CASTAGNATA DI BENEFICENZA A PRA’

Sabato 27 ottobre si terrà a Pra’ l’ottava castagnata di beneficenza.

Pra’ è il mio quartiere, il luogo dove abito e spesso ho scritto di manifestazioni che vi si tengono o di alcune particolarità, come le sue saracinesche dipinte e i suoi murales.

Mi piace scrivere del mio quartiere perché credo che in nessun altro posto di Genova ci sia un così grande e continuo impegno dei commercianti e dei comitati e le occasioni per gli abitanti, di tutte le età, per incontrarsi e fare qualcosa di diverso sono davvero molte. La partecipazione è sempre molto ampia e questo rende giustizia al grande lavoro degli organizzatori.

Il costante impegno dei Civ Pra’ Insieme, del Comitato Valorizzazione Ponente e dell’Associazione Borgo Palmaro, oltre che di tutti i volontari e associazioni sportive, ha infatti regalato per ben sette anni di seguito una lavagna interattiva multimediale  (LIM) alla scuola I.C. Pra’ grazie alle varie edizioni della castagnata autunnale e quest’anno si prefiggono di regalare l’ottava.

Mauro Rossi dona l’assegno del ricavato della castagnata 2017

La giornata sarà piena e ricca di iniziative e vedrà banchetti, esposizioni e dimostrazioni su tutto il territorio che va da Piazza Sciesa fino a Piazza Laura.

Se non siete di Pra’ potete raggiungerci facilmente con il treno, la cui stazione è comodissima e vi permette di arrivare nel cuore della festa o con l’autobus n. 1. Se volete arrivare in auto il parcheggio della stazione è ampio e troverete un posto sicuramente.

Con i recenti lavori di riqualificazione del quartiere possiamo usufruire di  molto spazio pedonale, larghi marciapiedi e comode piazzette dove poter assistere a quanto organizzato nel corso della giornata.

La principale protagonista sarà la caldarrosta! Saranno disponibili due punti cottura, uno sulla piazzetta della Vecchia Stazione, gestito dagli immancabili alpini, l’altro in Piazza Laura, gestito dal Comitato Palmaro. Per un totale di ben 300 kg di castagne!

Se le caldarroste vi mettono sete, potrete contare su un caldo e confortante vin brulé, anche se confidiamo in una giornata frizzante ma soleggiata.

Per chi avesse ancora fame troverete anche le meravigliose Focaccine preparate dal Comitato Valorizzazione Ponente, in Piazza Sciesa.

Castagnata 2017: i tavoli sono pronti!
Castagnata 2017: alpini alla preparazione delle caldarroste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tutta la giornata saranno presenti le bancarelle mercato e gli stand creativi, da via Pra’ fino a Piazza Bignami, la piazza del Comune, ora dotata di un nuovo sbocco a mezzo scalinata con la sottostante Via Pra’.

Dal pomeriggio invece sarà un susseguirsi di dimostrazioni. Le associazioni sono tante e diverse e operano tutte sul territorio. Daranno così dimostrazione delle loro attività e proposte.

A partire dalle 16, in Piazza Sciesa, le seguenti società faranno provare ai bambini le loro attività sportive:

Volare Volley ( pallavolo),  GSD Olimpic 1971 (calcio),  Pattinaggio HP Voltri Mele e Artistic Roller Team. 

Quest’anno sarà presente anche il Club Rebels di Genova che mostrerà e farà provare il gioco del Subbuteo. Chi se lo ricorda? Quel famoso campo da pallone, del formato di un tavolo, di panno verde su cui i piccoli calciatori giocano sospinti da una ‘baccicolata’, ossia una piccola spinta data dal dito indice.

Il Gsd Regina Margherita farà esibire le sue atlete e atleti in ginnastica ritmica e artistica e alle 17.30 la scuola di danza Obiettivo Danza asd Genova mostrerà alcune coreografie di diversi stili.

Si esibiranno anche gli atleti della nuova scuola  #365Martial Arts, specializzata in arti marziali.

Cliccando sui nomi delle singole società vi si apriranno le pagine Facebook delle stesse e potrete avere un anticipo delle loro attività o trovare indirizzo e recapiti.

Lungo tutta la via pedonale, Via Fusinato, si potranno ammirare i quadri prodotti dal Circolo Arci Prisma, che ha sede in Piazza Bignami, circolo culturale che si occupa di pittura e della sua diffusione.

Ammetto che è la prima volta che vedo le loro creazioni e questa manifestazioni servono anche a scoprire possibilità che abbiamo sul territorio e di cui ignoriamo la conoscenza. Se hai una vena artistica perché non informarti?

Inoltre in Via Fusinato si terrà il Concerto della Big Band Colombi, la banda musicale di Pra’, e sarà presente la Giostra della Fantasia per intrattenere i bambini. Loro lo sanno fare bene, da anni sono sul territorio con asilo nido, centri estivi e corsi di ginnastica.

Via Fusinato quando incrocia Via Cordanieri si conclude a ponente con Piazzetta De Cristoforis, e qui potremo ammirare gli allievi della Scuola di restauro che rappresenteranno i laboratori di Restauro del Mobile, Impagliatura, Doratura, Tornitura.

Nella piazza della Stazione vecchia per i bimbi ci saranno zucchero filato e pop corn della Fabbrica dello Show, da gustare mentre guarderanno lo spettacolo itinerante di magia e meraviglia di Jack Bubble.  Bolle di sapone e non solo. I bambini lo adoreranno, ma anche i grandi!

In piazza Bignami potrete assistere alle esibizioni di Zumba della frizzante Babi Fabbri e Silvia della Torre della Palestra i Delfini , potrete guardare ma anche partecipare! Come per ogni Zumba party che si rispetti siete invitati a portare scarpe da ginnastica e shakerare tutto il vostro corpo. La Zumba è davvero molto divertente, facile ed efficace.

Si daranno il cambio con la scuola di ballo Your swing, che tiene corsi a Voltri, Pegli, Arenzano e Genova e insegna a ballare il Lindy hop con simpatia e professionalità. Sulle musiche degli anni ’30 vedrete i ballerini ballare, ridere e divertirsi. Ovviamente potete ballare anche voi!

I bambini troveranno ancora da divertirsi nel parco Dapelo, con la gimkana in bicicletta organizzata dalla Polisportiva Palmarese. Per i migliori sono previsti anche piccoli premi.

Se avete attraversato il parco Dapelo ora vi trovate nella zona di Palmaro e oltre al punto di caldarroste, come già detto in precedenza, in piazza Laura, troverete il truccabimbi di La Fabbrica dello Show e l’esibizione canora di una cantante ‘nostrana’: Elena Lazzari.

Durante tutto il giorno i negozi saranno aperti, ci sono negozi storici e nuove aperture.

I quartieri vanno mantenuti vivi, dobbiamo ricordarci di sostenere le piccole attività del quartiere perché non si parla solo di commercio, ma del mantenimento di un tessuto sociale. Tutto quello che vi ho descritto è possibile solo grazie all’impegno di tutti i negozianti e delle associazioni del territorio; loro vivono grazie ai nostri acquisti, ma rendono il posto in cui viviamo più vivo e piacevole, oltre che sicuro. Senza dimenticare che spesso le manifestazioni in cui si impegnano sono senza scopo di lucro e con fine benefico.

Allora vogliamo contribuire all’acquisto della LIM per la scuola dei nostri ragazzi?

Vi aspettiamo sabato 27 ottobre dalla mattina e per tutto il giorno.

L’articolo verrà completato, in seguito,  con alcune foto che sarà mia cura scattare durante l’intera giornata a testimonianza dei vari eventi e dimostrazioni che si svolgeranno.

Ah, dimenticavo se piove ci si vede il sabato successivo, il 3 novembre!

Per una consultazione veloce ecco il programma:

Programma della castagnata

 

TRANSGENDER, UNA STORIA DA VICINO

TRANSGENDER, UNA STORIA DA VICINO

QUANDO QUALCOSA CAPITA PROPRIO A TE

So benissimo che l’argomento che sto per affrontare non va giù a molte persone. Ci possono essere motivazioni morali o religiosi dietro al fatto che non si vogliano accettare tutte le argomentazioni a sfondo sessuale, ma io con quello che scriverò non voglio convincere nessuno, né tantomeno insegnare nulla. Racconto semplicemente un’esperienza, che mi è stata raccontata, come potrebbe accadere a chiunque e su questo non c’è dubbio. Poi è ovvio che le conseguenze possono essere differenti in base al proprio modo di vedere il mondo. Ma io vi chiedo solo di immedesimarvi per un attimo nella mamma di cui vi parlerò.

Come ogni anno Marco fa una vacanza con suo papà; per me è un buon momento in cui mettere in calendario una telefonata ad alcuni vecchi amici e poterli rivedere senza l’ansia dell’orologio.
Ho così contattato una cara amica che non vedevo da tempo.
Mi capita con poche persone, però esiste quel tipo di amicizia che va oltre il tempo. Io e F. potremmo anche non vederci 2 anni ma nel momento in cui ci ritroviamo parliamo come se ci fossimo lasciate il giorno prima.
Ho con lei infatti un’affinità molto grande e l’ho sentita a pelle sin dal primo giorno in cui l’ho incontrata. Poi per le solite questioni della vita ci siamo allontanate, ma solo fisicamente.
Ci siamo così incontrate per un aperitivo in centro e abbiamo iniziato a parlare fitto fitto di tutte le ultime novità.
A un certo punto mi fa capire di avere una cosa importante da dirmi ed esordisce con: “Vedo quello che scrivi, ti conosco e so come la pensi per cui mi sento di dirti questa cosa”.
Devo ammettere che queste parole mi rendono molto orgogliosa : essere riconosciuta come una persona a cui poter raccontare argomenti molto delicati mi fa sentire felice.
La mia amica F. ha due figli: un maschio e una femmina. La più grande è la femmina e oggi ha 16 anni.
Ebbene lei mi racconterà che la sua primogenita non è più una ragazza, ma sta facendo un percorso per diventare maschio. Ovviamente sono rimasta senza parole, più che altro perché mi sono immedesimata nel suo ruolo di madre e non sapevo davvero che parole usare.
Quello che vi andrò a raccontare è semplicemente il resoconto di un’esperienza diretta; non vuole essere una guida, anche se mi sono informata e ho inserito i riferimenti di legge corrispondenti.
Ovviamente l’argomento è delicato: parliamo di transgender.
Perché ho deciso di raccontare questa storia? Perché secondo me se ne sa troppo poco; anche io che sono di natura molto curiosa e che spesso mi capita di leggere articoli ho scoperto tante cose nuove. Ho soprattutto affrontato l’argomento con gli occhi di una persona che conosco e che stimo. Mi sono immedesimata in lei donna, come madre e come persona. Ho capito che ha dovuto affrontare una cosa immensa, una cosa forse più grande di lei e mi sono stupita della forza di sua figlia che appena dodicenne ha capito che quello non era il suo corpo.

