ASPETTANDO ALEMANTE

Ci siamo. Finalmente è arrivato “quel sabato”, l’ultimo sabato del mese in cui da 16 anni si svolge l’Alemante Festival.

Io lo sapevo che mi sarei trovata davanti a questo spazio bianco e avrei dovuto riempirlo di bellissime parole e sapevo che avrei avuto la sindrome da pagina vuota, una specie di ansia da prestazione perché parlare dell’Alemante, ragazzi, mette un’ansia!

E invece sono qui e in effetti ancora non so cosa scriverò, ma lo devo fare. So di doverlo e volerlo fare.

La molla finale è stata incontrare Marco, un amico, stamattina alle 6 al bar, vestito da lavoro e senza necessità di spiegazioni gli ho chiesto:

“Vai a lavorare al piazzale?”  e lui: “E’ dalle quattro e mezza che lavoriamo e ha fatto anche una bella ramata di acqua!!”

Poi io, ancora :”Ma sei in ferie?” e lui: ” Sì, sì…” , come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in ferie per fare un lavoro non retribuito durante la notte.

L’Alemante era nella top list degli articoli che volevo scrivere. Ci ho girato attorno dei mesi, facendo anche qualche riferimento qua e là, aspettando di scrivere l’articolo principe del blog. Quello definito cornerstone. E invece…non ne avevo mai il coraggio. Così sono arrivata a due giorni prima senza averlo scritto…

Ma avete idea di cosa sia questa Festa? Di cosa rappresenti per tutti i ragazzi che lo hanno fortemente voluto e che da 16 anni si sbattono perché immancabilmente l’ultimo sabato del mese di giugno noi ci si possa emozionare e tutte le volte stupire di quanto grande sia il loro amore per l’amico Alessandro Mantero? Mi sembrava impossibile poter parlare di tutto quello che si muove attorno a questo Festival, ma lo farò.

Proverò a spiegarvi cos’è e perchè è così importante.

Il 14 luglio del 2002 un sarcoma si porta via un ragazzo di soli 24 anni. Il suo nome era Alessandro Mantero (da cui AleMante) e lo descrivono come un ribelle e testardo, ma simpatico e divertente. Un ragazzo bello che tutte le ‘babbe’ più piccole guardavano ammirate con gli occhi a forma di cuore, come ben ci descrive, nell’articolo del  suo blog, questa ragazza che lo ha conosciuto.

Lui affronta la malattia e le sofferenze della cura con la stessa tenacia e caparbietà con cui aveva affrontato la vita fino a quel momento. Gli amici restano attoniti di fronte alla sua repentina scomparsa e non se ne capacitano, lascia un vuoto assordante intorno a sé che loro fin da subito decidono di riempire con una manifestazione in suo ricordo.

Io non ho conosciuto Alessandro perché non sono originaria di Pra’ e forse non lo avrei nemmeno incrociato sulla mia strada perché ci separano sette anni, ma da quando sono qui è come se lo conoscessi. Come se non se ne fosse mai andato e camminasse sempre al fianco di suo fratello e dei suoi grandi amici. Loro non lo hanno lasciato andare e ce ne trasmettono un ricordo indelebile ogni anno che passa.

Ho appreso della sua storia dal libro ‘Là dove il sole incontra il luna’ di Silvia Laguzzi, che grazie alle testimonianze di chi ha voluto raccontarle chi era Alessandro e perché è nato L’Alemante ha permesso a tutti  di conoscerlo e di capire profondamente quale macchina di solidarietà  enorme si muova tutti gli anni. Il libro è stato stampato nel giugno del 2015 e tutto il ricavato della vendita è devoluto all’associazione  Alemante Friends.

In realtà per capire dovete venire. Davvero. Non vi posso descrivere la magia. C’è un’energia quel giorno, ovunque, che è palpabile. La tensione è alle stelle, si spera che non piova, che tutto vada per il meglio, che il lavoro di tanti volontari di un anno intero non sia vanificato da un inconveniente o un contrattempo. La buona riuscita dell’Alemante è troppo importante per tutti.

L’Alemante è un Festival, una grande Festa all’aperto, organizzata nel parcheggio della stazione di Pra’: detta Fascia di rispetto. Il palco è immenso e vengono disposte migliaia di sedie. Ci sono gli stand per poter mangiare. Tanto tempo fa c’erano solo i focaccini di Crevari, ora la scelta è degna della miglior fiera: Agnolotti del @C.C.R.T di Tagliolo, Salsiccia, Patatine e Hot Dog del Comitato per la Valorizzazione del Ponente – Pra’, Stoccafisso e Baccala’, Birra servita rigorosamente nel bicchiere da riciclare. Lo spettacolo prevede una parte musicale offerta da Emanuele Dabbono, che nel 2010 ha anche regalato una canzone al Festival : Ora giochi ala, scritta appositamente per ricordare Alessandro e Mike from Campo, rapper in genovese, e i Demueluin. Il presentatore è Max Novaresi, accompagnato dalla bella Elizabeth Kinnear, attrice. Quest’anno avremo nuovamente le gradite incursioni della iena Mauro Casciari.

Il resto dello spettacolo è dedicato al Cabaret e sul palco si alternano i migliori comici del panorama genovese, ma non solo, ricco di talenti. Quest’anno il cast è a sorpresa, ma non resteremo sicuramente delusi perché chi sta alla regia e tira le fila di tutti gli artisti è il bravo  Graziano Cutrona, autore televisivo e scrittore, che da anni segue il Festival  e mette, come tutti gli altri artisti , ci tengo a ricordarlo, la sua bravura, il suo lavoro e il suo tempo a completa disposizione senza alcuna forma di remunerazione.

Poi tocca a noi. Tocca a tutti noi partecipare e contribuire con oblazione volontaria all’ingresso e consumando agli stand o acquistando una maglietta ricordo. A quel punto gli sforzi di un anno intero, il sacrificio di tanti amici che da 16 anni vogliono ricordare l’amico con qualcosa di buono, la generosità di tutti quelli che si adoperano regalando il loro lavoro (da chi pulisce la zona i giorni prima, a chi monta stand e tutto il necessario, a chi serve per tutta la sera birra e focaccini, a chi ha scritto, chi canta, chi suona, chi ci fa ridere, tutti ma proprio tutti) ricadono su di noi  e allora dobbiamo, abbiamo l’obbligo morale di aderire alla raccolta fondi per l’obiettivo 2018:

quest’anno l’obiettivo è l’acquisto di un ECOCARDIOGRAFO portatile per i reparti di ematologia, oncologia e tmo del’IRCCS Giannina Gaslini di Genova. Uno strumento utile nella cura dei piccoli pazienti del reparto, indispensabile per non spostare i bimbi dal loro letto.

Nel 2017, leggo dal loro pamphlet distribuito nelle attività commerciali di Pra’ che sostengono l’Alemante, ma visibile anche dal loro sito QUI , hanno raccolto 80.202,20 euro e consegnato ben 14 dispositivi medici o materiale a Gaslini, Croce Azzurra di Borzoli e associazioni. Tutto elencato, tutto documentato. Vi rendete conto dell’enormità della cosa?

