VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire

Nello scorso articolo vi ho parlato della rassegna letteraria che si è svolta a Velva il 17 agosto a cui ho assistito e partecipato.

Di nome conoscevo già il paese e c’ero anche stata parecchio tempo fa quando un mio amico mi aveva mostrato il rustico e il terreno su cui sarebbe sorto il suo b&b, oggi in piena attività. Si chiama ‘La Casa di Nonna Carlotta e può essere una piacevole base per escursioni nelle Cinque terre o nell’appennino ligure, se prima non arrivano tedeschi che hanno preceduto anche me!

Devo però ammettere che rivedere il paesino è stata una piacevole sorpresa. Velva è un borgo medievale tra le colline di Liguria a 15 km da Sestri Levante, sito nel comune di Castiglione Chiavarese, a 432 mt s.l.m e conta poco più di 100 abitanti.

Se ci passate con l’auto rischiate di perdervi il meglio, perché la statale passa tra case relativamente nuove, ma la vera bellezza è nel suo centro storico. Dovrete perciò abbandonare l’auto e intrufolarvi nei suoi vicoli e viuzze. Ogni scorcio è una poesia. Ogni casa, pietra sconnessa, arco, discesa impervia o rampicante vi riporta indietro in un tempo antico.

Gli stranieri hanno iniziato ad apprezzare la bellezza antica dei nostri borghi, ritengo perciò che sia giusto portare anche all’attenzione di tutti i tesori che il nostro territorio nasconde e custodisce. Da Genova è solo un’ora e mezza di autostrada e una gita fuori porta di domenica può portarvi a scoprire posti mai visti.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
scorci di Velva

L’uscita autostradale è Sestri  Levante poi si prosegue per Castiglione Chiavarese, da lì sono solo 2 km e mezzo, ma l’importante è fermarsi quando si legge il cartello ‘Centro storico’, si possono percorrere ancora qualche centinaio di metri con l’auto poi si posteggia e ci si dirige verso la Chiesa di San Martino di Tours, situata al centro del paese e con un piazzale antistante decorato di bellissime pietre di fiume o di mare, bianche e nere. Quelle che chiamano anche risseu, ciottoli, e spesso decorano le piazzette in Liguria.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Campanile di Chiesa San Martino di Tours

Il campanile ha la particolarità di avere ben cinque campane intonate sulle prime cinque note della scala maggiore di MI bemolle e suonano anche tanto! Hanno infatti spesso simpaticamente interrotto la rappresentazione letteraria a cui stavo assistendo.

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piazzale antistante la Chiesa San Martino di tours
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Antico cancello
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Casa sul piazzale della Chiesa

Per stupirsi bisogna lasciarsi guidare dalla curiosità e addentrarsi nella pancia del paese, passare sotto i Volti e non temere la penombra.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Antichi passaggi

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire

Fino ad arrivare ad antichi sentieri. Ho così trovato un cartello che indica la strada di Vasca. Infatti proprio in quel punto aveva inizio la mulattiera che collegava Velva con Moneglia, unica strada per lo scambio di genti e di merci, oppure per pellegrinaggio e recarsi al Santuario della N.S. della Guardia di Velva. Vi si spostavano anche i contadini che andavano a lavorare nei castagneti.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
cartello informativo
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
da qui parte il sentiero di Vasca

Sempre curiosando tra le case e le piazzette si trovano scorci che sarebbero perfetti per i pittori

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
porta azzurra
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
alla tavernetta
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
tetti e boschi

All’interno del paese, nei locali dell’antico oratorio dei Bianchi, è stato creato il Museo Diffuso della Civiltà Contadina, al cui interno sono visibili reperti e testimonianze della vita contadina del secolo scorso. L’intera zona ha vissuto di solo lavoro della terra per parecchio tempo ed essendo un territorio impervio e difficile il Museo dà valore ad un lavoro difficile e spesso ai limite dell’impossibile, facendo dell’intera Velva testimonianza e parte integrante.