TRANSGENDER, UNA STORIA DA VICINO

Maria, chiamiamo così la figlia, ha avuto la forza e la capacità di capire e di elaborare da sola che stava vivendo un enorme conflitto. Ovviamente quando Maria ha esposto questa cosa a sua madre per lei è stato uno shock e non è stato semplice. F. ha pensato ad un momento, ad uno stato di confusione adolescenziale. F. ha fatto la scelta più giusta e si è rivolta a uno specialista, ha fatto seguire una terapia a sua figlia. La ragazza per tutto il tempo non ha più affrontato l’argomento con la mamma e lei stessa credeva ormai che il capitolo fosse chiuso.

La figlia aveva sempre avuto un atteggiamento di chiusura e isolamento, talvolta di autolesionismo e F. pensava che con la terapia  stesse finalmente combattendo le sue ansie, di qualunque origine esse fossero. Invece alla fine di questo percorso la stessa terapista ha confermato a F. che sua figlia in realtà è suo figlio e che quindi doveva prenderne atto. Questo fenomeno è anche chiamato ‘disforia di genere’.

È questo il momento nel quale possono quindi partire le procedure burocratiche per entrare in quella fase che si chiama transizione. Ho infatti scoperto che la parola trans deriva proprio da questo e transgender significa trasformazione, transizione da un genere all’altro.

Mentre F. mi raccontava di questi momenti vissuti, forse ho fatto anch’io la domanda sbagliata e le ho chiesto:”Ma è sicura di questa scelta?”, pensando soprattutto alla sua giovane età; F. mi ha confessato che si è sentita rivolgere la stessa domanda altre volte. In realtà non si tratta di una scelta. È così. Punto.

Mio figlio è nato con una malformazione a un arto, come si può nascere biondi oppure alti oppure molto intelligenti o dotati di orecchio assoluto, così qualcuno nasce uomo in corpo di donna e qualcuno nasce donna in corpo di uomo.

Provate solo ad immaginare la sofferenza che un individuo può provare nel guardarsi allo specchio e nel non riconoscersi. Io ho provato a immedesimarmi, ma non ci posso riuscire, penso che nessuno ci possa riuscire a meno che non lo provi sulla propria pelle. Però posso provare ad immaginare quanto potrei odiare il mio corpo se con la testa mi sentissi uomo. Ecco io questo sforzo ho provato a farlo. Più che altro ho capito che non lo possono scegliere e che arriva il punto che bisogna prenderne atto.

La mia amica mi ha così ragguagliato sulle possibilità di legge che esistono per le persone transgender.

Cosa dice la legge.

Esiste una legge dell’82, la 164 che stabilisce le norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso e norma i vari i passaggi che devono essere fatti tramite sentenza passata in giudicato per poter ottenere la modifica del genere, rispetto a quello di nascita.
In questo caso  trattandosi di minorenne occorreva la firma di entrambi i genitori al fine di poter iniziare quello che è un percorso medico, ulteriore a quello già svolto personalmente, per verificare che sia veramente un caso di transizione e non per esempio uno stato di psicosi o di alterazioni endocrinologiche.

Ci sono quindi delle perizie effettuate da psichiatra, sessuologo e psicologo e viene stilata una relazione che certifica lo stato di necessità di questo cambiamento. Terminato questo iter si può iniziare ad assumere le cure ormonali che vorrei sottolineare sono a pagamento ( come gran parte degli interventi, peraltro). Questa è solo la prima parte e serve a modificare i caratteri sessuali secondari. In seguito si deve fare richiesta al Tribunale della zona di residenza e ottenere sentenza che permetta il cambio di genere. La legge del 1982 prevedeva che per poter ottenere il cambio di genere all’anagrafe e quindi su tutti i documenti fosse necessario sottoporsi prima a tutti gli interventi chirurgici demolitivi  di rimozione dei genitali e dei caratteri distintivi del sesso di nascita. Di fatto un obbligo a passare comunque da sesso maschile a femminile e viceversa. Solo dopo essersi sottoposti agli interventi demolitivi bisogna nuovamente rivolgersi al Tribunale per il cambiamento di stato anagrafico attraverso il quale i documenti d’identità (patente di guida, titoli di studio, licenze, certificati di proprietà) vengono modificati per sesso e per nome, con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto integrale di nascita, documenti che possono essere richiesti esclusivamente dallo Stato o da Enti pubblici.

Questo tipo di tipo di approccio parrebbe però non essere in linea con i diritti generali dell’uomo. E’ difficile sostenere che si possa obbligare qualcuno a  uno o più  interventi chirurgici. In alcuni casi in Europa vi è addirittura  l’obbligo di sterilizzazione.

La legislatura europa  in questo caso è parecchio differente, in alcune nazioni, soprattutto dell’est non è nemmeno consentito poterlo fare.

Quello che sarebbe importante recepire è che anche all’interno delle varie possibilità di transizione l’individuo possa non sentire come fondamentale e non immediata l’esigenza di cambiare, eliminare, modificare i propri genitali. Quello che mi ha spiegato F. rispetto a suo figlio è la ricerca di un proprio equilibrio e pace interiore che sicuramente coincide con ciò che lo specchio e gli atteggiamenti rimandano, ma che non necessariamente si identificano con il genitale, come tutti saremmo portati a credere. Anche rispetto all’amore e al sesso, vista anche la giovane età non pare esserci tutta quell’urgenza e devo ammettere che, rispetto alla talvolta fin troppo precoce vita sessuale degli adolescenti, questa mi sembra più una conquista che una sconfitta. Prima scopro chi sono, poi semmai penso al resto. A me sembra saggio.

Una sentenza del 2012 del Tribunale di Roma però recita cosi’:

il trattamento medico-chirurgico previsto dalla legge n. 164/82 è necessario nel solo caso in cui occorre assicurare al soggetto transessuale uno stabile equilibrio psicofisico, ossia nel solo caso in cui la discrepanza tra il sesso anatomico e la psicosessualità determini un atteggiamento conflittuale di rifiuto dei propri organi sessuali. Pertanto deve ritenersi che, nei casi in cui non sussista tale conflittualità, non è necessario l’intervento chirurgico per consentire la rettifica dell’atto di nascita

Ricordo peraltro che nel caso di ricostruzione di un fallo si parla di un membro estetico, non funzionale, dal punto di vista sessuale.

Ad oggi, a parte questa sentenza esiste il disegno di legge 405 che chiede l’autodeterminazione e il superamento dell’obbligo, che di fatto tuttora sussiste, degli interventi chirurgici.

Difatti la legge ad oggi esistente non tiene conto né delle tempistiche enormi necessarie per arrivare  a fine percorso (anche dieci anni), né come dicevo prima di tutta quella serie di passaggi intermedi in cui l’individuo si possa voler accettare, o sentire di essere, anche senza ricorrere all’intervento.

Per tutto il periodo di transizione infatti la persona transgender avrà da affrontare tutte le volte il confronto tra i propri documenti e il proprio aspetto. F. mi raccontava per esempio che è riuscita ad ottenere di avere sul registro elettronico scolastico il nome maschile di suo figlio, e non è cosa da poco.

TRANSGENDER, UNA STORIA DA VICINO

COSA SIGNIFICA ESSERLO E COME VENGONO PERCEPITI I TRANSGENDER

Leggendo alcuni articoli su internet ho scoperto che le persone transgender in tutta Europa superano il milione e mezzo, veramente una cifra notevole! Non si può parlare quindi di un fenomeno così piccolo. Purtroppo mi ha detto la mia amica che  esiste tuttora anche un alto tasso di depressione e suicidi perché come potete immaginare non sempre la persona è messa nella possibilità di parlare dall’argomento, di essere capito, di affrontare tutto il percorso psicologico e di essere sostenuto soprattutto a partire dalla famiglia. Ho infatti detto alla mia amica che sicuramente il  figlio è stato molto fortunato ad avere una madre  come lei.

Mi pare evidente che per una madre mettere al mondo una figlia e sentirsi dire dopo 12 anni dalla stessa che vuol cambiare genere e che non si sente a suo agio nel suo corpo è effettivamente un qualcosa di molto grande emotivamente e io posso immaginare di una difficoltà incredibile da affrontare. E’ anche vero che io penso sempre che i nostri figli non sono effettivamente nostri, nel senso del possesso.
Noi li mettiamo al mondo, poi la vita appartiene a loro. Non accettare una cosa di questo genere sarebbe una grandissima forma di egoismo. Poi è ovvio che da madre abbiamo una forma di trasposizione di noi stessi nei nostri figli ( ci identifichiamo un po’ in loro) e quindi può risultare molto difficile talvolta accettare le loro strade e le loro scelte, ma la più grande forma di amore è sicuramente il rispetto e l’accettazione per quello che loro dimostrano di essere.

Devo anche aggiungere che ho trovato di grandissima maturità la scelta di condividere con la madre il proprio disagio e anche il coraggio di affrontare il percorso. La ricerca di se stessi è qualcosa che talvolta non completiamo neanche da adulti. Sapere chi siamo, sapere cosa vogliamo e sentirci sereni con noi stessi. La  consapevolezza in una persona così giovane mi ha stupito e meravigliato. La mia amica ha detto che ora suo figlio è sereno, sta bene, finalmente. Il suo corpo sta cambiando lentamente, sta assumendo sembianze maschili, cambierà la voce, crescerà la barba, si allargheranno le spalle. Gioca e scherza con il fratello più piccolo, che ha preso atto del tutto senza particolari traumi. Forse una mente giovane non ancora inquinata riesce a non fare differenza tra un fratello e una sorella, basta che ci sia.Anzi in un certo senso l’ha ritrovato, perché per diversi anni la sorella aveva vissuto isolata e chiusa in se stessa. Certo fa strano, lo capisco. Però io credo che non debba esistere alcun diritto di nessuno su altre persone.

Per questa particolare situazione esiste una legge, anche se è comunque migliorabile, che  tutela il diritto di modificare il genere e lo regolamenta, ma sono indubbiamente maggiori le resistenze culturali  e religiose e gli stereotipi, che non i veri e propri divieti.

Ovviamente, questa confessione l’ha fatta anche F., tutti noi, e spero di sbagliarmi, quando sentiamo la parola trans la abbiniamo a qualcosa di, diciamo, poco carino, forse più legato al mondo della prostituzione, purtroppo. Non è così. Nascere trans è una condizione e come tale va accettata. I tempi stanno cambiando e la medicina e la ricerca stanno prendendo atto della quantità di persone che vivono questa trasformazione.

Secondo il mio punto di vista più tutti ne sanno qualcosa e possono capire cosa significhi, più è alta la possibilità che tale condizione divenga più sostenibile socialmente in futuro e anche meno faticoso e difficile viverlo.

Se siete quindi un po’ curiosi digitate trans, trransgender in google e cercatevi un po’ di notizie.

oppure iniziate leggendo qua sotto:

https://www.wikihow.it/Effettuare-la-Transizione-da-Donna-a-Uomo-(Transgender)

https://www.wired.it/scienza/medicina/2014/11/03/cambio-sesso-italia/

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/07/22/quei-bimbi-che-si-sentono-trans-terapie-che-italia-non-ci-sono-

e se cercate un libro:

https://www.ibs.it/viaggio-di-arnold-storia-di-libro-davide-tolu/e/9788860220042

Buona lettura.

