ALZA GLI OCCHI…DAL TUO SMARTPHONE!

Alza gli occhi dal tuo smartphone e scopri…

L’albero di Giuda

Eccomi di nuovo con un invito a guardarvi intorno.

Questo tipo di post non vuole avere la pretesa di raccontare chissà che, ma piuttosto di esortarvi  a vedere la bellezza di ciò che ci circonda.

La bellezza c’è anche dove parrebbe non esserci.

Lo so che a volte è davvero difficile. Siamo stanchi, nervosi, preoccupati. Ci svegliamo già con il piede sbagliato, arrabbiati di avere giornate una uguale all’altra e arrivare a sera sfiniti. È normale che in alcuni momenti della vita ciò sia inevitabile, ma altre volte può dipendere da noi.

Il mio umore, al mattino, quando vado a prendere il treno non è mai dei migliori. Non amo alzarmi presto e inizio anche a essere un po’ stufa dopo tanti anni di fare la pendolare. Ma al momento non ho alternative, devo lavorare e non posso spostarmi dalla periferia in cui abito.

Però questo periodo dell’anno offre cose belle da vedere. Invece di rimuginare sui brutti pensieri mi guardo in giro e mi accorgo che sono già fioriti quei bellissimi alberi nel posteggio della stazione.

Tempo fa mi sono chiesta cosa fossero. Sembrano alberi di pesco, per il colore rosa acceso della fioritura ma ovviamente non ho mai visto pesche mature nel posteggio! Così ho fatto una ricerca e ho scoperto che…

Si tratta dell’albero di Giuda. È una leguminosa e i suoi fiori si possono addirittura mangiare!

Si può chiamare anche Siliquastro (nome botanico Cercis siliquastrum). Il suo nome volgare deriva dalla regione della Giudea, nel vicino Oriente, ma pare che vi sia anche una leggenda legata a Giuda Iscariota, da cui far discendere il nome della pianta.

Si narra infatti che Giuda tradì Gesù sotto questo albero, con il famoso bacio,e che poi vinto dal rimorso vi si impiccò.

Di sicuro l’albero di Giuda ha una fioritura che non passa inosservata: i fiori sono rosa scuro, quasi lilla e spuntano direttamente sulla scura corteccia nuda ancor prima delle foglie fino ad avvolgere completamente i rami. Il tempo di fioritura va da marzo ad aprile, quindi in corrispondenza con il periodo pasquale. Perciò le antiche leggende fanno riferimento a questo albero: la fioritura rimanda alla passione di Cristo, i paramenti della liturgia pasquale sono dello stesso colore, le bacche sono di un acceso rosso vivo, ricordando il sangue.

Ho scoperto che questo bellissimo albero viene appositamente utilizzato nei parchi e nei giardini, perché oltre che essere ornamentale, è molto forte. Ha bisogni di pochissima cura ed è molto resistente all’inquinamento atmosferico, rendendolo adatto alle città. Può stare in un clima molto caldo oppure moderatamente freddo, necessitando di davvero poca acqua nelle torride estati.

Cresce lentamente e può arrivare fino a 10 metri.

La curiosità più saliente è che i sui fiori sono edibili. Si possono mettere in insalate o minestre.

Il loro sapore è infatti dolce, ma leggermente acido e contrasta magnificamente con gli altri ingredienti.

Ecco un esempio di utilizzo:

Marmellata di fiori

Ingredienti

500 grammi di fiori

400 grammi di zucchero

1 bustina di pectina

Succo di mezzo limone

1 litro di acqua

Raccogliere i fiori all’inizio di aprile, prima che si siano schiusi completamente. Mettiamoli in una pentola con l’acqua e portiamo a bollore, mantenendolo per 10 minuti. Lasciamo in infusione per almeno 12 ore e infine filtriamo con un colino a maglie fitte. Aggiungiamo l’equivalente del peso complessivo in zucchero, la pectina e poco succo di limone. Facciamo cuocere fino a quando avrà raggiunto la giusta consistenza.

Ecco, ogni cosa che ci circonda ha una storia. A me piace scoprire queste storie. Non cambieranno la mia vita, ma forse mi strapperanno un sorriso.

E voi? Avete visto un albero di Giuda ultimamente?

LUOGHI DA VISITARE: I MIEI VIAGGI

In questo post riassumo tutte le gite e i viaggi che ho fatto nel 2018.

Un piccolo sunto delle mete più o meno impegnative e delle scoperte che abbiamo fatto, anche di luoghi vicini e di cui magari si sa poco.

Basta un pizzico di temerarietà, di curiosità e di gioia di vivere per lasciarsi rapire dalla bellezza di una piazza, dall’antichità di un monumento e dalla golosità del cibo locale, che è sempre un piacere provare o dalla natura circostante.

Città vicine, città lontane, luoghi più conosciuti o paesi sconosciuti, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Da un giorno a un weekend a una settimana. L’importante è andare, perché il viaggio è già di per sé una vacanza.

Partendo però da Genova, che è la mia città e che amo con tutto il cuore.

Ecco quindi le città e i luoghi visitati da me e da Marco nell’anno appena passato.

viaggiare in treno

 

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire

Nello scorso articolo vi ho parlato della rassegna letteraria che si è svolta a Velva il 17 agosto a cui ho assistito e partecipato.

Di nome conoscevo già il paese e c’ero anche stata parecchio tempo fa quando un mio amico mi aveva mostrato il rustico e il terreno su cui sarebbe sorto il suo b&b, oggi in piena attività. Si chiama ‘La Casa di Nonna Carlotta e può essere una piacevole base per escursioni nelle Cinque terre o nell’appennino ligure, se prima non arrivano tedeschi che hanno preceduto anche me!

Devo però ammettere che rivedere il paesino è stata una piacevole sorpresa. Velva è un borgo medievale tra le colline di Liguria a 15 km da Sestri Levante, sito nel comune di Castiglione Chiavarese, a 432 mt s.l.m e conta poco più di 100 abitanti.

Se ci passate con l’auto rischiate di perdervi il meglio, perché la statale passa tra case relativamente nuove, ma la vera bellezza è nel suo centro storico. Dovrete perciò abbandonare l’auto e intrufolarvi nei suoi vicoli e viuzze. Ogni scorcio è una poesia. Ogni casa, pietra sconnessa, arco, discesa impervia o rampicante vi riporta indietro in un tempo antico.

Gli stranieri hanno iniziato ad apprezzare la bellezza antica dei nostri borghi, ritengo perciò che sia giusto portare anche all’attenzione di tutti i tesori che il nostro territorio nasconde e custodisce. Da Genova è solo un’ora e mezza di autostrada e una gita fuori porta di domenica può portarvi a scoprire posti mai visti.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
scorci di Velva

L’uscita autostradale è Sestri  Levante poi si prosegue per Castiglione Chiavarese, da lì sono solo 2 km e mezzo, ma l’importante è fermarsi quando si legge il cartello ‘Centro storico’, si possono percorrere ancora qualche centinaio di metri con l’auto poi si posteggia e ci si dirige verso la Chiesa di San Martino di Tours, situata al centro del paese e con un piazzale antistante decorato di bellissime pietre di fiume o di mare, bianche e nere. Quelle che chiamano anche risseu, ciottoli, e spesso decorano le piazzette in Liguria.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Campanile di Chiesa San Martino di Tours

Il campanile ha la particolarità di avere ben cinque campane intonate sulle prime cinque note della scala maggiore di MI bemolle e suonano anche tanto! Hanno infatti spesso simpaticamente interrotto la rappresentazione letteraria a cui stavo assistendo.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
piazzale antistante la Chiesa San Martino di tours
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Antico cancello
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Casa sul piazzale della Chiesa

Per stupirsi bisogna lasciarsi guidare dalla curiosità e addentrarsi nella pancia del paese, passare sotto i Volti e non temere la penombra.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Antichi passaggi

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire

Fino ad arrivare ad antichi sentieri. Ho così trovato un cartello che indica la strada di Vasca. Infatti proprio in quel punto aveva inizio la mulattiera che collegava Velva con Moneglia, unica strada per lo scambio di genti e di merci, oppure per pellegrinaggio e recarsi al Santuario della N.S. della Guardia di Velva. Vi si spostavano anche i contadini che andavano a lavorare nei castagneti.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
cartello informativo
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
da qui parte il sentiero di Vasca

Sempre curiosando tra le case e le piazzette si trovano scorci che sarebbero perfetti per i pittori

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
porta azzurra
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
alla tavernetta
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
tetti e boschi

All’interno del paese, nei locali dell’antico oratorio dei Bianchi, è stato creato il Museo Diffuso della Civiltà Contadina, al cui interno sono visibili reperti e testimonianze della vita contadina del secolo scorso. L’intera zona ha vissuto di solo lavoro della terra per parecchio tempo ed essendo un territorio impervio e difficile il Museo dà valore ad un lavoro difficile e spesso ai limite dell’impossibile, facendo dell’intera Velva testimonianza e parte integrante.

Spostandosi di pochi chilometri verso Varese Ligure, sulla linea di valico della strada provinciale passo Centocroci troverete il Santuario di N.S. della Guardia di Velva: costruito nel 1895. Ammetto, mea culpa, di non aver visitato il Santuario al suo interno benché vi siano oggetti sacri mirabili ma di essermi fermata sul suo piazzale solo per mangiare a pranzo presso l’albergo ristorante omonimo, di cui avevo letto ottime recensioni. Ed è infatti stato all’altezza. Come dire, va bene la cultura, ma quando è l’ora di mangiare ci fermiamo e assaporiamo i cibi locali.

Restando sull’argomento e con una piccola digressione vi parlerò di un altro posto particolare in cui ero stata qualche anno fa e dove ho voluto portare mio figlio Marco, che è un’ottima forchetta nonché buongustaio.

Dopo aver superato Velva c’è un bella curva a gomito che vi porta a Carro, poco prima del paese stesso c’è una deviazione sulla destra per Pavareto. Percorrete 2,2 km ed eccovi in un posto speciale: Il Filo di Paglia.

Perché è speciale? Ve lo spiego. La casa che ospita il ristorante e le stanze, alcune, del b&b è stata costruita con la paglia, mentre le altre stanze sono in una Villa Coloniale , ristrutturata in bioedilizia.