Spostandosi di pochi chilometri verso Varese Ligure, sulla linea di valico della strada provinciale passo Centocroci troverete il Santuario di N.S. della Guardia di Velva: costruito nel 1895. Ammetto, mea culpa, di non aver visitato il Santuario al suo interno benché vi siano oggetti sacri mirabili ma di essermi fermata sul suo piazzale solo per mangiare a pranzo presso l’albergo ristorante omonimo, di cui avevo letto ottime recensioni. Ed è infatti stato all’altezza. Come dire, va bene la cultura, ma quando è l’ora di mangiare ci fermiamo e assaporiamo i cibi locali.

Restando sull’argomento e con una piccola digressione vi parlerò di un altro posto particolare in cui ero stata qualche anno fa e dove ho voluto portare mio figlio Marco, che è un’ottima forchetta nonché buongustaio.

Dopo aver superato Velva c’è un bella curva a gomito che vi porta a Carro, poco prima del paese stesso c’è una deviazione sulla destra per Pavareto. Percorrete 2,2 km ed eccovi in un posto speciale: Il Filo di Paglia.

Perché è speciale? Ve lo spiego. La casa che ospita il ristorante e le stanze, alcune, del b&b è stata costruita con la paglia, mentre le altre stanze sono in una Villa Coloniale , ristrutturata in bioedilizia.

La proprietaria ha fortemente voluto questo tipo di costruzione e si impegna quotidianamente in questa sua ricerca di biologico e naturale. Le stanze sono belle e curate, di charme, ognuna con un arredamento curato e ingresso indipendente e il pilastro portante dell’Agriturismo è la cucina. La produzione propria di verdure e l’allevamento di una rara razza bovina, tipica della Liguria, la ricerca costante di ingredienti biologi e naturali, nonché la romantica terrazza con vista boschi e cielo stellato faranno della vostra cena un’esperienza indimenticabile.

Appena arrivata Francesca mi saluta con affetto e mi invita ad andare a vedere l’ultimo nato nella stalla: un vitellino di razza bovina cabannina.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
vitellino di razza Cabannina

Questa razza stava per estinguersi ma grazie anche al loro allevamento i capi sono nuovamente in aumento. È una razza rustica, di taglia medio-piccola , produce poco latte ma di altissima qualità, da qui la produzione in proprio di formaggi unici a latte crudo. Inutile dire che ne ho preso un piatto intero di degustazione, serviti con miele, noci e mostarda di frutta. Marco invece ha potuto degustare ragù di carne e brasato e mi ha dato ragione, ne valeva la pena!

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
A lume di candela, con vista Appennino

Ah, per amanti del vino e del buon bere la carta dei vini è ricca e speciale: vini naturali del territorio. Insomma se vi trovate da queste parti io una visita la farei.

Per proseguire invece nella scoperta del territorio sabato 18 ho voluto portare Marco a vedere Varese Ligure. Il borgo è situato nella Alta Val di Vara, nota come ‘Valle del Biologico’.

 Varese Ligure è stato il primo comune italiano ad ottenere le certificazioni ambientali (ISO 14001 e EMAS) e nel 2004 è stato premiato dall’Unione Europea come migliore comunità rurale.

Io conosco molto bene le bellezze del territorio e la qualità del cibo di questa valle perché per anni sono andata in un agriturismo che faceva allevamento del bufalo, a Suvero, Rocchetta di Vara. La mia frequentazione era così assidua da stringere amicizia con i proprietari. Purtroppo poi hanno ceduto e io non ho mai avuto il coraggio di provare la gestione dei  nuovi proprietari.

Pertanto vi consiglio di prendervi un weekend, soggiornare in uno dei tanti b&b e girare per i borghi medioevali, concedendovi soste per ottimo cibo e vini autoctoni.

Varese Ligure è anche chiamato il paese tondo per la caratteristica forma ellittica con al centro la piazza adibita a mercato, la forma tonda fungeva da fortificazione.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
foto dal web, Varese Ligure dall’alto
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
descrizione del borgo

Il nome Varese deriva appunto dal fiume Vara, che lo attraversa e la sua storia di feudo dei Fieschi è testimoniata dal bellissimo castello medioevale.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Castello dei Fieschi

Ancora funzionante e intatto nella sua forma il bellissimo ponte romanico che porta al quartiere Guercino che si sviluppa sulla collina e  degrada verso il fiume Vara.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
ponte romanico di Varese Ligure

Il ponte è a una sola fornice e risale 1515, costruito dopo una forte pioggia che  spazzò via la passerella e che trascinò con sé anche un giovane ragazzo che si salvò e raggiunse la giovane moglie.

