IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLO

    IN VELVA LITTERAE, RASSEGNA LETTERARIA E NON SOLOVista di Velva

Si è svolta venerdì 17 agosto  la rassegna letteraria ‘In Velva Litterae: ai margini’, nome dovuto al luogo in cui si è svolta: l’incantevole paesino medioevale Velva, entroterra di Castiglione Chiavarese. Vi rimanderò ad un articolo seguente per i cenni sul luogo e su alcune eccellenze dei suoi dintorni.

Dopo il tragico evento del 14 agosto, giorno in cui è crollato il ponte Morandi e in cui hanno perso la vita 39 persone e la vita di molte famiglie si è interrotta o spezzata ero molto in dubbio sulla partecipazione. Sono rimasta molto colpita e sconvolta da quanto accaduto e tuttora e per molto ancora il mio pensiero andrà lì e alla fatalità per cui ‘non ero io’. La stessa organizzatrice ha rischiato di essere sopra il ponte se un paio di inconvenienti non l’avessero fatta tardare. Per cui l’animo con cui abbiamo affrontato la rassegna non è stato festoso, ma semmai di riflessione. La letteratura e la poesia da sempre affrontano temi come la vita, la morte e il loro significato, e quasi per caso il titolo della rassegna quest’anno era : al limite.

La rassegna è stata organizzata dall’associazione culturale LIBRIDA, patrocinata dal Comune di Castiglione Chiavarese e organizzata da Alessandra Giordano, in arte anche Rosa Johanna Pintus, scrittrice e poetessa, istrionica e vitale.

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Rosa Johanna Pintus

Le presentazioni in programma erano diverse e varie, tutte molto interessanti e intorno alle 20 era previsto un break per cena buffet.

Velva non è un paese molto conosciuto, almeno da noi liguri, perché vi assicuro che tra gli stranieri va per la maggiore. Interessata ad andare a sentire ho dovuto ripiegare per una stanza in un paese vicino perché tutti i bed&breakfast erano pieni, compreso quello di un mio caro amico di vecchia data che ha comunque partecipato con la sua presenza.

E’ un piccolo borgo antico, molto adatto ad una rappresentazione culturale, anche scenografica.

La prima presentazione si è tenuta in una stanza del museo contadino e il professor Fausto Figone ha presentato il suo libro ‘La Fabbrica dei Tubi’, raccontando storia, crescita e declino di una delle più importanti aziende del Tigullio dai primi del ‘900 fino alla sua chiusura negli anni ’80. Localmente la fabbrica era chiamata Tubifera ed è stata tra le prime in Italia a produrre tubi senza saldature.

La presentazione è stata accompagnata dalla visione di belle fotografie d’epoca che ci hanno mostrato i cambiamenti di Sestri levante, le nuove costruzioni dovute all’adeguamento della città alla nuova realtà e soprattutto ci hanno mostrato il lato umano, aspetto su cui il libro stesso punta molto. Difatti benché sia consistente la parte meramente tecnica del racconto è altrettanto importante il tessuto sociale in cui si inserì la fabbrica. Nel momento di massimo impiego la fabbrica occupava circa 2.500 persone ed erano per lo più tutti uomini della valle. Il libro perciò lascia ampio spazio alle storie umane, raccogliendo testimonianze e frammenti di vita vissuta. Lo stesso Prof. Figone ha lavorato per diversi anni nella F.I.T, dopo essere uscito dalla scuola professionale che preparava i giovani all’impiego in tale ambito.

Fausto Figone, nato a Varese Ligure, ha al suo attivo diversi titoli che trattano le stesse tematiche sociali storiche, ambientate nel Comune di Castiglione Chiavarese, di cui è stato anche  Assessore alla Cultura e Sindaco.

Per proseguire nelle presentazioni ci siamo quindi spostati di locali dove ci attendevano le scrittrici, Sergia Monleone e Isabella Nicora che si sono presentate a vicenda.

