ASPETTANDO ALEMANTE

Ci siamo. Finalmente è arrivato “quel sabato”, l’ultimo sabato del mese in cui da 16 anni si svolge l’Alemante Festival.

Io lo sapevo che mi sarei trovata davanti a questo spazio bianco e avrei dovuto riempirlo di bellissime parole e sapevo che avrei avuto la sindrome da pagina vuota, una specie di ansia da prestazione perché parlare dell’Alemante, ragazzi, mette un’ansia!

E invece sono qui e in effetti ancora non so cosa scriverò, ma lo devo fare. So di doverlo e volerlo fare.

La molla finale è stata incontrare Marco, un amico, stamattina alle 6 al bar, vestito da lavoro e senza necessità di spiegazioni gli ho chiesto:

“Vai a lavorare al piazzale?”  e lui: “E’ dalle quattro e mezza che lavoriamo e ha fatto anche una bella ramata di acqua!!”

Poi io, ancora :”Ma sei in ferie?” e lui: ” Sì, sì…” , come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in ferie per fare un lavoro non retribuito durante la notte.

L’Alemante era nella top list degli articoli che volevo scrivere. Ci ho girato attorno dei mesi, facendo anche qualche riferimento qua e là, aspettando di scrivere l’articolo principe del blog. Quello definito cornerstone. E invece…non ne avevo mai il coraggio. Così sono arrivata a due giorni prima senza averlo scritto…

Ma avete idea di cosa sia questa Festa? Di cosa rappresenti per tutti i ragazzi che lo hanno fortemente voluto e che da 16 anni si sbattono perché immancabilmente l’ultimo sabato del mese di giugno noi ci si possa emozionare e tutte le volte stupire di quanto grande sia il loro amore per l’amico Alessandro Mantero? Mi sembrava impossibile poter parlare di tutto quello che si muove attorno a questo Festival, ma lo farò.

Proverò a spiegarvi cos’è e perchè è così importante.

Il 14 luglio del 2002 un sarcoma si porta via un ragazzo di soli 24 anni. Il suo nome era Alessandro Mantero (da cui AleMante) e lo descrivono come un ribelle e testardo, ma simpatico e divertente. Un ragazzo bello che tutte le ‘babbe’ più piccole guardavano ammirate con gli occhi a forma di cuore, come ben ci descrive, nell’articolo del  suo blog, questa ragazza che lo ha conosciuto.

Lui affronta la malattia e le sofferenze della cura con la stessa tenacia e caparbietà con cui aveva affrontato la vita fino a quel momento. Gli amici restano attoniti di fronte alla sua repentina scomparsa e non se ne capacitano, lascia un vuoto assordante intorno a sé che loro fin da subito decidono di riempire con una manifestazione in suo ricordo.

Io non ho conosciuto Alessandro perché non sono originaria di Pra’ e forse non lo avrei nemmeno incrociato sulla mia strada perché ci separano sette anni, ma da quando sono qui è come se lo conoscessi. Come se non se ne fosse mai andato e camminasse sempre al fianco di suo fratello e dei suoi grandi amici. Loro non lo hanno lasciato andare e ce ne trasmettono un ricordo indelebile ogni anno che passa.

Ho appreso della sua storia dal libro ‘Là dove il sole incontra il luna’ di Silvia Laguzzi, che grazie alle testimonianze di chi ha voluto raccontarle chi era Alessandro e perché è nato L’Alemante ha permesso a tutti  di conoscerlo e di capire profondamente quale macchina di solidarietà  enorme si muova tutti gli anni. Il libro è stato stampato nel giugno del 2015 e tutto il ricavato della vendita è devoluto all’associazione  Alemante Friends.

In realtà per capire dovete venire. Davvero. Non vi posso descrivere la magia. C’è un’energia quel giorno, ovunque, che è palpabile. La tensione è alle stelle, si spera che non piova, che tutto vada per il meglio, che il lavoro di tanti volontari di un anno intero non sia vanificato da un inconveniente o un contrattempo. La buona riuscita dell’Alemante è troppo importante per tutti.

L’Alemante è un Festival, una grande Festa all’aperto, organizzata nel parcheggio della stazione di Pra’: detta Fascia di rispetto. Il palco è immenso e vengono disposte migliaia di sedie. Ci sono gli stand per poter mangiare. Tanto tempo fa c’erano solo i focaccini di Crevari, ora la scelta è degna della miglior fiera: Agnolotti del @C.C.R.T di Tagliolo, Salsiccia, Patatine e Hot Dog del Comitato per la Valorizzazione del Ponente – Pra’, Stoccafisso e Baccala’, Birra servita rigorosamente nel bicchiere da riciclare. Lo spettacolo prevede una parte musicale offerta da Emanuele Dabbono, che nel 2010 ha anche regalato una canzone al Festival : Ora giochi ala, scritta appositamente per ricordare Alessandro e Mike from Campo, rapper in genovese, e i Demueluin. Il presentatore è Max Novaresi, accompagnato dalla bella Elizabeth Kinnear, attrice. Quest’anno avremo nuovamente le gradite incursioni della iena Mauro Casciari.

Il resto dello spettacolo è dedicato al Cabaret e sul palco si alternano i migliori comici del panorama genovese, ma non solo, ricco di talenti. Quest’anno il cast è a sorpresa, ma non resteremo sicuramente delusi perché chi sta alla regia e tira le fila di tutti gli artisti è il bravo  Graziano Cutrona, autore televisivo e scrittore, che da anni segue il Festival  e mette, come tutti gli altri artisti , ci tengo a ricordarlo, la sua bravura, il suo lavoro e il suo tempo a completa disposizione senza alcuna forma di remunerazione.

Poi tocca a noi. Tocca a tutti noi partecipare e contribuire con oblazione volontaria all’ingresso e consumando agli stand o acquistando una maglietta ricordo. A quel punto gli sforzi di un anno intero, il sacrificio di tanti amici che da 16 anni vogliono ricordare l’amico con qualcosa di buono, la generosità di tutti quelli che si adoperano regalando il loro lavoro (da chi pulisce la zona i giorni prima, a chi monta stand e tutto il necessario, a chi serve per tutta la sera birra e focaccini, a chi ha scritto, chi canta, chi suona, chi ci fa ridere, tutti ma proprio tutti) ricadono su di noi  e allora dobbiamo, abbiamo l’obbligo morale di aderire alla raccolta fondi per l’obiettivo 2018:

quest’anno l’obiettivo è l’acquisto di un ECOCARDIOGRAFO portatile per i reparti di ematologia, oncologia e tmo del’IRCCS Giannina Gaslini di Genova. Uno strumento utile nella cura dei piccoli pazienti del reparto, indispensabile per non spostare i bimbi dal loro letto.

Nel 2017, leggo dal loro pamphlet distribuito nelle attività commerciali di Pra’ che sostengono l’Alemante, ma visibile anche dal loro sito QUI , hanno raccolto 80.202,20 euro e consegnato ben 14 dispositivi medici o materiale a Gaslini, Croce Azzurra di Borzoli e associazioni. Tutto elencato, tutto documentato. Vi rendete conto dell’enormità della cosa?

Anno dopo anno raccolgono cifre considerevoli e comprano dispositivi medici, ambulanze, culle termiche, materiale. Non fanno mai offerte in denaro. Si pongono un obiettivo e cercano di raggiungerlo, anche grazie al successivo torneo di calcio con annessa pizza al forno a legna.

Non so se ora che sono arrivata in fondo abbiate capito perché temevo così tanto scrivere questo articolo. Innanzitutto si parla di un ragazzo che non c’è più: un figlio, un fratello, un amico. E’ tremendamente delicato affrontare questo tema e parlare di tutte quelle persone che oggi io conosco e che nel corso di questi 16 anni in modi e momenti diversi mi hanno raccontato qualcosa di Ale o del loro impegno come Alemante Friends. Loro lo fanno col sorriso, lo fanno con una forza incredibile, lo fanno con la voglia di tenere vivo il ricordo di Ale, ma io mi sento un’intrusa. Mi sembra di non essere titolata a parlare di questo meraviglioso incanto a cui assisto ogni anno. La notte si fa magica, le persone arrivano spensierate, mangiano, bevono, ridono tutta la sera, si scherza, si gioca e si raccolgono fondi. Poi arriva il momento che le luci si abbassano, lo schermo si illumina con le immagini di Ale, la chitarra parte, Dabbono intona le prime note di Ora giochi ala e improvvisamente senti la pelle d’oca. Senti che lui è lì. Che non se n’è mai andato e anche se non lo hai mai conosciuto lo saluti con le lacrime agli occhi e ringrazi col cuore tutti i suoi amici che ogni anno permettono a questa magia di accadere.

Venite sabato sera a Pra’, sabato 30 giugno 2018, a farvi rapire da questa magia.

Gli Alemante Friends vi aspettano.

E anche io, che col cuore in gola sono riuscita ad arrivare fino in fondo al mio articolo.

alemante 2018

 

 

 

 

LA COLORPRA’ 2018 E THE COLOR FRIENDS

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS

Come avevo accennato nel mio precedente articolo sulle colorate saracinesche e sui murales di Pra’ abbiamo inaugurato la bella stagione delle Feste e delle Sagre.