Sulla sponda destra del ponte notiamo  questo bassorilievo quattrocentesco,

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
La Nascita, la Morte la Resurrezione di Cristo

esempio di devozione popolare.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Varese Ligure, scorcio

Lasciatevi portare dalle sue vie, dai suoi portici, a volte dalle note di un pianoforte, scappate da una finestra aperta, che vi porteranno a seguirle ipnotizzati, come se fosse il pifferaio magico.

Per ora il mio giro è terminato, non ho potuto fermarmi di più perché mi sarei trovata a tornare il sabato di ferragosto, ma devo ammettere che dopo questa gita mi è rimasta una gran voglia di tornare a scoprire altri territori stupendi, a volte un po’ sottovalutati, ma ricchi di storia, testimonianze umane, duro lavoro della terra e dominio su terreni aspri e impervi ma che sano dare frutti ricchi,saporiti e dolci, cullati dal sole e dall’aria salmastra di Liguria.

Val di Vara, la valle dei borghi rotondi del biologico e dello sport.

 

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO

    IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLOVista di Velva

Si è svolta venerdì 17 agosto  la rassegna letteraria ‘In Velva Litterae: ai margini’, nome dovuto al luogo in cui si è svolta: l’incantevole paesino medioevale Velva, entroterra di Castiglione Chiavarese. Vi rimanderò ad un articolo seguente per i cenni sul luogo e su alcune eccellenze dei suoi dintorni.

Dopo il tragico evento del 14 agosto, giorno in cui è crollato il ponte Morandi e in cui hanno perso la vita 39 persone e la vita di molte famiglie si è interrotta o spezzata ero molto in dubbio sulla partecipazione. Sono rimasta molto colpita e sconvolta da quanto accaduto e tuttora e per molto ancora il mio pensiero andrà lì e alla fatalità per cui ‘non ero io’. La stessa organizzatrice ha rischiato di essere sopra il ponte se un paio di inconvenienti non l’avessero fatta tardare. Per cui l’animo con cui abbiamo affrontato la rassegna non è stato festoso, ma semmai di riflessione. La letteratura e la poesia da sempre affrontano temi come la vita, la morte e il loro significato, e quasi per caso il titolo della rassegna quest’anno era : al limite.

La rassegna è stata organizzata dall’associazione culturale LIBRIDA, patrocinata dal Comune di Castiglione Chiavarese e organizzata da Alessandra Giordano, in arte anche Rosa Johanna Pintus, scrittrice e poetessa, istrionica e vitale.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
Rosa Johanna Pintus

Le presentazioni in programma erano diverse e varie, tutte molto interessanti e intorno alle 20 era previsto un break per cena buffet.

Velva non è un paese molto conosciuto, almeno da noi liguri, perché vi assicuro che tra gli stranieri va per la maggiore. Interessata ad andare a sentire ho dovuto ripiegare per una stanza in un paese vicino perché tutti i bed&breakfast erano pieni, compreso quello di un mio caro amico di vecchia data che ha comunque partecipato con la sua presenza.

E’ un piccolo borgo antico, molto adatto ad una rappresentazione culturale, anche scenografica.

La prima presentazione si è tenuta in una stanza del museo contadino e il professor Fausto Figone ha presentato il suo libro ‘La Fabbrica dei Tubi’, raccontando storia, crescita e declino di una delle più importanti aziende del Tigullio dai primi del ‘900 fino alla sua chiusura negli anni ’80. Localmente la fabbrica era chiamata Tubifera ed è stata tra le prime in Italia a produrre tubi senza saldature.

