ DA MAGALLI : APRI QUI.

ARTICOLO DI DISABILI.IT : GIOCARE CON LE STAMPELLE:STORIA, SOGNI E REALTA’ DELLA NAZIONALE DI CALCIO

Ad ogni modo se cercate su Google ormai trovate decine di articoli e video.

Consegna della muta ufficiale!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora una cosa, importantissima!!

VENITE A VEDERE I RAGAZZI DELLA NAZIONALE CHE SI ALLENANO A GENOVA, NUOVAMENTE SUI CAMPI DELLA LEVANTE C, A MULTEDO, SUBITO FUORI DALL’AUTOSTRADA DI PEGLI.

SARANNO A GENOVA DAL 28 AL 31 MAGGIO E POI NUOVAMENTE A SETTEMBRE (POTETE TROVARE TUTTE LE DATE DEGLI EVENTI SUL CALENDARIO DEL SITO).

Iniziano le settimane del Calcio amputati europeo EAFF. Dodici eventi in 10 paesi programmati a maggio per promuovere la disciplina. In Italia l’appuntamento scelto coincide il raduno tecnico di Genova dal 28 maggio al 1 giugno. Siete tutti invitati!

VI ASPETTIAMO PER SUPPORTARLI E FAR SENTIRE LORO TUTTO IL NOSTRO AFFETTO, SE CONOSCETE BAMBINI INTERESSATI ALLA SCUOLA CALCIO NON ESITATE A PORTARLI!!

 

 

 

 

 

Ringrazio Marcello Lusetti e Giuliana Pagliani per le foto inserite nell’articolo, estratte dagli album delle loro pagine Facebook.

Grazie a Renzo Vergnani e tutti, davvero tutti, quelli che si sbattono da pazzi e rendono tutto ciò possibile.

IL SOGNO DI GIULIA

C’era una volta una Principessa…

guerriera!

IL SOGNO DI GIULIA
PRINCIPESSA GUERRIERA

I miei articoli finora hanno preso spunto da persone che stanno realizzando un sogno ed è spesso proprio quello che mi ha spinto a parlare di loro. Ho raccontato di cantanti, scrittori, artisti, narratori, persone che hanno creduto nei loro sogni e oggi perseguono il loro obiettivo, persone che hanno mollato le loro vite precedenti per impegnarsi in qualcosa in cui credevano veramente. Persone vere.

Ebbene oggi vi voglio parlare di una Principessa. Ma quello che vi devo raccontare è che lei non vuole affatto fare la Principessa!

Il 14 settembre del 2010 nasce Giulia, quarta nata e unica femmina di mamma Laura. Viene immediatamente eletta Principessa della casa e ad adorarla oltre alla mamma ci sono i suoi tre fratelli, Matteo, Samuele e Andrea, oggi rispettivamente di  18, 15 e 12 anni e due meravigliosi nonni.

La coccolano, e la viziano anche un po’, perché la loro Principessa parte nella vita un po’ svantaggiata ma lei non se ne cura mica tanto! Giulia è una bambina coraggiosa, piena di vitalità, con gli occhi scuri, i capelli neri e la faccia da furbetta, ha una bella parlantina e il suo sogno non è di fare la Principessa, ma di tagliare i capelli corti alla maschietto e poter essere Batman. Costruisce case con i Lego  e le piacerebbe giocare  a pallavolo. Il suo sogno è di avere tanti sogni e di poter crescere con essi.

Non lo so, a dire il vero, se Giulia potrà mai giocare a pallavolo, ma tante cose che ora sembrano impossibili forse si potranno avverare. Questa è la sua storia.

Giulia è nata con la sindrome di Vacterl, una sindrome multi malformativa, che io conosco bene perché anche mio figlio ne è affetto. Il nome della malattia è un acronimo delle iniziali dei seguenti sintomi:

SINTOMI COMUNI:
V – Vertebral anomalies – Anomalie della colonna vertebrale
A – Anal atresia – Atresia anale
C – Cardiovascular anomalies – Anomalie cardiovascolari
T – Tracheoesophageal fistula – Fistole tracheoesofagee
E – Esophageal atresia – Atresia esofagea
R – Renal & Radius anomalies – Anomalie ai reni e al radio (osso)
L – Preaxial limb – Articolazione preassiale (di fronte o presso l’asse centrale dell’articolazione).

I bambini che ne vengono dichiarati affetti presentano almeno tre delle malformazioni sopra elencate. Ogni caso è a sé, ogni bambino è un caso singolare e unico, con livelli di gravità differenti. E’ una malattia rara che colpisce un solo bambino su 5.000. La cura è quasi sempre solo chirurgica, quando si può intervenire e non sempre completamente risolutiva. Le malformazioni sono congenite, ossia si presentano alla nascita ma non dipendono da difetti genetici. Non sono ancora chiare le cause e la ricerca non fa grandi progressi in questo senso.

Ma, chiariamo, ai genitori interessa poco sapere il perché i propri figli siano nati così, ma piuttosto cercano di sapere come si può migliorare la vita del proprio figlio.

Giulia ha già subito diversi interventi, volti a ricostruire la parte finale del suo intestino, il retto, e questo aspetto deve essere costantemente monitorato e se il caso, rivisto. Per lei i controlli sono continui.

Mamma Laura si è affidata per i primi tre interventi al Gaslini di Genova, dove risiede, poi ha preferito seguire il Dott. Alessio Pini Prato, che conosce bene la bambina, diventato nel frattempo direttore  di Chirurgia Pediatrica presso l’ Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ad Alessandria . In questa sede, durante il ricovero del mese scorso, il Dott. Pini Prato ha fatto visitare Giulia per le sue problematiche alla colonna vertebrale dal primario di Ortopedia, il quale però, vista la gravità, ha consigliato una visita con il Dott. Marco Carbone, che opera all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste ed è considerato tra i più esperti sulla colonna.