Anno dopo anno raccolgono cifre considerevoli e comprano dispositivi medici, ambulanze, culle termiche, materiale. Non fanno mai offerte in denaro. Si pongono un obiettivo e cercano di raggiungerlo, anche grazie al successivo torneo di calcio con annessa pizza al forno a legna.

Non so se ora che sono arrivata in fondo abbiate capito perché temevo così tanto scrivere questo articolo. Innanzitutto si parla di un ragazzo che non c’è più: un figlio, un fratello, un amico. E’ tremendamente delicato affrontare questo tema e parlare di tutte quelle persone che oggi io conosco e che nel corso di questi 16 anni in modi e momenti diversi mi hanno raccontato qualcosa di Ale o del loro impegno come Alemante Friends. Loro lo fanno col sorriso, lo fanno con una forza incredibile, lo fanno con la voglia di tenere vivo il ricordo di Ale, ma io mi sento un’intrusa. Mi sembra di non essere titolata a parlare di questo meraviglioso incanto a cui assisto ogni anno. La notte si fa magica, le persone arrivano spensierate, mangiano, bevono, ridono tutta la sera, si scherza, si gioca e si raccolgono fondi. Poi arriva il momento che le luci si abbassano, lo schermo si illumina con le immagini di Ale, la chitarra parte, Dabbono intona le prime note di Ora giochi ala e improvvisamente senti la pelle d’oca. Senti che lui è lì. Che non se n’è mai andato e anche se non lo hai mai conosciuto lo saluti con le lacrime agli occhi e ringrazi col cuore tutti i suoi amici che ogni anno permettono a questa magia di accadere.

Venite sabato sera a Pra’, sabato 30 giugno 2018, a farvi rapire da questa magia.

Gli Alemante Friends vi aspettano.

E anche io, che col cuore in gola sono riuscita ad arrivare fino in fondo al mio articolo.

alemante 2018

 

 

 

 

SI CORRE VERSO IL MONDIALE E VERSO NUOVE ESPERIENZE: LA NAZIONALE DI CALCIO AMPUTATI ITALIANA

Pronti, posti…via!!

Come è cominciata una bella avventura…

Per raccontare come mai io e Marco ci siamo trovati a partecipare il 29 aprile alla camminata  podistica che si è svolta a Correggio a sostegno delle stampelle azzurre, ossia la Nazionale Calcio Amputati , devo fare un passo indietro nella storia.

Tanti anni fa, dopo essere tornata a casa dall’ospedale con Marco, ho pensato di creare un gruppo Facebook  per cercare persone che fossero affette dalla Sindrome di Vacterl, la stessa con cui è nato Marco e condividere alcune esperienze ed eventuali dubbi.

In questo modo avevo stretto amicizia con Francesca Mazzei, mamma di Francesco Messori, affetto dalla stessa sindrome, oggi grande Capitano e fondatore, a soli 14 anni, della Nazionale Calcio Amputati.

E’ così che io la squadra l’ho vista nascere e ne ho seguito l’evoluzione sin dalle sue prime partite, sempre da casa, virtualmente, a mezzo social.

Io non sono una grande appassionata di calcio, ma seguivo con grande interesse questa Nazionale, quella non sotto i riflettori. Ovviamente essere a mia volta mamma di un bambino con una disabilità motoria mi ha permesso di venirne a conoscenza e di essere molto sensibile al tema.

La Nazionale gioca per la prima volta il 27 aprile 2013 ad Annecy contro la Francia e nel 2014 arriva a partecipare al mondiale in Messico. Un traguardo raggiunto in brevissimo tempo considerate anche le difficoltà logistiche per gli allenamenti.

La partecipazione agli Europei in Turchia nell’ottobre del 2017 e il quinto posto ottenuto valgono la qualificazione diretta ai prossimi Mondiali del 2018, che inizieranno il 24 ottobre.

Potete trovare molti servizi giornalistici, interviste e articoli sulla Nazionale Amputati, se volete approfondire, inserisco alcuni link a fine articolo; ma quello che oggi vi vado a raccontare è qualcosa di diverso e ancora più bello, se possibile.

Quando ho scritto l’articolo su Alessia casualmente siamo finiti a parlare anche di Marco e della sua disabilità, che poi attualmente è limitata ad un arto superiore, e ho scoperto che la Nazionale sarebbe venuta a Genova a febbraio, ad allenarsi presso i campi della Levante C Pegliese di cui è un referente anche il cugino di Alessia, Marco Doragrossa.

Anche la Levante C è un esempio di sport inclusivo e mi riprometto di dedicare a loro un articolo per illustrare i loro vari progetti.

Comunque non mi sono lasciata scappare l’occasione e il 25 febbraio finalmente ho potuto vedere  i miei idoli sul campo. Sì, perché lo dico davvero, loro per me sono fenomenali e io non vedevo l’ora di conoscerli.

E’ stato un attimo che Marco si è trovato in campo con loro, per conoscerli, e Renzo, l’allenatore già gli chiedeva se gli sarebbe piaciuto entrare a far parte della scuola calcio, come portiere. Non immaginate la sorpresa. Io non ero a conoscenza di questo progetto, che prevede la formazione di una scuola calcio per bambini con difficoltà motorie. E’ un progetto ambizioso che in questo momento prosegue il suo cammino grazie a persone fantastiche che credono fermamente in quello che fanno e che stanno spendendo molte  energie affinché questo sogno si realizzi e io ho potuto toccare con mano i primi risultati nel weekend del 28 e 29 aprile.

Il progetto è partito ad aprile del 2017, in occasione di  due amichevoli tra  Italia e Polonia, e i bambini di entrambe le nazionalità hanno avuto l’occasione di giocare ed essere allenati dai tecnici delle due squadre.

Quando Marco è stato incluso nel progetto era già in calendario l’evento del 29 aprile pertanto siamo stati invitati a partecipare.

Al nostro arrivo sabato 28 abbiamo trovato una cittadina, Correggio, che si stava preparando ad una bella giornata di festa.

Perché a Correggio? Il quartier generale della squadra si trova lì: Francesco Messori, il capitano è nato lì, così come Renzo Vergnani, CT e Paolo Zarzana, CT in seconda. Fanno inoltre parte dello staff tecnico della Nazionale: Marcello Lusetti, accompagnatore, sempre di Correggio, Gianni Sasso, Ischitano, preparatore atletico e Simone Teso, accompagnatore 2^ allenatore.

Le piazze del paese ospitavano banchetti con le magliette arancioni dell’evento, preparate appositamente per la corsa podistica e con stampato “Si corre verso i Mondiali… con le stampelle azzurre”.

Francesco Messori

Nel corso principale, Corso Mazzini, era stato allestito un campo da calcio 10×15 dove prima della partenza si sono disputate alcune partite dimostrative e dove Marco, dopo un prima sessione di allenamento del sabato, si è messo per la prima volta in gioco in porta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era agitato e preoccupato perché lui gioca a calcio da un anno solamente e nella sua squadra ricopre il ruolo di mediano perciò la modalità ‘portiere’ per lui era completamente nuova. Dovrà sicuramente lavorarci tanto.