La presentazione è stata accompagnata dalla visione di belle fotografie d’epoca che ci hanno mostrato i cambiamenti di Sestri levante, le nuove costruzioni dovute all’adeguamento della città alla nuova realtà e soprattutto ci hanno mostrato il lato umano, aspetto su cui il libro stesso punta molto. Difatti benché sia consistente la parte meramente tecnica del racconto è altrettanto importante il tessuto sociale in cui si inserì la fabbrica. Nel momento di massimo impiego la fabbrica occupava circa 2.500 persone ed erano per lo più tutti uomini della valle. Il libro perciò lascia ampio spazio alle storie umane, raccogliendo testimonianze e frammenti di vita vissuta. Lo stesso Prof. Figone ha lavorato per diversi anni nella F.I.T, dopo essere uscito dalla scuola professionale che preparava i giovani all’impiego in tale ambito.

Fausto Figone, nato a Varese Ligure, ha al suo attivo diversi titoli che trattano le stesse tematiche sociali storiche, ambientate nel Comune di Castiglione Chiavarese, di cui è stato anche  Assessore alla Cultura e Sindaco.

Per proseguire nelle presentazioni ci siamo quindi spostati di locali dove ci attendevano le scrittrici, Sergia Monleone e Isabella Nicora che si sono presentate a vicenda.

Sergia Monleone e Isabella Nicora

Sergia Monleone presentava il suo noir, ‘Palaseomnost, le inchieste del commissario Primo Miraggio’, lasciandoci con molta curiosità sulla doppia inchiesta del commissario su traffico di organi e una strana agenzia matrimoniale. Tutto raccontato anche  attraverso riflessioni personali tratte dalla movimentata vita famigliare del protagonista. Edizioni Liberodiscrivere. Questo è il secondo libro dell’autrice, seguito di ‘Primo Miraggio’, nel quale possiamo conoscere il protagonista e la sua storia.

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Copertina di Paleseomnost

Durante la presentazione sono state lette alcune pagine rappresentative del romanzo, quelle cosiddette della svolta dell’indagine. Ma è chiaro che non che resti che leggerlo per sapere cosa accadrà!

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Anna Scelzo legge i brani scelti dai libri presentati

Ugualmente abbiamo ascoltato la lettura di pagine scelte da ‘Il cavallo a dondolo’ di Isabella Nicora, storia di amore e di ludopatia. Un tema purtroppo scottante  e di tragica attualità di questi tempi. La protagonista è una donna, che ha già alle sue spalle diverse sofferenze e che si trova ad affrontare questo dramma proprio nella sua famiglia. Le pagine lette erano molto toccanti e ci lasciavano intendere l’enorme peso e tragedia nella vita della ragazza.

Isabella Nicora nasce come pittrice, ha infatti curato e creato la copertina del suo libro con una creazione originale, e ha iniziato a dedicarsi alla scrittura dalla nascita del nipotino, iniziando con le favole per poi spostarsi su un pubblico adulto.

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Il cavallo a dondolo, copertina

Terminate queste presentazioni ci siamo diretti sullo spiazzo antistante il Museo Contadino, per assistere ad una drammatica rappresentazione.

Il romanzo ‘Semi di Guerriglia’ di Camilla Ferroni, è una distopia, ossia una storia di fantascienza ambientata in un (non così tanto) ipotetico futuro, dove una milizia dittatoriale ha preso il potere nell’emisfero boreale, dopo una guerra tra i due emisferi. Un brano iniziale del suo romanzo è stato letto da Alessandra Giordano e messo in scena d Danilo Mantegna e una sua allieva, con una battaglia ju-jitsu con la katana.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
Semi di Guerriglia, rappresentazione di brano con lotta ju jitsu

Siamo così catapultati nel romanzo, in un futuro apocalittico, quando il protagonista, facente parte della milizia incontra una ribelle e c’è uno scontro. La battaglia con le  spade, la musica di sottofondo, la voce di Alessandra e lo spazio esterno, con tutti i boschi come cornice ci hanno trasportato in un’altra dimensione. Geniale Alessandra che ha collocato questa scena in una piazzetta con la vista sui monti e sul verde in quanto il mondo vegetale, manipolato geneticamente, è parte fondamentale di questo romanzo.