La proprietaria ha fortemente voluto questo tipo di costruzione e si impegna quotidianamente in questa sua ricerca di biologico e naturale. Le stanze sono belle e curate, di charme, ognuna con un arredamento curato e ingresso indipendente e il pilastro portante dell’Agriturismo è la cucina. La produzione propria di verdure e l’allevamento di una rara razza bovina, tipica della Liguria, la ricerca costante di ingredienti biologi e naturali, nonché la romantica terrazza con vista boschi e cielo stellato faranno della vostra cena un’esperienza indimenticabile.

Appena arrivata Francesca mi saluta con affetto e mi invita ad andare a vedere l’ultimo nato nella stalla: un vitellino di razza bovina cabannina.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
vitellino di razza Cabannina

Questa razza stava per estinguersi ma grazie anche al loro allevamento i capi sono nuovamente in aumento. È una razza rustica, di taglia medio-piccola , produce poco latte ma di altissima qualità, da qui la produzione in proprio di formaggi unici a latte crudo. Inutile dire che ne ho preso un piatto intero di degustazione, serviti con miele, noci e mostarda di frutta. Marco invece ha potuto degustare ragù di carne e brasato e mi ha dato ragione, ne valeva la pena!

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
A lume di candela, con vista Appennino

Ah, per amanti del vino e del buon bere la carta dei vini è ricca e speciale: vini naturali del territorio. Insomma se vi trovate da queste parti io una visita la farei.

Per proseguire invece nella scoperta del territorio sabato 18 ho voluto portare Marco a vedere Varese Ligure. Il borgo è situato nella Alta Val di Vara, nota come ‘Valle del Biologico’.

 Varese Ligure è stato il primo comune italiano ad ottenere le certificazioni ambientali (ISO 14001 e EMAS) e nel 2004 è stato premiato dall’Unione Europea come migliore comunità rurale.

Io conosco molto bene le bellezze del territorio e la qualità del cibo di questa valle perché per anni sono andata in un agriturismo che faceva allevamento del bufalo, a Suvero, Rocchetta di Vara. La mia frequentazione era così assidua da stringere amicizia con i proprietari. Purtroppo poi hanno ceduto e io non ho mai avuto il coraggio di provare la gestione dei  nuovi proprietari.

Pertanto vi consiglio di prendervi un weekend, soggiornare in uno dei tanti b&b e girare per i borghi medioevali, concedendovi soste per ottimo cibo e vini autoctoni.

Varese Ligure è anche chiamato il paese tondo per la caratteristica forma ellittica con al centro la piazza adibita a mercato, la forma tonda fungeva da fortificazione.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
foto dal web, Varese Ligure dall’alto
VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
descrizione del borgo

Il nome Varese deriva appunto dal fiume Vara, che lo attraversa e la sua storia di feudo dei Fieschi è testimoniata dal bellissimo castello medioevale.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Castello dei Fieschi

Ancora funzionante e intatto nella sua forma il bellissimo ponte romanico che porta al quartiere Guercino che si sviluppa sulla collina e  degrada verso il fiume Vara.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
ponte romanico di Varese Ligure

Il ponte è a una sola fornice e risale 1515, costruito dopo una forte pioggia che  spazzò via la passerella e che trascinò con sé anche un giovane ragazzo che si salvò e raggiunse la giovane moglie.

Sulla sponda destra del ponte notiamo  questo bassorilievo quattrocentesco,

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
La Nascita, la Morte la Resurrezione di Cristo

esempio di devozione popolare.

VAL DI VARA: VELVA E DINTORNI, un territorio tutto da scoprire
Varese Ligure, scorcio

Lasciatevi portare dalle sue vie, dai suoi portici, a volte dalle note di un pianoforte, scappate da una finestra aperta, che vi porteranno a seguirle ipnotizzati, come se fosse il pifferaio magico.

Per ora il mio giro è terminato, non ho potuto fermarmi di più perché mi sarei trovata a tornare il sabato di ferragosto, ma devo ammettere che dopo questa gita mi è rimasta una gran voglia di tornare a scoprire altri territori stupendi, a volte un po’ sottovalutati, ma ricchi di storia, testimonianze umane, duro lavoro della terra e dominio su terreni aspri e impervi ma che sano dare frutti ricchi,saporiti e dolci, cullati dal sole e dall’aria salmastra di Liguria.

Val di Vara, la valle dei borghi rotondi del biologico e dello sport.

 

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL’ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell’uomo

Ecco come promesso il seguito dell’articolo su Serre di Oncino e la nostra piccola vacanza in montagna.

Questo articolo alla fine contiene una sorpresa, perciò vi chiedo di leggere fino in fondo. E’ lungo ma ci sono tante foto, anzi sono la parte centrale dell’articolo e del piccolo gioco social che vi propongo.

Le bellezze naturali e anche quelle costruite dall’uomo sono parecchie in questa valle e noi abbiamo provato a scoprirle.

Abbiamo così deciso di andare a visitare il Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, posizionato ai piedi del Monviso in una magnifica posizione panoramica a 1417 metri sul livello del mare.
La sua origine pare che risalga all’anno 522, anno nel quale fu costruito un primo pilone in seguito al ritrovamento da parte di un contadino della tomba di San Chiaffredo, le prime notizie documentate della chiesa di San Chiaffredo risalgono invece al 1387.
Purtroppo l’attuale facciata risale al 1902 ed è un brutto rifacimento moderno. L’interno invece è di fattura medioevale e  contiene le reliquie del Santo e una grande quantità di ex voto, che dimostrano quanto il santo sia popolare in questa valle.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Santuario di San Chiaffredo, facciata

Si possono Infatti vedere all’interno della Chiesa tantissimi ex voto in differenti materie e tecniche offerte dai pellegrini.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Ex voto, dipinto
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Ex voto, campanaccio

È Molto suggestivo fermarsi a guardare la raffigurazione di miracoli attribuiti all’intervento di San Chiaffredo. Alcuni risalgono addirittura ai primi del 900.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Ex voto, interno del Santuario
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Navata con ex voto

 

Per gli appassionati d’arte si possono trovare anche un affresco del tardo Quattrocento della Madonna con il Bambino Gesù San Chiaffredo e San Costanzo sull’altare Maggiore, mentre nella navata laterale una tela del 1600 raffigurante la Madonna con il bambino Gesù. La festa di San Chiaffredo è il 7 settembre, santo patrono dal 1642 assieme a San Costanzo nella diocesi di Saluzzo.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Altare Maggiore: Madonna con Bambino , San Chiaffredo e San Costanzo.

All’esterno della chiesa c’è un ceppo di legno con migliaia di chiodi piantati e un martello. Appeso lì accanto un foglio che invita a piantare un altro chiodo in segno di visita al santuario e a fare una piccola offerta per sostenerlo.

Ovviamente non abbiamo esitato e abbiamo piantato il nostro chiodo.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Chiodo e martello

Lo pianterò come un chiodo in un luogo solido:

egli diverrà come un trono di gloria per la casa di suo padre.

Isaia 22,33

Dopo aver visitato un luogo spirituale ma anche rappresentativo della cultura del luogo decidiamo di dedicarci alla natura.

Abbiamo fatto alcune passeggiate nel bosco dietro Oncino e al Pian del Re per raggiungere la sorgente del Po e più in alto il suggestivo lago Fiorenza,a soli 15 minuti dal Rifugio e mi sono soffermata parecchio a fotografare bellissimi fiori.

Ho mostrato le foto a mia mamma, appassionata di fiori, ma mi ha confessato di non conoscere diverse delle specie che ho fotografato, perciò ho deciso di dedicare un’intera sezione a tutti  i fiori che ho fotografato e che spero di aver correttamente individuato con un app. Ho svolto poi piccole ricerche per dare poche essenziali informazioni su ogni fiore.

Ma prima alcune foto della  passeggiata al bacino, sentiero dietro ad Oncino:

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
ruscello montano

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Il bacino

Poi su al Pian del Re:

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

 

E al lago Fiorenza:

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

Ma ecco la meravigliosa galleria di fiori più o meno noti:

Primo fra tutti il Giglio di San Giuseppe, detto anche turco (Hemerocallis Fulva), benché non proprio originario di queste zone è molto frequente sia nei prati che nei giardini ed è molto bello da vedere per il suo spiccato color arancio e la sua altezza.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Giglio di San Giuseppe

Segue in ordine di apparizione nelle mie passeggiate un altro giglio stupendo, mi sono arrampicata su una china per fotografarlo bene.

Il Giglio Martagone (Lilium martagon), può arrivare a un metro di altezza, per quello li ho individuati bene, con fiori di colore rosso intenso, porpora o rosa pallido. Sono raggruppati a tre o quattro per fusto. Io lo trovo bellissimo ed elegante.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
giglio martagone

Nella stessa passeggiata, quindi a 1.200 metri di altezza e in un sottobosco ho visto prima l’Astranzia maggiore, (Astrantia major) un fiore comune,a  dire il vero, ma molto bello, delicato, e poi  il Fiordaliso montano (Cyanus montano),che invece è considerata specie rara. Il suo nome deriva dal greco ”kyanos” (= sostanza di colore blu scuro simile ai lapislazzuli) e si riferisce al colore prevalente dei fiori di questo genere.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Astranzia maggiore
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Fiordaliso montano

Segue foto del Veratro bianco (Veratrum album) che ho scoperto essere tossico, sia per gli uomini che per gli animali. Può essere alto fino a un metro e mezzo, con foglie verde scuro e fiori a 6 petali, raggruppati.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Veratro bianco

E poi eccovi un’orchidea selvatica: l’Orchidea di fuchs (Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii), questa pianta si trova soprattutto nelle Alpi, è frequente ma molto bella.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Orchidea di Fuchs

Per fotografare questa Brunella (Prunella volgaris) mi sono completamente sdraiata per terra perché è davvero piccola ( 5 cm), ma ormai volevo immortalare ogni fiore diverso. Ciò mi è costata la puntura di qualche formica rossa molto cattiva che mi ha lasciato il braccio in fiamme per tutto il pomeriggio! E’ talmente comune che potevo anche evitare, ma ormai…

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Brunella

Con questa bella margheritina (bellis perennis) , in compagnia di insetti, concludo la prima gallery.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
margherita

Il giorno dopo, mercoledì, dopo aver visitato il Santuario ci eravamo diretti al Pian della Regina, a 1.800 metri, punto di partenza per il pian del Re, ma la nebbia la faceva da padrona. Così abbiamo girato un po’ per i prati e abbiamo visto le marmotte e una volpe, con bottino di caccia. Per quelle mi è stato impossibile immortalare: i fiori stanno fermi e sono vicini, gli animali, ahimè, no!