 

 

 

Ad accompagnarlo sul campo in queste giornate  in questa occasione c’erano anche Ephrem, grandioso attaccante, Jacopo, altro portiere e Nicolò. Tutti nuovi amici e compagni di questa bella avventura.

Loro sono piccole promesse. Bambini nati con una qualche piccola complicazione, o a cui è accaduto un incidente di percorso, che possono sognare di far parte un domani della Nazionale Italiana, oggi entrata a far parte delle Fispes, dopo un  lungo sostegno avuto dal CSI, e quindi a pieno titolo negli sport paraolimpici.

 

 

 

 

 

Uno degli obbiettivi di questo articolo è divulgare questa notizia, ossia la possibilità per bambini con disabilità motorie di aderire a questo progetto e far parte della scuola  “Un amore per il calcio”; inutile dire che è un’opportunità per i bambini e i ragazzi che si trovano in un ambiente sano, dove la loro disabilità passa inosservata perché è  la normalità e possono vedere i ‘grandi’ compiere evoluzioni in campo degne dei più grandi campioni.

Le occasioni degli incontri sono comunicate di volta in volta ma per adesso è certo l’appuntamento di luglio.

Dal sito della Fispes (16/4/2018):

A Roma a luglio il Junior Camp per bambini di tutta Europa

Versione stampabile

Lo scorso weekend a Varsavia, nel corso del Congresso EAFF (Federazione europea del Calcio amputati), è stata assegnata all’Italia l’organizzazione del Junior Camp di calcio per bambini amputati.

Il Camp, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà dal 4 all’8 luglio a Roma presso il Centro preparazione paralimpica del Tre Fontane e accoglierà 80bambini di età compresa tra i 5 ed i 16 anni provenienti da 15 paesi europei.

Il programma, che sarà coadiuvato dal CT della Nazionale italiana Renzo Vergnani e coinvolgerà anche alcuni giocatori azzurri in qualità di tutor, prevede due sessioni di allenamento al giorno.

Il Congresso EAFF ha fatto anche il punto sullo stato dell’arte del Calcio amputati a livello europeo e mondiale, e sui percorsi di sviluppo della disciplina per gli anni a venire.

La Federazione europea conta sul sostegno di Respect, il programma di responsabilità sociale della UEFA e ha come obiettivo primario la diffusione del Calcio amputati in altri paesi del vecchio continente e, per quelli aderenti, la nascita di una Champions League e di una Europa League per club che dovranno prendere forma entro il 2021.

Il Presidente FISPES Sandrino Porru, presente al Congresso, dichiara: “Sono felice dell’esordio federale negli organi internazionali e sono ancora più orgoglioso dell’impegno che abbiamo preso per l’organizzazione del Junior Camp che, da subito, ci rende protagonisti. Quest’evento farà da trampolino di lancio per attrarre bambini e giovani amputati che vogliano avvicinarsi al Calcio amputati con lo scopo di reclutare nuovi atleti e facilitare la costituzione di nuove squadre diffuse su tutto il territorio nazionale. La nostra presenza dentro l’EAFF è importante per legittimare un percorso che, grazie all’ottimo spirito di gruppo tra tutti i paesi europei, vuole puntare al futuro ingresso della disciplina all’interno di quelle attualmente annoverate nel Comitato Paralimpico Internazionale (IPC)”.

Quindi si parte per Roma!!

Ho avuto modo di parlare con alcuni sostenitori del progetto, tra cui la Onlus “Un amore per la vita” e mi ha davvero stupito la loro dedizione e passione. Tutti coloro che sono interessati anche solo minimamente sono entusiasti e credono fino in fondo nel valore di questo progetto. Uno sport inclusivo, uno sport per tutti, uno sport che fa bene e in questo caso dedicato a  bambini e ragazzi.

Giovani a cui si può dare un sogno, ma soprattutto una bellissima realtà fatta di persone vere e positive, di belle iniziative di condivisione. E io ne ho avuto un breve assaggio in loro compagnia.

Sono tornata a casa euforica, ricca di emozioni e felicità. Attorno a me ho percepito solo positività.

Perciò mai come in questo caso vi chiedo il passaparola, condividete il link, via Facebook, Twitter, via whatsapp. Si cercano giovani talenti!

Se siete interessati al progetto potete contattare :

Renzo Vergnani – Cell. 373 7158225

o inviare una mail a:

[email protected]com

Ovviamente vale anche se siete interessati come sponsor o sostenitori!!

Gli sponsor della scuola “Un amore per il calcio” sono:

art4sport associazione onlus che aiuta i bambini portatori di protesi di arto a integrarsi attraverso lo sport. Ispirata alla storia di Bebe Vio. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 94127050261

amore per la vita onlus , associazione che opera prevalentemente sulle adozioni a distanza. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 90041760415

Insuperabili onlus, scuola calcio per bambini con disabilità, Per sostenerli

Beneficiario: ASSOCIAZIONE INSUPERABILI ONLUS
Iban: IT49T0521601098000000082649
Banca Credito Valtellinese Filiale Corso Unione Sovietica, 231 Torino
Causale: erogazione liberale a sostegno progetto Insuperabili scuole calcio per ragazzi disabili

 

Per conoscere meglio la storia di Francesco Messori e la formazione della Nazionale potete acquistare il libro scritto a due mani da Francesca Mazzei e Francesco Zarzana: ‘La tifosa di “Messi”‘ il cui ricavato è devoluto a sostegno della Nazionale Italiana Calcio Amputati.

Lo trovate a questo indirizzo a 13,50 euro!! Io l’ho letto ed è molto emozionante, ve lo consiglio ovviamente!

Questo articolo invece è di una Correggese che ha un blog di viaggi e ha dedicato un post al suo concittadino: Francesco Messori: c’è un’Italia che andrà ai Mondiali

VIDEO RAI DUE ‘I FATTI VOSTRI’ DA MAGALLI : APRI QUI.

ARTICOLO DI DISABILI.IT : GIOCARE CON LE STAMPELLE:STORIA, SOGNI E REALTA’ DELLA NAZIONALE DI CALCIO

Ad ogni modo se cercate su Google ormai trovate decine di articoli e video.

Consegna della muta ufficiale!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora una cosa, importantissima!!

VENITE A VEDERE I RAGAZZI DELLA NAZIONALE CHE SI ALLENANO A GENOVA, NUOVAMENTE SUI CAMPI DELLA LEVANTE C, A MULTEDO, SUBITO FUORI DALL’AUTOSTRADA DI PEGLI.

SARANNO A GENOVA DAL 28 AL 31 MAGGIO E POI NUOVAMENTE A SETTEMBRE (POTETE TROVARE TUTTE LE DATE DEGLI EVENTI SUL CALENDARIO DEL SITO).

Iniziano le settimane del Calcio amputati europeo EAFF. Dodici eventi in 10 paesi programmati a maggio per promuovere la disciplina. In Italia l’appuntamento scelto coincide il raduno tecnico di Genova dal 28 maggio al 1 giugno. Siete tutti invitati!