Camilla si presenta come una persona timida e riservata ma quando parla del suo romanzo, delle motivazioni che l’hanno spinta a scriverlo e dei suoi significati si accende e si anima. Lo trovate in versione digitale.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
Camilla Ferroni

Una menzione speciale a Danilo Mantegna e alla sua giovane allieva che ci hanno mostrato un esempio dell’attività che l’associazione DAS- Difesa Arte Spirito, svolge in quartieri più disagiati per dare ai ragazzi uno sbocco sportivo e l’insegnamento della disciplina.

A seguire i bambini di Velva ci hanno allietato con la rappresentazione di un laboratorio teatrale, mettendo in scena una favola scritta da Alida Maria Olivetta. La fiaba racconta di una fabbrica di giocattoli che utilizza gli stessi per scopi bellici, ma sono gli stessi giochi, interpretati dai bravissimi bambini a ribellarsi a questo loro destino, togliendosi le bombe di cui erano imbottiti  e a cercare invece bambini bisognosi di un gioco per svago.

A questo punto è stata offerta una cena, preparata sul luogo, che ci ha dato modo di riposare e rinfrancarci senza doverci spostare da Velva.

Accanto alla zona buffet la pittrice Francesca Bellati ha messo in mostra le sue opere, delicati acquarelli di paesaggi e ritratti. Ho approfittato della sua postazione temporanea per far fare un ritratto a Marco, che contro le mie aspettative si è reso disponibile, e Francesca ne ha colto sguardo ed espressione. Francesca è di Genova ed è pittrice, potete contattarla dal suo profilo fb e dare un’occhiata al suo blog e alle foto di alcuni  suoi lavori che ho scattato ieri.

IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO
opere di Francesca Bellati

Dopo il break ci siamo diretti sulla piazza della Chiesa, di fronte all’oratorio dove era allestito un palco. La prima presentazione era quella del mio romanzo, ‘Viola e i tempi del verbo essere’, storia che ho scritto per convogliare le emozioni che mi hanno sopraffatta dopo la nascita di mio figlio, nato gravemente malformato e che ha combattuto tra la vita e la morte. E’ nata così la storia di una donna moderna, forte ma fragile. Ho tratteggiato attraverso diversi flashback temporali, i tempi del verbo essere, la sua storia difficile fino all’interrogativo: la nostra vita è destino o il frutto delle nostre scelte? Nel romanzo sono trattati anche temi forti come la violenza famigliare e le relazioni sentimentali vissute fino al limite. Ringrazio Alessandra per l’opportunità che mi ha dato in questo importante contesto.

A seguire Alessandra  ha presentato il suo libro ‘Brandelli Blu Mare’, edito con lo pseudonimo Rosa Johanna Pintus, con la collaborazione di Ibrahima Diallo, rifugiato della Guinea. Il libro nasce come una raccolta di testimonianze dirette raccolte da ragazzi che hanno sfidato le prigioni libiche e il mare per trovare una vita più dignitosa, tra cui lo stesso Ibrahima. Alessandra ci ha spiegato come in Guinea non esista democrazia e vi sia un forte assoggettamento alla Francia e alle sue politiche economiche.

Presente alla manifestazione e  invitato a portare la sua testimonianza c’era invece un’altro ragazzo della Guinea , Oumar Barry che ha cantato una canzone rap nella sua lingua natìa e ci ha fatto emozionare per la sua bella voce e la musicalità della stessa.

Alessandra Giordano, insegnante, ha scritto diversi libri le cui tematiche  principali sono le persone e i quartieri disagiati in cui vivono. Infatti in ‘Frammenti in Fiore’ ci racconta l’età dell’adolescenza, romanzo corale con protagonisti alcuni  ragazzini del Cep di Pra’ e in ‘In un posto sbagliato’ ci offre la descrizione di una realtà urbana poco conosciuta. e dei suoi abitanti.