Il week end scorso si è concluso con grande successo  Profummo de Baxaicò, ormai storico evento giunto alla 21esima edizione in cui noi di Pra’ ci riversiamo a curiosare tra gli stand a tema ‘basilico’, ci godiamo gli eventi e le rievocazioni storiche, approfittiamo per acquistare dagli stand presenti ma soprattutto affolliamo a pranzo e a cena gli stand culinari in cui non possono mancare le  trofie al pesto, ma anche i pansoti al sugo di noci e altre prelibatezze di pesce e fritto. Particolarmente graditi i cocktail a base di Corochinato e Liquore al Basilico, preparati dai ragazzi della scuola alberghiera Bergese. Quest’anno sicuramente la manifestazione ha avuto un respiro cittadino più ampio e il suo richiamo è andato oltre i confini del rione; l’affluenza è stata ottima e le presenze molto gradite.

Per questa manifestazione i contributi in termini organizzativi ed economici son stati parecchi, alcuni di vecchia data altri appena entrati: oltre ai vari sponsor presenti si ringraziano il Comitato Valorizzazione del Ponente PRA’, Il Pesto di Pra’, I Pruduttori di basilico di PRA’, gli Alemante Fiends, The Color Friends e il  CIV PRA’ INSIEME.

Ci tenevo a fare questo prefazione primo perché mi piace sottolineare quanto di bello si riesca a creare quando ci sono persone motivate e tanta voglia di fare, anche perché tutte le persone che lavorano in quei giorni agli stand lo fanno a titolo completamente gratuito, secondo perché mi serviva a introdurre un gruppo di ragazzi che hanno fornito il loro prezioso supporto e che hanno in serbo per noi altre belle sorprese che vi voglio far conoscere: THE COLOR FRIENDS.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
TARGA DI RICONOSCIMENTO

Vale anche per loro questa forte motivazione a costruire qualcosa, ad ideare e a impegnarsi per un obbiettivo comune. Impiegano il loro tempo e i loro sforzi per un unico scopo: stare insieme, divertirsi (scornandosi ogni tanto), offrire cose belle a Pra’ e soprattutto unicamente a scopo benefico. Sono tutte persone con famiglia, impegni lavorativi, figli eppure trovano il tempo per organizzare cose bellissime e ad alto impatto di partecipazione.

Ho voluto incontrare l’ideatore del gruppo, che, diciamo, mi ha concesso l’intervista! Non è stata cosa difficile perché volenti o nolenti il bello di questi ‘paesi’ è che ci si conosce proprio tutti e quindi sapevo chi andare a cercare: Matteo Tedone.

Comunque benché conoscessi lui e conosco tutti i ragazzi COLOR FRIENDS non conoscevo la storia della loro formazione e dei loro progetti e successi.

Nel giugno del 2016 questo gruppetto di amici partecipa alla COLOR RUN di Genova, corsa non competitiva caratterizzata dall’utilizzo di bustine di polvere 100% naturale, composta da amido di mais, tutta colorata che viene gettata addosso ai partecipanti ad ogni punto colore, al loro passaggio. E’ una festa molto allegra  caratterizzata da tanto colore e tanta musica. Scatta così l’idea. Perché non riproporla proprio a Pra’? Così organizzano velocemente la prima COLORPRA’ che si tiene l’11 Settembre 2016 e il cui ricavato è stato completamente devoluto al comune di Amatrice, squassato dal terremoto del 24 agosto.

Dopo questo primo evento la voglia di continuare è tanta e organizzano altri eventi: castagnate, feste di carnevale e la prima raviolata del 2017: una lunghissima tavolata che si snoda lungo la via pedonale, Via Fusinato. L’evento è un successo e quest’anno i posti sono andati a ruba, prenotando in pochissimo tempo i 300 coperti disponibili! Quindi purtroppo per il 26 maggio non c’ è più possibilità di accaparrarsi una sedia!

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
raviolata 2017
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
raviolata 2018

 

 

 

 

 

 

 

Spendo solo poche parole per questo evento che si terrà il prossimo sabato, in orario serale, perché i numeri sono impressionanti e soprattutto mi ha colpito il fatto che tutto quello che si servirà è stato devoluto GRATIS dai negozi che vi vado ad elencare: lo sponsor principale, la STEMAR PAST ha fornito ben 100 kg di ravioli, i super market Ekom e Gulliver hanno donato l’occorrente per il coperto (piatti, bicchieri, posate), il negozio Vini Allara Tiziana e Mauro (produttori del buonissimo Corochinato) contribuirà con vino e acqua mentre il ristorante Savio, di Piazza Sciesa fornisce l’occorrente per il ragù e i dolci. I due panifici di Via Cordanieri, Rocco e Pazzi di pane metteranno a disposizione il pane necessario. Inoltre i tavoli sono forniti dall’Agenzia Pubblicitaria Ligure, il Civ Pra’ Insieme collabora per l’organizzazione e infine 400 tovagliette offerte da PIZZA PAZZA.

Perché li ho voluti citare tutti? Perché secondo me non è affatto scontato che mettessero a disposizione gratuitamente tutto l’occorrente e quindi mi pare giusto riconoscere che le attività del nostro quartiere sono attente alle iniziative che si svolgono sul territorio e devo dire che, a parte per la Stemar past che fornisce i ravioli e che è sponsor principale, il contributo dei nostri negozianti passerebbe in sordina e allora io voglio dire loro: GRAZIE!! La loro collaborazione sarà sicuramente molto preziosa per l’obbiettivo del 2018.

Ma faccio ora un salto indietro nuovamente al 2017, in ordine temporale si sono succeduti il Falò di San Giovanni , tradizionale Falò propiziatorio genovese del 24 giugno  e

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
falò San Giovanni 24 giugno 2017

la ColorPra’ 2.0, a cui ho avuto la fortuna di partecipare e dove mi sono divertita moltissimo. Eravamo davvero tanti a correre e camminare per le vie di Pra’, a farci sommergere di polvere colorata nei punti colore e a ballare fino a sera in Piazza Sciesa.

Amici, musica, colori, una bellissima giornata!

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
C’ero anch’io!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
colori!!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
e ancora colori!!

Il ricavato di questa ColorPra’ è servito per l’acquisto del Defribillatore (DAE) posto in Piazzetta De Cristoforis e inaugurato il 28 ottobre 2017.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
habemus DAE

Visto che la foto mi offre lo spunto mi pare giusto anche dire CHI sono i COLOR FRIENDS, ebbene ecco i loro nomi: il creatore MATTEO TEDONE, ma diciamolo piano che poi si gasa, Mario Tedone, Michela Balzano, Mauro Rossi, Giorgia Lafronza, Andrea Valente, Veronica Parinello, Sara Bonadio. Ebbene grazie ragazzi, potreste andarvene al mare, al cinema, a passeggiare e invece ci organizzate eventi bellissimi a cui noi partecipiamo con davvero grande entusiasmo.

Ma adesso vi svelo la novità 2018!

La prossima attesissima COLORPRA’ 2018 si svolgerà il 17 giugno sulla Fascia di Rispetto ( piazzale antistante la stazione di Pra’, per i foresti) e oltre ai punti di colore, alla musica e al divertimento garantito prevederà… LO SCHIUMA PARTY!!!! Una riserva di 1050 litri di acqua e schiuma che verrà lanciata con i cannoni su tutti i partecipanti alla fine della corsa.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
schiuma party 2018

Anche qui diamo un po’ i numeri: l’obbiettivo è raccogliere 6.000 euro per l’acquisto di un INCUBATORE DI CELLULE da donare alla  PRORETT RICERCA (un’associazione fondata da genitori di bambine e ragazze con la sindrome di Rett: grave malattia neurologica congenita).

Per raccogliere questa cifra, oltre ai proventi della Raviolata, si potrà contare sui contribuiti per l’acquisto del KIT per la corsa, costo 10 euro, composto da shopper con maglietta bianca (rigorosamente da stracolorare), bracciale colorato, collana hawaiana e vari gadget) inoltre potrete sbizzarrirvi con l’acquisto di tante bustine tutte colorate per cospargere gli amici che corrono con voi. Ogni bustina acquistata sarà un piccolo passo verso l’acquisto dell’incubatore di cellule. Quindi non siate parchi: colorate la vostra giornata e aiutate i COLOR FRIENDS  a raggiungere il loro, il nostro obbiettivo: divertirci insieme, tenere unito un quartiere, fare casino e fare del bene!

I punti di colore saranno distribuiti lungo il percorso ad anello che inizierà dal piazzale davanti al Centro Remiero :

  1. Punto colore Piscina
  2. Punto colore Gattile, sulla passeggiata a mare
  3. Punto colore Ponte di legno, sulla passeggiata a mare
  4. Punto colore Longarello, verso la fine passeggiata
  5. Punto colore Isola Ecologica/Palamare

e poi ritorno al piazzale.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
COLORI, COLORI, COLORI

Vi aspettiamo quindi TUTTI il 17 GIUGNO DALLE 10 alle 20 per una giornata di musica e allegria e solidarietà.

I COLOR FRIENDS ringraziano l‘associazione PRA’VIVA per il supporto degli aspetti organizzativi e il Latte TIGULLIO che fornirà il gonfiabile per individuare punto di partenza e arrivo e 1000 cartocci di quartini di latte da regalare ai partecipanti e ovviamente tutti i volontari che si prodigheranno per rendere i vostri cinque passaggi-colore distribuiti lungo il percorso estremamente colorati. Qui sotto le foto della scorsa edizione, rendono l’idea?