VI ASPETTIAMO PER SUPPORTARLI E FAR SENTIRE LORO TUTTO IL NOSTRO AFFETTO, SE CONOSCETE BAMBINI INTERESSATI ALLA SCUOLA CALCIO NON ESITATE A PORTARLI!!

 

 

 

 

 

Ringrazio Marcello Lusetti e Giuliana Pagliani per le foto inserite nell’articolo, estratte dagli album delle loro pagine Facebook.

Grazie a Renzo Vergnani e tutti, davvero tutti, quelli che si sbattono da pazzi e rendono tutto ciò possibile.

IL SOGNO DI GIULIA

C’era una volta una Principessa…

guerriera!

IL SOGNO DI GIULIA
PRINCIPESSA GUERRIERA

I miei articoli finora hanno preso spunto da persone che stanno realizzando un sogno ed è spesso proprio quello che mi ha spinto a parlare di loro. Ho raccontato di cantanti, scrittori, artisti, narratori, persone che hanno creduto nei loro sogni e oggi perseguono il loro obiettivo, persone che hanno mollato le loro vite precedenti per impegnarsi in qualcosa in cui credevano veramente. Persone vere.

Ebbene oggi vi voglio parlare di una Principessa. Ma quello che vi devo raccontare è che lei non vuole affatto fare la Principessa!

Il 14 settembre del 2010 nasce Giulia, quarta nata e unica femmina di mamma Laura. Viene immediatamente eletta Principessa della casa e ad adorarla oltre alla mamma ci sono i suoi tre fratelli, Matteo, Samuele e Andrea, oggi rispettivamente di  18, 15 e 12 anni e due meravigliosi nonni.

La coccolano, e la viziano anche un po’, perché la loro Principessa parte nella vita un po’ svantaggiata ma lei non se ne cura mica tanto! Giulia è una bambina coraggiosa, piena di vitalità, con gli occhi scuri, i capelli neri e la faccia da furbetta, ha una bella parlantina e il suo sogno non è di fare la Principessa, ma di tagliare i capelli corti alla maschietto e poter essere Batman. Costruisce case con i Lego  e le piacerebbe giocare  a pallavolo. Il suo sogno è di avere tanti sogni e di poter crescere con essi.

Non lo so, a dire il vero, se Giulia potrà mai giocare a pallavolo, ma tante cose che ora sembrano impossibili forse si potranno avverare. Questa è la sua storia.

Giulia è nata con la sindrome di Vacterl, una sindrome multi malformativa, che io conosco bene perché anche mio figlio ne è affetto. Il nome della malattia è un acronimo delle iniziali dei seguenti sintomi:

SINTOMI COMUNI:
V – Vertebral anomalies – Anomalie della colonna vertebrale
A – Anal atresia – Atresia anale
C – Cardiovascular anomalies – Anomalie cardiovascolari
T – Tracheoesophageal fistula – Fistole tracheoesofagee
E – Esophageal atresia – Atresia esofagea
R – Renal & Radius anomalies – Anomalie ai reni e al radio (osso)
L – Preaxial limb – Articolazione preassiale (di fronte o presso l’asse centrale dell’articolazione).

I bambini che ne vengono dichiarati affetti presentano almeno tre delle malformazioni sopra elencate. Ogni caso è a sé, ogni bambino è un caso singolare e unico, con livelli di gravità differenti. E’ una malattia rara che colpisce un solo bambino su 5.000. La cura è quasi sempre solo chirurgica, quando si può intervenire e non sempre completamente risolutiva. Le malformazioni sono congenite, ossia si presentano alla nascita ma non dipendono da difetti genetici. Non sono ancora chiare le cause e la ricerca non fa grandi progressi in questo senso.

Ma, chiariamo, ai genitori interessa poco sapere il perché i propri figli siano nati così, ma piuttosto cercano di sapere come si può migliorare la vita del proprio figlio.

Giulia ha già subito diversi interventi, volti a ricostruire la parte finale del suo intestino, il retto, e questo aspetto deve essere costantemente monitorato e se il caso, rivisto. Per lei i controlli sono continui.

Mamma Laura si è affidata per i primi tre interventi al Gaslini di Genova, dove risiede, poi ha preferito seguire il Dott. Alessio Pini Prato, che conosce bene la bambina, diventato nel frattempo direttore  di Chirurgia Pediatrica presso l’ Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ad Alessandria . In questa sede, durante il ricovero del mese scorso, il Dott. Pini Prato ha fatto visitare Giulia per le sue problematiche alla colonna vertebrale dal primario di Ortopedia, il quale però, vista la gravità, ha consigliato una visita con il Dott. Marco Carbone, che opera all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste ed è considerato tra i più esperti sulla colonna.

Laura mi ha confessato, e io la capisco, lo so cosa intende, che in alcuni momenti della vita è come se non avesse visto le gravi malformazioni alla schiena di Giulia. Giulia è minuta, piccolina, da vestita non si nota poi così tanto. Poi lei è forte, è un drago, fa tutto, è un uragano di energia … e non lo diresti che … se non si interviene rischia di morire.

La Principessa guerriera Giulia ha un’armatura troppo rigida a sostenerla, le vertebre della sua colonna sono malformate o fuse, è affetta da una grave scoliosi e le sue costole, malformate anch’esse, comprimono cuore e polmone. Ah, per uno strano scherzo del destino il suo cuore si trova a destra, anziché a sinistra. Giulia si piega su sé stessa e bisogna impedirlo.

Mamma Laura si è trovata il mese scorso di fronte  a questa diagnosi tanto dura quanto reale e non ha avuto scelta. Deve far operare Giulia alla schiena. Per forza.

Giulia, che non sta ferma un attimo,  ancora non sa che non potrà camminare per parecchio tempo. Prima di operarla alla colonna, con impianto di piastre tra le vertebre, dovrà subire una pratica medica chiamata Halo traction, che dovrebbe rendere la sua colonna più flessibile. Le applicheranno alla testa una specie di corona fissa che con un sistema di pesi le terrà la schiena in trazione. Dovrà stare sulla sedia a rotelle e non si potrà alzare o camminare. Solo dopo un tempo variabile tra i 30 e i 45 giorni potranno valutare l’intervento.

Lo credo bene, io, che Giulia non vuole fare la Principessa! Tenetevela la corona! Lei vuol essere un supereroe, ma io sono certa che sarà entrambe le cose.

IL SOGNO DI GIULIA
esempio di Halo Traction

Ora, voi vi starete chiedendo perché vi sto scrivendo tutto questo. Capisco che possa non sembrare una cosa bella, visto il tema del mio blog, ma vi prego seguitemi fino in fondo.

Io conosco Laura, conosco Giulia, i suoi fratelli hanno fatto vacanze con mio figlio. So cosa stanno vivendo e mi sono venute le lacrime a leggere cosa dovrà passare Giulia. Poi ho pensato a Laura, agli altri suoi tre figli, alla sua situazione e mi sono domandata cosa potessi fare per aiutarla.Io da solo posso fare ben poco, però, ho pensato, so scrivere. Ho pensato di aiutarla così. Dove non arrivo da sola possiamo arrivarci in tanti.