Sergia Monleone e Isabella Nicora

Sergia Monleone presentava il suo noir, ‘Palaseomnost, le inchieste del commissario Primo Miraggio’, lasciandoci con molta curiosità sulla doppia inchiesta del commissario su traffico di organi e una strana agenzia matrimoniale. Tutto raccontato anche  attraverso riflessioni personali tratte dalla movimentata vita famigliare del protagonista. Edizioni Liberodiscrivere. Questo è il secondo libro dell’autrice, seguito di ‘Primo Miraggio’, nel quale possiamo conoscere il protagonista e la sua storia.

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Copertina di Paleseomnost

Durante la presentazione sono state lette alcune pagine rappresentative del romanzo, quelle cosiddette della svolta dell’indagine. Ma è chiaro che non che resti che leggerlo per sapere cosa accadrà!

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Anna Scelzo legge i brani scelti dai libri presentati

Ugualmente abbiamo ascoltato la lettura di pagine scelte da ‘Il cavallo a dondolo’ di Isabella Nicora, storia di amore e di ludopatia. Un tema purtroppo scottante  e di tragica attualità di questi tempi. La protagonista è una donna, che ha già alle sue spalle diverse sofferenze e che si trova ad affrontare questo dramma proprio nella sua famiglia. Le pagine lette erano molto toccanti e ci lasciavano intendere l’enorme peso e tragedia nella vita della ragazza.

Isabella Nicora nasce come pittrice, ha infatti curato e creato la copertina del suo libro con una creazione originale, e ha iniziato a dedicarsi alla scrittura dalla nascita del nipotino, iniziando con le favole per poi spostarsi su un pubblico adulto.

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Il cavallo a dondolo, copertina

Terminate queste presentazioni ci siamo diretti sullo spiazzo antistante il Museo Contadino, per assistere ad una drammatica rappresentazione.

Il romanzo ‘Semi di Guerriglia’ di Camilla Ferroni, è una distopia, ossia una storia di fantascienza ambientata in un (non così tanto) ipotetico futuro, dove una milizia dittatoriale ha preso il potere nell’emisfero boreale, dopo una guerra tra i due emisferi. Un brano iniziale del suo romanzo è stato letto da Alessandra Giordano e messo in scena d Danilo Mantegna e una sua allieva, con una battaglia ju-jitsu con la katana.

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Semi di Guerriglia, rappresentazione di brano con lotta ju jitsu

Siamo così catapultati nel romanzo, in un futuro apocalittico, quando il protagonista, facente parte della milizia incontra una ribelle e c’è uno scontro. La battaglia con le  spade, la musica di sottofondo, la voce di Alessandra e lo spazio esterno, con tutti i boschi come cornice ci hanno trasportato in un’altra dimensione. Geniale Alessandra che ha collocato questa scena in una piazzetta con la vista sui monti e sul verde in quanto il mondo vegetale, manipolato geneticamente, è parte fondamentale di questo romanzo.

Camilla si presenta come una persona timida e riservata ma quando parla del suo romanzo, delle motivazioni che l’hanno spinta a scriverlo e dei suoi significati si accende e si anima. Lo trovate in versione digitale.

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Camilla Ferroni

Una menzione speciale a Danilo Mantegna e alla sua giovane allieva che ci hanno mostrato un esempio dell’attività che l’associazione DAS- Difesa Arte Spirito, svolge in quartieri più disagiati per dare ai ragazzi uno sbocco sportivo e l’insegnamento della disciplina.

A seguire i bambini di Velva ci hanno allietato con la rappresentazione di un laboratorio teatrale, mettendo in scena una favola scritta da Alida Maria Olivetta. La fiaba racconta di una fabbrica di giocattoli che utilizza gli stessi per scopi bellici, ma sono gli stessi giochi, interpretati dai bravissimi bambini a ribellarsi a questo loro destino, togliendosi le bombe di cui erano imbottiti  e a cercare invece bambini bisognosi di un gioco per svago.

A questo punto è stata offerta una cena, preparata sul luogo, che ci ha dato modo di riposare e rinfrancarci senza doverci spostare da Velva.