 

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
PINK!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
ORANGE
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
BLUUUUU

 

 

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
GREEN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le foto sono tratte dalla pagina Facebook di THE COLOR FRIENDS su loro gentile concessione.

Come di consueto quando vi parlo di ONLUS vi indico anche il c.f. per la vostra scelta del 5 per 1000 della dichiarazione dei redditi:

95196890107

Non dimenticatevene, una firma che a voi non costa nulla ma che per chi opera nel volontariato conta molto.

 

SCONFIGGERE IL SILENZIO

  1. Non lasciare che ti ami troppo forte

 

L’8 marzo si avvicina e io ho già iniziato a pensare a quali utili iniziative aderire.

Inutile che vi dica che l’8 marzo è La Giornata Internazionale della Donna che insieme al 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulla donna, rappresenta un momento di riflessione sullo stato dei diritti politici, economici e sociali delle Donne nel nostro paese e in tutto il mondo.

Ancora oggi, purtroppo, noto a volte commenti volti  a ritenere inutili queste giornate che io invece ritengo tuttora necessarie. Anzi mai come ora bisogna tenere alta la guardia e difendere i diritti acquisiti, non dandoli per scontati, pretendendo parità di genere effettiva, non solo sulla carta, sostenuta da politiche volte a migliorare la condizione della donna in famiglia e in società, incentivando autonomia e autodeterminazione.

Io credo fermamente che uno Stato con donne trattate alla pari, con gli stessi diritti, opportunità di studio e lavoro, ambizioni sociali, economiche e politiche non possa che essere uno stato progredito e migliore di questo. Sì, perché io davvero penso che ci sia ancora tanto da fare.

Tra le varie problematiche che le donne devono affrontare c’è quello delle violenze famigliari, che possono essere di vario genere, da quello fisico, a quello psicologico o economico.  Spesso le violenze continuano anche quando la donna decide di interrompere la relazione e si arriva al fenomeno dello stalking fino al femminicidio. Io lo voglio chiamare così perché è un omicidio di genere. Colpisce esattamente le donne che non sono state al loro posto, in una distorta ottica maschilista.

Non vi scriverò i terribili numeri di tutti questi fenomeni. Credo che siano sotto gli occhi di tutti. Ogni volta che leggiamo un giornale, dopo un femminicidio, ci riportano i numeri, i dati, le statistiche. Sono tanti, troppi. E ormai i numeri e le stime non fanno quasi più effetto. Io ogni volta, invece, stilerei una lista, di nomi, con le foto delle vittime, e di figli lasciati orfani, di madri e padri che piangono una figlia. Forse farebbe più effetto.

Poi in mezzo a chi fa tante parole ci sono le persone che aiutano.

Nello specifico oggi vi parlo di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mare di Note che con la collaborazione dell’A.M.I. Associazione Musicisti Indipendenti organizzano la terza edizione di SCONFIGGERE IL  SILENZIO- Non lasciare che ti ami troppo forte , manifestazione musicale benefica a favore del Centro Antiviolenza Mascherona.

 

Segnatevi la data! Sabato 3 marzo alle ore 21:00 presso la sede del Mare di Note, che si trova a Voltri, Via delle Fabbriche 12 R.

L’ingresso è a oblazione volontaria e  sarà interamente devoluto al Centro Antiviolenza. Sabato sera sarà presente Manuela Caccioni, responsabile del Centro Antiviolenza e delle case per donne vittime di violenza gestite dalla Cooperativa per presentarvi le loro attività.  La sede del centro inoltre, storicamente in Via di Mascherona, cambierà dal giorno 7 marzo e sarà inaugurata alle ore 11 in PIAZZA COLOMBO 3/7. Centralissima. Potete leggere delle iniziative proposte per questa occasione QUI.

Due parole velocissime sull’utilità dei centri antiviolenza. Ovviamente vi consiglio caldamente una visita al loro sito per scoprire tutti i servizi offerti, i progetti  e le attività specifiche che mettono in atto per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne e i minori.

Le mie due parole velocissime le spendo per dirvi che non è tempo sprecato informarsi anche se non è di vostro diretto interesse. Un giorno potreste avere bisogno di sapere cosa potrebbero fare per aiutare una vostra collega, una vostra cara amica, una sorella o la mamma dei compagni di classe di vostro figlio. Spesso le donne non parlano per vergogna. Se vi dovesse capitare che una qualsiasi donna si aprisse e vi dovesse confidare quella che voi riconoscete come violenza, di qualsiasi tipo, non esitate ad aiutarla. Dite loro come possono essere supportate. Non sarà facile, ma fatelo. Tenete presente che il primo passo è sempre quello di riconoscere che chi ci sta facendo male è al nostro fianco, poi però bisogna poter contare su tutta una serie di aiuti che supportino l’allontanamento e le eventuali conseguenze. Il centro fa tutto questo e soprattutto garantisce privacy ed anonimato.

L’altra cosa utile davvero è sostenere chi aiuta.

Quindi non posso che invitarvi a partecipare a questa serata musicale dove artiste cantanti donne si esibiranno e vi renderanno partecipi di questo progetto in cui loro per prime, assieme agli organizzatori, credono molto e in cui continuano ad investire. Sono già al terzo anno di questo progetto. Sosteniamole!

Canteranno Laila Iurilli, che accompagnerà i suoi pezzi al pianoforte, Manuela Abate, Giovanna Pischedda, Federica Lugli, Giulia Donati e Lella and Friends. L’offerta musicale è varia e l’ascolto spazierà tra diversi generi musicali.

Presentano Roberta Parodi e Giovanna Oliveri.

Potrete anche assistere a una dimostrazione di difesa personale di Fulvio Lombardoni.

Ovviamente io vi invito a presenziare alla serata perché tutte le persone citate offrono il loro tempo per un’iniziativa utile e a scopo benefico. La nostra partecipazione sarà gradita e volta ad aiutare davvero chi ha bisogno e magari a prevenire una brutta notizia al notiziario regionale.

Pensateci.

LINK ALL’EVENTO

LA FORZA DI ALESSIA

Ho conosciuto Alessia qualche anno fa quando ho avuto necessità di lasciare i miei cani in pensione per andare via alcuni giorni.  Mi avevano  parlato molto bene di lei e dei suoi metodi, perciò l’avevo contattata ed ero andata a vedere dove li avrebbe tenuti e a che condizioni. Ovviamente mi aveva convinto e quindi ero partita tranquilla.

Seguendola su Facebook ho iniziato ad interessarmi e a incuriosirmi alle sue varie attività, oltre che ad apprezzarla come persona. Alessia fa davvero tante cose e le fa con un entusiasmo e una forza fuori dal comune. Ammetto che dopo averla incontrata e aver fatto una bella chiacchierata per avere qualche informazione in più la mia stima nei suoi confronti è cresciuta ancor di più.

Abita, con il marito Rodolfo, in una casa di legno prefabbricata, su un terreno acquistato nel 2009, sulla strada provinciale del Turchino, località Fado, ed è titolare dell’ Azienda Agricola E Servizi Cinofili “La Castagna”.

Qui, in adeguate strutture, ospita i nostri amici quattro zampe quando abbiamo bisogno di assentarci e vogliamo essere sicuri che siano in buone mani. A condividere la vita e gli spazi vitali della casa ci sono anche quattro cani e due gatti. All’esterno invece vivono due cavalli, un asino e tante galline ovaiole.

 

 

 

 

 

 

Ma come nascono questo lavoro e questa passione?

 

All’età di 19 anni Alessia subisce un pericoloso intervento alla spina dorsale, all’altezza della cervicale, per permetterle di riacquistare la motilità del suo lato sinistro, leso da una costa soprannumeraria che comprimeva il nervo.  L’intervento va bene, nonostante la pericolosità, ma tuttora non ha la completa funzionalità della sua mano sinistra, che non si  chiude completamente e non è pertanto prensile;  cosa che, senza saperlo, non direste davvero mai. Lei fa tutto.

Si sposa all’età di 21 anni e il suo sogno è quello di avere figli, ispirata da quella che lei definisce una super mamma. La mamma per eccellenza. Lavora con Rodolfo nella sua attività, un negozio di macelleria ma lei, poco amante della carne, non riesce ad appassionarsi a  quel lavoro e presto si sente troppo condizionata dallo stare chiusa in quattro mura.

 

Nel frattempo, dopo diversi tentativi e cure, il suo desiderio di avere un figlio si infrange contro una diagnosi senza troppe speranze: endometriosi.

Come moltissime donne Alessia ha scoperto solo in età adulta, e in seguito agli accertamenti della sua parziale sterilità, di soffrire di questa malattia, chiamata anche ‘la malattia silente’. Spesso le ragazzine che soffrono molto si sentono dire che è normale avere cicli dolorosi, fino quasi allo svenimento, ecco, non è così. In questo caso la proverbiale saggezza delle nonne non è stata di grande aiuto imponendo alle donne di soffrire in silenzio e impedendo anche alla medicina di individuare  questa malattia che solo in tempi molto recenti è stata riconosciuta come frequente e molto invalidante. Quando vent’anni fa Alessia ha iniziato a sottoporsi alle prime ricerche diagnostiche l’endometriosi non era ancora conosciuta. Ad oggi si stima che il 10 % delle donne soffra di endometriosi e che approssimativamente, dal 30% a 40% di donne con endometriosi sia sterile. E sono solo stime al ribasso.