 

TRANSGENDER, UNA STORIA DA VICINO

EAFF JUNIOR TRAINING CAMP ROMA LUGLIO 4-8

ciao Roma

Domenica 8 luglio si è concluso il terzo Junior Camp Europeo della European Amputee Football Federation (EAFF) a cui Marco ha  partecipato per la prima volta in qualità di portiere.

Vi avevo già parlato di questa realtà in un mio precedente articolo di aprile, che potete rileggere QUI, in cui avevo raccontato come siamo entrati in contatto con la nostra Nazionale Amputati e della prevista partecipazione al Camp, ma ora posso tirare le somme e parlare delle impressioni e delle emozioni che abbiamo provato.

Diverse testate giornalistiche e le associazioni stesse hanno dato grande risalto all’importante evento e scritto articoli e fatto interviste e video, ma io vi farò entrare dalla porta di servizio e vi racconterò l’esperienza vissuta sulla nostra pelle. Ovviamente vi inserirò a fine articolo tutti i link degli articoli più belli e più importanti pubblicati sulle testate on line.

Da mamma di un bambino disabile,che ha affrontato negli ultimi due anni un percorso di accettazione della sua condizione, non nascondo che avevo anche dei timori sulla partecipazione di Marco. Temevo che il trovarsi in mezzo alla sola disabilità lo facesse sentire maggiormente ‘diverso’. I percorsi attraverso cui ognuno di noi può elaborare la disabilità, sia dalla nascita o per mezzo di incidente, sono sicuramente diversi e se un adulto può esprimere una volontà, un bambino si affida a noi, genitori, che sicuramente cerchiamo di fare il loro bene ma a volte procediamo per tentativi. Ecco io mi sentivo così, fiduciosa ma timorosa. L’esperienza di Correggio mi aveva indicato la strada, ma ora si giocava la partita importante. Sarebbe stato utile? Bello? Edificante? O controproducente?

Premetto, per chi non conosce Marco, che mio figlio ha una grande predisposizione per il contatto umano, è estroverso e chiacchierone e gli piace cercare di comunicare anche in altre lingue. Perciò confidavo nel fatto che la presenza di bambini provenienti da ben 10 nazioni,di cui tre di lingua inglese, avrebbe stimolato la  sua curiosità e la sua voglia di interagire.

Ebbene il secondo giorno ho avuto la mia risposta e mi si è gonfiato il cuore di gioia alla consapevolezza di aver tentato la giusta strada. Marco mi ha detto così: “Sai cosa c’è di bello, mamma? Che qui nessuno mi chiede cosa ho fatto alla mia mano o cosa mi è successo”.

Avevo fatto centro. La sua disabilità è diventata ‘trasparente’ e nessuno l’ha notata. Nessuno gli ha fatto le noiose domande a cui lui si è stufato di rispondere: “Niente, sono nato così”. Non interessava a nessuno. E a lui non interessava la storia degli altri bambini, li ha visti semplicemente per quello che sono: dei bambini! Non ha guardato cosa mancava loro…ma spesso mi faceva notare le loro caratteristiche.

“Mamma hai visto Will che occhi azzurri che ha?”, “Mamma, quel bambino inglese ha un sorriso dolcissimo, vero?”, “Mamma, quel bambino irlandese sprizza una simpatia con quell’aria pacioccosa!”. Ecco. Questi sono i bambini. Vedono oltre. Cerchiamo di impararlo anche noi.

Certo, questi bambini sono l’esempio vivente della resilienza. Sono andati  lì sul campo a giocare a sfidare qualsiasi pregiudizio che li vorrebbe tristi a guardare gli altri correre. Nessuno di noi può sapere i loro percorsi e non glieli chiederemo, non gli chiederemo in quale modo e in quale momento hanno accettato di non avere una gamba o un braccio, ma li guarderemo e basta. Li vedremo contendersi un pallone con tutta la loro tenacia e determinazione, combattere in maniera molto fisica per rubarsi la palla e infine lanciare la stampella per terra, con stizza, quando perderanno un gol sotto porta.

Li ho visti correre, saltare, sudare, ascoltare l’allenatore, lanciarsi sui palloni, giocare sui prati, tirarsi l’acqua addosso e ridere. Stupendi.

Se dovessi dire la cosa che non dimenticherò mai di questa esperienza è l’incessante ticchettio, cadenzato,delle stampelle sui selciati; ma non lo associo a un immagine triste, vedo anzi i 70 bambini correre verso gli spogliatoi, sento “tic, tic, tum”, “tic, tic, tum” provenire da tutte le direzioni e vedo la gioia.

Nel viaggio di ritorno, sul treno, ho dato a Marco il compito di scrivere un tema, per raccontare le sue aspettative, l’esperienza vissuta e cosa gli ha lasciato. Premetto che gli ho chiesto il permesso di pubblicarne un pezzetto, così come tutte le cose che ho riportato, e quindi vi lascio con le impressioni di Marco, dodicenne, portiere under 16 della Nazionale Amputati Italiana.

.All’inizio non avevo capito bene cosa fosse e pensavo fosse una piccola esperienza. Poi, i giorni prima di partire per il Junior Camp, mia mamma me lo ha spiegato bene e ho capito che era una cosa seria e ufficiale.

C’erano dieci nazioni a partecipare, Italia inclusa, tra cui Inghilterra, Irlanda, Germania, Georgia, Grecia, Irlanda, Polonia, Scozia e Turchia.

Per l’Italia eravamo sette di cui tre portieri e quattro giocatori. Sistemati in Hotel di sera c’è stata la cerimonia di apertura dove ci hanno diviso in tre gruppi: gialli, blu e rossi. La fascia d’età dei gialli era dai 5 ai 10 anni, quella dei blu dagli 11 ai 13 e quella rossa dai 14 ai 16.

Ho conosciuto molte persone italiane ma anche straniere e mi è piaciuto molto comunicare in inglese.

La mattina dopo ci siamo svegliati e ci siamo andati ad allenare presso il Centro Sportivo Paralimpico “Tre Fontane”.

Gli allenamenti erano belli tosti ma mi piacevano molto. Ce n’erano due al giorno: uno dalle 9 alle 11 e l’altro dalle 17.30 alle 19.30. Fu così per tre giorni e l’ultimo giorno ero sfinito!

Durante questo Camp ho imparato molte tecniche da portiere nonostante io sia centrocampista nella mia squadra (n.d.a. GSD Olimpic Pra’ Pegliese). Ho imparato tecniche di tuffo, tecniche per bloccare la palla, tecniche d’uscita.

Questi quattro giorni sono stati una bellissima esperienza e ovviamente voglio continuare ad allenarmi e tra quattro anni potrò finalmente giocare nella Nazionale di Calcio Amputati e portare la mia nazione alla gloria (modesto,eh?).

Una cosa divertente è che io ho paura della api e delle vespe e al Tre Fontane c’è l’erba vera, non sintetica, ad un certo punto ero in porta fermo e ne avevo quattro che mi giravano intorno e da una parte ho  sconfitto una mia paura.

Ho omesso l’inizio che raccontava come abbiamo conosciuto la Nazionale e quando gli hanno fatto l’intervista di cui va molto fiero e che quindi riporto QUI.

Concludo invitandovi  a condividere  più possibile questo post per far conoscere questa bella realtà e per far conoscere ad  altri bambini o ragazzi questa possibilità. Marco ha un sogno, lo ha detto, portare il suo paese alla gloria ma occorre una squadra giovanile. Il progetto è appena iniziato, parliamone, informiamoci, portiamo i nostri figli a giocare a calcio.

I nostri giocatori under 16

Infine non dimenticate di tifare Italia ai prossimi mondiali di Messico 2018, dal 24 ottobre al 10 novembre. La nostra Nazionale Italiana Calcio Amputati merita tutto il nostro sostegno e supporto.

Forza Italia!

Video di presentazione del Camp

Articolo di Repubblica.

Highlights della prima giornata, da pagina Fispes

Articolo di Huffpost

Fispes News 

Video della giornata conclusiva, pagina facebook EAFF 

Sito CIP, News

SuperAbile Inail, sport

 

 

 

ASPETTANDO ALEMANTE

Ci siamo. Finalmente è arrivato “quel sabato”, l’ultimo sabato del mese in cui da 16 anni si svolge l’Alemante Festival.

Io lo sapevo che mi sarei trovata davanti a questo spazio bianco e avrei dovuto riempirlo di bellissime parole e sapevo che avrei avuto la sindrome da pagina vuota, una specie di ansia da prestazione perché parlare dell’Alemante, ragazzi, mette un’ansia!

E invece sono qui e in effetti ancora non so cosa scriverò, ma lo devo fare. So di doverlo e volerlo fare.

La molla finale è stata incontrare Marco, un amico, stamattina alle 6 al bar, vestito da lavoro e senza necessità di spiegazioni gli ho chiesto:

“Vai a lavorare al piazzale?”  e lui: “E’ dalle quattro e mezza che lavoriamo e ha fatto anche una bella ramata di acqua!!”

Poi io, ancora :”Ma sei in ferie?” e lui: ” Sì, sì…” , come se fosse la cosa più naturale del mondo essere in ferie per fare un lavoro non retribuito durante la notte.

L’Alemante era nella top list degli articoli che volevo scrivere. Ci ho girato attorno dei mesi, facendo anche qualche riferimento qua e là, aspettando di scrivere l’articolo principe del blog. Quello definito cornerstone. E invece…non ne avevo mai il coraggio. Così sono arrivata a due giorni prima senza averlo scritto…

Ma avete idea di cosa sia questa Festa? Di cosa rappresenti per tutti i ragazzi che lo hanno fortemente voluto e che da 16 anni si sbattono perché immancabilmente l’ultimo sabato del mese di giugno noi ci si possa emozionare e tutte le volte stupire di quanto grande sia il loro amore per l’amico Alessandro Mantero? Mi sembrava impossibile poter parlare di tutto quello che si muove attorno a questo Festival, ma lo farò.

Proverò a spiegarvi cos’è e perchè è così importante.

Il 14 luglio del 2002 un sarcoma si porta via un ragazzo di soli 24 anni. Il suo nome era Alessandro Mantero (da cui AleMante) e lo descrivono come un ribelle e testardo, ma simpatico e divertente. Un ragazzo bello che tutte le ‘babbe’ più piccole guardavano ammirate con gli occhi a forma di cuore, come ben ci descrive, nell’articolo del  suo blog, questa ragazza che lo ha conosciuto.

Lui affronta la malattia e le sofferenze della cura con la stessa tenacia e caparbietà con cui aveva affrontato la vita fino a quel momento. Gli amici restano attoniti di fronte alla sua repentina scomparsa e non se ne capacitano, lascia un vuoto assordante intorno a sé che loro fin da subito decidono di riempire con una manifestazione in suo ricordo.

Io non ho conosciuto Alessandro perché non sono originaria di Pra’ e forse non lo avrei nemmeno incrociato sulla mia strada perché ci separano sette anni, ma da quando sono qui è come se lo conoscessi. Come se non se ne fosse mai andato e camminasse sempre al fianco di suo fratello e dei suoi grandi amici. Loro non lo hanno lasciato andare e ce ne trasmettono un ricordo indelebile ogni anno che passa.