Ho fatto qualche foto e abbiamo rimandato la gita alla Sorgente del Po per una giornata più soleggiata, confidando nella fortuna.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Pian della Regina
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Garofanino

Questo, pur essendo un fiore semplice, il Garofano  (Dianthus alpinus, in foto), è sempre stato tra i miei preferiti. Amo i garofani in tutte le loro varietà e questi avevano un bel colore acceso. Sono incerta sulla varietà, ma potrei ritenere che fosse la qualità alpina.

Poi esemplari di Borraggine selvatica  e Trifoglio violetto, probabilmente ottimo foraggio per le vacche, ma anche belli a vedersi. Mi pice tanto avvicinarmi ai fiori più piccoli per osservarli nei loro più minuscoli particolari. A volte alcune cose bellissime ci sfuggono per superficialità.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
borraggine selvatica
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
trifoglio

Infine questi due fiori dal colore delicato: sembrano cuscini di piume.

L’Ambretta (Knautia arvensis ) e la Piantaggine pelosa (plantago media), anche questi abbastanza comuni nei prati montani.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
ambretta
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
piantaggine pelosa

Saranno anche comuni ma sono davvero particolari. Non vanno oltre i 2.000 metri, comunque, quindi al Pian del Re non li troverò.

Quel giorno dopo essere tornata ad Oncino avevo fotografato tutte le rose del paese, che  ho inserito  nell’articolo precedente ma non vi avevo mostrato questo:

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Iperico

E’ una pianta molto resistente, l‘Iperico calicino (hypericum calycinum) di facile coltivazione e propagazione. Il colore giallo intenso è davvero vivace e i suoi stami sono davvero evidenti e divertenti.

Giovedì, giornata piovosa non ci ha permesso grandi passeggiate ma il mio occhio attento ha colto queste tre belle perle.

Sono nell’ordine : Viola del pensiero (Viola tricolor), e pensare che io le ho sempre viste solo in vaso, Borracina bianca ( Sedum album L.),una piccola pianta grassa, e il Semprevivo maggiore, o barba di Giove (Sempervivum tectorum). Quest’ultimo a me piace tantissimo!! si trova fino a 2.800 metri.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Viola del pensiero
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Borraccina bianca
IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Semprevivo maggiore

Gli ultimi due sono fiori particolarmente adatti alle zone alpine e rocciose ed erano perfettamente adattati accanto a muretti a secco e pietre.

Finalmente venerdì è uscito un bel sole e così decidiamo per la gita al Pian del Re che avevamo dovuto rimandare.

Anche in questa occasione ho camminato con lo sguardo un po’ sui monti un po’ nei prati per trovare esemplari che non avessi ancora fotografato e sono stata premiata!

Un altro esemplare di Garofano (Dianthus pavonius Tausch), endemico delle Alpi occidentale presente solo in Liguria e Piemonte, osservato nella torbiera accanto alla Sorgente del Po.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Garofano pavonio

Poi una Pedicolare, di cui non sono riuscita a capire la varietà perché ne esistono davvero molte.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Pedicolare

Dopo la passeggiata di circa 15 minuti siamo arrivati al lago Fiorenza ed ecco che ho incontrato la Regina: la Genziana! (Gentiana Acaulis). Splendida col suo calice blu viola e fiera in mezzo al verde.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Genzianella

Non da meno però questo sgargiante Rododendro Rosso,  (Rhododendron ferrugineum) che condivide il l’appellativo  rosa delle Alpi con il Rododendro peloso, molto simile, ma più diffuso in Lombardia e Dolomiti. È un arbusto sempreverde che raggiunge un’altezza massima di 1,5 m con rami fragili eretti o ascendenti.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Rododendro rosso

Nonostante la Viola qui sotto possa sembrare uguale a quella di prima, del pensiero, devo affermare che non è così: questa che vedete sotto è un  Viola con sperone o di monte, nome scientifico Viola Calcarata. È una specie alpina, che cresce generalmente tra i 1500 e i 2800 m, su prati e pascoli.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Viola con sperone

Vi metto accanto le due foto di un fiore che si presenta con due abiti completamente diversi.Quando la app mi ha mostrato lo stesso nome non ci potevo credere, poi a guardare meglio ho dovuto convenire che la forma è la stessa, ma il colore mi aveva trattato in inganno. Probabilmente quella chiara è a uno stadio precedente.

Eccovi la Nigritella Nera (Gymnadenia Nigra), della famiglia delle orchidee. Curiosando nel web potrei essere stata fortunata a vederla perché pare che non sia presente in Italia, mah… io sono sicura.. ho le prove!

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Nigritella nera

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo

 

 

Concludo la gallery con questa foto che è stata davvero l’ultima che ho scattato e anche perché mi piace molto. Sono davvero soddisfatta delle mie foto perché sono fatte con uno semplice smartphone Honor , però mi sembra di essere riuscita a cogliere bellezza e diversità di ogni specie ripresa. Mi è piaciuto molto andare alla scoperta dei nomi e delle caratteristiche di ognuno e scoprire che alcuni che sembrano uguali sono diversi e viceversa. Mi spinge sempre la curiosità, la voglia di imparare, anche quando sono argomenti così lontani dal mio quotidiano. Io sono notoriamente una con il pollice nero (le piante con me muoiono) ma a quanto pare la cosa funziona se le lascio nel loro ambiente  e godo delle loro immagini. In questo caso ho avuto l’indice verde…

Eccovi alla fine l’Anemone narcissino (Anemone narcissiflora), una piccola pianta, dai delicati fiori bianchi simili ai narcisi, appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae.

IL SANTUARIO DI SAN CHIAFFREDO E I FIORI DELL'ALTA VALLE PO, bellezze naturali e costruzioni dell'uomo
Anemone narcissino e sullo sfondo Lago Fiorenza

Spero che questo articolo via sia piaciuto e abbiate il colto il messaggio di guardarvi in giro ogni volta che potete.

I fiori sono dovunque, anche in città spesso nei nostri giardini pubblici. Vi lancio una sfida. Fotografate i fiori che incontrate sul vostro cammino, li cercate con l’app PlantNet, trovate il loro nome e li pubblicate taggandomi sui social.

Su facebook : https://www.facebook.com/tiziana.graziano

Su Twitter :     https://twitter.com/tittina71

Su Instagram : https://www.instagram.com/titty16271/?hl=it

e taggate con #fioriovunque #unacosabellaalgiorno

Vi va? giocate con me?

 

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Serre di Oncino: i suoi abitanti, il paesaggio, la storia e curiosità.

Dopo la bellissima ma stancante vacanza a Madrid e l’emozionante esperienza a Roma per il Junior Camp, io e Marco avevamo bisogno di un  periodo di relax.

Mi sono così messa alla ricerca di un luogo in montagna, possibilmente fuori dalle mete troppo turistiche  e poco distante da Genova.

Ho chiesto alla mia amica Ivana, che abita a Torino e ha un bel blog. Ricordavo alcuni articoli scritti da lei sui paesi della Valle Po e sulla Transumanza. Se volete vedere belle immagini della zona potete andare a visitare il suo blog, La mia Fotografia!!

Così la mia scelta cade sulla zona dal lei consigliata.

Apro Airbnb, noto sito di ricerca per case e appartamenti per vacanze e cerco un host che accetti anche i cani, certa che anche loro apprezzeranno le gite in montagna. La mia prenotazione andrà a Da nonna Daniela a Serre di Oncino e quello che mi colpisce nella descrizione dell’alloggio sono “casa totalmente indipendente di recente ristrutturazione con tutti i crismi delle baite alpine e invidiabile vista del Monviso”. Contatto, prenoto, pago. Voilà. Il 10 luglio partiamo: io, Marco , Pico ed Elli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
come arrivare a Oncino

La prima cosa che mi colpisce, poco dopo l’arrivo, è che è come se in questo posto il tempo si fosse fermato. Il paese, Serre, nome antico Lou Sere, è una piccola frazione di Oncino, che è esattamente  sul versante opposto della vallata, al di là del torrente Lenta, e si snoda per poche centinaia di metri sulla strada principale, dopo un’ampia curva, e termina esattamente di fronte alla chiesa di Sant’Anna.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Chiesa di sant’Anna
SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Cartello di Lou Sere, antico nome di Serre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dietro alla chiesa, solo i boschi.

Le testimonianze che ci richiamano al XX secolo sono davvero poche: un tavolino e una sedia di plastica, qualche auto parcheggiata, qualche parabola seminascosta. La rete mobile del mio cellulare non riceve quasi da nessuna parte e, devo essere sincera? Ne sono felice! Avevo bisogno di disintossicarmi dai social, seriamente. In valigia ho messo alcuni libri e sono certa che non mi annoierò.

Conosco Franco, il proprietario della casa in cui alloggerò e scopro che lui abita esattamente nell’altra parte di casa e si rende subito disponibile per qualsiasi nostra necessità. Franco mi piace da subito,a pelle, un sorriso gentile e accogliente. Un viso aperto. Una bella persona. Conosco a poco a poco, in pochissimo tempo, anche gli amici di Franco, Rosangela e Nazareno e capisco che la loro è un’amicizia di lunghissima data, complice il paese che li ha tenuti uniti. Mi raccontano delle loro estati e dei loro inverni, quando ci si lavava i denti alla fontana e non faceva paura uscire con la neve per passare dalla cucina alla camera da letto, poiché le case, qui, hanno le scale esterne e per cambiare ambiente devi uscire!