L’endometriosi è la presenza di tessuto dell’utero, l’endometrio appunto, in altri punti del corpo della donna, solitamente localizzati vicino all’utero. Questo durante il ciclo può causare dolori addominali molto forti ma con il progredire della malattia i dolori aumentano. Ovviamente esistono diversi gradi di gravità e questa dipende dalla quantità di massa presente in altri organi e dalle zone in cui si trova. Spesso sono colpiti più di un tessuto o di un organo; solo in circa un terzo dei casi le localizzazioni sono uniche. Talvolta si rende necessario un intervento per rimuovere il tessuto estraneo dalle ovaie, dalle pelvi, dal retto, dall’intestino. Di solito è una malattia degenerativa, non se ne va da sola e tende a peggiorare. Per informazioni complete accedete QUI.

Per lei è stato un grande colpo. Infatti inizialmente anche le cure per la fecondazione peggioravano il suo stato di salute e ha così dovuto fare una scelta. Conscia della grande sofferenza a cui sarebbe dovuta andare incontro e anche dell’incertezza del risultato ha preferito rinunciare a cercare un figlio ed è così entrata nella sua vita Earwen, il suo primo cane, una femmina di lupo cecoslovacco.

Earwen è stato un regalo di sua mamma e il motore che ha azionato tutte le successive scelte di questa donna coraggiosa.

Lei è coraggiosa perché combatte tutti i giorni con i dolori della sua malattia. Ci sono giorni, mi ha confessato, che soffre di forti emorragie, aspetta di riprendersi e poi si alza e continua a dedicarsi alle sue attività. Ma sono proprio queste che le permettono di avere un progetto, di avere la forza, anche dopo essere stata male di alzarsi dal letto e darsi da fare.

Lei è coraggiosa perché vuole che se ne parli. Perché condividere il suo stato di salute non lo considera una vergogna e proprio sulla sua pagina Facebook ho potuto vedere il video della bella, e anche lei coraggiosa, Nadia Toffa che dice al mondo “Ho avuto un cancro”. Non c’è ovviamente autocommiserazione in questo tipo di comunicazione, piuttosto un messaggio: ti informo, ti dico cosa ho o ho avuto, non mi devo vergognare e ne possiamo parlare. Credo che far sentire un malato ammalato, non lo aiuti più di tanto ma ascoltarlo, se vuole parlare, e accettare le sue parole sia un grande aiuto psicologico. In più nei confronti di malattie poco conosciute e ancora sotto studio medico il parlarne aumenta per le altre donne la possibilità di compiere un’autodiagnosi, che ovviamente deve sempre essere confermata da esami e medici specialisti, o quantomeno di farsi venire un dubbio e rivolgersi a un ginecologo.

Alessia è coraggiosa perché non si fa fermare dalla sua malattia invalidante ma va avanti per la sua strada, ancor più ricca di progetti e iniziative, oltretutto volte ad aiutare gli altri,

Mentre prendevamo il caffè e mi raccontava tutte queste cose io mi domandavo come potesse essere sempre così sorridente e apparire così positiva. Gliel’ho chiesto e la sua risposta è stata tanto sconcertante quanto banale: “Vivo alla giornata”, mi ha detto.

“Quando avevo sei anni- mi ha raccontato- mi sono svegliata nel cuore della notte con il rumore degli schiaffi che mia madre, nel panico, stava dando a mio papà, in coma diabetico. Ho chiamato la Croce e, visto che non arrivava, degli amici che lo hanno subito portato all’Ospedale. Gli ho salvato la vita e le parole che mi disse il medico non le ho mai più dimenticate. Mi disse che dovevo godermi la presenza di mio papà ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Oggi poteva giocare con me, domani poteva non esserci più. Sapevamo che papà fosse malato, ma non avevamo mai immaginato che lo fosse fino a quel punto. Ma lì ho imparato a combattere, a considerare ogni giorno prezioso. Ho imparato ad agire e a non perdere tempo. Tuttora qualcuno mi critica per questo mio modo di essere, ma a me…ha salvato la vita”.

Che dire? Sono parole forti, che arrivano dritte allo stomaco e fanno capire quanta forza e quanta determinazione si nascondano dietro alla sua montagna di ricci ribelli. Alessia è stata coraggiosa anche a sei anni. Eppure se le dici che è una roccia lei ti risponde che ha solo imparato a lottare a non tenere tutto dentro. Solo?

Ansiosa di  imparare a comunicare con il suo cane, Alessia, comincia a frequentare corsi di addestramento e ad approfondire l’argomento che poi l’appassiona così tanto da diventare a sua volta educatrice cinofila e ad approntare una squadra di protezione civile. Il tipo di approccio che le piace è quello di addestratori che per comprendere davvero il carattere ed il comportamento di un cane, così come delle persone, sia assolutamente necessario entrare in contatto, “toccare con mano” le sue emozioni, l’essenza del suo “Io” rispettando la sua natura. Questa è la filosofia di THE DOG PARTNERSHIP, un metodo, anzi uno stile di vita che vanta ormai molti anni di lavoro con cani, anche aggressivi. Niente codici, né protocolli, ma pura e reale empatia e collaborazione tra cane ed uomo e tra umani. 

Nove anni fa, circa, si trasferiscono alla Castagna, lei e il marito, soddisfando così il suo bisogno di stare all’aria aperta e l’avventura comincia.

All’inizio partono con la pensione per cani che poi diventa anche centro di addestramento e ora azienda agricola. Hanno iniziato con le rose, poi i frutti di bosco: more, mirtilli, lamponi e ora uova rigorosamente da galline allevate a terra. Tutto in vendita diretta. L’azienda e i progetti sono in continua espansione e vi assicuro che l’impegno è tanto!!

Il suo primo impegno è la protezione civile: fonda il gruppo Il Branco-nucleo cinofili da soccorso  e riesce nel 2010 ad ottenere uno spazio alla Vetta di Pegli per potersi allenare con i cani. Con il gruppo svolgono diverse esercitazioni su superficie di ricerca di persone disperse, in boschi e spazi aperti. I cani vengono allenati alla ricerca e sono proprio quelli che si attivano quando qualcuno si perde. Alessia ha iniziato anni fa a lavorare con fiducia con la sua Earwen e all’epoca, ora ne 13, le dicevano di lasciar perdere perché il lupo cecoslovacco ha un carattere molto forte ed è un cane difficile, inaddestrabile, sicuramente non indicato per questo tipo di attività, ma lei, con pazienza, ha tirato fuori il meglio di entrambe e ora vanno insieme anche nelle scuole ad insegnare ai bambini quale sia il giusto approccio con un cane. Più volte anche i quotidiani hanno dato spazio al ‘cane’ che insegna ai bambini, perché la pacatezza e la tranquillità di Earwen sono davvero eccezionali.

Da poco è arrivato anche Grappa, cucciolo di pastore tedesco, giovane e vivace, con tanta voglia di imparare e di aiutare! E i progetti continuano: la prossima azione sarà allestire un campo macerie per potersi allenare su questo e poter intervenire nella ricerca di persone anche in caso di crolli e disastri come terremoti e alluvioni.

Mi preme dire che l’allestimento dei campi, l’affitto dei terreni e l’acquisto di strumentazioni e divise, l’addestramento dei cani, i patentini degli stessi per le abilitazioni, la manutenzione  e l’assicurazione del mezzo allestito per trasposto cani e donato dalla Croce Bianca per lo scopo, sono completamente a carico dei volontari che si sostengono con il 5 per mille e con le donazioni di coloro che intendono aiutarli. Pertanto chi fosse interessato ad aiutare Alessia e i suoi compagni nell’allestimento del campo macerie non esiti a contattarla per chiederle, per esempio, di che materiali potrebbe avere bisogno. Potrebbe anche essere un aiuto reciproco, magari a loro servono cose che a voi non occorrono più!

Infine Alessia mi ha raccontato con entusiasmo dell’inizio della collaborazione con il movimento ANPAS, iniziato nell’ottobre  2016: il Branco è il primo gruppo cinofilo di Anpas Liguria.  All’inizio dell’anno per esempio si sono uniti agli amici cinofili Anpas Rosignano e con loro si sono allenati uniti come un’unica squadra . I cani liguri hanno approcciato le macerie ed hanno reso i loro proprietari molti orgogliosi per l’inaspettata agilità di movimentazione sulle macerie.

Anche in questo caso preciso che si tratta di normalissime persone con cani talvolta non esattamente indicati per questo tipo di lavoro, come il Beagle, ma questo sta a dimostrare che l’approccio e il metodo utilizzato da Alessia sono davvero speciali e che il feeling che riesce a creare tra il proprietario e il suo cane è eccezionale.

Alessia e altri volontari partecipano a diversi eventi sia su terreno ligure che fuori regione per spiegare come si svolge la ricerca di persone disperse, svolgere percorsi dimostrativi e formativi e piccole esibizioni, spiegare quali razze di cani sono più adatte e che tipo di addestramento debbano fare; a volte sono ospiti  altre organizzano direttamente loro sul territorio per farsi conoscere e avvicinare le persone a questa realtà. Sono infatti alcuni anni che si svolge il Peglinbau, manifestazione genovese, dove è possibile vedere salvataggi in diretta e vivere pienamente in diretta, da vicino a 360 gradi, il mondo cinofilo da salvataggio. E’ una bella ed istruttiva esperienza e quest’anno vi aspetta il 7 e 8 aprile sul lungomare di Pegli, ovviamente con tante iniziative. Ve la consiglio caldamente!