Laura ha un impiego part time in un supermarket, ha già utilizzato i 24 mesi di permesso 104 per seguire Giulia nei vari interventi e nelle complicazioni che per forza di cose si susseguono con bambini con patologie diverse che abbassano il sistema immunitario. Dovrà usufruire di permessi di maternità retribuiti solo parzialmente, assentandosi quindi per parecchi mesi dal lavoro. Le difficoltà economiche sono dietro l’angolo, lo immaginate, vero?

Dovrà stabilirsi a Trieste per molti mesi, tutti quelli che saranno necessari,  e la sua unica preoccupazione dovrebbe essere quella di poter sorridere a Giulia, starle accanto e tenerle la mano quando ne avrà bisogno. Io vorrei che Laura potesse dedicare tutte le sue forze e le sue energie alla sua bambina, perché è vero che Giulia è forte ed è una vera guerriera ma quello che la aspetta supera l’immaginazione di una bambina e ha bisogno della sua mamma.

Se seguite il mio blog, o ci siete capitati per caso, avrete notato che ho dei temi, dei fili conduttori e questi sono i sogni, le persone speciali e la solidarietà. Mi piace pensare che vorrete seguirmi e aiutarmi in questa richiesta di solidarietà; lo sapete com’è, basta poco, davvero, il costo di un caffè o due, di una colazione al bar, di un pacchetto di sigarette e soprattutto con il passaparola. Condividete, inviate ad amici, postate su Facebook. Mettete sui gruppi. Non si tratta di una catena. Si tratta del sogno di una bambina. Non fermate questo sogno. Io sono qui per garantirvi in ogni momento che quello che farete andrà a buon fine.

Perciò ve lo chiedo davvero con il cuore, aiutiamo mamma Laura e la sua Principessa Giulia.

DI SEGUITO VI INSERISCO IL CONTATTO FACEBOOK DI LAURA , per contattarla via messanger se volete.

MAMMA LAURA

e del Gruppo di supporto dove vengono condivise le notizie riguardanti Giulia, è un gruppo chiuso, dovrete chiederne l’ammissione.

IL SOGNO DI GIULIA

DI SEGUITO IL NUMERO DELLA SUA CARTA POSTEPAY  per fare una donazione subito.

5333 1710 5167 5870

IBAN IT27B0760105138274302374310

LAURA MUSA

Preciso che l’articolo viene pubblicato nel mese di aprile 2018 e Giulia verrà ricoverata prima ad Alessandria, il 20 maggio, per i controlli relativi all’ultimo intervento di ricostruzione dell’ano, dopodiché a fine maggio si dirigeranno a Trieste. La maggior necessità di aiuto si concentrerà da primi di maggio ai successivi mesi estivi, pertanto la tempestività sarà fondamentale. Per chi poi inizierà a seguire l’evoluzione del sogno di Giulia potrà avere i contatti direttamente con la sua mamma e con il gruppo creato.

IL SOGNO DI GIULIA
Pallavolo lo posso fare…

 

 

 

ALESSIA RAMUSINO

COMPOSITRICE AUTRICE CANTANTE, INGUARIBILE ROMANTICA

alessia ramusino
Io e Alessia, di rosso vestite

Vi sarete accorti leggendo gli articoli del mio blog che spesso sono collegati tra loro, come gli anelli di una catena. Per raccontarvi delle cose belle io prendo spunto dalla mia vita, dalle mie conoscenze e da quello che mi capita mentre mi osservo in giro in cerca di cose belle.

Alessia mi è capitata e ho capito subito che sarebbe stata una cosa bella.

L’ho conosciuta in un giorno speciale a pranzo dalla nostra amica comune Emanuela, di cui vi ho già parlato nel mio articolo LA VITA, L AMORE E … I CAVALLI.

 

Alessia ha presso Il Circolo Ippico Carrata il suo amato Marcò, un cavallo ovviamente, con il quale trascorre ore spensierate a contatto con la natura, dove si ricarica e da dove attinge anche spunto, oltre che energia.

alessia ramusino
Alessia e Marcò

Appena l’ho conosciuta ho intuito la sua forte personalità e il suo carisma, che trasmette anche attraverso la sua indomita chioma riccia e fulva e i suoi bellissimi occhi verdi. Ma non è solo la bellezza che ti colpisce in lei, piuttosto, la sua passione e la sua determinazione. Il suo essere solare. Così mi sono incuriosita e ho iniziato ad interessarmi al suo lavoro; al suo lavoro artistico ovviamente che lei svolge con amore e dedizione. Questo per me la rende speciale. Come mi è già successo di scrivere chi insegue i propri sogni e li trasforma in realtà è già vincitore. E spesso i protagonisti delle mie storie sono per questo speciali. Curiosando nel suo Twitter ho trovato proprio la frase :“The future belongs to those who believe in the beauty of their dreams…“, Il futuro appartiene a coloro i quali credono nella bellezza dei loro sogni. Direi che dice tutto.

Alessia compone testi e musica sin dall’età di 11 anni, senza aver studiato musica. E’ autodidatta. L’amore per le note e per le parole è arrivato e lei lo ha coltivato in compagnia di una chitarra e dell’ascolto di tanta buona musica di diversi generi. Inoltre è fornita di una voce calda  e potente con la quale può esprimere ciò che scrive.

Il suo sito ci dice che è compositrice, scrittrice e cantante e un’inguaribile romantica. Sempre dal suo Twitter : “Non c’è modo migliore di conoscere un cantautore che dalla sua musica”. Quindi vi accompagnerò in un immaginario tour alla scoperta di Alessia e delle sue canzoni.

Ma come è stata la sua vita fino ad ora? Non esattamente una vita comune e forse è stato proprio  questo ad averla resa particolarmente aperta, attenta e sensibile.

Il principio. Nata a Genova, già all’età di 20 giorni comincia il suo giro per il mondo grazie al lavoro del papà geologo.

Passano dall’Iran alla Turchia, dalla Grecia all’ Egitto, dalla Spagna all’ Inghilterra e alla Francia, fino in Tunisia, Marocco e Stati Uniti. Un poutpourri di razze, usi, costumi e tradizioni che la arricchiscono e la aiutano a trovare e ad esprimere quelle emozioni e quei messaggi che oggi ritroviamo nei suoi testi e nelle sue musiche. La scelta della lingua inglese è un ponte per unire tutto ciò, un mezzo che le serve per esprimere la sua internazionalità. Simbolico però l’utilizzo della parola araba Yallah, nell’omonima canzone, che significa ‘come on, ‘forza’, per esortare il mondo a prendere coscienza e a scuotersi sul tema della violenza sulle donne. Scritta pensando a Melania Rea, una delle molte vittime di femminicidio, la canzone è uscita il giorno 8 marzo 2017, Giornata Internazionale della Donna, con un video a forte impatto emotivo girato nel Museo  di Sant’Agostino a Genova.

Le parole finali recitano come un mantra ‘Respect and Love’, rispetto e amore, concetti che dovremmo sempre ricordare nei rapporti con gli altri esseri umani e che qui assumono il più profondo significato dell’essenziale in un rapporto di coppia, fino a estendersi a tutto l’Universo femminile.