Ho appreso della sua storia dal libro ‘Là dove il sole incontra il luna’ di Silvia Laguzzi, che grazie alle testimonianze di chi ha voluto raccontarle chi era Alessandro e perché è nato L’Alemante ha permesso a tutti  di conoscerlo e di capire profondamente quale macchina di solidarietà  enorme si muova tutti gli anni. Il libro è stato stampato nel giugno del 2015 e tutto il ricavato della vendita è devoluto all’associazione  Alemante Friends.

In realtà per capire dovete venire. Davvero. Non vi posso descrivere la magia. C’è un’energia quel giorno, ovunque, che è palpabile. La tensione è alle stelle, si spera che non piova, che tutto vada per il meglio, che il lavoro di tanti volontari di un anno intero non sia vanificato da un inconveniente o un contrattempo. La buona riuscita dell’Alemante è troppo importante per tutti.

L’Alemante è un Festival, una grande Festa all’aperto, organizzata nel parcheggio della stazione di Pra’: detta Fascia di rispetto. Il palco è immenso e vengono disposte migliaia di sedie. Ci sono gli stand per poter mangiare. Tanto tempo fa c’erano solo i focaccini di Crevari, ora la scelta è degna della miglior fiera: Agnolotti del @C.C.R.T di Tagliolo, Salsiccia, Patatine e Hot Dog del Comitato per la Valorizzazione del Ponente – Pra’, Stoccafisso e Baccala’, Birra servita rigorosamente nel bicchiere da riciclare. Lo spettacolo prevede una parte musicale offerta da Emanuele Dabbono, che nel 2010 ha anche regalato una canzone al Festival : Ora giochi ala, scritta appositamente per ricordare Alessandro e Mike from Campo, rapper in genovese, e i Demueluin. Il presentatore è Max Novaresi, accompagnato dalla bella Elizabeth Kinnear, attrice. Quest’anno avremo nuovamente le gradite incursioni della iena Mauro Casciari.

Il resto dello spettacolo è dedicato al Cabaret e sul palco si alternano i migliori comici del panorama genovese, ma non solo, ricco di talenti. Quest’anno il cast è a sorpresa, ma non resteremo sicuramente delusi perché chi sta alla regia e tira le fila di tutti gli artisti è il bravo  Graziano Cutrona, autore televisivo e scrittore, che da anni segue il Festival  e mette, come tutti gli altri artisti , ci tengo a ricordarlo, la sua bravura, il suo lavoro e il suo tempo a completa disposizione senza alcuna forma di remunerazione.

Poi tocca a noi. Tocca a tutti noi partecipare e contribuire con oblazione volontaria all’ingresso e consumando agli stand o acquistando una maglietta ricordo. A quel punto gli sforzi di un anno intero, il sacrificio di tanti amici che da 16 anni vogliono ricordare l’amico con qualcosa di buono, la generosità di tutti quelli che si adoperano regalando il loro lavoro (da chi pulisce la zona i giorni prima, a chi monta stand e tutto il necessario, a chi serve per tutta la sera birra e focaccini, a chi ha scritto, chi canta, chi suona, chi ci fa ridere, tutti ma proprio tutti) ricadono su di noi  e allora dobbiamo, abbiamo l’obbligo morale di aderire alla raccolta fondi per l’obiettivo 2018:

quest’anno l’obiettivo è l’acquisto di un ECOCARDIOGRAFO portatile per i reparti di ematologia, oncologia e tmo del’IRCCS Giannina Gaslini di Genova. Uno strumento utile nella cura dei piccoli pazienti del reparto, indispensabile per non spostare i bimbi dal loro letto.

Nel 2017, leggo dal loro pamphlet distribuito nelle attività commerciali di Pra’ che sostengono l’Alemante, ma visibile anche dal loro sito QUI , hanno raccolto 80.202,20 euro e consegnato ben 14 dispositivi medici o materiale a Gaslini, Croce Azzurra di Borzoli e associazioni. Tutto elencato, tutto documentato. Vi rendete conto dell’enormità della cosa?

Anno dopo anno raccolgono cifre considerevoli e comprano dispositivi medici, ambulanze, culle termiche, materiale. Non fanno mai offerte in denaro. Si pongono un obiettivo e cercano di raggiungerlo, anche grazie al successivo torneo di calcio con annessa pizza al forno a legna.

Non so se ora che sono arrivata in fondo abbiate capito perché temevo così tanto scrivere questo articolo. Innanzitutto si parla di un ragazzo che non c’è più: un figlio, un fratello, un amico. E’ tremendamente delicato affrontare questo tema e parlare di tutte quelle persone che oggi io conosco e che nel corso di questi 16 anni in modi e momenti diversi mi hanno raccontato qualcosa di Ale o del loro impegno come Alemante Friends. Loro lo fanno col sorriso, lo fanno con una forza incredibile, lo fanno con la voglia di tenere vivo il ricordo di Ale, ma io mi sento un’intrusa. Mi sembra di non essere titolata a parlare di questo meraviglioso incanto a cui assisto ogni anno. La notte si fa magica, le persone arrivano spensierate, mangiano, bevono, ridono tutta la sera, si scherza, si gioca e si raccolgono fondi. Poi arriva il momento che le luci si abbassano, lo schermo si illumina con le immagini di Ale, la chitarra parte, Dabbono intona le prime note di Ora giochi ala e improvvisamente senti la pelle d’oca. Senti che lui è lì. Che non se n’è mai andato e anche se non lo hai mai conosciuto lo saluti con le lacrime agli occhi e ringrazi col cuore tutti i suoi amici che ogni anno permettono a questa magia di accadere.

Venite sabato sera a Pra’, sabato 30 giugno 2018, a farvi rapire da questa magia.

Gli Alemante Friends vi aspettano.

E anche io, che col cuore in gola sono riuscita ad arrivare fino in fondo al mio articolo.

alemante 2018

 

 

 

 

SPORT PER TUTTI

Sport per Tutti: una giornata di sport senza barriere.

sport per tutti

Ci sono articoli che devo scrivere a caldo, così, appena finita la giornata per avere ancora addosso le belle sensazioni e provare quindi a trasmetterle con la stessa intensità con cui le ho vissute.

L’associazione sportiva Levante C Pegliese ha organizzato nella giornata del 29 maggio, in concomitanza della presenza della Nazionale Calcio Amputati che si allenerà fino al 2 giugno presso i  loro campi, una giornata di sport libero per tutti e senza barriere.

Cosa significa senza barriere? Che chiunque, anche con disabilità, poteva provare i diversi sport presenti e poter anche verificare che lo sport è possibile sempre e anzi è un  buon pretesto per rimettersi in gioco.

L’iniziativa è stata promossa da Marco Doragrossa, Presidente e responsabile delle relazioni esterne di Levante C Pegliese in sinergia con La Nazionale Italiana Calcio Amputati, entrambe FISPES, nel più ampio progetto di riqualificazione  socio/sportiva dell’area ex Multedo 1930 a  beneficio di tutta la cittadinanza e con lo scopo preciso di creare spazi accessibili a tutti e di promuovere  iniziative legate all’integrazione sociale e sportiva con metodologie uniche in Italia.

Ovviamente tantissime sono le collaborazioni e gli sponsor e vi rimando al loro sito per scoprirle tutte.

Sono appena tornata da questa bellissima giornata con delle certezze. Primo che ho trovato su quel campo ben tre soggetti dei miei articoli. Ero a conoscenza della presenza della Nazionale ma non di quella di Alessia Doragrossa, che assieme al Branco e al gruppo cinofilo ha fatto dimostrazioni di salvataggio in acqua con i cani e ha aiutato nella attività con la moto d’acqua sin dal mattino e di Marco Rinaldi, in qualità di presentatore, che è sempre in prima fila quando c’è da presenziare in iniziative benefiche e a scopi sociali. Ciò mi conferma che sono sulla strada giusta. Tutto torna.

La seconda certezza  è che lo sport è già di per sé un’ottima medicina. Parlo da pigra, purtroppo. Ma oggi vedere così tanti bambini sui tatami delle arti marziali, sul campo a giocare a pallone o a pallavolo, divertirsi e correre nonostante il gran caldo mi ha fatto capire che i bambini hanno bisogno di praticare sport, di essere liberi di muoversi e di imparare una disciplina. Sapere che qui, alla Levante C Pegliese qualunque bambino è ben accetto e  che la sua voglia di fare sport sarà soddisfatta è una gran conquista. Sì, perché l’inclusione purtroppo non è sempre una cosa scontata ed è anche giusto sapere che bambini abituati a condividere anche lo spazio sportivo con chi magari ha una diversa abilità renderà un domani questi bambini degli adulti rispettosi.

La Levante C Pegliese a novembre 2017 ha aperto la sezione sport paralimpici  denominata Levante C FD (for disabled) ad oggi frequentata da circa 15 atleti con proiezione di raggiungere 30 iscritti entro febbraio 2018 e di formare una squadra  per ogni macro – area di disabilità Fisica – Mentale – Sensoriale con l’obbiettivo di  aggiungere i 60 iscritti entro la fine del 2018.
Aggiungo peraltro che gli atleti non sono solo bambini e anzi si è creata una vera squadra Amputati Levante C. Il progetto prevede assieme alla riqualificazione dell’area anche l’introduzione di altri attività sportive quali sport da spiaggia, nautici, ciclismo, ed e-Sports (sport digitale da poco riconosciuto come attività sportiva olimpica e parilimpica) che oggi si poteva provare in apposito stand.

In questo contesto ho potuto anche osservare  e far provare a mio figlio Marco la moto d’acqua guidata da Fabio Incorvaia, sette volte campione del mondo in questa disciplina che coniuga equilibrio e velocità. Questa è la  moto terapia, inventata da Vanni Oddera, campione di Freestyle Motocross per far provare a bambini con diversa abilità un brivido di emozione, sulla sua moto. Oddera ha avuto questa intuizione per ‘regalare’ un po’ della sua fortuna. Ha seguito la sua passione, ne ha fatto un lavoro, ha capito di essere una persona fortunata e a un certo punto della sua vita ha voluto condividere questa sua gioia con chi magari ha avuto un po’ meno fortuna. Alla fine il donare ha sempre un maggior ritorno del ricevere. Fabio Incorvaia ha seguito le orme di Vanni e sicuramente umanamente ogni volta che svolgono la loro attività con i bambini si sentiranno più ricchi.

Ve lo immaginate un bambino che sale sulla moto d’acqua e corre sulle onde a 90 km/h? Io l’ho visto e aveva le stelline negli occhi! “Mamma, che figata!”, mi ha detto appena sceso. Due minuti di pura libertà e follia.