Questa è la locandina dell’anno scorso.

Ecco quello che io intendo con persone speciali. Tutti possiamo essere speciali quando da persone normali facciamo dei nostri problemi e delle nostre difficoltà dei punti di forza trasformandoli in opportunità. E, cosa non da poco, rendendoci utili per gli altri.

Vi indico di seguito il c.f del Branco se volete contribuire con il vostro 5 per mille e vi metto il link per le pagine Facebook della Castagna e del Branco, per curiosare tra i vari post e per mettervi in contatto con lei per richiesta di informazioni e adesioni alle sue attività: potreste scoprire lo spirito del volontario che è in voi!

PAGINA FACEBOOK DEL BRANCO GRUPPO CINOFILO

PAGINA FACEBOOK DELL’AZIENDA AGRICOLA LA CASTAGNA

 

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PARTE 6

IL SALVATAGGIO

 

Poi, inaspettatamente arriva un messaggio e  il giorno sognato da tutti si concretizza! Finalmente!

In chat:

24/01/17, 14:08 –  Barbara: È stata ritrovata Agnese a Manosque

Appena mi arriva vi mando il numero di telefono della signora che l’ha trovata!

Nei primi concitati momenti dopo questo messaggio non capiscono davvero bene se l’abbiano presa . Infatti il messaggio arriva da Michela! Ossia colei che l’ha persa, ma Agnese porta una medaglietta con il numero di telefono della mamma di Michela verso cui la fiducia è assai poca e non sanno bene come comportarsi. Poi finalmente arrivano proprio da lei le notizie del ritrovamento e della sua cattura.

24/01/17, 14:42 – Sandrine : È a 71 km da Carcès

24/01/17, 14:58 – Barbara: Fille du propriétaire du Restaurant   LE PATACREPE  a Manosque Les Grandes Terres

 

La sua cattura ha dell’incredibile! Anche se di cattura vera e proprio non si può parlare; infatti Agnese, attirata dall’odore di cibo, è letteralmente caduta in una vasca di olio esausto situata nel retro del ristorante Le Patacrepe, che ne utilizza tantissimo per fare le patatine fritte. Per fortuna il livello non era tanto alto e questo pur impedendo ad Agnese la fuga non l’ha fatta annegare nel liquido vischioso.

La chat è un susseguirsi di “Evviva!! Oddio!! Non ci posso credere…” e anche qualche lacrima si versa dalla felicità. Corinne parte di corsa per andare a recuperarla e ormai è chiaro a tutte che sarà lei la nuova mamma di Agnese . Se l’è guadagnata! Le raccomandazioni perché la cagnolina non tenti di nuovo la fuga si sprecano, ma Agnese è stanca e forse è stufa di correre. Si fa portare a casa senza tentare di liberarsi, si lascia fare il bagno, anche se non troppo convinta ( si ricorda del phon!) e poi si gode un meritato riposo sotto una bella copertina calda.

A vedere le foto di Agnese sana e salva a tutte si scioglie il cuore e davvero non riescono a credere a quella botta di fortuna che ha permesso di prenderla. Se non fosse andata così forse non ci sarebbero mai riuscite!

La cosa davvero pazzesca, che tutte trovano alquanto strana, è che Corinne riferisce di averle dato da mangiare dalle mani del wurstel e che si è lasciata tenere in braccio, quando le notizie che erano giunte dai suoi primi adottanti erano così discordanti: un cane impaurito e scontroso e che nemmeno prendeva il filetto dalle mani!

“Ho corso davvero tanto. Non ne potevo più. Sono così stanca. Quella vasca aveva un buon odore, ma non è stata una buona idea infilarmici dentro. Ho avuto tanta paura. Poi mi hanno tirato fuori e io sono stata ferma, mi hanno tenuto saldamente. E’ venuto un angelo a prendermi, ci siamo guardate negli occhi e ho capito che è lei. Ho corso tanto per arrivare da te, angelo mio. Ora che sei qui con me non scappo più. Buona la pappa che mi dai. Come dici? Wurstel? Si? Devo ricordarla questa parola, sono buoni buoni. Aspetta che mi sistemo meglio qui in braccio a te. Hai un buon odore.  Mi piace, mamma.”

 

Corinne ha dato un nuovo nome alla dolce Agnese, dal quel giorno lei è diventata Bella e condivide la casa di Corinne con altre due cagnoline vecchiette, salvate da eutanasia.

25/01/17, 13:16 – Sandrine : Corinne mi ha detto che non cerca assolutamente di scappare, che non tira nemmeno al guinzaglio,che quando la chiama Bella lei alza gli occhi e la guarda con dolcezza..sta accanto a lei sempre..

Fantastico!!!

 

Bella ora ha una casa, una nuova medaglietta brillante e una mamma super speciale oltre a tante tate che l’hanno amata e sostenuta come non mai!

 

Corinne e Claudine sul posto, Sandrine dall’Italia, tutte gli abitanti dei villaggi francesi incontrati in questo pazzo viaggio su e giù per la regione del Var e tutte le volontarie di Genova e Salerno hanno indubbiamente un cuore immenso. Hanno sofferto un mese e tribolato non poco a sapere la piccola dispersa per una regione immensa e molto vasta, ma i loro sforzi sono stati premiati.

Quello che infatti mi ha portato a scrivere questa storia è la sinergia che si è creata attorno a questa vicenda; non so se sono riuscita a ricreare tutta l’emozione e l’ansia che i protagonisti hanno vissuto. Forse per loro questo racconto sarà riduttivo,ma spero di avervi trasmesso tutta l’energia positiva che si è creata attorno a Bella.

Pensate che da quel giorno se vi trovate a passare dalla creperia LE PATACREPE a Manosque potete trovare la crepe speciale “Bella”. Per tanto tempo  Bella è stata una  star..la star del Var!

Un grazie di cuore a Barbara che mi ha raccontato questa storia fantastica e mi ha permesso di ricostruire tutti gli spostamenti di Bella, fino all’epilogo a sorpresa.

Un grazie enorme a tutte le persone come loro che rendono questo mondo un posto migliore dove vivere.

Ecco i contatti dell’associazione IMPRONTE DA SALVARE

per visitare la loro pagina Facebook  e vedere foto e appelli:

www.facebook.com/improntedasalvareLiguria

http://improntedasalvare.blogspot.it/

per adozioni e informazioni:

Alfonsa 348 5114833

Margherita 342 1544162

[email protected]

Per un aiuto concreto o  per fare la mamma a distanza:

IBAN IT31P0569649540000002136X52

PER IL 5×1000 c.f. 92108000099

Menzione speciale su richiesta della mamma Corinne, per altri due fantastici volontari, che hanno operato con loro sul posto; ecco il messaggio di Corinne, originale e tradotto:

Bonsoir, je vous remercie pour l’histoire de Bella, c’est très touchant ❤ Claudine et moi même aurions aimé que vous mentionnez Mr Claude Luquet et Mme Jacky Luquet dans l’histoire de Bella sur les prochaines parties. Ils ont été présent tous les jours avec nous sur le terrain pour retrouver Bella et continue encore aujourd’hui de prendre de ses nouvelles et de m’acheter des alèses puisque Bella n’est pas propre la nuit. Jusqu’au bout ils étaient présents et depuis le début, alors si vous pouviez les mentionner en soulignant qu’ils étaient là tous les jours, ce serait super 😉 Merci encore, bonne soirée à vous 😗

Buonasera, grazie per la storia di Bella, è molto toccante - Claudine e io avremmo voluto che citassi 
il signor Claude Luquet e la signora Jacky Luquet nella storia di Bella, nella prossima parte in arrivo
Sono stati lì ogni giorno con noi a terra per trovare Bella e continuano oggi a chiedere sue notizie 
e comprarmi dei materassini perché Bella ne ha bisogno per la notte.
Fino alla fine erano presenti e fin dall'inizio, quindi se potessi menzionarli 
sottolineando che erano lì ogni giorno, sarebbe fantastico. Grazie ancora e buona serata 

Bella in relax
Bella, oggi

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PARTE 5

GENNAIO, SEMPRE IN FUGA 

Le comunicazioni nel gruppo sono costanti e concitate. Le volontarie sono sempre in contatto tra di loro per non perdere alcun aggiornamento o richiesta di informazione che potrebbe rivelarsi utile alle ricerche.

Ecco alcuni stralci della loro chat:

01/01/17, 21:38 – Sandrine: Comunque ragazze,le persone del posto, del quartiere dove gira,stanno facendo cose straordinarie…pensate che quasi tutti, hanno messo crocchette in una ciotola, più acqua, nel proprio giardino, lasciando il cancello aperto..splendidi.

Per tutta la giornata successiva viene avvistata tra le vigne, ma nulla da fare;  poi se ne torna nel bosco e solo a notte fonda Corinne scrive un messaggio sulla chat che torna a casa e che le ha lasciato del cibo lontano dalla strada. E’ chiaro a tutti che Corinne si è davvero presa a cuore questa vicenda e la sorte di Agnese.

Nei giorni seguenti nuovi avvistamenti.