Rosangela mi ha mostrato molte foto della loro giovinezza e con una punta di nostalgia mista a rimpianto ha sussurrato: “Pensavamo di avere tanto tempo, invece è volato”. Capisco il suo sentimento,che inizia ad essere anche un po’ mio, però sono certa che Serre custodisce ancora tra le sue pietre e le sue case i ricordi delle loro risa e dei bei momenti spensierati. Serre custodisce il segreto delle amicizie durature, quelle vere, sincere, che al giorno d’oggi sono così rare. Noi, abituati all’usa e getta, restiamo meravigliati di fronte alla testimonianza di sentimenti così radicati, amore, amicizia, e anche di fronte all’imperitura resistenza delle pietre, di cui sono fatte le case di Serre e delle sue rose di cui sono adorni tutti gli angoli.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Il collage delle rose è composto da me, con tutte le foto che ho scattato ai cespugli di rose. Ero estasiata, ad ogni angolo ce n’è uno.Sono bianche, o rosse, rosa, screziate, cespugli alti fino a tre metri con grappoli di fiori stupendi. Mi hanno detto che sono piante antiche, che sono lì da tempo immemore. Io ho solo scoperto la specie, sono Rose Chinensis, una varietà molto robusta e adatta alle basse temperature, la cui caratteristica è l’ampia varietà di colori e la resistenza, oltre alla durata delle fioriture. Queste pietre e queste rose ci sussurrano il tempo trascorso.

 

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
vecchie case

Se chiudi gli occhi, la sera, ti sembra di vederli, gli abitanti di 50 anni fa, o di 100 anni fa, uscire di casa con il buio e con il ‘lanternin‘ per la ‘Velhà’. La notte avvolge tutto, il buio è totale, la neve è alta, il freddo pungente, ma loro escono dopo cena per fare la Veglia, per socializzare, per ballare con gli zoccoli e cantare.

La Veglia si fa nelle stalle, d’inverno, alla luce dei lumi appesi, le donne lavorano a  maglia o fanno gli scapin (calze) , gli uomini intrecciano ‘La Cabacco‘, gerla per il trasporto del fieno e altro in montagna. I ragazzi fanno all’amore, inteso nel più ben romantico modo di corteggiare la ‘bloundo‘ preferita.

Gli anziani raccontano storie di ‘Masque‘ (streghe) e di ‘Fantine‘, creature mitologiche con sembianza umana femminile, piccole, pelose e con il vezzo di sostituire i loro bambini con quelli delle donne, tranne poi pentirsene e restituirli con un biglietto: “Arlé mielh lou miou brut brut que lou tiou bél bél”, che è abbastanza comprensibile, ma ad ogni modo è il vecchio detto: ‘ogni scarafone è bello a mamma sua’.

Il periodo della Velha era lungo, andava da ottobre a marzo. Il detto recita così: ‘la nouncia maco la Velha’, ‘L’Annunziata  (il 25/3) ha ammazzato la Veglia’. Allora si doveva tornare nei campi o sui monti, a lavorare.

Questo raccontare storie era molto importante per tramandare un’antica tradizione orale e trasmettere il patrimonio culturale delle comunità montane che purtroppo sta per perdersi. Ho letto con piacere tutte questi antichi usi e tradizioni in alcuni libri, trovati sul mio comodino: uno a cura di un’associazione nata per ricordare e trasmettere ai posteri: “Voù Recourdàou”, l’altro di Gianni Aimar, oncinese (scomparso nel 2006) e appassionato dei suoi luoghi di origine e delle sue genti: “Gente di Monviso”, raccolta di articoli comparsi su Corriere di Saluzzo. Tra i vari libri tutti dedicati alla montagna e ai suoi attori inconsapevoli vi è anche questo, Un segno lassù: Piloni votivi e dipinti murali in Alta Valle Po. La ricerca condotta da Aimar ha permesso di rilevare, nei comuni di Paesana, Crissolo, Oncino e Ostana,  ben 265 opere d’arte fra affreschi, dipinti murali e piloni votivi, alcune delle quali riconducibili al XV-XVI secolo. 

E’ una  testimonianza enorme e anche nel libro da me letto ne denunciava la trascuratezza e l’abbandono. Io vi mostro cosa ho potuto fotografare  a Serre e a Ostana.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Affreschi murali in alta valle Po

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose

Come vedete in quest’ultimo in alto è dipinta la data: 1864.

Anche questo rimanda senz’altro indietro nel tempo, in quanto è davvero difficile trovare un certo tipo di arte se non nelle chiese, in tempi più moderni. Si può supporre fossero voti.

Al calar della sera tutto si fa silenzioso. La notte avvolge ogni cosa. Si odono solo i malinconici campanacci delle vacche e l’impetuoso fragore del Lenta, primo affluente del Po, in fondo alla gola, e del torrente Frassaia, più vicino. Solo le lucciole, meraviglioso incantesimo naturale che riempie di stelle il sottobosco, illuminano il buio totale, ma girare l’angolo fa paura comunque. Restiamo qui, al silenzio, per scoprire se le nuvole dispettose ci lasciano vedere il maestoso Monviso. Se l’ultimo sbuffo di vapore si toglie potrò vedere il Re in tutta la sua maestosità.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Monviso e nuvole

E finalmente!

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Notturna, Monviso

Ho notato che la gente del Monviso ne parla come se fosse un essere vivente. Lo umanizzano parecchio, affibbiandogli aggettivi come dispettoso, capriccioso, furfante. Questo suo nascondersi e giocare a nascondino con le nuvole lo rende misterioso e affascinante. Ma se il cielo è terso ci appare con tutta la sua maestosità e allora capisco anche le parole di grande rispetto e timore reverenziale che hanno verso di lui.

Il Monviso è il  Re di Pietra.

La montagna è un mondo e il Monviso ne è un simbolo. (cit. Diego Bona, Vescovo di Saluzzo)

Come il Monviso è il re di Pietra, così i sui abitanti sono forti come le pietre, ma cordiali e anche inaspettatamente dolci, da cogliere una rosa da portare sulla tomba di chi non c’è più e si è tanto amato.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Rosa di Serre di Oncino

Sul Monviso vi racconterò questa storia.

Correva l’anno 1478 e Ludovico II, Marchese di Saluzzo, stufo di pagare dazio ai Savoia per le merci che entravano attraverso le Alpi, decise di accordarsi con la Provenza, allora sotto il Re di Napoli Renato D’Angiò  per ‘bucare’ il Colle delle  Traversette a 2.882 mt e creare un tunnel adatto allo scambio delle merci. La prima vera opera di ingegneria in alta montagna.

Nasce così nel 1481 il Buco di Viso ,la Galleria del sale, lunga 75 metri. Doveva essere alta quanto un uomo in groppa a un mulo e larga da poter lasciare passare un asino con due carichi di sale pendenti ai lati. Andata e ritorno. Dalla montagna al mare e viceversa.

Per che sia stato scavato a suon di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto. E comunque ci hanno messo meno loro che a far la metropolitana a Genova!

Per via delle vicissitudini politiche e strategiche il Buco di Viso visse periodi alterni di apertura o di completo abbandono. Tra il 1837 e il 1907 fu mantenuto aperto, seguì un periodo di oblio e bisogna aspettare fino al 1973, data in cui i Lions Club di Torino fecero ripristinare la mulattiera e infine il 1997 in cui l’intera galleria fu ripristinata.

Ad oggi è percorribile interamente.

Così almeno adesso ho capito perché le acciughe sotto sale sono un piatto tipico di queste zone, oltre alla ben nota Polenta, che un detto Oncinese vuole far risalire nell’origine del suo nome alla fusione del Po con il suo primo affluente il Lenta. Sarà vero?

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Piatti tipici: dolce con mirtilli, lardo, antipasto con acciughe salate e salsa verde, formaggetta e salsa rossa, polenta con più condimenti.

La nostra avventura in Alta Valle Po continua…

Leggi il prossimo articolo.

SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
Vecchia Singer, macchina da cucire
SERRE DI ONCINO: UN PAESE FUORI DAL TEMPO, tra pietre e rose
testimonianze del tempo che fu… bici arrugginita

LA SCELTA DEL 5X1000

­

Il 5×1000: un prezioso alleato della solidarietà

LA SCELTA DEL 5X1000

È tempo di dichiarazione dei redditi. Sicuramente una gran noia, documenti da raccogliere, scontrini da fotocopiare e conti da fare.

Ma c’è un piccolo rito che può essere di discreto poco conto per chi compila una dichiarazione dei redditi e di grande importanza invece per chi beneficia della scelta del 5×1000.

Con questa firma infatti, che non costa nulla, possiamo decidere di destinare una quota della nostra contribuzione in un sostegno fattivo a un’associazione o ente benefico.

Il mio blog affronta in maniera ampia temi spesso legati al sociale e in fondo articolo indico sempre il codice fiscale per sostenere il soggetto di cui ho parlato.

Ho così pensato che possa essere utile trovare tutti insieme gli articoli con questo dato per cercare uno spunto , in caso di dubbi o indecisioni.

Ad ogni modo non lasciate vuoto il campo! Trovate la causa che fa per voi!

Eccovi quindi i post scelti.

Leggete, ponderate e decidete consapevolmente.

Nessuna buona azione per quanto piccola resta priva di significato.

LA SCELTA DEL 5X1000

HONKY DONKY Storie di latte

Storie di latte

HONKY DONKY storie di latte
ASINELLI RAGUSANI

L’estate scorsa, dopo aver prelevato Marco da un campo estivo e aver trascorso alcuni giorni in un campeggio a San Giacomo Di Roburent abbiamo deciso di fare una gita alla Reggia di Val Casotto, nelle valli de Monregalese. La Reggia immersa nei boschi di faggi e castagni, nata nell’XI secolo come Certosa di San Brunone dei monaci certosini, fu ristrutturata e ampliata nel ’700 ad opera di Francesco Gallo e Bernardo Vittone; nel 1837 Carlo Alberto la ricostruì in parte, accentuandone l’aspetto di castello-villa, e Vittorio Emanuele II la frequentò come riserva di caccia.

HONKY DONKY Storie di latte
REGGIA DI VAL CASOTTO

 

Peccato che sia chiusa al pubblico e si può vedere solo dall’esterno, però merita comunque una visita. E’ immensa, costituita da un corpo centrale e due ali avanzate. Intorno solo quiete e il rumore della cascatella di un ruscello che scorre accanto. Ci si arriva con una passeggiata di dieci minuti, lasciando l’auto in una piazzuola accanto alle vecchie scuderie. Ed è proprio qui che abbiamo avuto la bella sorpresa.