Sul tardo pomeriggio si sono svolte esibizioni di danza e delle Cheerleader, della Boxe Pilone, la premiazione dei ragazzi del Judo, per finire con la partita di calcio tra la Nazionale Amputati e il Team Psv Endhovena, squadra di calcio formata da ragazzi che hanno vinto il tumore infantile. Insomma grandi emozioni. Mentre scrivo mi rendo conto però che non posso descrivervi tutto. Alcune sensazioni, la pelle d’oca sull’Inno d’Italia all’ingresso delle squadre in campo, i visi felici, i sorrisi, la fatica anche, il sudore, lo stupore non posso descrivervele. Allora vi posso solo dire una cosa: fatevi incuriosire. Anche se non avete figli, anche se lo sport non è il vostro mondo, anche se la parola tumore infantile vi fa paura e se la disabilità vi pare una cosa più grossa di voi, fatevi incuriosire e avvicinatevi ad eventi come questo. Vi troverete a fare il tifo senza rendervi conto che l’atleta corre sulle stampelle e se anche ve ne rendeste conto vedreste sul suo volto la concentrazione sulla palla, la gioia di un goal o lo sconforto di un palo. Nulla più.

Vedrete la forza dei pugni di chi fa boxe sulla sedia a rotelle o la cintura nera e la presa  di chi fa Judo senza una mano.

Siamo tutti diversi. Ognuno dall’altro e per diversi motivi, l’unico mondo possibile è quello dove nessuno si debba sentire diverso e ognuno di noi può fare la sua parte.

Una sola parola: RESPECT.

LO SPORT PER TUTTI
respect

 

LA COLORPRA’ 2018 E THE COLOR FRIENDS

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS

Come avevo accennato nel mio precedente articolo sulle colorate saracinesche e sui murales di Pra’ abbiamo inaugurato la bella stagione delle Feste e delle Sagre.

Il week end scorso si è concluso con grande successo  Profummo de Baxaicò, ormai storico evento giunto alla 21esima edizione in cui noi di Pra’ ci riversiamo a curiosare tra gli stand a tema ‘basilico’, ci godiamo gli eventi e le rievocazioni storiche, approfittiamo per acquistare dagli stand presenti ma soprattutto affolliamo a pranzo e a cena gli stand culinari in cui non possono mancare le  trofie al pesto, ma anche i pansoti al sugo di noci e altre prelibatezze di pesce e fritto. Particolarmente graditi i cocktail a base di Corochinato e Liquore al Basilico, preparati dai ragazzi della scuola alberghiera Bergese. Quest’anno sicuramente la manifestazione ha avuto un respiro cittadino più ampio e il suo richiamo è andato oltre i confini del rione; l’affluenza è stata ottima e le presenze molto gradite.

Per questa manifestazione i contributi in termini organizzativi ed economici son stati parecchi, alcuni di vecchia data altri appena entrati: oltre ai vari sponsor presenti si ringraziano il Comitato Valorizzazione del Ponente PRA’, Il Pesto di Pra’, I Pruduttori di basilico di PRA’, gli Alemante Fiends, The Color Friends e il  CIV PRA’ INSIEME.

Ci tenevo a fare questo prefazione primo perché mi piace sottolineare quanto di bello si riesca a creare quando ci sono persone motivate e tanta voglia di fare, anche perché tutte le persone che lavorano in quei giorni agli stand lo fanno a titolo completamente gratuito, secondo perché mi serviva a introdurre un gruppo di ragazzi che hanno fornito il loro prezioso supporto e che hanno in serbo per noi altre belle sorprese che vi voglio far conoscere: THE COLOR FRIENDS.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
TARGA DI RICONOSCIMENTO

Vale anche per loro questa forte motivazione a costruire qualcosa, ad ideare e a impegnarsi per un obbiettivo comune. Impiegano il loro tempo e i loro sforzi per un unico scopo: stare insieme, divertirsi (scornandosi ogni tanto), offrire cose belle a Pra’ e soprattutto unicamente a scopo benefico. Sono tutte persone con famiglia, impegni lavorativi, figli eppure trovano il tempo per organizzare cose bellissime e ad alto impatto di partecipazione.

Ho voluto incontrare l’ideatore del gruppo, che, diciamo, mi ha concesso l’intervista! Non è stata cosa difficile perché volenti o nolenti il bello di questi ‘paesi’ è che ci si conosce proprio tutti e quindi sapevo chi andare a cercare: Matteo Tedone.

Comunque benché conoscessi lui e conosco tutti i ragazzi COLOR FRIENDS non conoscevo la storia della loro formazione e dei loro progetti e successi.

Nel giugno del 2016 questo gruppetto di amici partecipa alla COLOR RUN di Genova, corsa non competitiva caratterizzata dall’utilizzo di bustine di polvere 100% naturale, composta da amido di mais, tutta colorata che viene gettata addosso ai partecipanti ad ogni punto colore, al loro passaggio. E’ una festa molto allegra  caratterizzata da tanto colore e tanta musica. Scatta così l’idea. Perché non riproporla proprio a Pra’? Così organizzano velocemente la prima COLORPRA’ che si tiene l’11 Settembre 2016 e il cui ricavato è stato completamente devoluto al comune di Amatrice, squassato dal terremoto del 24 agosto.

Dopo questo primo evento la voglia di continuare è tanta e organizzano altri eventi: castagnate, feste di carnevale e la prima raviolata del 2017: una lunghissima tavolata che si snoda lungo la via pedonale, Via Fusinato. L’evento è un successo e quest’anno i posti sono andati a ruba, prenotando in pochissimo tempo i 300 coperti disponibili! Quindi purtroppo per il 26 maggio non c’ è più possibilità di accaparrarsi una sedia!

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
raviolata 2017
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
raviolata 2018

 

 

 

 

 

 

 

Spendo solo poche parole per questo evento che si terrà il prossimo sabato, in orario serale, perché i numeri sono impressionanti e soprattutto mi ha colpito il fatto che tutto quello che si servirà è stato devoluto GRATIS dai negozi che vi vado ad elencare: lo sponsor principale, la STEMAR PAST ha fornito ben 100 kg di ravioli, i super market Ekom e Gulliver hanno donato l’occorrente per il coperto (piatti, bicchieri, posate), il negozio Vini Allara Tiziana e Mauro (produttori del buonissimo Corochinato) contribuirà con vino e acqua mentre il ristorante Savio, di Piazza Sciesa fornisce l’occorrente per il ragù e i dolci. I due panifici di Via Cordanieri, Rocco e Pazzi di pane metteranno a disposizione il pane necessario. Inoltre i tavoli sono forniti dall’Agenzia Pubblicitaria Ligure, il Civ Pra’ Insieme collabora per l’organizzazione e infine 400 tovagliette offerte da PIZZA PAZZA.

Perché li ho voluti citare tutti? Perché secondo me non è affatto scontato che mettessero a disposizione gratuitamente tutto l’occorrente e quindi mi pare giusto riconoscere che le attività del nostro quartiere sono attente alle iniziative che si svolgono sul territorio e devo dire che, a parte per la Stemar past che fornisce i ravioli e che è sponsor principale, il contributo dei nostri negozianti passerebbe in sordina e allora io voglio dire loro: GRAZIE!! La loro collaborazione sarà sicuramente molto preziosa per l’obbiettivo del 2018.

Ma faccio ora un salto indietro nuovamente al 2017, in ordine temporale si sono succeduti il Falò di San Giovanni , tradizionale Falò propiziatorio genovese del 24 giugno  e

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
falò San Giovanni 24 giugno 2017

la ColorPra’ 2.0, a cui ho avuto la fortuna di partecipare e dove mi sono divertita moltissimo. Eravamo davvero tanti a correre e camminare per le vie di Pra’, a farci sommergere di polvere colorata nei punti colore e a ballare fino a sera in Piazza Sciesa.

Amici, musica, colori, una bellissima giornata!

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
C’ero anch’io!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
colori!!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
e ancora colori!!

Il ricavato di questa ColorPra’ è servito per l’acquisto del Defribillatore (DAE) posto in Piazzetta De Cristoforis e inaugurato il 28 ottobre 2017.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
habemus DAE

Visto che la foto mi offre lo spunto mi pare giusto anche dire CHI sono i COLOR FRIENDS, ebbene ecco i loro nomi: il creatore MATTEO TEDONE, ma diciamolo piano che poi si gasa, Mario Tedone, Michela Balzano, Mauro Rossi, Giorgia Lafronza, Andrea Valente, Veronica Parinello, Sara Bonadio. Ebbene grazie ragazzi, potreste andarvene al mare, al cinema, a passeggiare e invece ci organizzate eventi bellissimi a cui noi partecipiamo con davvero grande entusiasmo.

Ma adesso vi svelo la novità 2018!

La prossima attesissima COLORPRA’ 2018 si svolgerà il 17 giugno sulla Fascia di Rispetto ( piazzale antistante la stazione di Pra’, per i foresti) e oltre ai punti di colore, alla musica e al divertimento garantito prevederà… LO SCHIUMA PARTY!!!! Una riserva di 1050 litri di acqua e schiuma che verrà lanciata con i cannoni su tutti i partecipanti alla fine della corsa.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
schiuma party 2018

Anche qui diamo un po’ i numeri: l’obbiettivo è raccogliere 6.000 euro per l’acquisto di un INCUBATORE DI CELLULE da donare alla  PRORETT RICERCA (un’associazione fondata da genitori di bambine e ragazze con la sindrome di Rett: grave malattia neurologica congenita).

Per raccogliere questa cifra, oltre ai proventi della Raviolata, si potrà contare sui contribuiti per l’acquisto del KIT per la corsa, costo 10 euro, composto da shopper con maglietta bianca (rigorosamente da stracolorare), bracciale colorato, collana hawaiana e vari gadget) inoltre potrete sbizzarrirvi con l’acquisto di tante bustine tutte colorate per cospargere gli amici che corrono con voi. Ogni bustina acquistata sarà un piccolo passo verso l’acquisto dell’incubatore di cellule. Quindi non siate parchi: colorate la vostra giornata e aiutate i COLOR FRIENDS  a raggiungere il loro, il nostro obbiettivo: divertirci insieme, tenere unito un quartiere, fare casino e fare del bene!

I punti di colore saranno distribuiti lungo il percorso ad anello che inizierà dal piazzale davanti al Centro Remiero :

  1. Punto colore Piscina
  2. Punto colore Gattile, sulla passeggiata a mare
  3. Punto colore Ponte di legno, sulla passeggiata a mare
  4. Punto colore Longarello, verso la fine passeggiata
  5. Punto colore Isola Ecologica/Palamare

e poi ritorno al piazzale.

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
COLORI, COLORI, COLORI

Vi aspettiamo quindi TUTTI il 17 GIUGNO DALLE 10 alle 20 per una giornata di musica e allegria e solidarietà.

I COLOR FRIENDS ringraziano l‘associazione PRA’VIVA per il supporto degli aspetti organizzativi e il Latte TIGULLIO che fornirà il gonfiabile per individuare punto di partenza e arrivo e 1000 cartocci di quartini di latte da regalare ai partecipanti e ovviamente tutti i volontari che si prodigheranno per rendere i vostri cinque passaggi-colore distribuiti lungo il percorso estremamente colorati. Qui sotto le foto della scorsa edizione, rendono l’idea?

 

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
PINK!
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
ORANGE
LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
BLUUUUU

 

 

LA COLORPRA' 2018 E THE COLOR FRIENDS
GREEN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le foto sono tratte dalla pagina Facebook di THE COLOR FRIENDS su loro gentile concessione.

Come di consueto quando vi parlo di ONLUS vi indico anche il c.f. per la vostra scelta del 5 per 1000 della dichiarazione dei redditi:

95196890107

Non dimenticatevene, una firma che a voi non costa nulla ma che per chi opera nel volontariato conta molto.