Ad un anno di distanza Alessia, con la partecipazione e il supporto di Arianna Viscogliosi, assessore alla pari opportunità di Genova e vari rappresentanti di Associazioni di difesa delle donne insieme a tante donne comuni come me, cantando la sua Yallah, ha dato vita al Flash Mob Cento Donne Vestite di Rosso. Il colpo d’occhio di noi tutte, vestite completamente di rosso, che scendiamo i gradini del Pantheon del Cimitero di Staglieno ricorda una cascata di sangue, un fiume impetuoso che rammenta a tutti l’emergenza della violenza sulle Donne. Una marcia calma ma decisa, autorevole, che si ferma per chiedere a gran voce Respect and Love. Ma il rosso dei nostri abiti racconta anche la passione, l’audacia e  l’energia vitale che ci rappresenta in quanto portatrici di vita, un auspicio di buona fortuna come lo è in Cina, un pensiero di compassione per la religione Buddhista e un augurio benefico per l’Antico Egitto. Anche in questo caso l’Internazionalità di Alessia ci aiuta a dare diverse chiavi di lettura a interpretare la simbologia, senza che essa debba essere per forza univoca.

Giovedì eravamo 100 donne, la prossima volta potremmo essere ancora cento, poi mille, poi diecimila. La marcia è cominciata e non si fermerà. E la musica sarà il suo veicolo.

ALESSIA RAMUSINO
PHOTO BY PAOLA LEONE

Alessia viene descritta dalle sue amiche come una persona con un cuore grande, corretta, intelligente e piena di entusiasmo. Crede in quello che fa e ci mette cuore e anima. Un vulcano di energia positiva. La sua musica parla per lei.

Nell’estate del 2016 dopo aver trascorso una settimana a Montaldeo, presso il Circolo Ippico Carrata, e aver osservato la vita di Emanuela e della sua famiglia ha scritto e composto la bellissima canzone “A perfect life”, un inno alla vita, facendo seguire un video altrettanto bello girato in Cascina Carrata, con i suoi veri protagonisti. Manu, suo marito, i suoi figli, i cavalli, gli amici, la natura, il sole al tramonto… Guardatelo, perché ne vale la pena.

Sempre del 2016 possiamo ascoltare la bella ballata, I had a Wood, mentre del 2017 On and On,  dove canta il lento progredire della vita, inarrestabile, ma che ci insegna sempre qualcosa. Il passato può tornare, ma ci troverà comunque diversi. Più forti grazie alle difficoltà,ai nostri  sforzi, ai successi, alle canzoni e alle lacrime: queste le sue parole per descrivere il testo.

Le ultime composizioni, tutte quelle fin qui descritte, ci regalano senz’altro un’Alessia più matura, più riflessiva e più introspettiva rispetto ai suoi primi lavori. Basta leggere il testo di What I am per capirlo, un testo prettamente autobiografico che arriva alla fine, ma soprattutto all’inizio a ben vedere, di un preciso percorso musicale e di vita. Continuiamo nella scoperta…

Come già detto si avvicina giovanissima alla musica e inizia a comporre a soli 11 anni. L’adolescenza porta con sé le prime problematiche, trasformando la sua longilinea figura in quel futuro corpo di donna che a 15 anni è vissuto come un fardello,  Alessia preferisce così trascorrere il suo tempo in compagnia della sua chitarra e delle canzoni di Barbra Streisand. Il resto del mondo fuori.Canta e suona le sue canzoni fino a impararle tutte a memoria. Si esercita tutti i giorni e ha anche l’occasione di fare un provino, grazie a uno zio lungimirante, ma la famiglia di Alessia non condivide questa ipotetica svolta artistica e la osteggia. Così Alessia prosegue gli studi; ma la musica continua a intrufolarsi prepotentemente nella sua vita e grazie alle sorelle che la iscrivono a un concorso canoro, vince e  ha l’opportunità di cantare piano bar con un chitarrista. Si misura così con il pubblico e con la musica dal vivo, pur non sentendosi del tutto soddisfatta Tutta gavetta.

A 19 anni, in seguito a un provino, viene scelta per “Domenica in”, ma è obbligata a rifiutare e continua il suo percorso di studi. Si laurea.

Eppure la musica non esce mai dalla sua vita. Grazie alla sorella maggiore che si occupava di Feste di rievocazione storica inizia a girare cantando musica rinascimentale. Ma anche quello non è nelle sue corde.

A 28 anni incide un Cd di Natale, Christmas Colours per un’azienda di colori industriali di Genova e lo stesso viene venduto con il Secolo XIX riscuotendo anche un bel successo. Tutti si chiesero chi fosse quella bella cantante, forse americana?, dal nome Alicia Hurt. Grazie a questo slancio approda  a Canale 5, arrivando a firmare musiche per colonne sonore di fiction, una è contenuta nel suo primo album Iris Fields, raccolta di 11 inediti, e altri sono usciti come singoli. Quello sembrava essere il momento della svolta. Quello tanto atteso. Invece non sempre la vita riserva quello che ci aspettiamo e dopo tante promesse e belle parole i progetti non trovano un seguito. Così, non rassegnata, ma quasi certa che la musica non possa rappresentare il suo futuro si dedica alla sua attività manageriale che sta andando a gonfie vele e si dedica a quella.

Come spesso capita, poi, la vita ci mette lo zampino e la sottopone a diverse prove personali, anche pesanti, quelle che forse poi lei ci canta oggi e che l’hanno fatta crescere e maturare. Ma la vita toglie e dà e  mette sul suo cammino una persona fantastica, Giorgio Tani. Il suo unico vero produttore.  Con la sua BMA Music ha prodotto il primo CD “An Incurable Romantic”  e i singoli a seguire (cercateli tutti sul suo canale YouTube, io ho adorato ‘Gibigianna’).

ALESSIA RAMUSINO
ALESSIA E LA CHITARRA- FOTO DAL SITO UFFICIALE

Yallah è stato l’ultimo loro progetto comune, poi anche Giorgio l’ha lasciata, venendo a mancare i primi di gennaio del 2017. Per Alessia questo brano rimane così carico di tanti sentimenti ed emozioni e l’otto marzo, al Cimitero di Staglieno, dopo il Flash Mob, parlando di lui, e indicando la sua tomba, ho visto i bellissimi occhi di Alessia riempirsi di lacrime e la sua voce rompersi. Certamente Giorgio le lascia un’eredità importante. La fiducia in se stessa, la voglia di continuare, di non mollare, di continuare a sfidarsi e a mettersi alla prova. La sicurezza di non lasciare più la musica perché quella è la sua strada. Magari non sarà l’unica della sua vita, magari ne percorrerà altre, per periodi più o meno lunghi, ma tornerà sempre a lei. Alla musica. Continuerà a cercare la poesia che è dentro di lei per metterla su carta, nelle parole, e sul pentagramma, nelle note.