Nella Correria (le stalle dei Savoia, posto tappa appunto dei “corrieri reali”) si trovano infatti ben 170 esemplari di asini ragusani, razza dolcissima di carattere, ma fiera nel suo portamento e da sempre grande collaboratore dell’uomo. Qui si trova infatti l’allevamento Honky Donky che ha riportato gli asini nella valle; infatti appena 150 anni fa c’erano 30.000 muli che aiutavano l’uomo nel trasporto del sale, delle acciughe e delle castagne, ma l’avvento dei mezzi moderni aveva messo in disparte l’utilizzo di queste meravigliose bestiole.

HONKY DONKY Storie di latte
MARCO E GLI ASINELLI

Fino a che… qualcuno non ha fatto un sogno e lo ha trasformato in realtà!

Gli asini ragusani sono originari della Sicilia, più precisamente della zona di  Ragusa, Modica, Scicli e S.Croce Camerina. ma nelle valli del cuneese hanno trovato il loro habitat e si sono adattati molto bene al clima rigido.  Non è stato un progetto semplice ma la volontà e la determinazione dei loro ideatori ha fatto sì che oggi questo allevamento sia un fiore all’occhiello dell’imprenditoria agricola e che fornisca un prodotto ottimo ed essenziale alla vita umana: il latte d’asina.

Io, che ero solo di passaggio, ho avuto la fortuna di vedere l’allevamento e uno dei responsabili ci ha anche accompagnati a visionare tutte le stalle, le asine con i cuccioli, gli stalloni, l’area di mungitura e l’area di raccolta latte. E’ stato gentilissimo, ci ha spiegato tutto con passione e risposto con pazienza alle nostre domande. Gli asini sono tenuti benissimo e il loro benessere viene prima di tutto, è un aspetto tangibile. MI ha particolarmente colpito il fatto che nessun asinello maschio nato viene venduto per il macello, ma trovano un posto presso i contadini della zona. A seguire e completare tutte le fasi della produzione ci sono bravissimi artigiani del mondo caseario  e le migliori tecnologie, per la mungitura, il trattamento e il confezionamento del latte che viene in certi casi distribuito alle farmacie e all’ospedale Gaslini, oppure trattato e ridotto in polvere.

Il latte d’asina è fondamentale per l’alimentazione umana. E’ leggero, digeribile, ricco di elementi essenziali, dolce al gusto, e lo garantisco perché l’ho assaggiato!, e sostituisce completamente il latte materno in caso di necessità, infatti contiene proteine analoghe a quelle presenti nel latte materno e lisozima con importanti proprietà antibatteriche; è ben tollerato dalla maggior parte dei bambini allergici al latte vaccino e aiuta a rafforzare la flora batterica grazie al suo ruolo di probiotico che stimola un corretto sviluppo della flora microbica intestinale. Pensate che ogni anno in Italia i bambini colpiti da allergie al latte vaccino sono da 10 a 15.000; tra queste allergie quella denominata APLV (Allergia alle Proteine del Latte Vaccino) è una delle più problematiche, sia per la grave sintomatologia che il lattante presenta dopo poche ore dall’assunzione del latte vaccino, sia perché spesso è accompagnata ad altre allergie (allergia al latte di soia).

Insomma il latte di asina è un prodotto unico ed eccezionale che solo grazie a questo bel progetto portato avanti con la collaborazione del comune di Garessio e delle realtà lavorative del circondario continua e aumenta la sua produzione. Tra le cooperazioni c’è la sostituzione della segatura di  paglia con la segatura di zona, ricca di tannino, con beneficio delle asine e l’utilizzo di personale proveniente dalla comunità Abele di Don Ciotti. Un circolo virtuoso di produzione a km 0!

Oltre alla distribuzione del latte puro, lo stesso viene utilizzato per diversi prodotti alimentari e per l’igiene della persona. Non era Cleopatra che faceva il bagno in latte d’asina? Ma ho scoperto non solo lei: anche Poppea, moglie di Nerone e Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone. Le donne allora non avevano evidenze scientifiche delle qualità di tale latte, ma i risultati parlavano da soli! Pelle morbidissima e profumata. Oggi sappiamo anche che il latte d’asina idrata e contrasta l’invecchiamento precoce della pelle ed è particolarmente efficace su eczemi, acne o psoriasi e per tutti i problemi legati alla pelle. Certo, fare oggi un bagno di latte d’asina potrebbe essere un poco antieconomico, ma ho letto curiosando nei siti che un litro in una vasca a 38 gradi potrebbe comunque avere un buon effetto. Io non ho la vasca, se qualcuno ci dovesse provare mi faccia sapere!

Per quanto riguarda il comparto alimentare io ho potuto assaggiare, e comprare ovviamente nello shop in loco, una fantastica crema di latte, cacao e nocciole. Un prodotto che anche un noto chef stellato, divo televisivo, avrebbe richiesto per le sue ricette e cucine, ma, mi è stato riferito, che la loro produzione non soddisferebbe la richiesta pertanto, noi comuni mortali abbiamo il privilegio di acquistarne un barattolo tutto per noi! Però questo lo trovate solo là.

Pertanto non posso che consigliarvi di fare una bella gita fuori porta, magari quest’estate, in queste belle valli, ricche di storia, natura e specialità culinarie, mettendo in elenco anche una visita all’allevamento Honky Donky.

Questo è l’indirizzo:

Località Correria Fraz. Valcasotto,

12075 Garessio (CN)

e questi gli altri contatti:

+39 3386462694

[email protected]

HONKY DONKY Storie di latte
PULEDRINO
HONKY DONKY Storie di latte
ASINO RAGUSANO
HONKY DONKY Storie di latte
UN BEL PRIMO PIANO

 

 

 

 

 

LA FORZA DI ALESSIA

Ho conosciuto Alessia qualche anno fa quando ho avuto necessità di lasciare i miei cani in pensione per andare via alcuni giorni.  Mi avevano  parlato molto bene di lei e dei suoi metodi, perciò l’avevo contattata ed ero andata a vedere dove li avrebbe tenuti e a che condizioni. Ovviamente mi aveva convinto e quindi ero partita tranquilla.

Seguendola su Facebook ho iniziato ad interessarmi e a incuriosirmi alle sue varie attività, oltre che ad apprezzarla come persona. Alessia fa davvero tante cose e le fa con un entusiasmo e una forza fuori dal comune. Ammetto che dopo averla incontrata e aver fatto una bella chiacchierata per avere qualche informazione in più la mia stima nei suoi confronti è cresciuta ancor di più.

Abita, con il marito Rodolfo, in una casa di legno prefabbricata, su un terreno acquistato nel 2009, sulla strada provinciale del Turchino, località Fado, ed è titolare dell’ Azienda Agricola E Servizi Cinofili “La Castagna”.

Qui, in adeguate strutture, ospita i nostri amici quattro zampe quando abbiamo bisogno di assentarci e vogliamo essere sicuri che siano in buone mani. A condividere la vita e gli spazi vitali della casa ci sono anche quattro cani e due gatti. All’esterno invece vivono due cavalli, un asino e tante galline ovaiole.

 

 

 

 

 

 

Ma come nascono questo lavoro e questa passione?

 

All’età di 19 anni Alessia subisce un pericoloso intervento alla spina dorsale, all’altezza della cervicale, per permetterle di riacquistare la motilità del suo lato sinistro, leso da una costa soprannumeraria che comprimeva il nervo.  L’intervento va bene, nonostante la pericolosità, ma tuttora non ha la completa funzionalità della sua mano sinistra, che non si  chiude completamente e non è pertanto prensile;  cosa che, senza saperlo, non direste davvero mai. Lei fa tutto.

Si sposa all’età di 21 anni e il suo sogno è quello di avere figli, ispirata da quella che lei definisce una super mamma. La mamma per eccellenza. Lavora con Rodolfo nella sua attività, un negozio di macelleria ma lei, poco amante della carne, non riesce ad appassionarsi a  quel lavoro e presto si sente troppo condizionata dallo stare chiusa in quattro mura.

 

Nel frattempo, dopo diversi tentativi e cure, il suo desiderio di avere un figlio si infrange contro una diagnosi senza troppe speranze: endometriosi.

Come moltissime donne Alessia ha scoperto solo in età adulta, e in seguito agli accertamenti della sua parziale sterilità, di soffrire di questa malattia, chiamata anche ‘la malattia silente’. Spesso le ragazzine che soffrono molto si sentono dire che è normale avere cicli dolorosi, fino quasi allo svenimento, ecco, non è così. In questo caso la proverbiale saggezza delle nonne non è stata di grande aiuto imponendo alle donne di soffrire in silenzio e impedendo anche alla medicina di individuare  questa malattia che solo in tempi molto recenti è stata riconosciuta come frequente e molto invalidante. Quando vent’anni fa Alessia ha iniziato a sottoporsi alle prime ricerche diagnostiche l’endometriosi non era ancora conosciuta. Ad oggi si stima che il 10 % delle donne soffra di endometriosi e che approssimativamente, dal 30% a 40% di donne con endometriosi sia sterile. E sono solo stime al ribasso.

L’endometriosi è la presenza di tessuto dell’utero, l’endometrio appunto, in altri punti del corpo della donna, solitamente localizzati vicino all’utero. Questo durante il ciclo può causare dolori addominali molto forti ma con il progredire della malattia i dolori aumentano. Ovviamente esistono diversi gradi di gravità e questa dipende dalla quantità di massa presente in altri organi e dalle zone in cui si trova. Spesso sono colpiti più di un tessuto o di un organo; solo in circa un terzo dei casi le localizzazioni sono uniche. Talvolta si rende necessario un intervento per rimuovere il tessuto estraneo dalle ovaie, dalle pelvi, dal retto, dall’intestino. Di solito è una malattia degenerativa, non se ne va da sola e tende a peggiorare. Per informazioni complete accedete QUI.