03/01/17, 15:21 – Sandrine : È nei campi

4/01/17, 18:13 – Sandrine : Quindi…Questo è il riassunto… l’hanno vista due volte… Ad un certo punto, Agnese era tipo in un tombino, Corinne era sopra di un metro con il guinzaglio, ma si è preso una storta alla caviglia e Agnese ne ha approfittato x scappare, poi, visto che hanno fatto delle squadre, scappando si è ritrovata l’altra squadra davanti, ed è entrata in una proprietà, hanno subito chiuso il cancello, chiamato il proprietario,che li ha fatti entrare x cercarla,peccato che dal lato in alto, non c’era recinzione ed è scappata… L’unica cosa è che inizia ad essere stanca, quindi, anche se fa pena, forse diventerà un’arma x chi la cerca,xk mette più tempo a reagire.

Questi sono solo alcuni esempi dei vari messaggi che si scambiano e non c’è mai un attimo di tregua! Le ricerche proseguono incessantemente giorno dopo giorno dopo giorno.

Nel frattempo dall’Italia ci si attiva per fare un bonifico europeo a Corinne per comprare il cibo che sta lasciando disseminato nelle varie zone dove lei si aggira e ovviamente ne occorre parecchio.

E’ già l’8 gennaio ed ecco nuova segnalazione:

08/01 18:03 Claudine: Nous avons eu un signalement sur la commune de Aups (abbiamo una segnalazione dal comune di Aups).

Aups dista 25 chilometri!! Agnese cammina stanca e zoppicante non trova pace e continua a spostarsi percorrendo tantissima strada.

Nel frattempo i media locali, giornali e radio, diffondono la notizia,  attraverso articoli sulle loro pagine Facebook e ad annunci radio. La copertura è totale, tutti allertati e lei…scappa!

 

09/01/17, 18:38 – Sandrine : L’hanno vistaaa. Al domaine de la baume e a tourtour.

09/01/17, 19:40 – Carla: ne fa di strada!

09/01/17, 19:41 – Valentina : E’ una maratoneta!

11/01/17, 21:57 – Sandrine : Agnese è in compagnia di un altro cane,grande,bianco

 

Ed ecco che la nostra Agnese si è trovata anche un amico. Gli avvistamenti con altri cani sono più di uno.

 

11/01/17, 22:23 – Sandrine : Cmq,è scesa…ecco xk nn la vedevano più da giorni in zona sopra Carces..

Eliminate l’avvistamento del domaine de la baume, era scesa verso flassans…forse,passando dalla route du lac, les rogations…

Ma niente da fare, Agnese ora in compagnia di altri cani, forse cani da pastore, cani da fattoria, riesce a trovare cibo e riparo e riesce a sfuggire alla caccia serrata che le stanno dando con ogni mezzo.

13/01/17, 10:54 – Sandrine : Una segretaria di una ditta di trasporti ha fatto pubblicare volantino da distribuire a tutti gli autisti di zona.

La collaborazione della gente del posto è davvero ammirevole e la loro disponibilità è massima. Ha quasi dell’incredibile!

 

“Sono giorni e giorni che girovago. Trovo cibo da tutte le parti e spesso giacigli caldi. Alcuni compagni di corse e di avventure mi aiutano a trovarli. Ovunque vedo umani che cercano di avvicinarsi, ma non so cosa vogliano. Non so più di chi fidarmi. Questa vita da randagia  mi ricorda qualcosa, mi ricorda tanti anni fa, prima di… prima di… prima del nulla. Prima della prigione. Se trovo cibo non è così male essere libera. Certe sere, stanca morta, con il muso sulle zampe annuso questa aria straniera, sento l’ultimo raggio di sole sul pelo, poi mi acciambello e dormo. Le zampe sognano ancora di correre”.

Per parecchi giorni Agnese non si fa più vedere; le ragazze sono disperate e cominciano a temere il peggio.

Ma ecco che ricompare, finalmente, per la gioia e l’emozione di tutti, presso il giardino di un’abitazione dove trova cibo sicuro, ma non si lascia avvicinare. Più passa il tempo più la sua diffidenza si acutizza. Cercano di conquistarla  con del cibo appetibile; i proprietari della casa le mettono in giardino una vecchia cuccia del loro amato cane mancato qualche anno prima, coperte morbide e calde, ma niente da fare, lei mangia e si allontana. Nuovi avvistamenti…si dirige verso un’altra casa abbandonata, dove spesso Claudine e Corinne lasciano cibo. La preoccupazione di tutti è la vicinanza di queste due case  a due strade, la d31 e la d50. Le due donne si appostano ma quando loro arrivano, lei si dilegua.

Dopo alcuni giorni cambia zona e viene avvistata più avanti presso il Parc Animalier les Aigles du Verdon; i guardiaparco si  rivelano molto collaborativi e disponibile, tentano di organizzare dei gruppi, stanno già meditando di installare una telecamera per spiarne i movimenti, ma anche in questo caso lei si allontana prima che riescano a mettere in atto il piano di cattura.

Passano giorni senza alcuna notizia. Le ragazze ormai si sono rassegnate a questi momenti di stasi; in alcune giornate la segnalano diverse volte e in tante occasioni, poi passano giorni interi senza che nessuno la scorga. Ma tutto ciò è davvero snervante. Barbara e le sue amiche subiscono un’altalena di emozioni, passano dall’euforia al pessimismo. Hanno capito che Agnese è ricca di risorse e imprevedibile. Ha sicuramente messo in atto una serie di nozioni imparate negli anni di randagismo, prima di essere accalappiata, e poi c’è l’istinto di sopravvivenza. Ma è anche vero che i pericoli sono tanti e che ogni giornata di silenzio può far presagire il peggio.

 23/01/17, 19:22 Barbara : Buongiorno a tutte. …ci sono news? Avvistamenti? Ormai è quasi un mese che Agnese fa la randagina.

23/01/17, 19:24 – Sandrine : Non osavo scrivervi..

Purtroppo nulla..zero proprio..

23/01/17, 19:25 – Alessandra: Neanche vista? ??

23/01/17, 19:25 –  Barbara : Spunterà

23/01/17, 19:25 –  Barbara : È già capitato

23/01/17, 19:31 – Sandrine : Dall’altra sera vicino al Parc Animalier, più nulla…cmq le persone,continuano cercarla...

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veduta di Aups

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PARTE 4

CHI HA VISTO AGNESE? 

Ed ecco che finalmente arriva il primo avvistamento!! Tutte lo vivono come un evento pazzesco, insperato ed emozionante! Tutta la fatica e l’impegno vengono premiati. E’ il 31 dicembre. Una prima persona riferisce di averla vista  correre lungo una strada provinciale, vicino a un centro abitato. In seguito altre persone confermano la presenza di un cane libero e la convinzione che sia proprio lei nasce da un elemento comune che caratterizza  gli avvistamenti: il cane porta un collarino rosso, quasi fosforescente. C’è chi dice di aver visto un cane nero, chi grigio, chi grigio e bianco. Ma tutti dicono che avesse un collare rosso molto evidente.

Agnese era dunque viva! Erano passati diversi giorni dalla sua scomparsa, avvenuta in una zona scarsamente abitata, persa tra campi sconfinati. In pieno inverno. Aveva sicuramente dovuto combattere per sopravvivere alla fame, alla sete, al freddo, per non parlare degli animali selvatici. Ma era viva! La gioia nell’apprendere che ce l’avesse fatta era immensa.

Adesso però bisognava prenderla.

Io corro, corro, corro. Finché c’è luce cerco cibo. Vicino alle case, vicino alle strade. Non mi piacciono le strade e il rumore che fanno, ma quelle mi portano al cibo. Il terreno è sempre gelato, l’acqua è ghiacciata, se non mi avvicino alle case finirò per morire. Dormo in buchi sotto gli alberi, in tane abbandonate con il terrore che torni il legittimo proprietario, appallottolata su me stessa per mantenere quel poco di calore che emana il mio corpo. A volte trovo stalle in cui infilarmi, casolari abbandonati, per poi fuggire alle prime luci dell’alba. Ho fame, sempre fame. Devo trovare il cibo. Vedo luci, vedo fumo, vedo case, mi avvicino di soppiatto in cerca di un bidone con avanzi”.

Immediatamente Barbara crea una chat condivisa tra tutte le volontarie attive in questa affannosa ricerca. Le partecipanti sono Barbara, Valentina, che aveva prelevato Agnese a Polla, Carla e Alfonsa, volontarie di Impronte da Salvare, Alessandra, Laura e Miriam, educatrice del canile di Arenzano, infine Sandrine, naturalmente.

Da Facebook si viene a sapere, leggendo i commenti sotto l’appello, che addirittura qualcuno l’ha liberata da un cavo elettrico in cui era rimasta impigliata senza immaginare che fosse un cane perso e che la stessero cercando da giorni; un’altra persona se l’è trovata nel giardino, ma poi si è dileguata. Le informazioni che arrivano parlano di un cane che zoppica e questo preoccupa ulteriormente il gruppo. Ce la farà?

Nel momento stesso in cui viene formata la chat è in corso un nuovo avvistamento lungo la Route de Cotignac, verso Entrecasteaux. E’ molto spaventata e sicuramente tende a correre via se rincorsa, quindi viene consigliato di attirarla con cibo e cercare di chiuderla in luogo chiuso senza però spaventarla ulteriormente. Tenendo conto che le persone che provano a prenderla non sono sicuramente esperti ciò si rivela alquanto difficile!

L’ansia è alle stelle perché è il 31 dicembre, Agnese si trova presso la d22 che è una statale molto trafficata, considerato anche il giorno particolare. L’ultimo dell’anno.

