LA MEMORIA

La Memoria

Una sera mi sono addormentata con un pensiero in testa.

E se domani mattina mi svegliassi e non ricordassi più nulla? Se tutti, tutti gli abitanti della Terra non ricordassero più nulla? Lì per lì ho accarezzato l’idea di scrivere un racconto, una storia, alla Stephen King, uno di quei mattoni con descrizioni assurde e personaggi epici, ma ho ritenuto di non essere all’altezza. Bisogna riconoscere i propri limiti. Però questo chiodo fisso non mi ha lasciato e ho iniziato a ipotizzare diversi scenari e situazioni.

Vi va di seguirmi in questo volo fantascientifico, ma anche antropologico?

Innanzitutto, vi domanderete, perché mi sono posta questa domanda. Il motivo c’è. Sto facendo un lavoro su me stessa per elaborare i brutti ricordi. Sono più che certa che dolori antichi alterino la mia percezione del vivere quotidiano, rendendomi vulnerabile. I brutti ricordi sono lì a ricordarmi che sono stata fragile, indifesa e sola e ancora oggi quei ricordi fanno male e interagiscono con la mia vita. Non sono situazioni di cui si è consapevoli. Non si può scegliere, si può solo cercare di elaborare, ma difficilmente ci si riesce da soli. In autonomia si trovano gli strumenti per vivere più o meno bene, per sopravvivere, per far fronte, per reagire. Ma inevitabilmente quanto di brutto ci è accaduto può tornare a chiederci il conto in qualsiasi momento rendendoci anche solo tristi o fragili per una frazione di secondo, un’ora, un giorno o due, una mese o una stagione. Dipende. Io me ne accorgo. Ho imparato a conviverci, finché non mi sono stufata e ho deciso di agire. Ma si fa un viaggio mica da ridere… niente è senza sforzo e senza prezzo.

Così mi sono immaginata lo sforzo zero. Perdita di memoria. Totale. Poi ho spaziato con la fantasia e e ho ipotizzato che tutti gli abitanti della Terra in un’ora X perdano la memoria. Ma proprio tutti. Nessuno escluso.

Certo, radicale. Effettivamente la sofferenza di alcuni ricordi verrebbe sostituita dalla sofferenza di non sapere chi si è. Ve lo immaginate?

Suona la sveglia. Perché? Sì, perché se non so chi sono, non so che lavoro faccio, non mi ricordo dove devo andare, a fare cosa… La spengo, ovviamente, gli atti meccanici e alcune informazioni di base sono in mio possesso. Mi guardo in giro, non riconosco la stanza, la mia, non riconosco le foto alle pareti, che ritraggono me in momenti diversi della vita. Mi alzo e vado alla specchio. Vedo il mio viso e non lo riconosco. I cani abbaiano per farsi aprire dalla stanza dove han dormito e dopo aver loro aperto mi corrono incontro per farmi le feste, così come i gatti, che si strusciano contro le gambe e fanno le fusa. Ok, fin qui è certo. Amo gli animali e loro amano me. E’ già qualcosa, mi strappano un sorriso.

Se ci pensate se perdeste la memoria sareste solo voi stessi, senza il background che ha costruito il vostro carattere fino a quel momento. Sarebbe meglio o peggio? Saremmo migliori? Avremmo dimenticato i torti subiti? E quelli fatti?

Io capirei di avere un figlio, dalle foto in sala. Ma non un marito, mi sono svegliata sola e non ci sono foto di matrimoni o vacanze insieme appese alle pareti. Il primo pensiero è dove sia il figlio. Ho due opzioni, mio figlio è con me e dorme nella sua cameretta, apro la porta e lo vedo dormire mezzo scoperto e scomposto nel suo letto, lo guardo, muta e stupita che quello sia davvero mio figlio. Ma la felicità che provo è la stessa della prima volta che l’ho visto, quando l’ho messo al mondo, non me lo ricordo, ma la felicità la provo ugualmente. Arriva dalla pancia, dalla gola, dal cuore, arriva da dentro. Sono sicura che sarebbe così. Si potrebbe rimanere indifferenti di fronte al proprio figlio, se immaginassimo che è lui, ma non ce lo ricordassimo?

Opzione due. Mio figlio è con il papà, da cui sono separata, e non è in casa. Nel momento in cui apro la porta della camera e lui non c’è, proverei del panico. Certamente. Dove cercarlo? Potrei essere certa che è ancora vivo? Si, basterebbe vedere il disordine nella stanza, i vestiti sparsi, i quaderni con la data di ieri. Ho un figlio ma non è lì. Allora dove può essere? Quanto sarei in grado di immaginare la mia vita attuale, da separata con un figlio part-time?

C’è uno strumento che contiene al giorno d’oggi buona parte della nostra vita. E’ lo smartphone. Il mio è sul comodino. L’ho spento quando ha suonato la sveglia. Ma se non posso ricordare nulla non posso nemmeno sapere che importanza esso abbia. Decine di contatti, numeri di telefono, chat su whatsapp che rivelano la natura dei rapporti, fotografie nella memoria del telefono, condivisioni sui social con commenti e luoghi visitati. Peccato che io non sappia quanto scoprirei accedendovi e che se anche poi lo immaginassi non saprei il codice blocca schermo o il pin.. Ad ogni modo suppongo che prima o poi ci si possa arrivare. Per forza. E’ lì, attaccato ad un filo, in carica. Ad un metro. Deve servire a qualcosa.

Non mi dilungo oltre. Le azioni che si potrebbero mettere in atto sono molteplici e magari anche inaspettate. Una cosa è certa, se tutta l’umanità perdesse la memoria saremmo in grado di sopravvivere? Sarebbe persa la memoria di ogni lavoro acquisito. Ogni scoperta scientifica, ogni capacità di compiere manutenzione a tutte le strutture che ci permettono di avere acqua, luce, gas. sarebbe il caos. Forse con il tempo solo i libri potrebbero aiutarci, ma saremmo in grado di riscoprire tutto il nostro sapere attraverso i libri? E soprattutto in tempo utile?

Sarebbe persa la memoria delle gerarchie, dei padroni, degli operai, dei ricchi che non saprebbero perché sono ricchi e dei poveri che non saprebbero perché sono poveri. Quanto l’intelligenza artificiale potrebbe supplire alla carenza di memoria? Se ognuno di noi non sapesse chi è, l’unica cosa che potrebbe fare sarebbe ricostruire la propria vita, partendo da quello che sente di essere.

Ecco, questo era il focus del mio pensiero. Se ci sbarazzassimo di ogni impalcatura e ogni sovrastruttura saremmo in grado di riprendere in mano la nostra vita? Mi domando se le azioni di ciascuno sarebbero guidate dal vero Io. Non credo che il mondo si divida in bravi e cattivi, ma di sicuro alcune persone hanno maggior propensione di altre ad aiutare e a collaborare. Anche in un caso così estremo ci sarebbe chi si mette a disposizione per aiutare, chi invece ne approfitterebbe per proprio tornaconto.

Mi piacerebbe sapere il vostro pensiero. Secondo voi ci estingueremmo? Oppure l’umanità sarebbe in grado di far fronte a una crisi globale così profonda?

I libri sapere antico

 

 

 

 

 

 

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