 

LA SCELTA DEL 5X1000

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Il 5×1000: un prezioso alleato della solidarietà

LA SCELTA DEL 5X1000

È tempo di dichiarazione dei redditi. Sicuramente una gran noia, documenti da raccogliere, scontrini da fotocopiare e conti da fare.

Ma c’è un piccolo rito che può essere di discreto poco conto per chi compila una dichiarazione dei redditi e di grande importanza invece per chi beneficia della scelta del 5×1000.

Con questa firma infatti, che non costa nulla, possiamo decidere di destinare una quota della nostra contribuzione in un sostegno fattivo a un’associazione o ente benefico.

Il mio blog affronta in maniera ampia temi spesso legati al sociale e in fondo articolo indico sempre il codice fiscale per sostenere il soggetto di cui ho parlato.

Ho così pensato che possa essere utile trovare tutti insieme gli articoli con questo dato per cercare uno spunto , in caso di dubbi o indecisioni.

Ad ogni modo non lasciate vuoto il campo! Trovate la causa che fa per voi!

Eccovi quindi i post scelti.

Leggete, ponderate e decidete consapevolmente.

Nessuna buona azione per quanto piccola resta priva di significato.

LA SCELTA DEL 5X1000

SI CORRE VERSO IL MONDIALE E VERSO NUOVE ESPERIENZE: LA NAZIONALE DI CALCIO AMPUTATI ITALIANA

Pronti, posti…via!!

Come è cominciata una bella avventura…

Per raccontare come mai io e Marco ci siamo trovati a partecipare il 29 aprile alla camminata  podistica che si è svolta a Correggio a sostegno delle stampelle azzurre, ossia la Nazionale Calcio Amputati , devo fare un passo indietro nella storia.

Tanti anni fa, dopo essere tornata a casa dall’ospedale con Marco, ho pensato di creare un gruppo Facebook  per cercare persone che fossero affette dalla Sindrome di Vacterl, la stessa con cui è nato Marco e condividere alcune esperienze ed eventuali dubbi.

In questo modo avevo stretto amicizia con Francesca Mazzei, mamma di Francesco Messori, affetto dalla stessa sindrome, oggi grande Capitano e fondatore, a soli 14 anni, della Nazionale Calcio Amputati.

E’ così che io la squadra l’ho vista nascere e ne ho seguito l’evoluzione sin dalle sue prime partite, sempre da casa, virtualmente, a mezzo social.

Io non sono una grande appassionata di calcio, ma seguivo con grande interesse questa Nazionale, quella non sotto i riflettori. Ovviamente essere a mia volta mamma di un bambino con una disabilità motoria mi ha permesso di venirne a conoscenza e di essere molto sensibile al tema.

La Nazionale gioca per la prima volta il 27 aprile 2013 ad Annecy contro la Francia e nel 2014 arriva a partecipare al mondiale in Messico. Un traguardo raggiunto in brevissimo tempo considerate anche le difficoltà logistiche per gli allenamenti.

La partecipazione agli Europei in Turchia nell’ottobre del 2017 e il quinto posto ottenuto valgono la qualificazione diretta ai prossimi Mondiali del 2018, che inizieranno il 24 ottobre.

Potete trovare molti servizi giornalistici, interviste e articoli sulla Nazionale Amputati, se volete approfondire, inserisco alcuni link a fine articolo; ma quello che oggi vi vado a raccontare è qualcosa di diverso e ancora più bello, se possibile.

Quando ho scritto l’articolo su Alessia casualmente siamo finiti a parlare anche di Marco e della sua disabilità, che poi attualmente è limitata ad un arto superiore, e ho scoperto che la Nazionale sarebbe venuta a Genova a febbraio, ad allenarsi presso i campi della Levante C Pegliese di cui è un referente anche il cugino di Alessia, Marco Doragrossa.

Anche la Levante C è un esempio di sport inclusivo e mi riprometto di dedicare a loro un articolo per illustrare i loro vari progetti.

Comunque non mi sono lasciata scappare l’occasione e il 25 febbraio finalmente ho potuto vedere  i miei idoli sul campo. Sì, perché lo dico davvero, loro per me sono fenomenali e io non vedevo l’ora di conoscerli.

E’ stato un attimo che Marco si è trovato in campo con loro, per conoscerli, e Renzo, l’allenatore già gli chiedeva se gli sarebbe piaciuto entrare a far parte della scuola calcio, come portiere. Non immaginate la sorpresa. Io non ero a conoscenza di questo progetto, che prevede la formazione di una scuola calcio per bambini con difficoltà motorie. E’ un progetto ambizioso che in questo momento prosegue il suo cammino grazie a persone fantastiche che credono fermamente in quello che fanno e che stanno spendendo molte  energie affinché questo sogno si realizzi e io ho potuto toccare con mano i primi risultati nel weekend del 28 e 29 aprile.

Il progetto è partito ad aprile del 2017, in occasione di  due amichevoli tra  Italia e Polonia, e i bambini di entrambe le nazionalità hanno avuto l’occasione di giocare ed essere allenati dai tecnici delle due squadre.

Quando Marco è stato incluso nel progetto era già in calendario l’evento del 29 aprile pertanto siamo stati invitati a partecipare.

Al nostro arrivo sabato 28 abbiamo trovato una cittadina, Correggio, che si stava preparando ad una bella giornata di festa.

Perché a Correggio? Il quartier generale della squadra si trova lì: Francesco Messori, il capitano è nato lì, così come Renzo Vergnani, CT e Paolo Zarzana, CT in seconda. Fanno inoltre parte dello staff tecnico della Nazionale: Marcello Lusetti, accompagnatore, sempre di Correggio, Gianni Sasso, Ischitano, preparatore atletico e Simone Teso, accompagnatore 2^ allenatore.

Le piazze del paese ospitavano banchetti con le magliette arancioni dell’evento, preparate appositamente per la corsa podistica e con stampato “Si corre verso i Mondiali… con le stampelle azzurre”.

Francesco Messori

Nel corso principale, Corso Mazzini, era stato allestito un campo da calcio 10×15 dove prima della partenza si sono disputate alcune partite dimostrative e dove Marco, dopo un prima sessione di allenamento del sabato, si è messo per la prima volta in gioco in porta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era agitato e preoccupato perché lui gioca a calcio da un anno solamente e nella sua squadra ricopre il ruolo di mediano perciò la modalità ‘portiere’ per lui era completamente nuova. Dovrà sicuramente lavorarci tanto.

 

 

 

Ad accompagnarlo sul campo in queste giornate  in questa occasione c’erano anche Ephrem, grandioso attaccante, Jacopo, altro portiere e Nicolò. Tutti nuovi amici e compagni di questa bella avventura.

Loro sono piccole promesse. Bambini nati con una qualche piccola complicazione, o a cui è accaduto un incidente di percorso, che possono sognare di far parte un domani della Nazionale Italiana, oggi entrata a far parte delle Fispes, dopo un  lungo sostegno avuto dal CSI, e quindi a pieno titolo negli sport paraolimpici.

 

 

 

 

 

Uno degli obbiettivi di questo articolo è divulgare questa notizia, ossia la possibilità per bambini con disabilità motorie di aderire a questo progetto e far parte della scuola  “Un amore per il calcio”; inutile dire che è un’opportunità per i bambini e i ragazzi che si trovano in un ambiente sano, dove la loro disabilità passa inosservata perché è  la normalità e possono vedere i ‘grandi’ compiere evoluzioni in campo degne dei più grandi campioni.

Le occasioni degli incontri sono comunicate di volta in volta ma per adesso è certo l’appuntamento di luglio.

Dal sito della Fispes (16/4/2018):

A Roma a luglio il Junior Camp per bambini di tutta Europa

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Lo scorso weekend a Varsavia, nel corso del Congresso EAFF (Federazione europea del Calcio amputati), è stata assegnata all’Italia l’organizzazione del Junior Camp di calcio per bambini amputati.

Il Camp, giunto alla sua terza edizione, si svolgerà dal 4 all’8 luglio a Roma presso il Centro preparazione paralimpica del Tre Fontane e accoglierà 80bambini di età compresa tra i 5 ed i 16 anni provenienti da 15 paesi europei.

Il programma, che sarà coadiuvato dal CT della Nazionale italiana Renzo Vergnani e coinvolgerà anche alcuni giocatori azzurri in qualità di tutor, prevede due sessioni di allenamento al giorno.

Il Congresso EAFF ha fatto anche il punto sullo stato dell’arte del Calcio amputati a livello europeo e mondiale, e sui percorsi di sviluppo della disciplina per gli anni a venire.

La Federazione europea conta sul sostegno di Respect, il programma di responsabilità sociale della UEFA e ha come obiettivo primario la diffusione del Calcio amputati in altri paesi del vecchio continente e, per quelli aderenti, la nascita di una Champions League e di una Europa League per club che dovranno prendere forma entro il 2021.

Il Presidente FISPES Sandrino Porru, presente al Congresso, dichiara: “Sono felice dell’esordio federale negli organi internazionali e sono ancora più orgoglioso dell’impegno che abbiamo preso per l’organizzazione del Junior Camp che, da subito, ci rende protagonisti. Quest’evento farà da trampolino di lancio per attrarre bambini e giovani amputati che vogliano avvicinarsi al Calcio amputati con lo scopo di reclutare nuovi atleti e facilitare la costituzione di nuove squadre diffuse su tutto il territorio nazionale. La nostra presenza dentro l’EAFF è importante per legittimare un percorso che, grazie all’ottimo spirito di gruppo tra tutti i paesi europei, vuole puntare al futuro ingresso della disciplina all’interno di quelle attualmente annoverate nel Comitato Paralimpico Internazionale (IPC)”.

Quindi si parte per Roma!!

Ho avuto modo di parlare con alcuni sostenitori del progetto, tra cui la Onlus “Un amore per la vita” e mi ha davvero stupito la loro dedizione e passione. Tutti coloro che sono interessati anche solo minimamente sono entusiasti e credono fino in fondo nel valore di questo progetto. Uno sport inclusivo, uno sport per tutti, uno sport che fa bene e in questo caso dedicato a  bambini e ragazzi.

Giovani a cui si può dare un sogno, ma soprattutto una bellissima realtà fatta di persone vere e positive, di belle iniziative di condivisione. E io ne ho avuto un breve assaggio in loro compagnia.

Sono tornata a casa euforica, ricca di emozioni e felicità. Attorno a me ho percepito solo positività.

Perciò mai come in questo caso vi chiedo il passaparola, condividete il link, via Facebook, Twitter, via whatsapp. Si cercano giovani talenti!

Se siete interessati al progetto potete contattare :

Renzo Vergnani – Cell. 373 7158225

o inviare una mail a:

[email protected]

Ovviamente vale anche se siete interessati come sponsor o sostenitori!!