Oggi Alessia ha altri progetti, la sua nuova  etichetta è  Fabbrica Musicale , di cui vi avevo già parlato come editore del libro Gattonando. Speriamo quindi che la volontà di investire nei talenti nostrani continui e di poter sentire la voce e la musica di Alessia in molte altre occasioni e con nuovi e importanti brani.

Sono certa che la marcia delle donne vestite di rosso non si fermerà e sentirete ancora parlare di lei, e di noi: le donne che chiedono a gran voce Rispetto e Amore.

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LA FORZA DI ALESSIA

Ho conosciuto Alessia qualche anno fa quando ho avuto necessità di lasciare i miei cani in pensione per andare via alcuni giorni.  Mi avevano  parlato molto bene di lei e dei suoi metodi, perciò l’avevo contattata ed ero andata a vedere dove li avrebbe tenuti e a che condizioni. Ovviamente mi aveva convinto e quindi ero partita tranquilla.

Seguendola su Facebook ho iniziato ad interessarmi e a incuriosirmi alle sue varie attività, oltre che ad apprezzarla come persona. Alessia fa davvero tante cose e le fa con un entusiasmo e una forza fuori dal comune. Ammetto che dopo averla incontrata e aver fatto una bella chiacchierata per avere qualche informazione in più la mia stima nei suoi confronti è cresciuta ancor di più.

Abita, con il marito Rodolfo, in una casa di legno prefabbricata, su un terreno acquistato nel 2009, sulla strada provinciale del Turchino, località Fado, ed è titolare dell’ Azienda Agricola E Servizi Cinofili “La Castagna”.

Qui, in adeguate strutture, ospita i nostri amici quattro zampe quando abbiamo bisogno di assentarci e vogliamo essere sicuri che siano in buone mani. A condividere la vita e gli spazi vitali della casa ci sono anche quattro cani e due gatti. All’esterno invece vivono due cavalli, un asino e tante galline ovaiole.

 

 

 

 

 

 

Ma come nascono questo lavoro e questa passione?

 

All’età di 19 anni Alessia subisce un pericoloso intervento alla spina dorsale, all’altezza della cervicale, per permetterle di riacquistare la motilità del suo lato sinistro, leso da una costa soprannumeraria che comprimeva il nervo.  L’intervento va bene, nonostante la pericolosità, ma tuttora non ha la completa funzionalità della sua mano sinistra, che non si  chiude completamente e non è pertanto prensile;  cosa che, senza saperlo, non direste davvero mai. Lei fa tutto.

Si sposa all’età di 21 anni e il suo sogno è quello di avere figli, ispirata da quella che lei definisce una super mamma. La mamma per eccellenza. Lavora con Rodolfo nella sua attività, un negozio di macelleria ma lei, poco amante della carne, non riesce ad appassionarsi a  quel lavoro e presto si sente troppo condizionata dallo stare chiusa in quattro mura.

 

Nel frattempo, dopo diversi tentativi e cure, il suo desiderio di avere un figlio si infrange contro una diagnosi senza troppe speranze: endometriosi.

Come moltissime donne Alessia ha scoperto solo in età adulta, e in seguito agli accertamenti della sua parziale sterilità, di soffrire di questa malattia, chiamata anche ‘la malattia silente’. Spesso le ragazzine che soffrono molto si sentono dire che è normale avere cicli dolorosi, fino quasi allo svenimento, ecco, non è così. In questo caso la proverbiale saggezza delle nonne non è stata di grande aiuto imponendo alle donne di soffrire in silenzio e impedendo anche alla medicina di individuare  questa malattia che solo in tempi molto recenti è stata riconosciuta come frequente e molto invalidante. Quando vent’anni fa Alessia ha iniziato a sottoporsi alle prime ricerche diagnostiche l’endometriosi non era ancora conosciuta. Ad oggi si stima che il 10 % delle donne soffra di endometriosi e che approssimativamente, dal 30% a 40% di donne con endometriosi sia sterile. E sono solo stime al ribasso.

L’endometriosi è la presenza di tessuto dell’utero, l’endometrio appunto, in altri punti del corpo della donna, solitamente localizzati vicino all’utero. Questo durante il ciclo può causare dolori addominali molto forti ma con il progredire della malattia i dolori aumentano. Ovviamente esistono diversi gradi di gravità e questa dipende dalla quantità di massa presente in altri organi e dalle zone in cui si trova. Spesso sono colpiti più di un tessuto o di un organo; solo in circa un terzo dei casi le localizzazioni sono uniche. Talvolta si rende necessario un intervento per rimuovere il tessuto estraneo dalle ovaie, dalle pelvi, dal retto, dall’intestino. Di solito è una malattia degenerativa, non se ne va da sola e tende a peggiorare. Per informazioni complete accedete QUI.

Per lei è stato un grande colpo. Infatti inizialmente anche le cure per la fecondazione peggioravano il suo stato di salute e ha così dovuto fare una scelta. Conscia della grande sofferenza a cui sarebbe dovuta andare incontro e anche dell’incertezza del risultato ha preferito rinunciare a cercare un figlio ed è così entrata nella sua vita Earwen, il suo primo cane, una femmina di lupo cecoslovacco.

Earwen è stato un regalo di sua mamma e il motore che ha azionato tutte le successive scelte di questa donna coraggiosa.

Lei è coraggiosa perché combatte tutti i giorni con i dolori della sua malattia. Ci sono giorni, mi ha confessato, che soffre di forti emorragie, aspetta di riprendersi e poi si alza e continua a dedicarsi alle sue attività. Ma sono proprio queste che le permettono di avere un progetto, di avere la forza, anche dopo essere stata male di alzarsi dal letto e darsi da fare.

Lei è coraggiosa perché vuole che se ne parli. Perché condividere il suo stato di salute non lo considera una vergogna e proprio sulla sua pagina Facebook ho potuto vedere il video della bella, e anche lei coraggiosa, Nadia Toffa che dice al mondo “Ho avuto un cancro”. Non c’è ovviamente autocommiserazione in questo tipo di comunicazione, piuttosto un messaggio: ti informo, ti dico cosa ho o ho avuto, non mi devo vergognare e ne possiamo parlare. Credo che far sentire un malato ammalato, non lo aiuti più di tanto ma ascoltarlo, se vuole parlare, e accettare le sue parole sia un grande aiuto psicologico. In più nei confronti di malattie poco conosciute e ancora sotto studio medico il parlarne aumenta per le altre donne la possibilità di compiere un’autodiagnosi, che ovviamente deve sempre essere confermata da esami e medici specialisti, o quantomeno di farsi venire un dubbio e rivolgersi a un ginecologo.

Alessia è coraggiosa perché non si fa fermare dalla sua malattia invalidante ma va avanti per la sua strada, ancor più ricca di progetti e iniziative, oltretutto volte ad aiutare gli altri,

Mentre prendevamo il caffè e mi raccontava tutte queste cose io mi domandavo come potesse essere sempre così sorridente e apparire così positiva. Gliel’ho chiesto e la sua risposta è stata tanto sconcertante quanto banale: “Vivo alla giornata”, mi ha detto.