Per lei è stato un grande colpo. Infatti inizialmente anche le cure per la fecondazione peggioravano il suo stato di salute e ha così dovuto fare una scelta. Conscia della grande sofferenza a cui sarebbe dovuta andare incontro e anche dell’incertezza del risultato ha preferito rinunciare a cercare un figlio ed è così entrata nella sua vita Earwen, il suo primo cane, una femmina di lupo cecoslovacco.

Earwen è stato un regalo di sua mamma e il motore che ha azionato tutte le successive scelte di questa donna coraggiosa.

Lei è coraggiosa perché combatte tutti i giorni con i dolori della sua malattia. Ci sono giorni, mi ha confessato, che soffre di forti emorragie, aspetta di riprendersi e poi si alza e continua a dedicarsi alle sue attività. Ma sono proprio queste che le permettono di avere un progetto, di avere la forza, anche dopo essere stata male di alzarsi dal letto e darsi da fare.

Lei è coraggiosa perché vuole che se ne parli. Perché condividere il suo stato di salute non lo considera una vergogna e proprio sulla sua pagina Facebook ho potuto vedere il video della bella, e anche lei coraggiosa, Nadia Toffa che dice al mondo “Ho avuto un cancro”. Non c’è ovviamente autocommiserazione in questo tipo di comunicazione, piuttosto un messaggio: ti informo, ti dico cosa ho o ho avuto, non mi devo vergognare e ne possiamo parlare. Credo che far sentire un malato ammalato, non lo aiuti più di tanto ma ascoltarlo, se vuole parlare, e accettare le sue parole sia un grande aiuto psicologico. In più nei confronti di malattie poco conosciute e ancora sotto studio medico il parlarne aumenta per le altre donne la possibilità di compiere un’autodiagnosi, che ovviamente deve sempre essere confermata da esami e medici specialisti, o quantomeno di farsi venire un dubbio e rivolgersi a un ginecologo.

Alessia è coraggiosa perché non si fa fermare dalla sua malattia invalidante ma va avanti per la sua strada, ancor più ricca di progetti e iniziative, oltretutto volte ad aiutare gli altri,

Mentre prendevamo il caffè e mi raccontava tutte queste cose io mi domandavo come potesse essere sempre così sorridente e apparire così positiva. Gliel’ho chiesto e la sua risposta è stata tanto sconcertante quanto banale: “Vivo alla giornata”, mi ha detto.

“Quando avevo sei anni- mi ha raccontato- mi sono svegliata nel cuore della notte con il rumore degli schiaffi che mia madre, nel panico, stava dando a mio papà, in coma diabetico. Ho chiamato la Croce e, visto che non arrivava, degli amici che lo hanno subito portato all’Ospedale. Gli ho salvato la vita e le parole che mi disse il medico non le ho mai più dimenticate. Mi disse che dovevo godermi la presenza di mio papà ogni giorno, come se fosse l’ultimo. Oggi poteva giocare con me, domani poteva non esserci più. Sapevamo che papà fosse malato, ma non avevamo mai immaginato che lo fosse fino a quel punto. Ma lì ho imparato a combattere, a considerare ogni giorno prezioso. Ho imparato ad agire e a non perdere tempo. Tuttora qualcuno mi critica per questo mio modo di essere, ma a me…ha salvato la vita”.

Che dire? Sono parole forti, che arrivano dritte allo stomaco e fanno capire quanta forza e quanta determinazione si nascondano dietro alla sua montagna di ricci ribelli. Alessia è stata coraggiosa anche a sei anni. Eppure se le dici che è una roccia lei ti risponde che ha solo imparato a lottare a non tenere tutto dentro. Solo?

Ansiosa di  imparare a comunicare con il suo cane, Alessia, comincia a frequentare corsi di addestramento e ad approfondire l’argomento che poi l’appassiona così tanto da diventare a sua volta educatrice cinofila e ad approntare una squadra di protezione civile. Il tipo di approccio che le piace è quello di addestratori che per comprendere davvero il carattere ed il comportamento di un cane, così come delle persone, sia assolutamente necessario entrare in contatto, “toccare con mano” le sue emozioni, l’essenza del suo “Io” rispettando la sua natura. Questa è la filosofia di THE DOG PARTNERSHIP, un metodo, anzi uno stile di vita che vanta ormai molti anni di lavoro con cani, anche aggressivi. Niente codici, né protocolli, ma pura e reale empatia e collaborazione tra cane ed uomo e tra umani. 

Nove anni fa, circa, si trasferiscono alla Castagna, lei e il marito, soddisfando così il suo bisogno di stare all’aria aperta e l’avventura comincia.

All’inizio partono con la pensione per cani che poi diventa anche centro di addestramento e ora azienda agricola. Hanno iniziato con le rose, poi i frutti di bosco: more, mirtilli, lamponi e ora uova rigorosamente da galline allevate a terra. Tutto in vendita diretta. L’azienda e i progetti sono in continua espansione e vi assicuro che l’impegno è tanto!!

Il suo primo impegno è la protezione civile: fonda il gruppo Il Branco-nucleo cinofili da soccorso  e riesce nel 2010 ad ottenere uno spazio alla Vetta di Pegli per potersi allenare con i cani. Con il gruppo svolgono diverse esercitazioni su superficie di ricerca di persone disperse, in boschi e spazi aperti. I cani vengono allenati alla ricerca e sono proprio quelli che si attivano quando qualcuno si perde. Alessia ha iniziato anni fa a lavorare con fiducia con la sua Earwen e all’epoca, ora ne 13, le dicevano di lasciar perdere perché il lupo cecoslovacco ha un carattere molto forte ed è un cane difficile, inaddestrabile, sicuramente non indicato per questo tipo di attività, ma lei, con pazienza, ha tirato fuori il meglio di entrambe e ora vanno insieme anche nelle scuole ad insegnare ai bambini quale sia il giusto approccio con un cane. Più volte anche i quotidiani hanno dato spazio al ‘cane’ che insegna ai bambini, perché la pacatezza e la tranquillità di Earwen sono davvero eccezionali.

Da poco è arrivato anche Grappa, cucciolo di pastore tedesco, giovane e vivace, con tanta voglia di imparare e di aiutare! E i progetti continuano: la prossima azione sarà allestire un campo macerie per potersi allenare su questo e poter intervenire nella ricerca di persone anche in caso di crolli e disastri come terremoti e alluvioni.

Mi preme dire che l’allestimento dei campi, l’affitto dei terreni e l’acquisto di strumentazioni e divise, l’addestramento dei cani, i patentini degli stessi per le abilitazioni, la manutenzione  e l’assicurazione del mezzo allestito per trasposto cani e donato dalla Croce Bianca per lo scopo, sono completamente a carico dei volontari che si sostengono con il 5 per mille e con le donazioni di coloro che intendono aiutarli. Pertanto chi fosse interessato ad aiutare Alessia e i suoi compagni nell’allestimento del campo macerie non esiti a contattarla per chiederle, per esempio, di che materiali potrebbe avere bisogno. Potrebbe anche essere un aiuto reciproco, magari a loro servono cose che a voi non occorrono più!

Infine Alessia mi ha raccontato con entusiasmo dell’inizio della collaborazione con il movimento ANPAS, iniziato nell’ottobre  2016: il Branco è il primo gruppo cinofilo di Anpas Liguria.  All’inizio dell’anno per esempio si sono uniti agli amici cinofili Anpas Rosignano e con loro si sono allenati uniti come un’unica squadra . I cani liguri hanno approcciato le macerie ed hanno reso i loro proprietari molti orgogliosi per l’inaspettata agilità di movimentazione sulle macerie.

Anche in questo caso preciso che si tratta di normalissime persone con cani talvolta non esattamente indicati per questo tipo di lavoro, come il Beagle, ma questo sta a dimostrare che l’approccio e il metodo utilizzato da Alessia sono davvero speciali e che il feeling che riesce a creare tra il proprietario e il suo cane è eccezionale.

Alessia e altri volontari partecipano a diversi eventi sia su terreno ligure che fuori regione per spiegare come si svolge la ricerca di persone disperse, svolgere percorsi dimostrativi e formativi e piccole esibizioni, spiegare quali razze di cani sono più adatte e che tipo di addestramento debbano fare; a volte sono ospiti  altre organizzano direttamente loro sul territorio per farsi conoscere e avvicinare le persone a questa realtà. Sono infatti alcuni anni che si svolge il Peglinbau, manifestazione genovese, dove è possibile vedere salvataggi in diretta e vivere pienamente in diretta, da vicino a 360 gradi, il mondo cinofilo da salvataggio. E’ una bella ed istruttiva esperienza e quest’anno vi aspetta il 7 e 8 aprile sul lungomare di Pegli, ovviamente con tante iniziative. Ve la consiglio caldamente!

Questa è la locandina dell’anno scorso.

Ecco quello che io intendo con persone speciali. Tutti possiamo essere speciali quando da persone normali facciamo dei nostri problemi e delle nostre difficoltà dei punti di forza trasformandoli in opportunità. E, cosa non da poco, rendendoci utili per gli altri.

Vi indico di seguito il c.f del Branco se volete contribuire con il vostro 5 per mille e vi metto il link per le pagine Facebook della Castagna e del Branco, per curiosare tra i vari post e per mettervi in contatto con lei per richiesta di informazioni e adesioni alle sue attività: potreste scoprire lo spirito del volontario che è in voi!

PAGINA FACEBOOK DEL BRANCO GRUPPO CINOFILO

PAGINA FACEBOOK DELL’AZIENDA AGRICOLA LA CASTAGNA

 

LA VITA, L’AMORE E… I CAVALLI

La Manu e la sua passione, i cavalli.

Manu, la donna che parla ai cavalli

Conosco Emanuela, la Manu, come la chiamiamo noi amiche di vecchia data, da ben trentatrè anni, cioè sin dalla prima superiore. La vita ci ha separato per un bel pezzo poi, come talvolta accade, ci ha fatto rincontrare e ora sono felicissima che lei ne faccia nuovamente parte.

Infatti Cristina, un’amica comune che per lavoro si era trasferita dalla Liguria al basso Piemonte, complice suo figlio appassionato di cavalli aveva casualmente scoperto la sua nuova attività. Lo aveva subito riferito a me e alla Barbara, tutte vecchie compagne di Liceo, per provare a organizzare una rimpatriata. Così ci ritrovammo tutte.