Accanto alla zona buffet la pittrice Francesca Bellati ha messo in mostra le sue opere, delicati acquarelli di paesaggi e ritratti. Ho approfittato della sua postazione temporanea per far fare un ritratto a Marco, che contro le mie aspettative si è reso disponibile, e Francesca ne ha colto sguardo ed espressione. Francesca è di Genova ed è pittrice, potete contattarla dal suo profilo fb e dare un’occhiata al suo blog e alle foto di alcuni  suoi lavori che ho scattato ieri.

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opere di Francesca Bellati

Dopo il break ci siamo diretti sulla piazza della Chiesa, di fronte all’oratorio dove era allestito un palco. La prima presentazione era quella del mio romanzo, ‘Viola e i tempi del verbo essere’, storia che ho scritto per convogliare le emozioni che mi hanno sopraffatta dopo la nascita di mio figlio, nato gravemente malformato e che ha combattuto tra la vita e la morte. E’ nata così la storia di una donna moderna, forte ma fragile. Ho tratteggiato attraverso diversi flashback temporali, i tempi del verbo essere, la sua storia difficile fino all’interrogativo: la nostra vita è destino o il frutto delle nostre scelte? Nel romanzo sono trattati anche temi forti come la violenza famigliare e le relazioni sentimentali vissute fino al limite. Ringrazio Alessandra per l’opportunità che mi ha dato in questo importante contesto.

A seguire Alessandra  ha presentato il suo libro ‘Brandelli Blu Mare’, edito con lo pseudonimo Rosa Johanna Pintus, con la collaborazione di Ibrahima Diallo, rifugiato della Guinea. Il libro nasce come una raccolta di testimonianze dirette raccolte da ragazzi che hanno sfidato le prigioni libiche e il mare per trovare una vita più dignitosa, tra cui lo stesso Ibrahima. Alessandra ci ha spiegato come in Guinea non esista democrazia e vi sia un forte assoggettamento alla Francia e alle sue politiche economiche.

Presente alla manifestazione e  invitato a portare la sua testimonianza c’era invece un’altro ragazzo della Guinea , Oumar Barry che ha cantato una canzone rap nella sua lingua natìa e ci ha fatto emozionare per la sua bella voce e la musicalità della stessa.

Alessandra Giordano, insegnante, ha scritto diversi libri le cui tematiche  principali sono le persone e i quartieri disagiati in cui vivono. Infatti in ‘Frammenti in Fiore’ ci racconta l’età dell’adolescenza, romanzo corale con protagonisti alcuni  ragazzini del Cep di Pra’ e in ‘In un posto sbagliato’ ci offre la descrizione di una realtà urbana poco conosciuta. e dei suoi abitanti.

Dopo abbiamo avuto il piacere di ascoltare la chitarra e le poesie di Roberto Marzano, che si autodefinisce bidello giulivo: questo fa di professione, ma per diletto e passione gioca con le parole e le note, in una maniera inaspettata e divertente, a tratti irriverente. L’ecletticità di Roberto non può essere raccontata, ne’ le sue poesie descritte, bisogna ascoltarle e godere dei giochi di parole e delle allitterazioni che tolgono e danno significato allo stesso tempo. Curiosate sulle sue pagine Facebook, collegate al suo profilo principale, ne vedrete delle belle!

Tra le due rappresentazioni di Roberto, abbiamo assistito alla lettura con annessa coreografia danzata di tre bellissime poesie di Francesco Brunetti, scrittore e poeta. Si definisce estemporaneo, non segue trame o canovacci ma si lascia ispirare dalla parola e dai fatti contingenti.

Sulle parole di Lola, splendida poesia, toccante e aspra, tratta  da AISEOPOESIA  (2013) Alessandra ha danzato e Oumar ha inserito pezzi rap. La sera aveva ormai lasciato spazio alla notte, il cielo color indaco e lo spicchio di luna brillava alto. L’atmosfera era magica e ci siamo lasciati trascinare dalla ritmicità delle parole e dalle immagini che dipingevano per noi.

Queste le prime parole della poesia:

Mi presento: Lola, ballerina di flamenco,

scuola di danza mai iniziata, cominciò prima la vita.