Laura mi ha confessato, e io la capisco, lo so cosa intende, che in alcuni momenti della vita è come se non avesse visto le gravi malformazioni alla schiena di Giulia. Giulia è minuta, piccolina, da vestita non si nota poi così tanto. Poi lei è forte, è un drago, fa tutto, è un uragano di energia … e non lo diresti che … se non si interviene rischia di morire.

La Principessa guerriera Giulia ha un’armatura troppo rigida a sostenerla, le vertebre della sua colonna sono malformate o fuse, è affetta da una grave scoliosi e le sue costole, malformate anch’esse, comprimono cuore e polmone. Ah, per uno strano scherzo del destino il suo cuore si trova a destra, anziché a sinistra. Giulia si piega su sé stessa e bisogna impedirlo.

Mamma Laura si è trovata il mese scorso di fronte  a questa diagnosi tanto dura quanto reale e non ha avuto scelta. Deve far operare Giulia alla schiena. Per forza.

Giulia, che non sta ferma un attimo,  ancora non sa che non potrà camminare per parecchio tempo. Prima di operarla alla colonna, con impianto di piastre tra le vertebre, dovrà subire una pratica medica chiamata Halo traction, che dovrebbe rendere la sua colonna più flessibile. Le applicheranno alla testa una specie di corona fissa che con un sistema di pesi le terrà la schiena in trazione. Dovrà stare sulla sedia a rotelle e non si potrà alzare o camminare. Solo dopo un tempo variabile tra i 30 e i 45 giorni potranno valutare l’intervento.

Lo credo bene, io, che Giulia non vuole fare la Principessa! Tenetevela la corona! Lei vuol essere un supereroe, ma io sono certa che sarà entrambe le cose.

IL SOGNO DI GIULIA
esempio di Halo Traction

Ora, voi vi starete chiedendo perché vi sto scrivendo tutto questo. Capisco che possa non sembrare una cosa bella, visto il tema del mio blog, ma vi prego seguitemi fino in fondo.

Io conosco Laura, conosco Giulia, i suoi fratelli hanno fatto vacanze con mio figlio. So cosa stanno vivendo e mi sono venute le lacrime a leggere cosa dovrà passare Giulia. Poi ho pensato a Laura, agli altri suoi tre figli, alla sua situazione e mi sono domandata cosa potessi fare per aiutarla.Io da solo posso fare ben poco, però, ho pensato, so scrivere. Ho pensato di aiutarla così. Dove non arrivo da sola possiamo arrivarci in tanti.

Laura ha un impiego part time in un supermarket, ha già utilizzato i 24 mesi di permesso 104 per seguire Giulia nei vari interventi e nelle complicazioni che per forza di cose si susseguono con bambini con patologie diverse che abbassano il sistema immunitario. Dovrà usufruire di permessi di maternità retribuiti solo parzialmente, assentandosi quindi per parecchi mesi dal lavoro. Le difficoltà economiche sono dietro l’angolo, lo immaginate, vero?

Dovrà stabilirsi a Trieste per molti mesi, tutti quelli che saranno necessari,  e la sua unica preoccupazione dovrebbe essere quella di poter sorridere a Giulia, starle accanto e tenerle la mano quando ne avrà bisogno. Io vorrei che Laura potesse dedicare tutte le sue forze e le sue energie alla sua bambina, perché è vero che Giulia è forte ed è una vera guerriera ma quello che la aspetta supera l’immaginazione di una bambina e ha bisogno della sua mamma.

Se seguite il mio blog, o ci siete capitati per caso, avrete notato che ho dei temi, dei fili conduttori e questi sono i sogni, le persone speciali e la solidarietà. Mi piace pensare che vorrete seguirmi e aiutarmi in questa richiesta di solidarietà; lo sapete com’è, basta poco, davvero, il costo di un caffè o due, di una colazione al bar, di un pacchetto di sigarette e soprattutto con il passaparola. Condividete, inviate ad amici, postate su Facebook. Mettete sui gruppi. Non si tratta di una catena. Si tratta del sogno di una bambina. Non fermate questo sogno. Io sono qui per garantirvi in ogni momento che quello che farete andrà a buon fine.

Perciò ve lo chiedo davvero con il cuore, aiutiamo mamma Laura e la sua Principessa Giulia.

DI SEGUITO VI INSERISCO IL CONTATTO FACEBOOK DI LAURA , per contattarla via messanger se volete.

MAMMA LAURA

e del Gruppo di supporto dove vengono condivise le notizie riguardanti Giulia, è un gruppo chiuso, dovrete chiederne l’ammissione.

IL SOGNO DI GIULIA

DI SEGUITO IL NUMERO DELLA SUA CARTA POSTEPAY  per fare una donazione subito.

5333 1710 5167 5870

IBAN IT27B0760105138274302374310

LAURA MUSA

Preciso che l’articolo viene pubblicato nel mese di aprile 2018 e Giulia verrà ricoverata prima ad Alessandria, il 20 maggio, per i controlli relativi all’ultimo intervento di ricostruzione dell’ano, dopodiché a fine maggio si dirigeranno a Trieste. La maggior necessità di aiuto si concentrerà da primi di maggio ai successivi mesi estivi, pertanto la tempestività sarà fondamentale. Per chi poi inizierà a seguire l’evoluzione del sogno di Giulia potrà avere i contatti direttamente con la sua mamma e con il gruppo creato.

IL SOGNO DI GIULIA
Pallavolo lo posso fare…