Gli sponsor della scuola “Un amore per il calcio” sono:

art4sport associazione onlus che aiuta i bambini portatori di protesi di arto a integrarsi attraverso lo sport. Ispirata alla storia di Bebe Vio. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 94127050261

amore per la vita onlus , associazione che opera prevalentemente sulle adozioni a distanza. Per donare il 5 per mille questo è il loro c.f. 90041760415

Insuperabili onlus, scuola calcio per bambini con disabilità, Per sostenerli

Beneficiario: ASSOCIAZIONE INSUPERABILI ONLUS
Iban: IT49T0521601098000000082649
Banca Credito Valtellinese Filiale Corso Unione Sovietica, 231 Torino
Causale: erogazione liberale a sostegno progetto Insuperabili scuole calcio per ragazzi disabili

 

Per conoscere meglio la storia di Francesco Messori e la formazione della Nazionale potete acquistare il libro scritto a due mani da Francesca Mazzei e Francesco Zarzana: ‘La tifosa di “Messi”‘ il cui ricavato è devoluto a sostegno della Nazionale Italiana Calcio Amputati.

Lo trovate a questo indirizzo a 13,50 euro!! Io l’ho letto ed è molto emozionante, ve lo consiglio ovviamente!

Questo articolo invece è di una Correggese che ha un blog di viaggi e ha dedicato un post al suo concittadino: Francesco Messori: c’è un’Italia che andrà ai Mondiali

VIDEO RAI DUE ‘I FATTI VOSTRI’ DA MAGALLI : APRI QUI.

ARTICOLO DI DISABILI.IT : GIOCARE CON LE STAMPELLE:STORIA, SOGNI E REALTA’ DELLA NAZIONALE DI CALCIO

Ad ogni modo se cercate su Google ormai trovate decine di articoli e video.

Consegna della muta ufficiale!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora una cosa, importantissima!!

VENITE A VEDERE I RAGAZZI DELLA NAZIONALE CHE SI ALLENANO A GENOVA, NUOVAMENTE SUI CAMPI DELLA LEVANTE C, A MULTEDO, SUBITO FUORI DALL’AUTOSTRADA DI PEGLI.

SARANNO A GENOVA DAL 28 AL 31 MAGGIO E POI NUOVAMENTE A SETTEMBRE (POTETE TROVARE TUTTE LE DATE DEGLI EVENTI SUL CALENDARIO DEL SITO).

Iniziano le settimane del Calcio amputati europeo EAFF. Dodici eventi in 10 paesi programmati a maggio per promuovere la disciplina. In Italia l’appuntamento scelto coincide il raduno tecnico di Genova dal 28 maggio al 1 giugno. Siete tutti invitati!

VI ASPETTIAMO PER SUPPORTARLI E FAR SENTIRE LORO TUTTO IL NOSTRO AFFETTO, SE CONOSCETE BAMBINI INTERESSATI ALLA SCUOLA CALCIO NON ESITATE A PORTARLI!!

 

 

 

 

 

Ringrazio Marcello Lusetti e Giuliana Pagliani per le foto inserite nell’articolo, estratte dagli album delle loro pagine Facebook.

Grazie a Renzo Vergnani e tutti, davvero tutti, quelli che si sbattono da pazzi e rendono tutto ciò possibile.

FAMIGLIE ARCOBALENO


FAMIGLIE ARCOBALENO
BATTITO D’AMORE

Lo so che oggi mi cimento con un argomento spinoso. Lo so, lo so… ma non posso farne a meno. Tra i vari temi che avevo deciso di affrontare, questo era sulla mia lista sin dall’inizio. Il fatto che sia spinoso non lo sostengo io, ma è di pubblico dominio che lo sia.

Perché ci tengo particolarmente? Primo perché sono sensibile al tema. Sono di principio contraria a qualsiasi forma di pregiudizio e discriminazione e sostengo il diritto di ognuno di amare chiunque voglia amare. Con tutto l’odio che c’è in giro, l’amore non è altro che amore, in tutte le sue forme.

Secondo perché conosco da vicino una famiglia arcobaleno.

Se non lo sapete già, ma lo trovo improbabile, vi starete chiedendo cos’è una famiglia arcobaleno.

Ebbene, sono coppie omosessuali che hanno portato avanti il  loro progetto di genitorialità, nonostante a quanto pare, l’attuale società non sia ancora completamente d’accordo (non lo dico, lo dice la politica).

E perché? Perché parrebbe che l’Italia non sia ancora molto pronta ad accogliere famiglie in cui vi siano due mamme o due papà, o addirittura un solo genitore, oppure, ohibò, padri e madri che hanno avuto figli in relazioni etero e poi scoprono o decidono di assumere la loro identità sessuale.

Ma nonostante ciò le famiglie arcobaleno vanno avanti per la loro strada, combattono per i loro diritti, chiedono a gran voce per i loro figli le stesse tutele degli altri bambini e lo fanno consapevoli delle loro scelte e delle loro responsabilità.

Prima di accingermi a scrivere anche una sola riga di tutto ciò ho chiesto, mi sono informata, ho iniziato a leggere articoli e a curiosare tra i vari blog e quello che  mi ha davvero colpito sono state frasi di scelta consapevole e grande assunzione di responsabilità… che mica sono sicura che tutti quelli che mettono al mondo un figlio, volenti o nolenti, siano così responsabili, così consapevoli e così pronti a fare i genitori!

Le stime parlano chiaro, sono parecchi i bambini non tutelati. Ma da cosa deriva questa mancanza di tutela? Ovviamente dalle leggi che ad oggi non riconoscono alle coppie gay la possibilità di estendere ad entrambi i genitori ( formanti la coppia) gli stessi diritti/doveri nei confronti del loro figlio. Evidenzio il fatto che alcune sentenze sono andate in senso autonomo su questo tema e si sono espresse a favore dello stepchild, (apri il link per leggere alcune sentenze)  anche in coppie dello stesso sesso.

L’istituto giuridico  a cui si fa riferimento è del 1983 ( Legge 4 maggio 1983, n. 184 “Diritto del minore ad una famiglia)  ma viene, ad oggi, applicato solo alle coppie eterosessuali.

Per testimonianza diretta ho saputo che è possibile proporre un ricorso davanti ad un giudice solamente dopo che il bambino di cui si vuol richiedere l’adozione abbia compiuto almeno i tre anni. Questo perché lo stesso possa affermare che proprio “quella” persona che vuol farsi dichiare la sua mamma o il suo papà sia effettivamente “la” persona (oltre a quella biologica) che se ne prende cura tutti i giorni. Ciò, nonostante la coppia in questione sia già unita civilmente prima dell’arrivo del minore. Mentre mi dicevano questa cosa io tornavo con la memoria a quando prima che nascesse Marco, mio figlio, io e suo papà ci eravamo recati in Comune a dichiarare la paternità ( in quanto non ancora coniugati). Non vedo perché anche per una coppia arcobaleno non possa bastare una dichiarazione dello stesso tipo. Una dichiarazione di responsabilità e ‘comune attesa’ di genitorialità. Stop. Senza tanti discorsi. In fin dei conti chiedono solo di potersene prendere cura sempre e comunque, non mi sembra una richiesta irragionevole.

Mi capita spesso di parlare con le persone di questo tema e il più delle volte le perplessità che emergono sono sempre tante. Soprattutto quelle sul benessere del bambino, sul suo sviluppo emotivo e sulle sue eventuali mancanze di figure di riferimento. Io finisco sempre per domandarmi perché questo benessere non venga culturalmente messo sullo stesso piano e in discussione quando  per esempio si sia a conoscenza di situazioni famigliari disagiate, padri violenti, madri superficiali. Tutto a  un tratto quello che succede in casa d’altri non deve essere affare proprio, quello che succede in famiglia è affare di famiglia (tradizionale, ovvio)… ma se due genitori sono omosessuali allora diventa automaticamente affare di tutti!

Certo, ho esagerato il concetto, ma pensateci un attimo, non vi è mai capitato di avere il dubbio che un bambino possa non avere la migliore famiglia che meriterebbe? Che magari la sua emotività, il suo stato psicologico possano non essere così curati nella famiglia in cui si trova? Ebbene sì, capita, capita. Anche più spesso di quanto si creda, eppure a parte casi rari nessuno mette in dubbio la patria potestà o le capacità di crescere un figlio di una cosiddetta famiglia tradizionale.

Ciò che fa di una famiglia una buona famiglia e un buon luogo in cui crescere, fisicamente ed emotivamente, non è mai legato alla sessualità dei suoi genitori.

La vita è un dono che ci viene fatto e se a crescerci in questo nostro cammino ci sono due persone che si amano, se a sostenerci nei nostri primi passi ci saranno due mamme o due papà che si rispettano, se l’ambiente attorno, la scuola, la società non ci farà sentire diversi, allora saremo stati davvero fortunati. Sì, perché l’unica discriminazione che può vivere il figlio di una famiglia arcobaleno  nasce proprio dal pregiudizio esterno e dalla mancanza di informazioni.

Ad aiutare e sostenere queste famiglie in tutte le fasi dei loro percorsi c’è l’Associazione Famiglie Arcobaleno. Entra qui per vedere il loro sito.

Si parte dall’informazione per la scelta del giusto centro per la procreazione assistita, da effettuarsi ad oggi fuori dall’Italia sempre a causa di limiti nelle nostre leggi che non permettono alle coppie omosessuali una scelta genitoriale, fino all’assistenza legale.

Dal loro sito:

L’associazione si propone in particolare di

  • ripensare il tema della famiglia e promuovere intorno ad esso un cambiamento culturale, sociale e politico;
  • favorire il confronto tra genitori o aspiranti genitori omosessuali e diffondere gli strumenti culturali necessari alla crescita dei loro figli
  • essere luogo di accoglienza e di sostegno per i genitori omosessuali che si trovino in difficoltà legate a separazione, coming-out con i figli o altro

Il sito offre in prima battuta informazioni, poi si può accedere al forum per confrontarsi con persone che hanno già fatto un cammino di procreazione assistita e che magari hanno già bambini.

In seguito, dopo essersi associati, si può partecipare agli incontri mensili che possono essere semplicemente delle cene conviviali come incontri con dottori o altri professionisti, come gli psicologi.

Non è da sottovalutare per esempio l’aspettativa sociale che possono subire le famiglie arcobaleno. Un genitore omosessuale si sentirà sempre sotto la lente di ingrandimento, si sentirà sempre in condizione di dover dimostrare di esser all’altezza, di essere migliore, di farcela. Oltre a dover comunque sempre spiegare e giustificare la “sua” famiglia in qualsiasi situazione sociale. E se ci pensate bene può essere stancante e frustrante. Però quello che ho potuto constatare è che al contrario tutta questa loro attenzione al lato psicologico li rende sicuramente genitori molto preparati, almeno dal lato teorico. Poi certo, dal lato pratico se la dovranno vedere esattamente come tutti gli altri con le coliche notturne, le febbriciattole, i capricci, i primi dentini, lo svezzamento, il capitombolo improvviso, l’asilo, la scuola, i primi amori… perché i bambini a nessuno arrivano con il libretto di istruzioni e a fare i genitori si impara strada facendo. Con amore, presenza e attenzione.