Nutrita di latte e canto flamenco,

cresciuta tra nacchere e mosse di anche,

donna di sogni consunti.

E il ritmo della poesia incalza come un flamenco, appunto, fino all’epilogo, tragico.

Da ‘Strane idee’ del 2010 il poeta ha selezionato per noi il componimento ‘Al Principio era il buio’ per poi concludere con il toccante ‘Adamo’, dove forti sono risuonate le parole e ci hanno scavato l’anima, e riempito  di lacrime gli occhi riportandoci con il pensiero alla nostra amata Genova. Strano come parole scritte in passato ci riportino a eventi appena accaduti.

Ecco alcuni versi:

Adamo non si è mai pentito/e tu invano gli hai scavato l’anima./ Il sangue ancor macchia la pietra assassina /Ascoltando il verbo mi ci riconosco….la terra trema,tuona,si fende, rovina/ l’ urlo urge e deflagra mentre crolla il muri

 

Per concludere con un sorriso l’organizzatrice ha voluto far recitare la più leggera poesia, ma dal significato chiaro e semplice, di Roberto Marzano, ‘Downlove: l’amore ai tempi di Facebook’. Che vi pubblico intera, su sua gentile concessione.

DOWNLOVE

Ti prego taggami
lungo la schiena un browser
copia ed incollami
i file tuoi nell’anima
tesoro mio modificami
sarò il tuo umile server
il tuo disco fisso
la perdizione in bluetooth
piccolo mouse che non fugge
sta connesso ed anela
a loggare i tuoi giga
ammorbidendo il firewall…
Ma il downlove non si avvia
non resettarmi la ram
forse il software è obsoleto
s’imporrebbe un upload
ma amor mio mi accontento
di un pdf anche piccolo
un media player d’annata
un viaggio su google earth
basta che tu mi dia
la tua mail od un brivido
un sorriso zippato
e che clicchi “mi piace”
condivida il mio post
ma fa presto se no
mi si arresta il sistema
e davvero non so
se poi mi riavvierò…

Con ringraziamenti e saluti la rassegna si è conclusa e torniamo tutti a casa arricchiti di parole, pensieri, suoni e immagini.

Leggendo il post di un amico su Facebook ho riflettuto sulla bellezza. Il suo pensiero era abbastanza disfattista, esprimeva una certa riluttanza a credere che la bellezza salverà il mondo. Come spesso ci capita di leggere e di dire, tra l’altro. Pur condividendo in un certo senso le sue parole, che estendevano all’intera società la possibilità di salvarsi grazie alla bellezza, non al singolo individuo che la pratica, io però preferisco continuare a pensare che la bellezza potrebbe non salvare il mondo, ma che lo rende nel frattempo un posto decisamente migliore in cui vivere.

Anche se fosse solo l’effimera illusione di una sera.

VIOLA SI RACCONTA: QUANDO NASCE UN’AMORE

Oggi è il 14 febbraio, San Valentino, la festa degli innamorati. Mi sono anche un po’ informata e ho scoperto che contrariamente a quanto si creda la festa non nasce come una semplice furbata commerciale, ma anzi come festa religiosa. Infatti il Valentino che si ricorda è un santo martire cristiano, noto per il messaggio di amore che porta. Averlo poi abbinato all’amore romantico è stato un passaggio successivo. Bisogna però dire che questa ricorrenza affonda le sue radici nei più antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco, i Lupercalia.  Nel 496 d.c  l’allora papa Gelasio I volle porre fine a questi riti e cristianizzare la festa.

Ogni volta che si intromette la Chiesa noi donne ci rimettiamo!! Da Papa Gelasio I in poi ci siamo dovute accontentare di un biglietto o di una rosa, mentre all’epoca romana avremmo goduto della vista di bei giovanotti nudi, spalmati di grasso,devoti al selvatico Fauno Luperco, che procedevano per strada battendo il terreno con strisce di pelle di capre e all’occorrenza anche le donne che si facevano incontro e offrivano ventre e mani, per favorire la fertilità. Cioè, roba che anche Christian Grey potrebbe impallidire!