Purtroppo nonostante l’avvistamento Agnese fugge e non si fa prendere. Le volontarie continuano a scriversi fino alla mezzanotte, augurandosi il buon anno nuovo con la speranza che da lì a breve la fuggitiva venga recuperata.

Inizialmente la cagnolina si muove in un triangolo formato da tre paesi: Carcès, Cotignac, Entrecasteaux, distanti tra loro tra gli 8 e 10 km.

Per tutta la giornata del primo gennaio gli avvistamenti continuano. Sono Corinne e Claudine a tentare l’avvicinamento ma anche il problema della lingua non è da sottovalutare! Infatti se si dovessero avvicinare le parlerebbero in francese. Così nasce un’idea! Fare un vocale sul cellulare con la lingua che il cane ha sempre ascoltato: il salernitano. Insomma le studiano davvero tutte per agevolare una possibile cattura.

Nel frattempo maturano un’altra decisione, se la prendono non verrà assolutamente restituita agli adottanti. Infatti il primo volantino scritto da Barbara riporta il loro numero di telefono, ma nonostante qualche telefonata fatta proprio a loro, le uniche per strada a cercare di acciuffarla sono sempre e solo Corinne e Claudine, i cui recapiti telefonici vengono ormai diffusi ovunque come le persone da contattare in caso di avvistamento.

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PARTE 3
AGNESE ARRIVA IN FRANCIA

Nicola porta Agnese a Nizza e la tiene presso di sé alcuni giorni prima di portarla a sua mamma, ma dopo qualche giorno riferisce ad Alfonsa che il cane è terrorizzato, poco socievole e che Agnese in un frangente gli è quasi scappata. Loro pensano si tratti dello choc dell’ulteriore spostamento in auto, di cui probabilmente ha paura perché già dopo la staffetta avevano capito che i mezzi di trasporto le procurano grande disagio. Gli consigliano così di aspettare che sia tranquilla, di parlarle con calma e avere pazienza, insomma di rassicurarla.

Dopo l’ulteriore tragitto da Nizza a Carcès, dopo una settimana, Agnese è irriconoscibile. Le orecchie basse, gli occhi terrorizzati, la coda tra le gambe. Trema. Vive sotto una sedia, rifiutando addirittura il cibo dalle mani. E’ la stessa amica di Alfonsa, Michela, a riferire che non mangia nemmeno il filetto che le porge. Siamo al 19 dicembre.

” Prima mi hanno portato in quell’inferno di rumori, la strada, le macchine, tante persone. Lui mi strattona, mi tira, mi urla ma io non capisco. Il suo odore è forte e a me non piace. Mi ha tirato giù dalla macchina e mi ha colpito perché ho sollevato un labbro mostrando i denti. Mi da la pappa, ma non mi fido. O mi ignora o mi trascina fuori nel caos. Poi mi ha rimesso nella gabbia. Sono arrivata in un posto dove gli odori sono buoni. Ma ho ancora tanta paura e lui ancora è qui intorno. Non viene da me, ma lo so che c’è. Quando arrivo in questa casa sono confusa, sento odori buoni e odori di cane, un cane che non c’ è più, tanti odori che mi stordiscono. Sto un po’ qui, nella tana, poi semmai esco. Fatemi abituare. Non venite sempre, mi spaventate, ora non ho fame. Ho solo paura. Quando lui va via, magari un giretto per la casa lo faccio…”

I messaggi e le telefonate di Michela ad Alfonsa non sono rassicuranti. Dice che la cagnolina non è socievole. Non ringhia, non è cattiva, ma se ne sta rannicchiata sotto il tavolo, non vuole uscire di lì sotto, è sospettosa. Alfonsa inizia a preoccuparsi perché capisce che forse non stanno usando il metodo giusto, così continua a dir loro di avere la pazienza che lei somatizzi tutti questi cambiamenti. Ci vuole solo tempo.

Dopo un paio di giorni la chiamano e le dicono che Agnese è scappata. Si è fiondata fuori la mattina presto, mentre aprivano le persiane di una porta finestra. Hanno provato a prenderla, ma più loro le correvano dietro più lei si allontanava. Lì intorno solo campagne sconfinate, una situazione davvero difficile.  E’ il 27 dicembre.

Corro, corro, corro. L’aria qui fuori è pungente. Tanti gli odori nuovi e sconosciuti. Le unghie si piantano nel terreno gelato e scricchiolano. Non so perché corro tanto veloce, ma sento una gioia immensa. Libera, sono libera. Come tanto tempo fa. Non me lo ricordavo nemmeno più quanto è bello correre.  Corro, corro, corro  finché  inizio ad avere freddo. Fa freddo qui fuori. Ho anche fame. Devo cercare cibo e anche  un riparo. Farà buio tra poco”.

Quando Alfonsa riferisce a Barbara e alle altre dell’evasione di Agnese vanno tutte subito in agitazione. Cercano insieme di dare indicazioni precise su come fare per riprenderla, fare dei percorsi con il cibo, fidelizzarla, spargere volantini con la foto del cane da mettere nelle zone limitrofe, nei negozi, in giro per il comune. Dalla Francia sembrano recepire i consigli, affermano di tentare il tutto per tutto e per i primi giorni riferiscono anche di vederla ogni tanto in lontananza, nei prati. Ma è dicembre, fa molto freddo, la temperatura di notte scende sotto lo zero e non ci sono molte possibilità di sopravvivenza per una cagnolina che ha vissuto quasi tutta la sua vita in un canile.

Dopo alcuni giorni, la famiglia francese si arrende, scrive un messaggio dicendo che non l’hanno più avvistata; inoltre Michela si ritrova sola, il fratello è ripartito, nessuno la aiuta, la mamma ha l’influenza e aggiunge che secondo loro è inutile proseguire nelle ricerche perché è sicuramente morta, per il freddo o aggredita da qualche animale selvatico.

Barbara e le sue amiche sono affrante, si sentono colpevoli di una scelta forse sbagliata e non si vogliono dare per vinte!

Così scrivono un appello in francese con la foto di Agnese, per farne un volantino da pubblicare su Facebook ai gruppi di ricerca di cani, ne esistono diversi, sperando che qualcuno abbia contatti in Francia per farlo arrivare fino a là.

Fortunatamente l’espediente funziona e un paio di ragazze contattano Barbara. Una di queste abita vicino ad Antibes e si chiama Val, in autonomia decide di  contattare Nicola. Le parole dell’uomo sono molto dure, quasi sprezzanti, e lasciano intendere che Agnese non fosse il cane che si erano aspettati di ricevere. Era troppo terrorizzata secondo lui. Pertanto esorta questa ragazza, anche in malo modo, a non disturbarlo più perché tanto non c’era più niente da fare.

Nel frattempo un’altra francese, di nome Sandrine, sposata con un italiano e quindi abitante in Italia, molto attiva nei gruppi di ricerca francesi dà la sua disponibilità ad aiutare e inizia ad essere molto propositiva con i passaggi da seguire. Si mette in contatto con la prima ragazza, Val, che aveva parlato con Nicola, ma proprio per il suo modo anche un po’ autoritario, che farà di Sandrine il fulcro dell’organizzazione, le due donne entrano in conflitto e Val abbandona il gruppo. Da  questo momento Sandrine, anche per la proprietà della lingua, prende in mano la situazione e si dà un gran daffare. Il suo aiuto si rivelerà prezioso e indispensabile. L’appello quindi viene inoltrato immediatamente a tutti i Comuni limitrofi, Vigili, canili, associazioni della zona. Tra i tanti che leggono questo accorato appello vi è una donna, Claudine abitante proprio a Carcès che si offre di aiutarla nelle ricerche in loco, accompagnata dalla sua amica Corinne. Parte così un volantinaggio a tappeto su tutta la zona, negozi, case, persone , non solo di Carcès ma di tutto il circondario.

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il primo volantino

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PARTE 2

AGNESE ESCE DAL CANILE DI POLLA

Arriva così il giorno che Valentina va a prelevare Agnese e la porta a casa sua. La tiene qualche giorno tranquilla in casa, la lava e la coccola. La prepara per la staffetta  e quando è tutto pronto la mette nel trasportino adatto ai viaggi; la saluta augurandole buon viaggio e buona vita.

Qui è tutto buio, ho paura, c’è un rumore assordante. Ci sono altri cani e anche gatti. Sono ore e ore che sono chiusa in questa gabbia. Ma perché quella ragazza così carina non mi ha fatto stare con lei? Mi piacevano le sue coccole, mi è piaciuto il bagnetto. Un po’ meno quel mostro che sparava aria calda, ma la pappa era buona. Avevo anche le copertine calde per dormire. Le coccole. E’ tutto buio, qui. Non so cosa succede, ho paura…

Finalmente Agnese arriva in Liguria e viene portata ad Arenzano, al canile, visitata e coccolata. Le volontarie lo sanno che questi viaggi sono faticosi e stressanti per i cani, ma sono necessari per poter offrire loro un’adozione dignitosa.

Agnese ha un box tutto suo, con cuccia al coperto, coperte pulite e pappa buona e le ragazze vanno tutti i giorni per portarla fuori e accertarsi che stia bene. Agnese dimostra buon carattere, in effetti, ed è socievole, ottimo presupposto per un’adozione. C’è però un piccolo ostacolo: l’età presunta giù in canile, 3 anni, è sbagliata; Agnese è molto più anziana, ne ha circa 8, per cui la ricerca della famiglia interessata potrebbe essere un po’ più lunga; i volontari,però, non si perdono d’animo, sono sicuri che arriverà anche per lei il grande giorno!