FAMIGLIE ARCOBALENO
HEARTS

Io mi sono divertita a leggere nella sezione Blog del sito le testimonianze di altri genitori come me, impegnati, stressati, alle prese per esempio con un dueene isterico, stanchi o semplicemente assorbiti dalla fantastica vita di tutti i giorni. Persone che si confrontano, che comunicando cercano di trasmettere i valori delle loro scelte, che chiedono uguali diritti per i loro figli  e che cercano semplicemente di influire un pochino in  quel cambiamento culturale che ci possa trasformare in un Paese che abbia come valore il rispetto della diversità, dell’inclusione e dell’integrazione.

Ecco anche io oggi ho voluto lanciare il mio sassolino nel mare.

Io non mi faccio spaventare, io ho il vantaggio di non partire prevenuta, ma nel dubbio, in caso di qualsiasi dubbio, chiedo e mi documento, leggo, mi informo. Chissà come fanno due mamme a fare un bambino? Lo cerco su Google. Chissà come fanno due papà a fare un bambino? Lo cerco su Google. Come vive una famiglia arcobaleno in Italia? Leggo le testimonianze. Sono sicura di sapere tutto, di avere le informazioni per sviluppare un opinione? Certo, perché la mia opinione nessuno me la chiede, ma da quella opinione scaturisce l’educazione che do a mio figlio, sono i messaggi che mando, sono la politica che voto e le scelte che faccio. Sono il trattamento che dedico a un bambino o ai suoi genitori, se lavoro in una scuola, alle poste, in un ospedale, in comune o se li incontro per la strada o al parco. L’opinione di tutti è importante per far sì che avvengano le svolte. E anche se non saranno tutti, almeno che siano i più. Perché, sappiatelo, che voi siate d’accordo oppure no le coppie omosessuali continueranno tranquillamente a fare figli e a crescerli e a questi bambini siamo noi tutti a dover garantire la migliore tutela giuridica possibile.

Buon arcobaleno a tutti!

FAMIGLIE ARCOBALENO
5X1000

 

 

 

 

 

 

 

IL SOGNO DI GIULIA

C’era una volta una Principessa…

guerriera!

IL SOGNO DI GIULIA
PRINCIPESSA GUERRIERA

I miei articoli finora hanno preso spunto da persone che stanno realizzando un sogno ed è spesso proprio quello che mi ha spinto a parlare di loro. Ho raccontato di cantanti, scrittori, artisti, narratori, persone che hanno creduto nei loro sogni e oggi perseguono il loro obiettivo, persone che hanno mollato le loro vite precedenti per impegnarsi in qualcosa in cui credevano veramente. Persone vere.

Ebbene oggi vi voglio parlare di una Principessa. Ma quello che vi devo raccontare è che lei non vuole affatto fare la Principessa!

Il 14 settembre del 2010 nasce Giulia, quarta nata e unica femmina di mamma Laura. Viene immediatamente eletta Principessa della casa e ad adorarla oltre alla mamma ci sono i suoi tre fratelli, Matteo, Samuele e Andrea, oggi rispettivamente di  18, 15 e 12 anni e due meravigliosi nonni.

La coccolano, e la viziano anche un po’, perché la loro Principessa parte nella vita un po’ svantaggiata ma lei non se ne cura mica tanto! Giulia è una bambina coraggiosa, piena di vitalità, con gli occhi scuri, i capelli neri e la faccia da furbetta, ha una bella parlantina e il suo sogno non è di fare la Principessa, ma di tagliare i capelli corti alla maschietto e poter essere Batman. Costruisce case con i Lego  e le piacerebbe giocare  a pallavolo. Il suo sogno è di avere tanti sogni e di poter crescere con essi.

Non lo so, a dire il vero, se Giulia potrà mai giocare a pallavolo, ma tante cose che ora sembrano impossibili forse si potranno avverare. Questa è la sua storia.

Giulia è nata con la sindrome di Vacterl, una sindrome multi malformativa, che io conosco bene perché anche mio figlio ne è affetto. Il nome della malattia è un acronimo delle iniziali dei seguenti sintomi:

SINTOMI COMUNI:
V – Vertebral anomalies – Anomalie della colonna vertebrale
A – Anal atresia – Atresia anale
C – Cardiovascular anomalies – Anomalie cardiovascolari
T – Tracheoesophageal fistula – Fistole tracheoesofagee
E – Esophageal atresia – Atresia esofagea
R – Renal & Radius anomalies – Anomalie ai reni e al radio (osso)
L – Preaxial limb – Articolazione preassiale (di fronte o presso l’asse centrale dell’articolazione).

I bambini che ne vengono dichiarati affetti presentano almeno tre delle malformazioni sopra elencate. Ogni caso è a sé, ogni bambino è un caso singolare e unico, con livelli di gravità differenti. E’ una malattia rara che colpisce un solo bambino su 5.000. La cura è quasi sempre solo chirurgica, quando si può intervenire e non sempre completamente risolutiva. Le malformazioni sono congenite, ossia si presentano alla nascita ma non dipendono da difetti genetici. Non sono ancora chiare le cause e la ricerca non fa grandi progressi in questo senso.

Ma, chiariamo, ai genitori interessa poco sapere il perché i propri figli siano nati così, ma piuttosto cercano di sapere come si può migliorare la vita del proprio figlio.

Giulia ha già subito diversi interventi, volti a ricostruire la parte finale del suo intestino, il retto, e questo aspetto deve essere costantemente monitorato e se il caso, rivisto. Per lei i controlli sono continui.

Mamma Laura si è affidata per i primi tre interventi al Gaslini di Genova, dove risiede, poi ha preferito seguire il Dott. Alessio Pini Prato, che conosce bene la bambina, diventato nel frattempo direttore  di Chirurgia Pediatrica presso l’ Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ad Alessandria . In questa sede, durante il ricovero del mese scorso, il Dott. Pini Prato ha fatto visitare Giulia per le sue problematiche alla colonna vertebrale dal primario di Ortopedia, il quale però, vista la gravità, ha consigliato una visita con il Dott. Marco Carbone, che opera all’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste ed è considerato tra i più esperti sulla colonna.

Laura mi ha confessato, e io la capisco, lo so cosa intende, che in alcuni momenti della vita è come se non avesse visto le gravi malformazioni alla schiena di Giulia. Giulia è minuta, piccolina, da vestita non si nota poi così tanto. Poi lei è forte, è un drago, fa tutto, è un uragano di energia … e non lo diresti che … se non si interviene rischia di morire.

La Principessa guerriera Giulia ha un’armatura troppo rigida a sostenerla, le vertebre della sua colonna sono malformate o fuse, è affetta da una grave scoliosi e le sue costole, malformate anch’esse, comprimono cuore e polmone. Ah, per uno strano scherzo del destino il suo cuore si trova a destra, anziché a sinistra. Giulia si piega su sé stessa e bisogna impedirlo.

Mamma Laura si è trovata il mese scorso di fronte  a questa diagnosi tanto dura quanto reale e non ha avuto scelta. Deve far operare Giulia alla schiena. Per forza.

Giulia, che non sta ferma un attimo,  ancora non sa che non potrà camminare per parecchio tempo. Prima di operarla alla colonna, con impianto di piastre tra le vertebre, dovrà subire una pratica medica chiamata Halo traction, che dovrebbe rendere la sua colonna più flessibile. Le applicheranno alla testa una specie di corona fissa che con un sistema di pesi le terrà la schiena in trazione. Dovrà stare sulla sedia a rotelle e non si potrà alzare o camminare. Solo dopo un tempo variabile tra i 30 e i 45 giorni potranno valutare l’intervento.

Lo credo bene, io, che Giulia non vuole fare la Principessa! Tenetevela la corona! Lei vuol essere un supereroe, ma io sono certa che sarà entrambe le cose.

IL SOGNO DI GIULIA
esempio di Halo Traction

Ora, voi vi starete chiedendo perché vi sto scrivendo tutto questo. Capisco che possa non sembrare una cosa bella, visto il tema del mio blog, ma vi prego seguitemi fino in fondo.

Io conosco Laura, conosco Giulia, i suoi fratelli hanno fatto vacanze con mio figlio. So cosa stanno vivendo e mi sono venute le lacrime a leggere cosa dovrà passare Giulia. Poi ho pensato a Laura, agli altri suoi tre figli, alla sua situazione e mi sono domandata cosa potessi fare per aiutarla.Io da solo posso fare ben poco, però, ho pensato, so scrivere. Ho pensato di aiutarla così. Dove non arrivo da sola possiamo arrivarci in tanti.

Laura ha un impiego part time in un supermarket, ha già utilizzato i 24 mesi di permesso 104 per seguire Giulia nei vari interventi e nelle complicazioni che per forza di cose si susseguono con bambini con patologie diverse che abbassano il sistema immunitario. Dovrà usufruire di permessi di maternità retribuiti solo parzialmente, assentandosi quindi per parecchi mesi dal lavoro. Le difficoltà economiche sono dietro l’angolo, lo immaginate, vero?

Dovrà stabilirsi a Trieste per molti mesi, tutti quelli che saranno necessari,  e la sua unica preoccupazione dovrebbe essere quella di poter sorridere a Giulia, starle accanto e tenerle la mano quando ne avrà bisogno. Io vorrei che Laura potesse dedicare tutte le sue forze e le sue energie alla sua bambina, perché è vero che Giulia è forte ed è una vera guerriera ma quello che la aspetta supera l’immaginazione di una bambina e ha bisogno della sua mamma.

Se seguite il mio blog, o ci siete capitati per caso, avrete notato che ho dei temi, dei fili conduttori e questi sono i sogni, le persone speciali e la solidarietà. Mi piace pensare che vorrete seguirmi e aiutarmi in questa richiesta di solidarietà; lo sapete com’è, basta poco, davvero, il costo di un caffè o due, di una colazione al bar, di un pacchetto di sigarette e soprattutto con il passaparola. Condividete, inviate ad amici, postate su Facebook. Mettete sui gruppi. Non si tratta di una catena. Si tratta del sogno di una bambina. Non fermate questo sogno. Io sono qui per garantirvi in ogni momento che quello che farete andrà a buon fine.

Perciò ve lo chiedo davvero con il cuore, aiutiamo mamma Laura e la sua Principessa Giulia.

DI SEGUITO VI INSERISCO IL CONTATTO FACEBOOK DI LAURA , per contattarla via messanger se volete.

MAMMA LAURA

e del Gruppo di supporto dove vengono condivise le notizie riguardanti Giulia, è un gruppo chiuso, dovrete chiederne l’ammissione.

IL SOGNO DI GIULIA

DI SEGUITO IL NUMERO DELLA SUA CARTA POSTEPAY  per fare una donazione subito.

5333 1710 5167 5870

IBAN IT27B0760105138274302374310

LAURA MUSA

Preciso che l’articolo viene pubblicato nel mese di aprile 2018 e Giulia verrà ricoverata prima ad Alessandria, il 20 maggio, per i controlli relativi all’ultimo intervento di ricostruzione dell’ano, dopodiché a fine maggio si dirigeranno a Trieste. La maggior necessità di aiuto si concentrerà da primi di maggio ai successivi mesi estivi, pertanto la tempestività sarà fondamentale. Per chi poi inizierà a seguire l’evoluzione del sogno di Giulia potrà avere i contatti direttamente con la sua mamma e con il gruppo creato.

IL SOGNO DI GIULIA
Pallavolo lo posso fare…