Questo accadeva parecchi anni fa. Dopo quella prima volta ne sono seguite tante altre, ma spesso io, anche da sola, sono tornata nel suo piccolo angolo di Paradiso per sfuggire allo stress e alla frenesia della vita di città, da cui lei è scappata. definitivamente.

La sua è una di quelle storie in cui una scelta radicale sta alla base di tutto ciò che segue.

Per comprendere fino in fondo la sua svolta è necessario sapere che la sua passione per i cavalli si manifesta sin da bambina; già all’età di quattro anni lei ricorda di essere affascinata da loro, a sei prova a farsi portare al maneggio, ma solo all’età di dieci anni riesce finalmente a salire su un cavallo! ‘A metterci gli ischi’, come dice lei.

Nell’età dell’infanzia le è comunque difficile riuscire a frequentare regolarmente delle lezioni, ma non appena ne ha l’opportunità, quindi già ventenne, comincia a recarsi regolarmente nei centri equestri del Basso Piemonte dove è possibile fare passeggiate a cavallo. La passione perseguita sin da bambina invece che spegnersi si alimenta sempre di più fino a quando le viene regalato il suo primo cavallo, Aceto e così ogni suo minuto libero, weekend e vacanza viene dedicato alla cura e al rapporto con il suo cavallo.

Aceto

Manu a quell’epoca viveva in Liguria, dove è nata, e Aceto stava in una pensione in Piemonte, a Montaldeo. La vita di Emanuela, fino a quel momento, era scandita da orari, riunioni di affari, grafici di vendita, telefonate, appuntamenti, agenda e telefonino alla mano, viaggi in auto, sempre in tailleur e ventiquattrore  per gestire la sua attività di rappresentante prima  e responsabile alle vendite, poi, di prodotti per parrucchieri. Quindi un’attività frenetica che le riempiva la giornata, ma comunque soddisfacente e remunerativa.

Fino alla proposta indecente. Nel 2004 il vecchio gestore della Carrata, la pensione dove si trovava Aceto, decise di lasciare la gestione e propose proprio a lei di rilevarla. Manu decide così di fare il grande il passo e dare una svolta alla sua vita. Affitta una casa a Mornese, paese vicino a Montaldeo, e comincia così a dedicarsi anima e corpo, si può davvero dire!, alla sua passione: i cavalli. All’epoca i cavalli in pensione erano davvero pochi e le entrate le permettevano appena di riuscire a gestire la  grande struttura. Tutto quello che a lei importava era che i ‘suoi’ cavalli stessero bene. L’attività poi è diventata, oltre che una semplice luogo per cavalli scuderizzati quale era, un’associazione Sportiva Equestre, basata sui corsi di Equitazione. Così è nato il  Circolo ippico Carrata

Circolo ippico Carrata

Lei per prima ha voluto specializzarsi nella comunicazione non verbale con il cavallo,ossia utilizzando la “lingua” equina, prima mostrando al cavallo che ci si può fidare di lui, poi  ottenendone il pieno rispetto ed infine esercitando una leadership gentile e sicura.

Il cavallo è un animale sociale e in natura è una preda, quindi inizialmente  guardingo e sospettoso rispetto ad un altro essere vivente, come l’uomo, onnivoro, e  in quanto tale potenzialmente pericoloso.

Nel corso di 50 milioni di anni di evoluzione, i cavalli hanno sviluppato delle incredibili capacità in questo tipo di comunicazione il che ne fa dei veri geni naturali nell’arte di relazionarsi; il poter entrare in contatto con loro attraverso questo tipo di comunicazione rende l’approccio più naturale e meno stressante anche per i cavalli stessi, oltre a essere fonte di soddisfazione e beneficio anche per l’uomo.

Così nel tempo Manu si è costruita una solida reputazione, là dove ‘gente dei cavalli’ ce n’era già tanta e ha dovuto piano piano adattare  gli spazi a sua disposizione per ospitare tutti i cavalli che mano a mano le venivano affidati. Ad oggi ne conta ben 32!

Ma la buona reputazione va ben oltre la gestione dei cavalli…

Un simpatico aneddoto che mi ha raccontato riguarda il fieno. Non appena arrivata le sembrò logico andare dai contadini produttori di fieno, prima di recarsi dal commerciante, per vedere se l’acquisto diretto potesse essere più vantaggioso per lei e per loro, ma la diffidenza verso la ‘foresta’ fece sì che tutti le negassero le forniture dirette, obbligandola ad acquistare rincarato il fieno prodotto vicino a lei. Ebbene oggi i produttori glielo scaricano direttamente senza che lei lo chieda, poiché ha tantissimo posto in cui tenerlo e spesso in quantità superiore alla necessità del momento, il che rende magari impossibile il pagamento contestuale a tutti. Ma di fronte a questa obiezione si è sentita rispondere che il fieno da lei è come il denaro sul conto in banca! Una bella soddisfazione per una ‘foresta’!!

Il lavoro comunque è duro. Oltre alle cure quotidiane agli animali, che sono tantissime e suddivise nell’arco della giornata , c’è sempre l’extra: le visite veterinarie, il fabbro per i ferri, la sveglia di notte per il cavallo che sta male, i recinti da sistemare, le stalle da pulire e la loro manutenzione, le piante da tenere a bada e i terreni da tenere a posto. Le faccende burocratiche. I soci, i corsi.

Insomma un gran daffare e mai…uno stacco!

Eppure alla mia domanda se tornerebbe indietro, la sua risposta è stata un ‘no’ deciso. Ama la sua vita, ama la Carrata. Non potrebbe più fare a meno del contatto con la natura, con i suoi adorati cavalli, della libertà che alla fine questa attività le permette, di vivere secondo i ritmi naturali e non quelli scanditi dalle lancette di un orologio. D’estate lavora finché è chiaro, d’inverno il giro fieno va fatto alle 17. Certo che i lati negativi ci sono, lei stessa ammette, come per esempio il lavorare all’esterno con il freddo, a volte sotto la pioggia battente, a volte sotto la neve, con il problema dell’acqua dei beverini che si ghiaccia e le mani che si spaccano, altre volte i danni fatti dalle tempeste di vento,con rami e alberi caduti a terra. Certo, perché la maggior parte dei cavalli sta all’esterno, in grandi paddock, forniti di casette con tettoie e mangiatoie, ma pur sempre tutto lungo una collina!

Altra aspetto per lei insostenibile è, purtroppo, la difficile accettazione della naturale evoluzione della vita del cavallo. I cavalli vivono oltre i 30 anni, ma può capitare che uno dei suoi cavalli scuderizzati arrivi al capolinea, per età, ma a volte anche per patologie, e per lei questo è ogni volta un durissimo colpo. Tanto da avermi confessato che a volte ha pensato di mollare, per questo motivo, ma si tratta ovviamente del dolore del momento che anzi poi si trasforma in tenacia e determinazione per fare sempre meglio e sempre di più.

Le attività del Circolo sono diverse:  oltre ai già citati corsi di comunicazione non verbale, un lavoro quindi costante nel tempo con i suoi allievi, si svolge anche lavoro in piano, monta, ginnasticamento dei cavalli. Poi vengono organizzate passeggiate a cavallo, negli innumerevoli sentieri presenti e trekking anche di più giorni. Dal 2014, con l’introduzione in Italia dall’America del Mountain Trail, di cui lei è stata una dei primi venti giudici, non ha perso occasione per ospitarne delle edizioni. Si tratta di gare svolte a cavallo su percorsi che presentano alcuni ostacoli, come laghetti, tronchi, passerelle, pietre. Non sono gare di velocità bensì di precisione e affiatamento tra cavallo e cavaliere. Recentemente invece ha ospitato una dimostrazione di  attrezzi da lavoro agricolo con bestiame di un’associazione francese ospitando ben 150 agricoltori del Nord Italia interessati a queste vecchie ma nuove modalità di agricoltura.

A questo proposito appunto mi sono spesso domandata dove trovi le forze e le energie per fare tutto!

Difatti non si è accontentata di gestire il Circolo Ippico, con tutto quanto sopra già descritto, e di sicuro ho dimenticato qualcosa,  ma avuta l’occasione nel 2015 di prendere in affitto anche la Cascina annessa ai terreni del Circolo non ci ha pensato due volte e coadiuvata nella gestione dal suo compagno Mirko, titolare di azienda agricola, e dalla sua famiglia hanno così iniziato l’attività dell’Agriturismo Cascina Carrata.

Ecco con questo il quadro si fa completo. Già prima amavo andare a Montaldeo, in certe giornate calde estive, per vedere i cavalli tranquilli nei loro paddock, andare a fare due passi tra di loro o salutare quelli nelle stalle, rilassarmi seduta sulla panchina di legno, di fronte alla Club House, sotto le fronde fitte degli alberi che portano frescura, a fare due chiacchiere con lei o con i soci di passaggio che portano la frutta fresca ai loro cavalli o che li riportano dopo le passeggiate, ma ora la motivazione è doppia!

La Cascina è davvero splendida, con un fienile ad archi nella parte soprastante che la rende romantica, l’aia sul retro, raccolta e protetta per lasciare i bambini giocare e i tavoli fuori per mangiare d’estate. D’inverno invece calde stufe a legna riscaldano l’ambiente, per non parlare delle ottime pietanze tutte artigianali e del buon vino piemontese. Ma ciò che scalda il cuore, davvero, è l’ambiente, famigliare e rilassato. Motivo per cui ci ho anche passato un Natale in cui ero sola e mi sono davvero sentita in famiglia, e non solo grazie a lei, ma anche alle splendide persone che in quel giorno erano al tavolo con me.

La cascina e i suoi abitanti sono anche stati set di un bellissimo video musicale, ma di questo ve ne parlerò un’altra volta!

Cascina Carrata
Cascina Carrata

Comunque giusto per farvi venire l’acquolina in bocca le pietanze della cucina sono formate da antipasti di verdure di ‘quello che dà l’orto’, salumi, formaggetta di capra fatta in proprio con il latte delle loro caprette, primi sempre impastati in casa, io consiglio vivamente i taglierini con ragù rustico! Tutti gli ortaggi, le verdure, i legumi e la frutta (fichi, albicocche, ciliege, amarene) sono di produzione propria, le carni per i secondi selezionate da aziende agricole locali, così come il vino. I dolci sempre tutti prodotti in casa  e buonissimi: meringata, semifreddi, panna cotta, crostate. Date un’occhiata alla loro pagina Facebook: sono aperti solo venerdì sera, sabato e domenica.