Non è male qui. Mi piace. Se scodinzolo mi grattano le orecchie. Se salto e metto le zampe addosso a qualcuno non mi urlano, ma mi parlano con voce dolce. La pappa arriva tutti i giorni e ho anche una bella pallina. Però quello vestito di verde che mi ha tirato su la coda e infilato i bastoncini in gola e nelle orecchie è brutto. Non mi piacciono quelli che hanno quell’odore. Non mi piacciono gli uomini. Mi ricorda quella volta che… non ci pensare. Ora sono qui… e non si sta male qui.

Barbara ha scritto  così un accorato appello da condividere sulla pagina Facebook dell’associazione per far conoscere Agnese e cercare così una mamma per lei.

Nelle successive settimane un paio di persone chiedono di Agnese ma come sospettavano il fattore età è un deterrente. Agnese resta nel suo box, tranquilla ma un po’ triste. Una certa esuberanza mostrata all’inizio si è trasformata in una quieta rassegnazione.

Così quando una cara amica di Alfonsa, Michela , le chiede un cagnolino tranquillo e anche non più giovanissimo per sua mamma che abita in Francia,alla quale è morto il suo cane, tutte ritengono sia arrivata la fantastica occasione per Agnese.

La signora abita in una grande casa rurale a Carces, nel Var, entroterra della Costa azzurra, e ha tantissimo spazio intorno all’abitazione. La casa è in mezzo al verde, in una zona molto tranquilla. Agnese può andare a stare molto, molto bene. Finalmente amata e coccolata da una mamma. Una mamma tutta sua.

Prima di dare un cane in adozione, passaggio di solito obbligatorio, c’è la visita preaffido. Alcuni volontari si preoccupano di verificare fisicamente che le condizioni in cui il cane sarà tenuto siano adeguate. Non dimentichiamo che sono cani che hanno sofferto molto e hanno bisogno di una famiglia che li ami, non di finire alla catena o piazzati in cucce esterne in giardini senza possibilità di stare in famiglia.

In questo caso discutono molto del fatto che in tale occasione è impossibile fare questo tipo di controllo, sia prima che dopo, come sono solite fare per verificare che il cane si trovi bene nella sua nuova famiglia; ma Alfonsa conosce questa amica da anni, è veterinaria, anche se non praticante, molto disponibile a dare qualsiasi tipo di informazione, invia foto della casa, i messaggi sono rassicuranti e scrive che la aspettano con ansia. Hanno avuto diversi cani e non sono quindi a digiuno di comportamento canino. La fiducia verso questa famiglia conosciuta e stimata è massima.

Così predispongono i documenti per l’espatrio.

C’è una strana eccitazione quando parlano con me. Qualcosa deve accadere. Parlano, parlano ma io non capisco. Non so se mi piace tutta questa agitazione.  Mi hanno messo un collare rosso. Loro sono felici. Io non so. Ora che mi stavo abituando e che avevo imparato a conoscere tutti i rumori e gli odori. Sono spaventata e confusa.

Finalmente, come accordi, arriva il giorno del suo prelevamento. E’ il 15 di dicembre. La sua prima destinazione sarà Nizza, presso la casa del fratello di Michela, perché per Natale è prevista una riunione di famiglia e sarà quindi Nicola a portare Agnese fino a Carces.

Le volontarie commosse, baciano la cagnolina sul musetto peloso e la rassicurano. Aiutano Nicola a sistemarla nel trasportino in macchina e come sempre trattengono una lacrima quando un loro protetto se ne va. Sanno che è giusto così, ma l’emozione è sempre grande.

No, no, no… perché mi mandano via? Perché mi mettono qui? Il rumore è forte. Non ci voglio stare chiusa qui. Quanto ci devo stare? Non  mi piace questo odore. E’ l’odore di quelli che mi picchiano. E’ l’odore di quelli con il bastone, delle pietre. Delle urla. Non voglio stare vicino a questo essere umano. Ho paura. Tanta paura.

segue…

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Da Polla a Carcès

 

CERCASI AGNESE DISPERATAMENTE

La storia  della cagnolina Agnese, in viaggio dall’Italia alla Francia

PARTE 1

IL DURO LAVORO DEL VOLONTARIO CINOFILO

Questa è una storia vera. Cercherò di raccontarvela con tutto il pathos con cui l’hanno vissuta i tanti protagonisti perché è davvero emozionante.  Forse in alcuni punti l’immaginazione mi ha preso un po’ la mano, ma concedetemelo, sembra un racconto di Dickens e dovevo dare voce alla vera eroina della storia: Agnese.

Per capire pienamente come sono andate le cose devo prima spiegarvi come funziona il meccanismo delle adozioni dei cani del Sud.

I canili del Sud Italia, per diverse motivazioni che non sto qui ad elencare, sono tanti, davvero pieni zeppi di cani e spesso sovraffollati. I cani “ospitati”, per così dire, variano per età, da cuccioli a vecchissimi, taglia, colori, sesso, indole, provenienza, talvolta possono essere di razza. Li accomuna una cosa. Sono di nessuno. Anzi, no, sono dei comuni dove sono stati accalappiati, ma questo non garantisce loro la certezza di un’adozione, anzi.

Infatti solo i cani più fortunati, anche qui  un eufemismo, sono collocati in canili dove è possibile per alcuni volontari del posto andare a vederli, fotografarli, dar loro un nome per scrivere appelli da pubblicare ovunque sul web.

Tanti cani, invece, non usciranno mai. Rinchiusi in canili lager, dove per i volontari non è possibile entrare e  dove loro resteranno invisibili a vita.

Ma questa è un’altra storia.

Io stessa ho due cani, prelevati da due canili differenti, uno di Caserta e uno di Avellino, pertanto conosco perfettamente tutto l’iter.

Il processo di adozione di un cane dal Sud è fatto di vari passaggi e tanto lavoro da parte dei volontari.

La mia amica Barbara è, qui a Genova, uno dei tanti ponti di comunicazione tra le volontarie del sud e le volontarie del nord e collabora con una associazione  “Impronte da Salvare”, che fa capo a Margherita. L’Associazione ha la sua sede a Varazze e poi si avvale della collaborazione di due strutture tra cui la principale è quella del Canile di Arenzano, dove vengono collocati alcuni cani selezionati per dar loro visibilità e speranza di adozione. Intorno all’Associazione ci sono diversi responsabili, tra cui Alfonsa che è una delle volontarie protagoniste di questa avventura. I volontari sono tanti e ognuno ha un compito: si occupano di appelli, di fare mercatini per raccolta fondi, di banchetti per raccogliere cibo, fanno stalli per casi urgenti, controlli prima e dopo l’affido ma soprattutto si recano al canile per seguire i loro amati ospiti.

Quindi, come funziona: Valentina, una delle diverse volontarie operanti sul comune di Salerno e che agisce in collaborazione con “Impronte da salvare”, va al canile di Polla; per fortuna non è tra i peggiori dei tanti esistenti perché lì le permettono di entrare e i cani sono trattati bene.  Fa un giro tra i box, guarda i cani e li valuta anche caratterialmente. Si accovaccia per terra accanto a loro per una grattatina di orecchie. Solo così può riuscire  a creare un contatto, a sperare in uno scodinzolio che la attiri, o a conquistare la fiducia di uno più restio, ma non per questo meno meritevole di una casa e di una famiglia che lo ami.

In una di queste visite Valentina ha adocchiato una cagnolina, da lei poi battezzata Agnese. Aspetto spettinato, bianca e nera, orecchie cadenti e occhi nocciola. Una simpatica spinoncina. Agnese ha fatto di tutto per farsi notare da Valentina: le scodinzolava, le leccava mani, le saltava addosso.

Scegli me, scegli me. Lo so che siamo tanti in questo box, ma guarda me. Lo so che quando guardi uno di noi, poi lo porti via da qui. Tu hai un buon odore, mi fido di te. Sono tanti anni che sto qua dentro. Portami via.

Così Valentina ha fatto le foto, le ha inviate a Barbara che a sua volta ha chiesto il permesso all’Associazione di poterla ospitare ad Arenzano e insieme hanno deciso di dare un’opportunità a quella buffa cagnetta. Sembrerà strano ma questo passaggio è molto delicato. Le persone hanno molti pregiudizi e preconcetti sui possibili cani da adottare: certi colori, certe taglie, certe caratteristiche non sono gradite. Quindi questa scelta è cruciale. Le volontarie inoltre si autotassano e pagano tutto: quelle al sud si sobbarcano tutta la prima fase di lavoro di prelevamento dal canile e preparazione del cane alla partenza, con eventuali vaccini se non ancora presenti e sterilizzazione quando è necessaria. L’Associazione invece cerca di coprire le spese di viaggio, chiamata in gergo staffetta, che porta il cane verso il luogo di stallo. Da quel momento in poi è a carico suo e riceverà tutte le cure del caso. Vi pare poco? Tutto questo è volontariato; si conta poi sulla sensibilità del futuro adottante per un’offerta che aiuti a poter continuare questa attività davvero dispendiosa.

Se la scelta del cane non è stata quella giusta il rischio è che lo stallo duri tanto, pesando così economicamente e soprattutto negando a quel cane e ad altri, successivi, la speranza di un’adozione.

continua…

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