“Quando avevo sei anni- mi ha raccontato- mi sono svegliata nel cuore della notte con il rumore degli schiaffi che mia madre, nel panico, stava dando a mio papà, in coma diabetico. Ho chiamato la Croce e, visto che non arrivava, degli amici che lo hanno subito portato all’Ospedale. Gli ho salvato la vita e le parole che mi disse il medico non le ho mai più dimenticate. Mi disse che dovevo godermi la presenza di mio papà ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Oggi poteva giocare con me, domani poteva non esserci più. Sapevamo che papà fosse malato, ma non avevamo mai immaginato che lo fosse fino a quel punto. Ma lì ho imparato a combattere, a considerare ogni giorno prezioso. Ho imparato ad agire e a non perdere tempo. Tuttora qualcuno mi critica per questo mio modo di essere, ma a me…ha salvato la vita”.

Che dire? Sono parole forti, che arrivano dritte allo stomaco e fanno capire quanta forza e quanta determinazione si nascondano dietro alla sua montagna di ricci ribelli. Alessia è stata coraggiosa anche a sei anni. Eppure se le dici che è una roccia lei ti risponde che ha solo imparato a lottare a non tenere tutto dentro. Solo?

Ansiosa di  imparare a comunicare con il suo cane, Alessia, comincia a frequentare corsi di addestramento e ad approfondire l’argomento che poi l’appassiona così tanto da diventare a sua volta educatrice cinofila e ad approntare una squadra di protezione civile. Il tipo di approccio che le piace è quello di addestratori che per comprendere davvero il carattere ed il comportamento di un cane, così come delle persone, sia assolutamente necessario entrare in contatto, “toccare con mano” le sue emozioni, l’essenza del suo “Io” rispettando la sua natura. Questa è la filosofia di THE DOG PARTNERSHIP, un metodo, anzi uno stile di vita che vanta ormai molti anni di lavoro con cani, anche aggressivi. Niente codici, né protocolli, ma pura e reale empatia e collaborazione tra cane ed uomo e tra umani. 

Nove anni fa, circa, si trasferiscono alla Castagna, lei e il marito, soddisfando così il suo bisogno di stare all’aria aperta e l’avventura comincia.

All’inizio partono con la pensione per cani che poi diventa anche centro di addestramento e ora azienda agricola. Hanno iniziato con le rose, poi i frutti di bosco: more, mirtilli, lamponi e ora uova rigorosamente da galline allevate a terra. Tutto in vendita diretta. L’azienda e i progetti sono in continua espansione e vi assicuro che l’impegno è tanto!!

Il suo primo impegno è la protezione civile: fonda il gruppo Il Branco-nucleo cinofili da soccorso  e riesce nel 2010 ad ottenere uno spazio alla Vetta di Pegli per potersi allenare con i cani. Con il gruppo svolgono diverse esercitazioni su superficie di ricerca di persone disperse, in boschi e spazi aperti. I cani vengono allenati alla ricerca e sono proprio quelli che si attivano quando qualcuno si perde. Alessia ha iniziato anni fa a lavorare con fiducia con la sua Earwen e all’epoca, ora ne 13, le dicevano di lasciar perdere perché il lupo cecoslovacco ha un carattere molto forte ed è un cane difficile, inaddestrabile, sicuramente non indicato per questo tipo di attività, ma lei, con pazienza, ha tirato fuori il meglio di entrambe e ora vanno insieme anche nelle scuole ad insegnare ai bambini quale sia il giusto approccio con un cane. Più volte anche i quotidiani hanno dato spazio al ‘cane’ che insegna ai bambini, perché la pacatezza e la tranquillità di Earwen sono davvero eccezionali.

Da poco è arrivato anche Grappa, cucciolo di pastore tedesco, giovane e vivace, con tanta voglia di imparare e di aiutare! E i progetti continuano: la prossima azione sarà allestire un campo macerie per potersi allenare su questo e poter intervenire nella ricerca di persone anche in caso di crolli e disastri come terremoti e alluvioni.

Mi preme dire che l’allestimento dei campi, l’affitto dei terreni e l’acquisto di strumentazioni e divise, l’addestramento dei cani, i patentini degli stessi per le abilitazioni, la manutenzione  e l’assicurazione del mezzo allestito per trasposto cani e donato dalla Croce Bianca per lo scopo, sono completamente a carico dei volontari che si sostengono con il 5 per mille e con le donazioni di coloro che intendono aiutarli. Pertanto chi fosse interessato ad aiutare Alessia e i suoi compagni nell’allestimento del campo macerie non esiti a contattarla per chiederle, per esempio, di che materiali potrebbe avere bisogno. Potrebbe anche essere un aiuto reciproco, magari a loro servono cose che a voi non occorrono più!

Infine Alessia mi ha raccontato con entusiasmo dell’inizio della collaborazione con il movimento ANPAS, iniziato nell’ottobre  2016: il Branco è il primo gruppo cinofilo di Anpas Liguria.  All’inizio dell’anno per esempio si sono uniti agli amici cinofili Anpas Rosignano e con loro si sono allenati uniti come un’unica squadra . I cani liguri hanno approcciato le macerie ed hanno reso i loro proprietari molti orgogliosi per l’inaspettata agilità di movimentazione sulle macerie.

Anche in questo caso preciso che si tratta di normalissime persone con cani talvolta non esattamente indicati per questo tipo di lavoro, come il Beagle, ma questo sta a dimostrare che l’approccio e il metodo utilizzato da Alessia sono davvero speciali e che il feeling che riesce a creare tra il proprietario e il suo cane è eccezionale.

Alessia e altri volontari partecipano a diversi eventi sia su terreno ligure che fuori regione per spiegare come si svolge la ricerca di persone disperse, svolgere percorsi dimostrativi e formativi e piccole esibizioni, spiegare quali razze di cani sono più adatte e che tipo di addestramento debbano fare; a volte sono ospiti  altre organizzano direttamente loro sul territorio per farsi conoscere e avvicinare le persone a questa realtà. Sono infatti alcuni anni che si svolge il Peglinbau, manifestazione genovese, dove è possibile vedere salvataggi in diretta e vivere pienamente in diretta, da vicino a 360 gradi, il mondo cinofilo da salvataggio. E’ una bella ed istruttiva esperienza e quest’anno vi aspetta il 7 e 8 aprile sul lungomare di Pegli, ovviamente con tante iniziative. Ve la consiglio caldamente!

Questa è la locandina dell’anno scorso.

Ecco quello che io intendo con persone speciali. Tutti possiamo essere speciali quando da persone normali facciamo dei nostri problemi e delle nostre difficoltà dei punti di forza trasformandoli in opportunità. E, cosa non da poco, rendendoci utili per gli altri.

Vi indico di seguito il c.f del Branco se volete contribuire con il vostro 5 per mille e vi metto il link per le pagine Facebook della Castagna e del Branco, per curiosare tra i vari post e per mettervi in contatto con lei per richiesta di informazioni e adesioni alle sue attività: potreste scoprire lo spirito del volontario che è in voi!

PAGINA FACEBOOK DEL BRANCO GRUPPO CINOFILO

PAGINA FACEBOOK DELL’AZIENDA AGRICOLA LA CASTAGNA