Vabbè, la Chiesa si è intromessa e addio bei fusti nudi.

Poi ci si è messo Geoffrey Chaucer, alla fine del 1300, che ha scritto “Il parlamento degli Uccelli”, non ridete!, poema onirico nel quale gli uccelli, i volatili, si riuniscono in un Consiglio e discutono su come accoppiarsi, ma non riescono a mettersi d’accordo. Poi interviene la Natura e lascia alle femmine la scelta, ne segue così è un tripudio di cinguettii e voli gioiosi. Le coppie si sono formate. Chaucer colloca questo risveglio dell’amore nella data di San Valentino e associa Cupido al Santo, condannandoci così nei secoli a seguire a festeggiare questa ricorrenza romantica.

Detto ciò, io oggi non avevo un articolo pronto per San Valentino perciò ho deciso di regalarvi il brano che segue, tratto da mio libro “Viola e i tempi del verbo essere”. Dal brano estratto  si capisce che alcune cose sono già successe, ma Viola finalmente scopre di essere innamorata e lo dice alla sua migliore amica. Spero vi faccia piacere.

BUON SAN VALENTINO!!

 

CAPITOLO II

APRILE 2000- SETTEMBRE 2000

Il passato prossimo

 

 

Era un bellissimo sabato pomeriggio di fine maggio. C’era qualche primula e viola selvatica nei prati. Si incamminarono lungo un sentiero che, partendo da casa di Viola e costeggiando casette di campagna e chiesine piccole piccole, giungeva in grandi prati e piccoli boschi dove poter far correre Brownie, il cane meticcio di Viola.

Barbara la guardava di sottecchi, con i suoi bellissimi occhi azzurri col taglio da gatta, e con un sorrisetto furbo, che solo lei sapeva fare. Sollevava un angolo solo delle labbra, il destro e nella guancia le si formava una fossetta impercettibile. Le dava un aria da bimba birichina, una piccola peste.

Viola ancora non si decideva a spifferare tutto e la teneva sulle spine.

“Allora, mi vuoi spiegare cosa succede?”, chiese Barbara, curiosissima.

Viola allora la guardo dritta negli occhi e confessò:

“Barbara, è tutto un casino… mi sono innamorata…” Barbara spalancò la bocca in un rotondo perfetto e disse solo: “Nooo!!”.

E poi: “Dai, dai racconta”.

Così Viola le raccontò della macchinetta del caffè, della dichiarazione, dei messaggini e del primo bacio e della prima volta e della seconda e di come andando avanti aveva capito che non era solo sesso, ma di come invece si era sentita un tutt’uno con quell’uomo. Di come aveva sentito le loro anime vicine in un caldo pomeriggio d’amore sul divano.

Barbara guardava sempre l’amica con un misto di stupore e di incredulità. Non sempre riusciva a credere che ciò che le stava raccontando fosse vero, anche se era abituata alle cose pazzesche che le succedevano. Che poi, non che fossero così strane, ma capitavano tutte a lei. Una dopo l’altra!

Così provò a ribattere, per punzecchiarla: “Vabbé, ma, magari, è come quell’altra volta, con quello là. Te lo fai due o tre volte poi capisci che non ne vale la pena e lasci perdere”, e si riferiva a un fatto accaduto anni prima, quando era ancora solo fidanzata con Massimo. Aveva preso una sbandata, bella forte, aveva trasgredito una sola volta e poi era tornata sui suoi passi, temendo di perdere il fidanzato. Da lì in poi aveva invece iniziato a costruire il suo futuro con Massimo, perché aveva trovato finalmente il primo vero lavoro fisso e l’estate seguente avevano comprato casa.

Ma questa volta la sua risposta fu: “No, Babi, davvero, stavolta è diverso. E comunque non è questa la cosa fondamentale, cioè, non fraintendermi, innamorarsi di nuovo, o forse per la prima volta in questo modo è qualcosa di indescrivibile, ma non è questo il punto principale, no, no…” e lasciò la frase in sospeso, poi continuò seria seria: “Lo sai come sono fatta, se sento di essere davvero innamorata di Luca, allora non posso più essere innamorata di Massimo, e sai una cosa?”.