Dopo abbiamo avuto il piacere di ascoltare la chitarra e le poesie di Roberto Marzano, che si autodefinisce bidello giulivo: questo fa di professione, ma per diletto e passione gioca con le parole e le note, in una maniera inaspettata e divertente, a tratti irriverente. L’ecletticità di Roberto non può essere raccontata, ne’ le sue poesie descritte, bisogna ascoltarle e godere dei giochi di parole e delle allitterazioni che tolgono e danno significato allo stesso tempo. Curiosate sulle sue pagine Facebook, collegate al suo profilo principale, ne vedrete delle belle!

Tra le due rappresentazioni di Roberto, abbiamo assistito alla lettura con annessa coreografia danzata di tre bellissime poesie di Francesco Brunetti, scrittore e poeta. Si definisce estemporaneo, non segue trame o canovacci ma si lascia ispirare dalla parola e dai fatti contingenti.

Sulle parole di Lola, splendida poesia, toccante e aspra, tratta  da AISEOPOESIA  (2013) Alessandra ha danzato e Oumar ha inserito pezzi rap. La sera aveva ormai lasciato spazio alla notte, il cielo color indaco e lo spicchio di luna brillava alto. L’atmosfera era magica e ci siamo lasciati trascinare dalla ritmicità delle parole e dalle immagini che dipingevano per noi.

Queste le prime parole della poesia:

Mi presento: Lola, ballerina di flamenco,

scuola di danza mai iniziata, cominciò prima la vita.

Nutrita di latte e canto flamenco,

cresciuta tra nacchere e mosse di anche,

donna di sogni consunti.

E il ritmo della poesia incalza come un flamenco, appunto, fino all’epilogo, tragico.

Da ‘Strane idee’ del 2010 il poeta ha selezionato per noi il componimento ‘Al Principio era il buio’ per poi concludere con il toccante ‘Adamo’, dove forti sono risuonate le parole e ci hanno scavato l’anima, e riempito  di lacrime gli occhi riportandoci con il pensiero alla nostra amata Genova. Strano come parole scritte in passato ci riportino a eventi appena accaduti.

Ecco alcuni versi:

Adamo non si è mai pentito/e tu invano gli hai scavato l’anima./ Il sangue ancor macchia la pietra assassina /Ascoltando il verbo mi ci riconosco….la terra trema,tuona,si fende, rovina/ l’ urlo urge e deflagra mentre crolla il muri

 

Per concludere con un sorriso l’organizzatrice ha voluto far recitare la più leggera poesia, ma dal significato chiaro e semplice, di Roberto Marzano, ‘Downlove: l’amore ai tempi di Facebook’. Che vi pubblico intera, su sua gentile concessione.

DOWNLOVE

Ti prego taggami
lungo la schiena un browser
copia ed incollami
i file tuoi nell’anima
tesoro mio modificami
sarò il tuo umile server
il tuo disco fisso
la perdizione in bluetooth
piccolo mouse che non fugge
sta connesso ed anela
a loggare i tuoi giga
ammorbidendo il firewall…
Ma il downlove non si avvia
non resettarmi la ram
forse il software è obsoleto
s’imporrebbe un upload
ma amor mio mi accontento
di un pdf anche piccolo
un media player d’annata
un viaggio su google earth
basta che tu mi dia
la tua mail od un brivido
un sorriso zippato
e che clicchi “mi piace”
condivida il mio post
ma fa presto se no
mi si arresta il sistema
e davvero non so
se poi mi riavvierò…

Con ringraziamenti e saluti la rassegna si è conclusa e torniamo tutti a casa arricchiti di parole, pensieri, suoni e immagini.

Leggendo il post di un amico su Facebook ho riflettuto sulla bellezza. Il suo pensiero era abbastanza disfattista, esprimeva una certa riluttanza a credere che la bellezza salverà il mondo. Come spesso ci capita di leggere e di dire, tra l’altro. Pur condividendo in un certo senso le sue parole, che estendevano all’intera società la possibilità di salvarsi grazie alla bellezza, non al singolo individuo che la pratica, io però preferisco continuare a pensare che la bellezza potrebbe non salvare il mondo, ma che lo rende nel frattempo un posto decisamente migliore in cui vivere.

Anche se fosse solo l’effimera illusione di una sera.