E poi… pensavate fosse tutto qui, eh? Invece no!

Recentemente, in seguito a ristrutturazione è anche disponibile una casa vacanze, nel corpo centrale della Cascina, dotata di 12 posti letto, con tutto il necessario per trascorrere una settimana nelle colline dell’Ovadese. Perfetta per trascorrere un periodo di relax, o per dedicarvi all’approccio con i cavalli, o come base per passeggiate nel Parco Capanne di Murcarolo e gite nel circondario, in cerca delle Cantine del Territorio del Gavi.

In tutto questo contesto l’estate scorsa ho fatto trascorrere a mio figlio una settimana verde, dove si è potuto cimentare con la cura del cavallo e lezioni quotidiane, la scoperta dell’orto e dei suoi prodotti, dalla terra alla tavola, lezioni di cucina, dove si preparavano la loro colazione a base di crostate e torte. Ha fatto passeggiate nei boschi e bagni nei Laghi della Lavagnina, tutto all’aperto e senza cellulare! Non che lui ne abusi, ma l’esperienza è stata sicuramente edificante, nonostante al suo ritorno mi abbia confessato che ‘si lavorava duro!’. Non è sicuramente abituato ai ritmi della campagna e soprattutto della Manu!

Perché vi ho raccontato tutto questo? Prima di tutto per farvi conoscere e apprezzare quella fantastica donna della mia amica che con un colpo di spugna ha cancellato una vita cittadina per dedicarsi alla sua passione più grande. Una vita di sacrifici e tanta fatica, ma un’immensa soddisfazione. Come dice lei, ma senza la connotazione negativa: “Dalle stelle alle stalle”. E’ una delle persone più positive e ‘toste’ che io conosca.

E poi per invogliarvi, magari questa primavera, o in una calda giornata estiva, a fare un salto là. Poco più di un quarto d’ora dal casello di Ovada e vi troverete immersi in uno splendido ambiente naturale, dove staccare la spina almeno per una giornata. Ah, niente tacchi o scarpe eleganti, se volete fare due passi tra i cavalli una bella scarpa comoda e che si possa sporcare, sennò che gusto c’è?

Magari ci si vede tutti a Pasqua, che ne dite?

Le indicazioni per arrivare e telefonare le trovate tutte sulle pagine Facebook che ho linkato nell’articolo, ma a scanso di equivoci ve le scrivo anche qui sotto :

Via Cascina Carrata 23 (26,26 km)

15060 Montaldeo
Highlights info row image
347 441 4807
Orari di apertura: 19:30 – 23:00 (dal venerdì alla domenica)

 

CERCASI AGNESE DISPERATAMENTE

leggi dall’inizio

leggi la parte precedente

PARTE 6

IL SALVATAGGIO

 

Poi, inaspettatamente arriva un messaggio e  il giorno sognato da tutti si concretizza! Finalmente!

In chat:

24/01/17, 14:08 –  Barbara: È stata ritrovata Agnese a Manosque

Appena mi arriva vi mando il numero di telefono della signora che l’ha trovata!

Nei primi concitati momenti dopo questo messaggio non capiscono davvero bene se l’abbiano presa . Infatti il messaggio arriva da Michela! Ossia colei che l’ha persa, ma Agnese porta una medaglietta con il numero di telefono della mamma di Michela verso cui la fiducia è assai poca e non sanno bene come comportarsi. Poi finalmente arrivano proprio da lei le notizie del ritrovamento e della sua cattura.

24/01/17, 14:42 – Sandrine : È a 71 km da Carcès

24/01/17, 14:58 – Barbara: Fille du propriétaire du Restaurant   LE PATACREPE  a Manosque Les Grandes Terres

 

La sua cattura ha dell’incredibile! Anche se di cattura vera e proprio non si può parlare; infatti Agnese, attirata dall’odore di cibo, è letteralmente caduta in una vasca di olio esausto situata nel retro del ristorante Le Patacrepe, che ne utilizza tantissimo per fare le patatine fritte. Per fortuna il livello non era tanto alto e questo pur impedendo ad Agnese la fuga non l’ha fatta annegare nel liquido vischioso.

La chat è un susseguirsi di “Evviva!! Oddio!! Non ci posso credere…” e anche qualche lacrima si versa dalla felicità. Corinne parte di corsa per andare a recuperarla e ormai è chiaro a tutte che sarà lei la nuova mamma di Agnese . Se l’è guadagnata! Le raccomandazioni perché la cagnolina non tenti di nuovo la fuga si sprecano, ma Agnese è stanca e forse è stufa di correre. Si fa portare a casa senza tentare di liberarsi, si lascia fare il bagno, anche se non troppo convinta ( si ricorda del phon!) e poi si gode un meritato riposo sotto una bella copertina calda.

A vedere le foto di Agnese sana e salva a tutte si scioglie il cuore e davvero non riescono a credere a quella botta di fortuna che ha permesso di prenderla. Se non fosse andata così forse non ci sarebbero mai riuscite!

La cosa davvero pazzesca, che tutte trovano alquanto strana, è che Corinne riferisce di averle dato da mangiare dalle mani del wurstel e che si è lasciata tenere in braccio, quando le notizie che erano giunte dai suoi primi adottanti erano così discordanti: un cane impaurito e scontroso e che nemmeno prendeva il filetto dalle mani!

“Ho corso davvero tanto. Non ne potevo più. Sono così stanca. Quella vasca aveva un buon odore, ma non è stata una buona idea infilarmici dentro. Ho avuto tanta paura. Poi mi hanno tirato fuori e io sono stata ferma, mi hanno tenuto saldamente. E’ venuto un angelo a prendermi, ci siamo guardate negli occhi e ho capito che è lei. Ho corso tanto per arrivare da te, angelo mio. Ora che sei qui con me non scappo più. Buona la pappa che mi dai. Come dici? Wurstel? Si? Devo ricordarla questa parola, sono buoni buoni. Aspetta che mi sistemo meglio qui in braccio a te. Hai un buon odore.  Mi piace, mamma.”

 

Corinne ha dato un nuovo nome alla dolce Agnese, dal quel giorno lei è diventata Bella e condivide la casa di Corinne con altre due cagnoline vecchiette, salvate da eutanasia.

25/01/17, 13:16 – Sandrine : Corinne mi ha detto che non cerca assolutamente di scappare, che non tira nemmeno al guinzaglio,che quando la chiama Bella lei alza gli occhi e la guarda con dolcezza..sta accanto a lei sempre..

Fantastico!!!

 

Bella ora ha una casa, una nuova medaglietta brillante e una mamma super speciale oltre a tante tate che l’hanno amata e sostenuta come non mai!

 

Corinne e Claudine sul posto, Sandrine dall’Italia, tutte gli abitanti dei villaggi francesi incontrati in questo pazzo viaggio su e giù per la regione del Var e tutte le volontarie di Genova e Salerno hanno indubbiamente un cuore immenso. Hanno sofferto un mese e tribolato non poco a sapere la piccola dispersa per una regione immensa e molto vasta, ma i loro sforzi sono stati premiati.

Quello che infatti mi ha portato a scrivere questa storia è la sinergia che si è creata attorno a questa vicenda; non so se sono riuscita a ricreare tutta l’emozione e l’ansia che i protagonisti hanno vissuto. Forse per loro questo racconto sarà riduttivo,ma spero di avervi trasmesso tutta l’energia positiva che si è creata attorno a Bella.

Pensate che da quel giorno se vi trovate a passare dalla creperia LE PATACREPE a Manosque potete trovare la crepe speciale “Bella”. Per tanto tempo  Bella è stata una  star..la star del Var!

Un grazie di cuore a Barbara che mi ha raccontato questa storia fantastica e mi ha permesso di ricostruire tutti gli spostamenti di Bella, fino all’epilogo a sorpresa.

Un grazie enorme a tutte le persone come loro che rendono questo mondo un posto migliore dove vivere.

Ecco i contatti dell’associazione IMPRONTE DA SALVARE

per visitare la loro pagina Facebook  e vedere foto e appelli:

www.facebook.com/improntedasalvareLiguria

http://improntedasalvare.blogspot.it/

per adozioni e informazioni:

Alfonsa 348 5114833

Margherita 342 1544162

[email protected]

Per un aiuto concreto o  per fare la mamma a distanza:

IBAN IT31P0569649540000002136X52

PER IL 5×1000 c.f. 92108000099

Menzione speciale su richiesta della mamma Corinne, per altri due fantastici volontari, che hanno operato con loro sul posto; ecco il messaggio di Corinne, originale e tradotto:

Bonsoir, je vous remercie pour l’histoire de Bella, c’est très touchant ❤ Claudine et moi même aurions aimé que vous mentionnez Mr Claude Luquet et Mme Jacky Luquet dans l’histoire de Bella sur les prochaines parties. Ils ont été présent tous les jours avec nous sur le terrain pour retrouver Bella et continue encore aujourd’hui de prendre de ses nouvelles et de m’acheter des alèses puisque Bella n’est pas propre la nuit. Jusqu’au bout ils étaient présents et depuis le début, alors si vous pouviez les mentionner en soulignant qu’ils étaient là tous les jours, ce serait super 😉 Merci encore, bonne soirée à vous 😗

Buonasera, grazie per la storia di Bella, è molto toccante - Claudine e io avremmo voluto che citassi 
il signor Claude Luquet e la signora Jacky Luquet nella storia di Bella, nella prossima parte in arrivo
Sono stati lì ogni giorno con noi a terra per trovare Bella e continuano oggi a chiedere sue notizie 
e comprarmi dei materassini perché Bella ne ha bisogno per la notte.
Fino alla fine erano presenti e fin dall'inizio, quindi se potessi menzionarli 
sottolineando che erano lì ogni giorno, sarebbe fantastico. Grazie ancora e buona serata 

Bella in relax
Bella, oggi