“Eh?”.

“Forse non lo sono più da tanto tempo e non me ne ero accorta, ci voleva uno scossone per farmelo capire, dovevo aprire gli occhi e ora l’ho fatto. Credo che penserò seriamente di lasciare Massimo, qualsiasi cosa succeda”.

Barbara era sconvolta; capiamoci non per moralismo, anzi! Lei aveva avuto un fidanzato storico, con il quale era stata dieci anni, cioè come Viola dall’estate della seconda liceo in poi. Ma poi aveva capito che il matrimonio non era per lei. Però non lo aveva lasciato, non ne aveva avuto il coraggio. Aveva fatto tanto che si era fatta mollare, lo aveva portato alla disperazione e finalmente era giunto il giorno in cui lui le aveva detto: “Forse è meglio che ci lasciamo” e lei con un sospiro, leggermente trattenuto, aveva risposto: “Eh, sì, forse sì…” e le era scesa anche una lacrima. Ma non era una lacrima falsa, era davvero di dolore, per non essere riuscita a credere fino in fondo in sé stessa. Così da quel momento aveva iniziato ad avere qualche piccola storiella, mai importante, mai troppo coinvolgente, e non appena si profilava all’orizzonte questa possibilità, lei… fuggiva. Così era felicemente single e disinibita. Se uno le piaceva le bastava sbattere un po’ le ciglia, scuotere i capelli biondissimi sempre profumati e tutti le cadevano ai piedi. Aveva davvero fascino da vendere.

Così in questa occasione non fu la scappatella extraconiugale a farla rimanere attonita ma questa determinazione che lesse nella voce e negli occhi di Viola di mandare all’aria il matrimonio. Viola che butta per aria il matrimonio! Che manda al diavolo Massimo! Ma crollava un’istituzione! Viola che si era battuta contro tutto e contro tutti per poter stare con lui, Viola che aveva costruito il suo futuro con lui giorno dopo giorno, lavoro dopo lavoro, avevano comprato e ristrutturato la casa insieme, lo aveva aiutato a superare tutte le sue insicurezze, lo aveva aiutato nel lavoro e nella vita. Era stata per lui un faro e una guida. E ora a poco più di un anno dal matrimonio e nemmeno quattro di convivenza lo voleva mollare?

“Ma, Viola, sei sicura di quello che dici? Ti senti? Stai dicendo che vuoi lasciare Massimo? Dopo tutto quello che hai fatto? Tutto quello che hai passato? Ora che hai un bel lavoro, una bella casa e sei tranquilla? Ma cosa ti manca?”.

“L’amore, cara Barbara, mi manca l’amore… e nemmeno lo sapevo. È finita ormai. Devo solo pensarci bene e decidere come fare”.

Barbare scuoteva la testa: “Tu mi stupisci sempre. E poi non so come fai. Come puoi essere così sicura. E se ti stai sbagliando? Butti all’aria tutta la tua vita solo per un batticuore”.

“Io ti capisco, Barbara, vista da fuori sembrerà una pazzia, e forse anch’io non sono ancora così sicura, ma mi sento così… triste e infelice. Mi sembra di vedere solo per la prima volta lo squallore della mia vita” e qui Barbara la guardò con uno sguardo interrogativo che Viola, immersa nei suoi pensieri, non colse. Si era leggermente tradita. Nemmeno Barbara, la sua migliore amica, sapeva tutto e questa parola stonava con ciò che poteva sapere lei. Ma non osò domandare. Era la sua amica e confidente, ma non morbosamente curiosa, e se c’era qualcosa che Viola non le aveva detto, allora significava che non glielo voleva dire, e andava bene così. Non sempre bisogna conoscere ogni piccolo dettaglio per poter avere il quadro d’insieme.

 

Se vuoi saper cosa succede prima e dopo lo trovi QUI

Viola e i tempi del verbo essere